"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Sionismo, estrema destra e Ucraina. intervista ad Andrea Giacobazzi

Giacobazzi Andrea

Intervistiamo Andrea Giacobazzi, storico ed analista, specializzato nella storia del sionismo, autore de “L’Asse Roma-Berlino-Tel Aviv”, “Il Fez e la Kippah” e  “Anche se non sembra”.” Discorsi su rapporti internazionali e teologia politica”,  curatore del sito sul Cattolicesimo integrale Radio Spada.
-In questi giorni abbiamo avuto modo di veder sorgere, durante le manifestazioni di piazza ucraine, un’eterogenea alleanza di liberali, europeisti, attivisti per i diritti civili e neofascisti. Qual è il collante che ha permesso la riuscita strutturale di questa improbabile collaborazione?
La dinamica delle rivoluzioni – ammesso che si voglia parlare di rivoluzione in questi casi – spesso prevede una fase di transizione a carattere pluralista ma con un elemento guida che ne determina gli esiti. Pensiamo all’insediamento del Governo Mussolini o del Governo Hitler. In entrambi i casi non si trattava di gabinetti “monocolore”. In Italia la situazione era ancora più marcata di quanto non lo fosse in Germania: sedevano nello stesso consiglio dei ministri esponenti liberali, popolari, democratico-sociali e fascisti.

