"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Siamo popoli europei perchè popoli sovrani

Parlamento_Europeo_bruxelles

La vera partita europea- parte due

di Luca Steinman

Per capire come realizzare il progetto di convergenza europea per la creazione di un’Europa a misura delle esigenze dei cittadini è necessario stabilire come e in che misura vanno gestite le sovranità dei singoli stati. Partendo dal dato di fatto che l’Europa non esiste di per sé ma va creata, bisogna prendere atto che i cittadini degli stati europei appartengono prima di tutto alla propria nazione europea, attraverso la quale sono conseguentemente europei: un italiano è europeo perché italiano, non viceversa, lo stesso vale per tedeschi, francesi, spagnoli ecc. Per questo motivo la convergenza potrà realizzarsi soltanto attraverso l’azione degli stati nazionali in cui i cittadini si riconoscono, non scavalcando le sovranità nazionali creando delle istituzioni europee di cui nessuno si sente parte.

 

Se i cittadini non si riconoscono più nelle proprie istituzioni nazionali perché queste sono soltanto delle mere esecutrici dei regolamenti delle istituzioni europee non legittimate né riconosciute, si assisterà sempre più ad una fuga dalla partecipazione politica del popolo sia a livello nazionale che continentale (esattamente quello che sta avvenendo oggi in tutta Europa), che rende irrealizzabile la costruzione di un Europa con le esigenze dei popoli come protagoniste (Europa dei popoli).

Pertanto la prima cruna da solcare per costruire la convergenza europea è quella di ridare agli stati nazionali la totalità integrale della gestione della propria sovranità monetaria e giuridica, abrogando o rivedendo quei trattati comunitari che stabiliscono il primato del diritto comunitario su quelli nazionali e decretano che la gestione delle economie nazionali sia nelle mani delle banche europee (e non). Questo primo passo è fondamentale per riconoscere che in materia giuridica ed economica non esiste omogeneità sul continente, perché esso ospita economie strutturate in maniera sostanzialmente diversa che necessitano di soluzioni particolari e perché la storia dei sistemi giudiziari europei è estremamente diversificata (basti pensare alla spaccatura giuridica europea tra civil law e common law).

Stabilito che per queste fattispecie non può e non deve oggi esistere l’imposizione di una gestione comune si può con tranquillità valutare per che materie invece non solo serva ma sia indispensabile una cooperazione a cui fare convergere tutti gli stati. In caso tali materie esistano e in caso vi sia una soluzione delle problematiche di cui esse sono portatrici che soddisfi in egual misura le esigenze di tutti i popoli sovrani europei tramite una gestione comune è assolutamente necessario che esse vengano sottratte alle sovranità nazionali particolari e vengano affidate a delle strutture governative sopranazionali in cui partecipino tutti gli stati che prendano decisioni vincolanti per tutti. Si tratta di rendere i popoli sovrani nel decidere cosa come e quando sia per loro utile istituzionalizzare una struttura governativa che sappia gestire i propri bisogni in maniera più completa e vincente rispetto alla dimensione nazionale. In questo modo le necessità dei popoli spingono alla convergenza generale per quanto riguarda questo tipo di materie, che oggi sono:

-la creazione dell’occupazione;
-la gestione dell’immigrazione;
-il contrasto alla criminalità organizzata.
Prossimamente spiegherò perché per queste materie la convergenza europea sia indispensabile e come i meccanismi di gestione di esse e possano tutelare allo stesso tempo la sovranità giuridiche e monetarie nazionali. Oggi concludo sottolineando che, l’Europa dei popoli e delle sovranità si potrà avere gestendo questo tipo di gestione sopranazionale nel contesto contemporaneo applicando quanto Immanuel Kant descriveva e sognava in “Per la pace perpetua”. Un’Europa dei popoli composta da stati sovrani che cooperino laddove sia necessario e qualora ciò non comporti ostilità reciproche.

A seguire la terza parte.

Luca Steinmann

Fonte: L’Intellettuale dissidente

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