"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

SIRIA: Inizia l’atto finale

by John Wight

Ad Ankara ed a Rijad deve essere difficile trovare oggi giorno l’occasione per un degno riposo, visto il crollo della prospettiva di uno stato sunnita da realizzare in una grande fascia di territorio della Siria, prospettiva che inseguivano i governo di Rijad ed Ankara e che adesso si allontana, grazie all’avanzata delle forze siriane a nord di Aleppo che rischiano di tagliare le vie di rifornimento dalla Turchia alle forze denominate dell'”opposizione” (i gruppi jihadisti di Al Nusra e gli altri), con la possibilità a breve di liberare la città di Aleppo ed i suoi dintorni.
Il successo delle forze siriane e dei loro alleati deve essere sfruttato sul terreno, a testimonianza del loro notevole coraggio e maltratto che hanno subito in questi ultimi cinque anni di continuo conflitto.

La chiave per questo successo e per il rafforzamento sulle forze nemiche, che fino a pochi mesi fa sembravano prevalere, si trova nel supporto aereo , logistico e di intelligence fornito dall’aviazione russa. La decisione di Mosca, presa a fine Settembre scorso, di intervenire nel conflitto, potrebbe essere stata travagliata per i rischi connessi ma adesso viene convalidata dal successo anche più in là delle aspettative.

Adesso è Mosca e non più Washington ad avere l’ultima parola e nell’annunciare la nascita di un mondo multipolare e la stessa marca un sorprendente recupero dallo stato lamentevole in cui si trovava la Russia nella decade degli anni ’90, mentre doveva lottare per recuperarsi dalla sparizione dell’Unione Sovietica. Era stata appena ammainata la bandiera con la falce e martello dal Cremlino che si era avviata una processione di speculatori ed affaristi procedenti dagli USA e da altri paesi occidentali,  arrivati in Russia per imporre privatizzazioni e svendita  del patrimonio dello Stato, al fine di ottenere i finanziamenti del FMI che erano necessari per evitare il collasso totale.

La Storia ha dimostrato che invece del collasso, poi evitato, si sono accelerate le riforme degli aggiustamenti strutturali attuate da Yeltsin e da altri russi in applicazione della nuova religione (neo liberista).
A Washington in qull’epoca storica regnava il trionfalismo e si rideva. Bene adesso in questo momento non stanno più ridendo.

Nonostante tutto, in questa fase del conflitto in Siria nè i russi nè alcuno interessato alla sopravvivenza del paese non settario si  potrà preparare  per  predire la vittoria. Non con le voci provenienti da Ankara e Rijad di un prossimo intervento con truppe di terra.

Per quanto dicano che qualsiasi schieramento di truppe sarebbe realizzato con l’obiettivo di fare fronte all’ISIS, cosa a cui soltanto i creduloni possono prestare fede. Per la verità questo intervento sarebbe diretto soltanto all’obiettivo del cambio di regime e per evitare il collasso delle forze dei miliziani dell’opposizione ad Aleppo e nel nord est del paese, con la Turchia che ha l’obiettivo addizionale di schiacciare i curdi dell’YPG, quelli che sono i reparti curdi che hanno avuto successo nell’offensiva contro l’ISIS.

L’Aviazione Saudita ha portato i suoi aerei nella base aerea di Incirlik in Turchia, da dove gli Stati Uniti  hanno  effettuato  le incursioni in Siria negli ultimi mesi, in una escalation  significativa  che indica il grado di panico a cui è arrivata  Rijad, per la forma che sta prendendo il conflitto contro i loro interessi, in questa ultima offensiva che hanno iniziato l’Esercito arabo Siriano ed i suoi alleati.

Sono passati i tempi  da quando un presidente USA poteva alzare il telefono da Washington e comunicare le sue direttive agli alleati. L’impotenza dell’Amministrazione Obama in  questi avvenimenti è arrivata al culmine dopo oltre 15 anni di disastrose campagne militari in Afghanistan e in Iraq che hanno  lasciato seriamente debilitato il potere e la credibilità degli USA.  Per quanto il presidente voleva seguire una politica energica e decisa verso la regione e nel conflitto in Siria, il costo, non soltanto in denaro ma anche in appoggio pubblico e politico nel paese, viene negato come una proposta seria. A Washington quella che fu conosciuta come la sindrome del Vietnam è diventata adesso la sindrome dell’Iraq.