La differenza è che rispetto al golpe ucraino, Hitler e Mussolini, pur con forzature, avevano affrontato le urne e ottenuto un riconoscimento elettorale. In Ucraina il presidente legittimo è stato invece sfrattato da un moto di piazza con le dinamiche tipiche delle rivolte più o meno colorate: manifestazioni, inizio delle violenze, mediatizzazione degli scontri, pressione internazionale sui rappresentanti politici locali, definizione degli apparati di potere come “apparati di regime”, creazione di casi umani utili per narrazioni giornalisticamente edificanti (si pensi alla infermiera in fin di vita che twitta “sto morendo”, salvo “risorgere” poco dopo), demonizzazione del presidente legittimo e sua descrizione caricaturale (ad esempio la falsa notizia dei “wc d’oro”). Un copione sgualcito e parecchio banale, ma sempre utile a strappare qualche applauso tra i creduloni e gli esaltati. Ha funzionato bene ma la realtà è più complessa.
Il vero motivo del golpe ucraino consiste nell’emancipazione dalla Russia e dai suoi rappresentanti a Kiev, il tutto catalizzato dal malcontento generale e dalla corruzione dei funzionari. Sul piano internazionale è evidente a tutti l’interesse statunitense nello sganciare da Mosca questa area dal grande peso geopolitico. La stessa Crimea sta diventando il fulcro delle tensioni: da sempre è un crocevia della storia, si pensi alla guerra – collegata alla conversione al Cristianesimo della Rus’ di Kiev – che la vide terreno di battaglia già nel 988 d.C. o al conflitto (noto appunto come “Guerra di Crimea”) del 1853, in cui si confrontarono Impero Ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna da un lato e Impero Russo dall’altro.
-Uno dei massimi sostenitori di EuroMaidan e dell’alleanza antigovernativa è stato Bernard Henry-Levi. Quali sono gli interessi, diretti ed indiretti, di Israele e del sionismo europeo nella rivolta ucraina?
Henry-Levi è una sorta di Re Mida al contrario, dove tocca arrivano sommosse, violenze o, se va male, bombardamenti umanitari. Diciamo che l’alleanza Israele-USA nonostante gli screzi con Obama resta un elemento ineliminabile della strategia dei governi sionisti, nei giorni scorsi erano state accreditate sulla stampa israeliana voci riguardanti il coinvolgimento di veterani dell’IDF nei moti di Kiev con particolare vicinanza al movimento di “estrema destra” Svoboda. Anche qui nulla di particolarmente inedito. Fatte le dovute distinzioni si può dire che la storia dei rapporti tra nazionalismo ucraino – persino di marca antigiudaica – e sionismo risalga ad un secolo fa. Anche allora vi fu una guerra civile, all’epoca determinata dagli scontri tra le fazioni pro e anti-sovietiche, anche allora tra gli anti-sovietici primeggiavano movimenti di “estrema destra” che ebbero rapporti con soggetti apparentemente incompatibili con la loro ideologia: trattarono per giungere ad un accordo militare con i sionisti revisionisti di Jabotinsky il quale – coerente con il principio herzliano che proponeva di non disdegnare rapporti con gli “antisemiti”- non rifiutò di lavorare ad  un patto per la difesa della popolazione ebraica nelle zone occupate dalle armate del nazionalista Simon Petliura. All’epoca le bande di irregolari e i “bianchi” avevano come grido di guerra: “morte agli ebrei e ai bolscevichi”, oggi l’esponente del movimento “Settore Destro” (attivo nella rivolta) pare aver affermato: “lotterò contro ebrei e russi fino alla morte”. Sotto nuove forme, la storia si ripete.
Se, semplificando all’estremo, si può dire che l’asse Russia-Siria-Iran-Libano (Hezbollah) non sia particolarmente amato da Israele, pare tuttavia che il soggetto più interessato nello sfilamento dell’Ucraina dall’orbita russa sia l’amministrazione di Washington. La diplomatica statunitense Victoria Nuland  parlando con l’ambasciatore a Kiev è stata chiara sul nuovo premier ucraino: “Penso che Yats sia il nostro uomo, quello che ha esperienza economica e di governo”. Anche le parate del falco McCain e del segretario di Stato Kerry sono state significative. Kerry ha avuto modo di essere accompagnato dal patriarca Filarete a rendere onore ai caduti della “rivoluzione”: gli scismatici orientali, nel solco della loro tradizione di ossequio al potere politico, non hanno mancato di accogliere così i “liberatori”.
-Quali sono i rapporti, ufficiali o sottesi, della destra radicale impegnata nella rivolta (specialmente per quanto riguarda i suoi due attori principali, il partito Svoboda ed il Right Sector) con i centri di potere americani e sionisti?
Su Radio Spada abbiamo cercato di dare spazio a queste liaisons dangereuses. Svoboda lo ha scritto nel programma: valutazione dell’adesione alla NATO e accordi militari con Gran Bretagna e USA. Sono stati chiari in merito. Ma più che i programmi sono i frutti già maturi della rivolta che ci mostrano cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo governo, non che fosse difficile immaginarlo. Intendiamoci: il desiderio di slegarsi dall’ingombrante presenza russa è comprensibile sul piano storico, ma così facendo questi piccolo-nazionalisti non raggiungeranno la fantomatica autodeterminazione. Le terze vie, in questi casi, sono pure fantasie. Persino Schulz – il socialdemocratico tedesco che presiede l’Europarlamento – si è detto disponibile a trattare con questa fazione.
-E in Italia? Come valutare l’approccio del nostro Paese alla questione ucraina? E quello della “destra radicale”?
Renzi che parla di “inaccettabile violazione della sovranità” risulta curioso, per usare un eufemismo. Del resto l’attuale Presidente del Consiglio si annuncia come uno dei più allineati alla politica diWashington che la nostra storia abbia visto.
Nel mondo radicale e antagonista sono stati presi diversi granchi in nome di un “cameratismo” transnazionale. Va detto che alcune analisi provenienti da questi ambienti, volte a inquadrare la rivolta come una ribellione che fra le sue cause annovera la corruzione del governo e le criticità politiche di Janukovyč, non sono inesatte. Il problema sta però nella mancanza di completezza che le caratterizza. Che Janukovyč non fosse un modello da imitare risulta chiaro, l’ultima prova è consistita nella gestione stessa della crisi, ma il problema qui è principalmente geopolitico e l’abbaglio che è stato preso è di ampia portata. Sinceramente non credo alla malafede di questi militanti come non credo a quella della maggioranza dei partecipanti ai moti di Kiev, qui però non si parla di coscienze individuali ma di strategia, di spazi militari, di gestione delle pipelines. Va detto che anche all’interno di certa “destra radicale” diversi hanno capito rapidamente il corso degli eventi, altri hanno optato per prudenti retromarce. In molti tuttavia è prevalsa la logica autodistruttiva del “fortino assediato”, tanto nella fase della solidarietà con i movimenti che hanno promosso questo golpe atlantista quanto in quella successiva del respingimento – spesso stizzito – delle critiche che da molte parti venivano rivolte loro per questo evidente sbaglio.

Fonte: Millenium.org

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  1. Piero61 3 anni fa

    salve
    se ti definisci nazionalista e per il mantenimento della tua cultura, della tua storia, dei valori cattolici e di tutte le tue sovranità e poi fai il gioco di chi ha distrutto tutto questo, in casa d’altri ovviamente, scatenando la IIGM…allora devi avere le idee molto confuse…entrare nella nato e nella ue, noi ne sappiamo qualcosa, significa perdere tutti i valori elencati sopra…ce lo chiede l’europa…lo dicono Prodi, Renzi, Draghi, Alfano, Casini, Letta zio e nipote dello zio, Napolitano…
    saluti
    Piero e famiglia

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