"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

SCHIAVI DI NUMERI INVENTATI

Paesaggio-toscano-

di Anacronista

Dovrebbe essere un fatto talmente ovvio e scontato da far sentire in imbarazzo chi lo metta in evidenza; invece, non solo di tale banale realtà non si parla mai (e non a caso), ma il comportamento generale del mondo moderno indica chiaramente che all’ovvio si è sostituito il pazzesco.

Mi riferisco alla ricchezza e al denaro. Che cosa sono? I due concetti sono completamente distinti, ma vengono ormai talmente confusi da essere praticamente interscambiabili. Mentre il telegiornale ci parla di ricchezza, ci mostra immagini di invitanti mazzette di banconote; i ricchi, secondo le statistiche, sono quelli con tanti zeri sul conto in banca. Scatta così l’associazione automatica tra ricchezza e denaro: associazione falsa, frutto di una manipolazione vecchia di secoli e che ha raggiunto nel momento attuale il massimo del parossismo.
Primo fatto ovvio e banale: la ricchezza è ciò che porta, o può essere utilizzato per portare, benessere fisico e psicologico a chi ne possiede o ne dispone, ovvero: aria e acqua pulite, cibo sano, terreno coltivabile, abitazione, risorse naturali, beni di consumo più o meno durevoli, opere d’arte, talenti, relazioni umane, paesaggio ecc..

Secondo fatto ovvio e banale: il denaro è solo un modo, altamente parziale, arbitrario e volatile, di misurare la ricchezza. Che sia sotto forma di monete, banconote, bit elettronici o titoli di credito, il denaro esprime solo e soltanto un numero astratto, una misura convenzionale e costantemente variabile.

Tale misura è:
1) parziale, perché non tiene conto di tutta quella ricchezza che non è intrinsecamente misurabile, come quella costituita dalle relazioni umane, il patrimonio biologico o dal paesaggio;
2) arbitraria, perché il costo in denaro di una pagnotta o di un telefonino viene necessariamente deciso dalla volontà dei vari attori umani e non è una qualità intrinseca del bene in questione (nota bene: non esistono “leggi di mercato” impersonali: tutte sono conseguenza di decisioni umane, anche se chi ne guadagna ha ovviamente interesse a farle sembrare leggi naturali e inevitabili);
3) volatile, perché cambia continuamente in conseguenza del punto 2); la ridicola frenesia delle borse valori ne è l’illustrazione per eccellenza.
Misurare l’utilità di un bene tramite dei numeri è quindi un’operazione necessariamente azzardata. Non è affatto come misurare la lunghezza di una strada, ben determinata, tramite il metro, ovvero un’unità di misura materiale e standardizzata. Costi e prezzi sono arbitrari, il denaro è solo un numero, una cifra variabile. Così la ricchezza è la pagnotta, non la cifra numerica arbitraria che usiamo per acquistarla.

Tabellone borsa

Eppure siamo arrivati al punto che ci sentiamo impoveriti quando cediamo pezzi di carta numerati o bit elettronici in cambio di pagnotte. La nostra visione della realtà è stata talmente deformata che oramai confondiamo la ricchezza con la sua misura numerica arbitraria. Chi possiede un conto in banca o titoli di credito con tante cifre, crede di possedere molta ricchezza. E invece possiede solo numeri, cifre astratte, come ben sanno quanti si sono visti ridotti sul lastrico dalle svalutazioni in vari momenti di “crisi” economica (e come probabilmente succederà di nuovo a breve).
La cosa paradossale è come ormai ogni scelta dell’uomo moderno sia orientata al guadagno di queste cifre numeriche, piuttosto che alla ricchezza reale.

Si è abbandonata la ricchezza dei terreni agricoli e della cultura contadina in cambio di un posto negli alveari di cemento delle città e di un lavoro retribuito con i numeri. Addirittura si distruggono i prodotti agricoli (ricchezza reale) per farne aumentare il prezzo (numeri astratti). La condizione di una persona viene valutata in base alle cifre del reddito, invece che alla sua ricchezza effettiva (l’ambiente di cui dispone, l’abitazione, le relazioni umane, la cultura ecc.) Secondo la mentalità corrente, è povero chi guadagna pochi numeri, non chi vive in ambiente inquinato e con scarse relazioni umane. (Non hai abbastanza numeri per i tuoi bambini? L’assistente sociale te li porta via. La tua famiglia respira alluminio, mangia mercurio, passa tutto il tempo davanti alla tv? Tutto bene.) La ricchezza di una nazione si misura tramite la farsa del PIL, ovvero la somma di tutti i numeri arbitrari di scambio annui, invece che con il suo patrimonio naturale, sociale, artistico e culturale. Qualsiasi cosa “vale” solo se si può scambiare con cifre a tanti zeri, il resto è come se non esistesse.

