"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Siria. Primo fallimento nella strategia USA di appoggio ai ” Ribelli moderati”

Il Fronte al-Nusra (affiliato ad al-Qaeda) ha sequestrato e tiene in ostaggio altri cinque miliziani addestrati dagli Stati Uniti in un villaggio nel nordovest della Siria. Lo rende noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani, spiegando che «tra ieri e oggi il Fronte al-Nusra ha catturato almeno cinque “ribelli” della Divisione 30 nel villaggio di Qah, vicino al confine turco».
La scorsa settimana i miliziani avevano già catturato almeno otto miliziani della stessa unità addestrata dagli Usa. Sulla base delle informazioni trasmesse dall’dall’Osservatorio (un organismo dell’opposizione siriana con base a Londra) i jihadisti di al-Nusra hanno fatto irruzione in un campo di sfollati interni a Qah, dove gli uomini si erano rifugiati. Testimoni oculari hanno assistito alla cattura dei cinque miliziani , ma potrebbero essere un numero anche maggiore».


A metà giugno una prima unità costituita da 54 uomini, addestrati ed equipaggiati dal Pentagono, era entrata in azione nella provincia di Aleppo, seguendo il  piano di Washington  per costituire una forza moderata mirata a combattere lo Stato Islamico. Trovandosi in un territorio controllato dalle milizie del gruppo del Fronte al-Nusra , l’unità è presto rimasta accerchiata  dai miliziani takfiri di al-Nusra.

Giovedì scorso l’episodio finora più imbarazzante, che rende il tutto quasi comico ─ se non fosse una guerra feroce e senza via d’uscita. Il leader del gruppo di ribelli patrocinato dagli USA, Nadeem Hassan, sarebbe stato rapito insieme al suo vice vicino e altri compagni al confine turco: non dagli uomini dell’ISIS, il nemico contro cui si dovrebbero scagliare, ma dalla Jabhat al Nusra,  un gruppo he spesso ha appoggiato sul campo le formazioni ribelli sia contro l’ISIS (da cui è divisa da una diaspora ideologica) sia contro il governo siriano.

Scrive il NyTimes, che il problema comune di entrambi i programmi è piuttosto chiaro: lavorare con gli americani ti rende un bersaglio facile.Gli uomini di Hassan provengono per gran parte dalla striscia di 68 miglia del territorio siriano al confine con la Turchia che Ankara vorrebbe costituita in una buffer-zone “IS-Free”. Sembra che a questa condizione sia vincolato l’impegno turco contro l’ISIS scattato in questi giorni, ma gli americani continuano ad essere vaghi, anche perché temono che questo possa portarli a dover reagire a possibili attacchi nell’area, non solo da parte di Baghdadi ma anche dell’Esercito siriano di Assad.

In pratica non esiste niente di chiaro nella strategia USA salvo il fatto che si persegue l’obiettivo del caos ad ogni costo. Tutti gli analisti rilevano l’assurdità della posizione di Washington che, da un lato ha sostenuto ed armato i gruppi jihadisti con l’obiettivo di rovesciare il regime di Basahar al-Assad in Siria, dall’altro lato adesso vorrebbe armare dei gruppi “moderati” che dovrebbero combattere contro l’ISIS e, nello stesso tempo, combattere contro l’Esercito siriano di Assad che in questo momento è l’unico che, assieme ad Hezbollah e le milizie curde, sta infliggendo forti perdite ed arretramento delle posizioni ai gruppi mercenari takfiri.

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