"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Siria: fallito l’attacco di al Qaeda contro i quartieri occidentali di Aleppo

Miliziani di Al Qaeda

Secondo quanto riferito in vari rapporti e lanci di agenzia, l’offensiva lanciata dal Fronte al Nusra, che recentemente ha cambiato il suo nome in Jabhat Fateh al-Sham, contro i quartieri occidentali di Aleppo è fallita e l’esercito del governo legittimo siriano è riuscito a riconquistare tutte le principali aree cadute nelle mani di quella che notoriamente è la sezione locale di al Qaeda nel corso dei primi due giorni di operazioni.

Le perdite subite dai ribelli jihadisti sarebbero considerevoli, ma non è chiaro a quanto ammonterebbero precisamente.

L’esito sfavorevole della controffensiva è tanto più sorprendente in quanto, questa volta, le truppe di Assad non godevano della copertura aerea dell’aviazione russa, dopo il rifiuto da parte del presidente Vladimir Putin di riprendere i bombardamenti su Aleppo.

Non è escluso, tuttavia, che al Nusra non possa riprendere ad attaccare nei prossimi giorni.

L’offensiva era stata lanciata contro il quartiere sud-occidentale di Ramousseh, approfittando del fatto che le migliori unità avversarie erano situate a nord lungo “via Castello”.

La presa da parte delle forze armate legittime di varie alture situate nell’area sud-occidentale della città, rendono però molto difficile la ripresa dell’offensiva jihadista.

Ma le difficoltà che stanno vivendo i miliziani di al Nusra sono anche di altra natura. Secondo la CIA, infatti, nel 2014 e nel 2015 erano mediamente 2.000 al mese i jihadisti che ogni mese giungevano in Siria dalla Turchia per unirsi alle forze ribelli. Da gennaio di quest’anno, grazie alla copertura aerea russa, il numero è sceso ad appena 200 unità al mese.

Stando a quanto riferito dall’agenzie iraniana Fars, il fallimento della controffensiva su Aleppo, avrebbe suscitato pesanti malumori e recriminazioni tra le fila dei ribelli, che imputano la responsabilità dell’insuccesso in particolare al religioso saudita Abdullah al-Muhaysini, il leader del gruppo.

Fonti non confermate riportano dure critiche che sarebbero state indirizzate contro “la strategia totalmente sbagliata” di al-Muhaysini, i cui piani avrebbero “avviato centinaia di combattenti a morte certa”.

Fars ha riportato anche alcuni commenti apparsi sui social media che accusano esplicitamente al-Muhaysin di aver deliberatamente impiegato i combattenti stranieri presenti nei ranghi della milizia ribelle nella battaglia di Aleppo “per sbarazzarsi di loro”.

Altri rapporti, nel frattempo, confermano la presenza in città del leggendario colonnello Suheil al-Hassan, comandante delle truppe d’élite dell’esercito siriano, le famose “Tigri”. Queste sarebbero dotate di carri armati russi T90 e comprenderebbero un commando della brigata Desert Hawks delle forze speciali dell’esercito siriano.

Contestualmente, la flotta russa, di cui fanno parte la portaerei Admiral Kuznetsov e l’incrociatore missilistico a propulsione nucleare Pyotr Veliky, ha ormai raggiunto la costa nordafricana, affiancata da due sottomarini nucleari Shchuka dotati di missili nucleari, ed è ormai in procinto di entrare nel Mediterraneo.

Tutto è qusi pronto, dunque, per sferrare il colpo finale ai danni di al Qaeda e dei suoi alleati siriani. Ma se la buona notizia è che la difesa dell’esercito siriano ha tenuto, quella cattiva dice che i “i ribelli” hanno ricevuto una grande quantità di missili di artiglieria e lanciamissili dai loro padrini del Golfo e che una parte di essi è già stata utilizzata per colpire duramente i quartieri occidentali di Aleppo, con gravi per la popolazione civile.

L’inviato delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura ha condannato questi attacchi come “possibili crimini di guerra”.

Gli altri fronti aperti in Siria risultano, al momento, relativamente tranquilli. A Nord la Turchia ha sospeso, come richiestogli dalla Federazione Russa, tutte le incursioni aeree nello spazio siriano, mentre a Raqqa, nonostante le dichiarazioni americane di voler riprendere il controllo della città, nulla finora si è mosso sul terreno.

Fonte: Katehon

 

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