"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Soros alla battaglia finale contro Trump ed i sovranisti

di Carlos Esteban

Come in un film d’azione con ritmo di suspence, l’attualità internazionale si volge verso un esito ogni giorno più inevitabile in un duello finale tra Trump e la sua nemesi, George Soros. La coesistenza pacifica di entrambi i poteri sembra ogni giorno meno verosimile:  soltanto uno di loro può restare sul campo.
La realtà di solito non è è tanto drammatica. In altre circostanze, il finanziere internazionale, ebreo di origine ungherese ed il presidente nordamericano, potrebbero continuare ad operare indefinitivamente, ciascuno nella sua sfera, ciascuno cercando di contrastare le azioni dell’altro. Tuttavia bisogna dire che non viviamo in una situazione normale.

Soros, uno dei personaggi più inquietanti del nostro tempo, avrebbe perso già mille milioni di dollari con l’elezione di Trump, e sembra deciso a scommettere fino all’ultimo centesimo della sua favolosa fortuna in un progetto mondiale che coordina attraverso numerose organizzazioni, tutte queste subordinate alla “Open Society Foundation”.

Non appena ci sono questioni di interesse, di conflitto, dibattito o contesa elettorale, dietro di  queste sempre compare la mano del miliardario cercando di tirare l’acqua al proprio mulino: la crisi dei rifugiati, gli scontri razziali negli Stati Uniti, il colpo di Stato in Ucraina, il referendum britannico, la guerra in Siria, le marce contro Trump, il riconteggio dei voti in Pensylvania, nel Michigan, la posizione del Vaticano, le proteste a Berkeley…scegliete il tema e lui si trova sempre dietro.

Il penultimo  scontro-con Soros, come con Trump, -niente è mai da ultimo – per quello che si è saputo è che il magnate internazionale non solo ha finanziato generosamente la campagna di Hillary Clinton nelle elezioni ma anche vari presunti rivali, politici del Partito Repubblicano che, si sperava, potevano fare le scarpe a Trump.
Gli impiegati del “Hedge found ’ Soros Fund Management hanno donato decine di milioni di dollari a figure rilevanti del partito repubblicano, rivali di Trump nel 2016, come Paul Ryan, Marco Rubio, Jeb Bush, John McCain e Lindsey Grahm.

E’ come se non si potesse fermare e, di fatto, non ha fatto altro che accelerare i suoi movimenti da quando Trump è arrivato alla Casa Bianca. Ed è che Trump e , soprattutto, quello che Trump rappresenta che minaccia di distruggere l’opera a cui ha dedicato la sua vita.
Soros è famoso per appoggiare le cause più progressiste, dall’ideologia di genere fino alla tribalizzazione razziale, ma la sua idea fissa, la sua ossessione, sembra essere quella di abbattere le frontiere e dissolvere le identità nazionali. Forse il fatto di essere stato il primo individuo  del mondo nell’apprendere e parlare l’Esperanto, la lingua artificiale con pretesa di essere la lingua mondiale, lo deve avere segnato in questo senso.

Hillary Clinton & George Soros

Le finanze non hanno patria

In questo naturalmente, i suoi interessi e quelli dei suoi colleghi, i finanzieri internazionali, sono della stessa congrega di Soros. Le finanze non hanno patria, e le multinazionali  si chiamano così per la loro indipendenza rispetto alle nazioni dove sono state costituite.  Queste hano molto da guadagnare dal flusso massiccio di immigrati che abbassano il livello salariale e, con tutte le delocalizzazioni, ovvero portando la produzione dove le condizioni sono più favorevoli e la mano d’opera a costi più ridotti, meno problemi con il medio ambiente, ecc.. Per i finanzieri del grande capitale, da parte loro, l’esistenza di ordinamenti giuridici, sistemi monetari e normative differenti da un paese all’altro rappresenta un costo irritante ed un ostacolo.
E sono loro, ricordiamolo, quelli che finanziano qualsiasi altra istituzione, dai governi alle ONG, dalle Università ai grandi media, alle pricipali case editrici, da Hollywood al Madison Avenue.

