"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Smentite tutte le chiacchiere del “fiorentino”: la S&P’s declassa l’economia italiana a livello “spazzatura”

Standard e Poors

di Luciano Lago

La cortina di chiacchiere e promesse di Matteo Renzi viene inesorabilmente squarciata dall’ultima valutazione negativa fornita da una delle più importanti agenzie di rating.
L’agenzia di rating S&P’s , conosciuta per essere abitualmente utilizzata dalle grande banche sovranazionali per la manipolazione del mercato finanziario, boccia decisamente l’Italia e le politiche del governo Renzi valutando il debito dell’Italia a livello di quasi spazzatura (junk).

Vedi: S&P’s boccia l’Italia, rating a BBB –
Un gradino sopra il livello spazzatura

Inoltre la stessa agenzia sostiene quello che tutti gli analisti già da tempo affermavano: il Jobs Act di Renzi non risolve la drammatica situazione del lavoro in Italia e non sarà quello che potrà favorire l’afflusso di investimenti nel paese.

Tuttavia il “Jobs Act”  ha avuto una utilità relativa per il governo: ha creato una grossa cortina di fumo e di inutili chiacchiere e discussioni per distrarre l’opinione pubblica dai problemi sostanziali e drammatici dell’economia italiana che ha visto contrarsi il numero delle imprese manifatturiere del 25% e la caduta del PIL di oltre il 9%, con un tasso di disoccupazione giovanile che arriva al 43%, dati catastrofici che in 70 anni di Storia della Repubblica mai si erano verificati. Vedi: Pil italiano crollato del 9,1% dal picco pre-crisi, in fumo oltre 200 miliardi di euro di reddito annuo.
Sembra che il declassamento sia stato deciso per «il forte aumento del debito, crescita perennemente debole e bassa competitività».

Questa la dura realtà, il resto sono “chiacchiere e distintivo”.
Il governo Renzi continua ad obbedire a Bruxelles ed ad attuare le politiche economiche disastrose e restrittive che sono risultate utili soltanto alle centrali finanziarie, interessate a mantenere il sistema dell’euro, cioè di una moneta super forte che mette fuori gioco le imprese italiane (per gli alti costi) e interessate a mantenere la stabilità dei prezzi, fattori questi che hanno fino ad oggi arrecato vantaggio soltanto alla Germania della Merkel che ha potuto beneficiarsi dell’affossamento delle imprese italiane che davano fastidio al sistema dell’export delle imprese tedesche.

Rimane il fatto che il sistema economico italiano viene lentamente strozzato dall’euro e dalle folli politiche di austerità attuate dai governi complici e marionette dell’oligarchia di Bruxelles e Francoforte, trattandosi di governi non eletti ma nominati da Napolitano per conto di poteri esterni, con le negative conseguenze per tutti i cittadini italiani di un aumento spropositato delle imposte, saccheggio dei risparmi, chiusura di migliaia di piccole e medie aziende, crescita a dismisura della disoccupazione e della miseria.

Da più parti si richiede di cambiare rotta e prendere decisioni radicali che non sono quelle delle correzioni dello 0,00…% attuate dal governo del fiorentino ma che piuttosto prevedano una procedura di uscita dal sistema dell’euro e di riappropriazione della sovranità nazionale, congelando tutti i vincoli imposti dall’Europa che sono di fatto incostituzionali e lesivi dell’interesse nazionale.

Prendiamo atto che l’Europa dell’oligarchia di Bruxelles è ormai un totale fallimento ed è ora di gettarla nella spazzatura della Storia, prima che procuri all’Italia( ed alle altre popolazioni europee) altri e più gravi danni.

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