"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

SINISTRA, CHIESA, MAFIA CAPITALE

di Marco Della Luna

L’effetto più nocivo del business dell’accoglienza, nell’immediato e nel breve termine, è che esso rafforza il blocco di potere parassitario costituito da area post comunista, area clericale, e mafia: il vero partito della nazione, che si fa legittimare in sede europea da governi e istituzioni in palese conflitto di interessi con l’Italia.

“Con gli immigrati si guadagna più che con la droga”, spiega al telefono uno dei capi di Mafia Capitale. Dalle indagini appare che il business (lecito e illecito) dell’accoglienza agli immigranti ha coalizzato le tre grandi forze socio-politiche che storicamente comandano il Paese e raccolgono il consenso e la compliance della popolazione: sinistra, chiesa, mafia (intendendo ovviamente per “sinistra” la sedicente sinistra filobancaria, e per “chiesa” l’organizzazione materiale – con tutte le loro cooperative, associazioni etc.). Le agenzie economiche di queste tre aree si scambiano sistematicamente appalti, poltrone e protezioni.

Questa alleanza è ben riconoscibile nel “mondo di sopra”, ossia a livello ufficiale (nelle scelte di governo, nelle assemblee parlamentari e in quelle di molti enti locali) come pure in ambito mediatico (nell’incessante campagna emotivo-irrazionale per suscitare nella popolazione consenso, o meglio prevenire il dissenso critico, verso la redditizia accoglienza a porte aperte, nascondendone i costi e gli interessi retrostanti). A volte, come avvocato, ho persino l’impressione che vi sia un apparato di super-polizia che vigila sulle indagini della polizia giudiziaria in materia di mafia e si assicura che non scopra troppe cose, o certe cose.

buzzi e Poletti

Poiché la marea migratoria è “destinata a durare almeno vent’anni”, come dicono dagli USA, quella coalizione si consolida nella sua proiezione verso il futuro, come blocco di potere. Venti anni di questo business e della conseguente alleanza politico-ideologica tra le suddette forze comporteranno costante declino funzionale del Paese, perché si tratta di forze altamente parassitare e di stagnazione, per metodi e per cultura. Ma il Paese, già severamente deteriorato a causa soprattutto di esse, non reggerà certo un altro ventennio così. Si sgretolerà molto prima, come previsto dal noto studio della London School of Economics, che preconizza la fine dell’Italia entro 10 anni.

La sostanza è che, nella sola Africa, vivono oggi un miliardo di persone e che in buona parte – sicuramente più di un centinaio di milioni – sono spinte ad emigrare da fame, sete, guerre, epidemie, tirannie, tribalismi, persecuzioni religiose – ossia dalle conseguenze della propria storia e dei propri schemi comportamentali collettivi. Questo è lo stock di migranti africani potenziali. Ma non basta: gli africani 50 anni fa erano 300 milioni, ora sono un miliardo. L’Europa, già molto densamente popolata, è candidata a divenire lo sfogo permanente della sovrappopolazione e dell’ipernatalità cieca e distruttiva tipica del continente nero e di altre aree disastrate del mondo.

Quindi la quantità di prevedibili flussi ci travolgerà se non lo fermeremo impiegando tutte le misure necessarie, legittimate dal diritto alla sopravvivenza, cioè dal fatto che, se non le usiamo, verremo estinti come nazioni e come civiltà. Il multiculturalismo è fallito in pieno, e l’integrazione non funziona se non marginalmente. Si integrano le persone singole, al meglio singole famiglie; le comunità di centinaia di migliaia di immigrati, di fatto, non si integrano, non si assimilano.

I nostri governi stanno importando milioni di persone da paesi disastrati, cioè parti intere di quelle società e di quelle mentalità, che hanno generato e stanno generando proprio quelle condizioni politiche ed economiche responsabili di quel disastro e di quei flussi di emigrazione. Queste parti formano comunità nazionali e/o religiose che mantengono la loro identità, la loro mentalità, le loro abitudini, non si assimilano, non si integrano, e tendono a riprodurre i problemi di cui sono fuggite. Inoltre, la presenza di tali comunità importate, in Italia specialmente, ostacola il consolidarsi di una identità e solidarietà nazionale, di un senso civico e i una fiducia sociale – fattori essenziali per il funzionamento di un sistema paese e per il rispetto delle regole. E fattori che in Italia sono molto carenti, dato che lo stato italiano è stato formato mettendo insieme, appunto, popoli, culture e abitudini sociali molto diversi. Ma se il progetto europeo è quello di dissolvere le nazioni (gli stati-nazione, le democrazie nazionali), allora tutto quadra. Allora è logico iniettare nel corpo sociale italiano milioni di soggetti portatori di culture e abitudini contrarie o perlomeno estranee a ciò che noi intendiamo come civiltà, libertà, diritti. E di una religiosità ferma al medioevo.