Per questo Trump e l’ondata di movimenti sovranisti- “populisti”, nell’accezione dei media finanziati da quelli di sempre- presuppone una minaccia esistenziale e devono  essere distrutti a rischio di morire nel tentativo.
E questo rischio è molto reale, perchè non c’è fortuna che tolleri tanti rovesci senza risentirne. E, nel caso di Soros, il fronte in cui potrebbe essere sconfitto, prima che sulla sponda americana, è quello dell’Europa dell’Est.

Il vecchio blocco comunista si trova sul punto di mira del miliardario incluso da prima di diventare tale. All’inizio degli anni ’80 ha iniziato a creare delle fondazioni e centri in quei paesi per diffondere la sua visione di “società aperta”. Nel 1979 iniziò a costituire in questi paesi la sua fondazione madre, la Open Society Foundation, nel tempo che faceva lo stesso in Africa, in Asia e in Latinoamerica. Nel 1992 fondò a Budapest la sua Università Centroeuropea in cui si sono formati i quadri direttivi che dovevano nutrire le imprese e i partiti dell’Europa dell’Est e la stessa Russia.

La Russia, il primo paese nel bloccargli i piedi

La Russia è stato il primo paese a bloccare i piedi a Soros ed a frenare la sua ingerenza nella politica nazionale. Soros ha una speciale acredine contro Putin ed un piano per destabilizzare il paese, il “Progetto Russia” , che prevedeva una ripetizione delle “rivoluzioni colorate” fatte in Ucraina ed in varie città del paese. Tuttavia nel Novembre del 2015, l’ufficio di Controllo Fiscale Generale ha annunciato la proscrizione delle attività delle fondazioni di Soros in Russia adducendo il rischio per la sicurezza nazionale.

Altrettanto è accaduto in Ungheria dove il primo ministro Viktor Orban, in questi momenti è stato il campione della lotta europea contro Soros. Orban ha accusato il suo ex compatriota di essere dietro della crisi dei rifugiati ed ha avvisato che le fondazioni collegate con il miliardario potevano essere espulse da tutto il continente.
In Macedonia, il fronte anti-Soros viene diretto dall’ex primo ministro Nikola Gruevski, obbligato a dimettersi dopo una ondata di proteste ispirate da Soros mentre il paese si riempiva di rifugiati provenienti dalla Grecia. Grueski accusa Soros di voler distruggere per completo il suo paese.
In Polonia, dove Soros ha avuto un tempo una enorme influenza e di cui ostenta la carica come onorificienza di Comandante con una Stella dell’ordine del Merito della repubblica di Polonia, la più alta onorificienza che può ricevere uno straniero, già si sono levate voci in Parlamento esigendo che si revochi questa onorificienza, adducendo che Soros finanzia elementi “antidemocratici ed antipolacchi con l’obiettivo di combattere la sovranità della Polonia e la sua cultura cristiana”.

Nella Repubblica Ceca, il presidente Milos Zeman ha dichiarato in una intervista nel 2016 che “alcune delle sue attività sono, quanto meno, sospette e si avvicinano a forme di ingerenza nelle questioni interne del paese”. Per non stancare, opinioni simili sono state espresse ed iniziano a manifestarsi anche in Lettonia ed in Lituania.

Si deve riconoscere l’abilità di Soros che ha potuto fino ad ora mantenere in piedi una lotta che affronta un numero crescente di nemici la cui lista continua ad ampliarsi, da Putin a Trump, passando per Theresa May ed il Politburo cinese, tuttavia i venti del cambiamento soffiano e continuano a soffiare contro i piani del magnate internazionale ed il tempo si va esaurendo.

Fonte: La Gaceta.es

Traduzione: Luciano Lago

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  1. Giorgio 2 mesi fa

    Trump ha solo l’imbarazzo della scelta per troncare questa stucchevole attività di Soros che per me è solo un front-man, infatti, come ho già scritto e come è palesato nell’articolo ci sono alcune capitali europee che accoglierebbero l’ebreo a braccia aperte, in ordine: Mosca, Budapest, Skopje Cronje, Vilnius , Riga, Praga ed altre desiderose di aggiungersi.
    E’ sufficiente che Donald si decida.

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