Il presidente russo Vladimir Putin, al contrario, con il suo opearare è salito di popolarità ed il suo appoggio in patria è divenuto più solido con una approvazione costante ed un indice di popolarità che sfiora l’80% , producendo l’invidia dei suoi concorrenti occidentali.

Probabilmente ci vorrà il passaggio di una generazione perchè gli storici possano descrivere questo periodo e giudicare in retrospettiva la validità della leaderschip di Putin e giudicarne la capacità politica, il senso comune e la abilità di senso tattico. La stessa cosa si deve dire per il suo ministro degli esteri, Segei Lavrov, che ha ridotto il suo omologo statunitense, John Kerry, nel ruolo di un apprendista sventurato che guarda in soggezione verso il compito svolto. La prova di questo viene con i risultati delle conversazioni avutesi a Monaco. La Russia con la sua campagna aerea prosegue a tutta velocità e con pieni risultati.

Si misura la narrativa diffusa dagli USA e dai loro alleati, per la questione della presenza della Russia, nell’ aggrapparsi alla finzione dei “ribelli moderati“. L’esempio più grave è quello del primo ministro britannico David Cameron  per le sue affermazioni fatte  durante il dibattito dell’anno scorso, per la partecipazione militare britannica nel conflitto. La sua affermazione circa la presunta presenza di 70.000 “ribelli moderati” in Siria, ove si aspetta soltanto per installare a Damasco una “democrazia” liberale ed addomesticata, il giorno dopo che Assad sia stato messo fuori, è stata accolta con grandi risate in ogni parte della Siria dove questi fantomatici  ” moderati”di Cameron sono quelli che hanno trasformato il paese in un inferno.

Vale la pena sottolineare: i soli “moderati”  combattenti in Siria sono le truppe dell’Esercito arabo Siriano, costituito da sunniti, sciiti, alawiti, drusi e cristiani. Essi e i loro alleati includono le forze non-settarie del paese e della regione, impegnati in un conflitto spietato contro la corrente più reazionaria e retrograda dell’estremismo  che il mondo aveva mai  visto dai tempi di  Pol Pot e dai Khmer rossi, quando questi  erano scatenato in tutta Cambogia.
Per Arabia Saudita e Turchia, parlare in modo duro è una cosa, eseguire quanto annunciato è un po’ un altra faccenda . Il mondo ha già compreso il senso della misura di Erdogan, dopo che un jet turco ha abbattuto un bombardiere russo, pochi mesi fa. Il presidente turco è andato a correre dritto dai suoi alleati della NATO chiedendo che fosse applicato l’articolo 5 del loro trattato, per coinvolgere e mettere sotto la minaccia di intervento ciascuno dei membri per la difesa collettiva.

La sua richiesta è stata respinta da Obama e, con nessuna meraviglia, dato che ha avuto motivo di dubitare delle credenziali di Erdogan come alleato dal tentativo della Turchia di dipingere i curdi del YPG come una minaccia terroristica dello stesso tipo che l’ ISIS, cosa che non va giù bene a Washington, dove i curdi sono giustamente visti come un componente prezioso sul terreno della lotta anti-Isis ed hanno ricevuto supporto aereo USA e russo con questa considerazione.

Con la presenza militare della Russia trincerata in Siria e con la posizione degli Stati Uniti sempre più disincantata, con il ruolo Giano bifronte di Erdogan nel conflitto in Siria, per non parlare della bellicosità dell’alleato e cliente Saudita verso l’Iran e in un record di violazione di diritti umani che rende ogni enunciato nel supporto per il Regno, quale un ululato di ipocrisia, siamo al punto di non ritorno assoluto quando si tratta non solo del futuro della Siria, ma del  futuro della regione.
La posta in gioco lascia senza dubbio che la crescente minaccia di un’invasione Saudita della Sira avviene ora quando l’Iran e la Russia combattono sullo stesso loro terreno con truppe in numero significativo. Il secondo atto del conflitto in Siria sta volgendo al termine. Il terzo e ultimo atto è in procinto di iniziare.

Fonte: Information Clearing House

Traduzione: Manuel De Silva

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