L’indottrinamento sistematico da parte delle istituzioni e dei loro mass media afferma che questi flussi migratori, se non proprio benefici, sarebbero comunque inevitabili né inarrestabili, quindi li dobbiamo accettare.

Questa affermazione è semplicemente falsa. Falsa propaganda. Lo dimostra la Croazia, ad esempio, la quale, pur avendo una lunghissima costa e numerose isole, rimane esente dall’immigrazione, e senza ricorrere a metodi cruenti. I flussi migratori provenienti da sud non attraversano la Croazia, ma fanno il giro per l’Ungheria per raggiungere l’Austria. Come mai la Croazia non ha il problema dell’immigrazione? Semplicemente, i suoi governanti fanno (anche) il loro dovere, mentre i nostri fanno (solo) i loro affari, magari con l’incoraggiamento del clero, ma senza curarsi delle conseguenze per la popolazione e per la stessa sopravvivenza del Paese, dei suoi valori e della sua civiltà, o di quel che ne resta.

Fonte: Marco Della Luna

Nella foto sopra: protesta dei profughi assistiti da un Coop a Roma

Nella foto al centro: E. Buzzi, inquisito per mafia capitale con il ministro Poletti

 

 

 

 

 

*

code

  1. Werner 2 anni fa

    Se in Africa non sanno autogovernarsi già da oggi che sono 1,1 milardi, figuriamoci se lo saranno quando la loro popolazione raddoppierà o triplicherà: quelli che si sposteranno in Europa saranno sempre più numerosi e addio Vecchio Continente, che di questo passo tra un secolo rischia di essere semplicemente un’area geografica e non più la sede di una importante civiltà.

    Addio soprattutto “mondo bello perché vario” utilizzato impropriamente dai fanatici immigrazionisti, i quali cadono palesemente in contraddizione: sono sostenitori di una società multietnica, eppure con l’immigrazione selvaggia che loro invocano continuamente, non sanno che il rischio é che in Italia e negli altri paesi europei si potrebbe dar vita a società monoetniche di ceppo africano o arabo-islamico. Chi sostiene veramente che il mondo é bello per le sue diversità, non può che essere che contrario a tutto questo, perché le migrazioni tali diversità le distruggono, soprattutto quelle a cui assistiamo oggi, ovvero trapianti di intere popolazioni da una zona all’altra del mondo.

    Qui in Europa siamo passati dalle teorie sulla razza pura del III Reich a quelle del meticciato libero e indiscriminato, cioè si é passati da un estremo all’altro. Magari esagero, ma in quanto a barbarie i processi migratori odierni, così imponenti, non hanno nulla da invidiare alle violenze e le vessazioni che si facevano qui in Europa ai danni delle minoranze etniche. Parliamoci chiaro, si tratta in entrambi i casi di pulizia etnica, solo che nel caso odierno i nostri stati la fanno ai danni delle proprie popolazioni per favorire quelle provenienti da fuori.

    Questo ricambio generazionale assicurato dagli immigrati, altro non é che un tecnicismo usato per nasconderne uno ben più appropriato: sostituzione etnica. Chiamiamo le cose con il loro nome e cognome. Quale “ricambio generazionale” dovrebbe derivare dall’importazione di milioni di africani a fronte di una popolazione europea che cala costantemente per via dei bassi tassi di natalità? Chi può seriamente pensare che questi africani si possano “europeizzare”? Nessun ricambio generazionale e nessuna europeizzazione degli africani può avere luogo, solo noi possiamo assicurare il ricambio generazionale facendo più figli, e solo noi che discendiamo dagli antichi popoli indoeuropei possiamo garantire all’Europa di essere tale, perché siamo noi che abbiamo fatto l’Europa così come tutto il mondo la conosce.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. giannetto 2 anni fa

