"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Se ora anche i tedeschi ci consigliano di uscire dall’euro, quali argomenti restano al PD?

Moneta tedesca

Per la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri): l’esposizione finanziaria di Berlino in Italia da 268 miliardi (2008) a 99,5…

di Simone Nastasi

Lunedì  scorso sul Der Spiegel è uscito un articolo, ripreso in Italia anche dal sito di Beppe Grillo e da alcuni quotidiani come il Giornale, in cui l’editorialista Wolfang Munchau analizzando la situazione politica dei Paesi dell’Eurozona, presagiva una possibile e prossima uscita dall’euro dell’Italia.

Le ragioni che avrebbero spinto Munchau a pensarla in questo modo sarebbero da ricercarsi nell’attuale situazione politica italiana in cui, come rilevato anche dall’Antidiplomatico, i partiti anti-euro sarebbero in forte ascesa. Se infatti si andasse a votare domani mattina, la somma dei voti conquistati dai partiti che nei loro programmi elettorali inseriscono il recupero della sovranità monetaria, a partire proprio dall’abbandono della moneta unica, sarebbe prossima se non addirittura superiore al 50% dell’elettorato.

Da Salvini a Berlusconi infatti, passando per Beppe Grillo e Giorgia Meloni, ai quali potrebbe aggiungersi anche la cosiddetta minoranza all’interno del Pd, il coro di coloro che vogliono che l’Italia torni a battere la sua moneta, si ingrossa di settimana in settimana. E per questo anche dalla Germania fanno sapere che forse, stando così le cose, il ritorno dell’Italia alla lira non sarebbe più un’idea tanto peregrina quanto piuttosto un problema per tutti gli altri Paesi, compresa la Germania. Un problema al quale, stando ai numeri ufficiali i tedeschi starebbero pensando da tempo. Infatti le ultime cifre fornite dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) ci raccontano che le banche di Berlino a partire dal 2008 avrebbero iniziato un progressivo alleggerimento dell’esposizione finanziaria che, nel caso italiano, sarebbe passata dai 268 miliardi di euro del 2008 ai 99,5 di quest’anno.

Dunque, un segnale di forte sfiducia che i tedeschi hanno continuato a nutrire nei confronti di un Paese come l’Italia, e che non si è mai arrestata, neanche dopo la fine della crisi da spread che, come si ricorderà, nell’autunno del 2011 mise in serio pericolo l’esistenza della moneta unica. Evidentemente, le parole del presidente della Bce Mario Draghi, che disse che avrebbe fatto “whatever it takes” per salvare l’euro, e che servirono per tranquillizzare i mercati sulla tenuta della moneta unica, non sono bastate per convincere i tedeschi ad investire in Paesi come l’Italia. Verrebbe quindi da aggiungere che la Germania avrebbe da tempo previsto un simile scenario e sarebbe per questo corsa ai ripari.

Nonostante questo però un’autorevole penna come quella di Wolfang Munchau, ancora oggi arriva a scrivere che l’uscita dell’Italia dall’euro sarebbe “il peggiore degli scenari”, anche per un Paese come la Germania.

E allora vediamo perchè. Il punto da cui parte l’analisi di Munchau sarebbe il presunto “ampio consenso politico” di cui l’euro nutriva ai tempi in cui venne pensato. Così scrivendo il prestigioso editorialista sembra però dimenticarsi che almeno per quanto riguarda il caso italiano, il consenso politico di cui egli scrive , se per tale va ancora inteso il consenso del popolo e non quello dei partiti, sarebbe stato tutto da verificare perchè agli italiani, formalmente, non è mai stato chiesto di potersi pronunciare sull’adozione di una moneta comune, costruita su parametri come quelli che vennero poi inseriti all’interno del trattato di Maastricht. Qualcuno potrebbe anche obiettare che tutto questo non sarebbe potuto succedere perchè, se per farlo sarebbe servito un referendum, in casi del genere, tale strumento non può essere utilizzato in quanto vietato dalla Costituzione italiana, che all’articolo 75 non consente al popolo di pronunciarsi su leggi di ratifica ai trattati internazionali.

Se i trattati europei, come quello di Maastricht e tutti gli altri che sono stati firmati lungo il processo di unificazione monetaria, sono da considerarsi a tutti gli effetti trattati internazionali, va da se che su questa materia al popolo italiano non è stato consentito e non verrà consentito in futuro il diritto di pronunciarsi. Da questo punto di vista, per usare le stesse parole del presidente della Bce Mario Draghi, l’euro per l’Italia sarebbe veramente “irreversibile”, in quanto imposto con una legge che il popolo italiano per sua iniziativa non può assolutamente modificare. La situazione sarebbe dunque la stessa di un paziente che svegliatosi dal coma e tornato cosciente, vorrebbe tornare a vivere ma non può farlo perchè è tenuto in coma farmacologico dai medici.

L’unica strada possibile resta allora quella che si sta verificando e anche in Germania sembrano essersene accorti. Ossia che tra una buona parte delle forze politiche presenti in Parlamento, si sta facendo strada, questa volta sul serio, l’idea che abbandonare la moneta unica non sia più quell’opzione folle come venne definita ai tempi di Berlusconi, quando il Cavaliere disse scatenando una babele di polemiche, che l’euro non aveva convinto nessuno. Ma che anzi sia questo l’unico modo per far ripartire un’economia che altrimenti rischierebbe di rimanere nello stato recessivo attuale, ancora per molto tempo. E questa, paradossalmente, è anche la stessa conclusione alla quale arriva lo stesso Munchau che infatti nel suo editoriale scrive che “l’Italia uscendo dall’euro risolverebbe in un colpo solo tutti i suoi problemi”.

Questo perchè, le imprese italiane tornerebbero ad essere di nuovo competitive, grazie ad una svalutazione sul cambio che Munchau quantifica tra il 30 e il 50% e che rilancerebbe le esportazioni dato che i prodotti italiani costerebbero presumibilmente di meno rispetto ai prodotti tedeschi. Ma un vantaggio arriverebbe anche dal punto di vista dei debiti che emessi in euro tornerebbero ad essere ridenominati in lire.

Uno dei principali problemi per un Paese che voglia uscire da un’unione monetaria è infatti proprio questo, legato alla ridenominazione dei propri debiti emessi in moneta comune e quello che più conta in “foreign law”anzichè in “domestic law”. Ossia, secondo una legge che non è quella del Paese emittente ,ma al contrario quella di un Paese straniero. E’ il caso ad esempio di molte obbligazioni bancarie. Da questo punto di vista l’attuale situazione italiana registrerebbe invece una situazione favorevole all’Italia dovuta ad una prevalenza di debito emesso secondo la legge nazionale che quindi, qualora l’Italia uscisse dall’euro, verrebbe regolato di nuovo secondo la legge italiana. Che consentirebbe appunto di ridenominare i debiti pubblici e privati in lire anzichè in euro, e necessariamente comporterebbe una perdita per i soggetti creditori, che si ritroverebbero in mano un credito svalutato. Ed è questo uno dei motivi, ma non l’unico, che spingono Munchau a scrivere che “l’uscita dell’Italia sarebbe il peggiore degli scenari”. Ma per chi? Sicuramente per la Germania. Infatti, come scrive Munchau, l’Italia uscendo dall’euro, riacquisterebbe competitività. E per i tedeschi questa non sarebbe una buona notizia.

Fonte: L’Antidiplomatico

 

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