    Contro la mafia e il suo schifo solo un paese di forte identità culturale poteva reagire. Ma nello Stivaluccio malnato non si sono ancora integrate, dopo un secolo e mezzo, le sue varie regioni, che già si devono integrare albanesi, slavi, amerindi e boscimani . Assicurato il melting-pot anarchico! Integrazione? una bufala del wishful thinking! Già non li integriamo alimentarmente (il no al vino e al prosciutto esprime un’alterità radicale a TUTTA la nostra cultura). Ve li trovate in strada e sul bus… ma qualcuno mai li trova far due passi in montagna, prendere un caffè al bar, venire a un concerto, fare un giretto in barca, inforcare una bici da corsa, visitare un monumento ecc. ecc.?
    Potenzialmente l’unica parte d’Italia in grado di reagire anti-mafiosamente sarebbe stato il Nord, in virtù della sua eredità austro-ungarica e della sua storica apertura all’Europa. Ma c’era un un inghippo, ahimè: la sua sudditanza altrettanto storica ai parroci e al Vaticano, la quale, attraverso la devozione clericale, rende indirettamente i nordisti sudditi ignavi anch’essi dell’impero mafioso.
    Non ho speranze. Emigrare, altrimenti requiem. Ma dove? In Australia? Di norma non ci vogliono. In ogni caso, parafrasando il Sommo Poeta: “lasciate ogni speranza, se restate”.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. mimmo 2 anni fa

    tutto sto strombazzare intorno all’Italia, all’Europa, alle civiltà evolute dell’occidente che rischiano di scomparire…alla cultura…la tradizione…macchecavolo andiamo cercando?
    E’ una entità da difendere questa del vecchio(sclerotico) continente portatore di chissà quali meriti per l’umanità intera?
    Abbiamo seminato odio,violenza ed orrori di ogni genere.
    Altro che le panzane che ci fanno ingoiare sui banchi di scuola già in tenera età.
    Stiamo per estinguerci? E’ quello che ci spetta, come eredità…
    Fuck the Europe…ed aggiungo…fuck the USA e tutto il mondo degli stupidi uomini bianchi…

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. giannetto 2 anni fa

      Scommetto che se vedessi Lei, e quelli come Lei, muso a muso con un bel crocchio di ivoriani o affini, “accolti” magari in qualche bidonville in giro a casa vostra, sareste i primi a darvela a gambe, pieni di sgaggia. Ma dove? Ma come? Non riesco a immaginarLa felice di estinzione, anche se, bontà Sua, è “quello che ci spetta, per eredità” (neodarwinismo?). Ho verificato più volte che anche per i masochisti nostrani d’integrazione (o estinzione?) il couscous va bene per folklore, non più che una tantum. Ma avanti! Recitiamo lo stesso le bufale mainstream del meanstream: l’’Europa ha prodotto SOLO merda e violenza.. i boscimani invece han sempre danzato giulivi attorno ai loro focherelli, dal paleolitico in qua…. magari dopo aver cotto gli alieni nel pentolone. – Lei mi ha ricordato un personaggio del “Campo dei santi” di Jean Raspail. Si chiama Panama Ranger. Leggere il libro per sapere che fine fa. L’avverto: è un libro voluminoso.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. mimmo 2 anni fa

        scommetti pure …e nel frattempo cerca qualche altra citazione di grosso volume, giusto per dare “spessore” alle tue opinioni.
        …E l’eredità di cui parlo è altro…

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. giannetto 2 anni fa

          “…E l’eredità di cui parlo è altro…” . Beh, quest’ “altro” non era proprio evidente! Vorrei sapere in che consiste, se m’interessasse continuare il dialogo. – Inoltre non ho fatto “citazioni”; ho solo menzionato un personaggio di romanzo. – Il mio “spessore” probabilmente non consiste in altro che conoscere il significato delle parole, e cercar di non parlare “dumà perché se gh’a la làpa” (come si sarebbero espressi i miei antenati nella loro lingua, ora scomparsa nella cateratta di successive “Immigrazioni”). – Addio senza rancore.

          Rispondi Mi piace Non mi piace
          1. mimmo 2 anni fa

            assolutamente senza rancore…

            Mi piace Non mi piace
  4. keki 2 anni fa

    Il noto sensitivo Gustavo Rol nel 1991 aveva confessato ad un caro amico qualcosa di inquietante.La sua profezia prevedeva che nel 2015 l’Italia avrebbe avuto una popolazione formata per il 60% da individui di colore ed il restante 40% da bianchi. Rol non ha mai sbagliato previsioni e citando Peppino De Filippo…… “ho detto tutto!”

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. Er-nesto 2 anni fa

    Dite a quello col cartello che inneggia – siamo persone e non merce – che è stato lui il primo a essersi venduto.

    Rispondi Mi piace Non mi piace