Gran parte delle energie e delle parole non vengono spese per le tonnellate di grano, i chilometri di gasdotto, il piano urbanistico o il numero di insegnanti; no, la questione pressante è: come scrivere numerini uguali nei nostri bilanci. I problemi del mondo non sono l’inquinamento, la distruzione ambientale, l’alienazione e conflitti sociali, la fine dell’arte e della cultura; macché: si temono invece le “bolle”, i “debiti”, i “collassi” che altro non sono che le variazioni di questi numeri che decidiamo arbitrariamente noi e sono totalmente astratti. Aiuto, aiuto, le speculazioni, i derivati! Siamo terrorizzati da pezzi di carta con dei numeri scritti sopra. Non è questo un folle teatrino dell’assurdo?

Eppure è così, i vari attori umani non si muovono più per ottenere e conservare il loro benessere fisico e psicologico, ma per guadagnare o risparmiare più numeri, in modo machiavellico, con qualsiasi mezzo. Che importa se il centro commerciale rovina gli esercenti, i coltivatori e gli artigiani locali, se distrugge l’ambiente e vende prodotti poco salubri? L’importante è per i suoi proprietari accumulare più numeri, e per i suoi clienti risparmiarne.

Si dirà: il cittadino medio non ha scelta, la colpa è dell’elite. Quello che è certo è che il problema è duplice: se è vero che l’elite ha in mano il sistema del denaro, è anche vero che tale sistema è stato e viene tuttora accettato, anche con entusiasmo, dalle masse. Difficile trovare occhi che non luccichino, di fronte a mazzette di banconote; menti che non si facciano abbindolare dal richiamo delle cifre con tanti zeri.
Inutile continuare ad accusare (giustamente) le elite finanziarie, se prima non si fanno i conti con la nostra accettazione di questo culto dei numeri.

Al contrario di quanto comunemente si crede, le elite sanno benissimo che il denaro non ha alcun valore intrinseco. Esse lo usano soltanto come uno strumento per ottenere principalmente due scopi: l’acquisizione di ricchezza reale (risorse naturali, industrie, immobili ecc. attraverso il prestito a stati e privati) e la sottomissione delle masse, ovvero per imporre a queste i comportamenti desiderati. Non esiste infatti persona più manipolabile di chi decide tutto in base a quanti numeri può guadagnare: chi controlla l’emissione e le transazioni di denaro (ovvero l’elite bancario-finanziaria) controllerà direttamente o indirettamente le sue scelte e i suoi comportamenti.

In altre parole, chi insegue il denaro si rende inevitabilmente schiavo di chi emette e gestisce il denaro. Sceglierà il percorso di studi, il cibo, la residenza, lo stile e la condotta di vita già decisi per lui a suo detrimento e a vantaggio dell’elite. Il biotecnologo che accetta gli stipendi numerici pagati dalle multinazionali in cambio della distruzione dell’agricoltura e del commercio tradizionali, la massaia che compra cibo malsano perché costa numeri più bassi (senza pensare che un etto di cibo sano è più salutare di due etti di scadente), il medico che prescrive farmaci nocivi su commissione, l’esercente che installa le slot machines, sono esempi quotidiani di danneggiamento del benessere generale in cambio di numeri, con i quali al massimo si ottiene un illusorio benessere individuale di breve termine.

I romani pagavano il servizio nell’esercito con appezzamenti di terreno, o distribuivano grano: ricchezza vera. Oggi l’elite finanziaria se la cava stampando qualche foglietto di carta numerata. Incredibile a dirsi, proprio acquisendo il monopolio della stampa di carta numerata e prestandola a nobili e sovrani, questa classe di cambiavalute è riuscita nei secoli a spodestare tutti gli antichi regnanti e a diventare l’elite, stringendo il mondo nella morsa del suo potere. E oggi come ieri il suo potere si basa sull’accettazione del denaro da parte della massa, sul valore da noi attribuito a quei numeri astratti e inventati dai quali facciamo dipendere tutta la nostra vita.

E pensare che credevamo che nel mondo moderno la schiavitu non esistesse più. In realtà siamo tutti schiavi tanto come non lo eravamo mai stati: stupidamente schiavi di un’elite che ci manipola con numeri inventati

Nella foto sopra: beni reali, culture agricole e terreni

Nella foto al centro: beni fittizi, indicatori della borsa

*

code

  1. Francesca 2 anni fa

    Che dire?
    Solo che le stesse parole avrei potuto pronunciarle io.
    E sono felice – anzi STRA felice – di leggerle scritte da un altro.
    Perché significa che la consapevolezza si sta facendo strada.
    E la consapevolezza – che è la più alta forma di bellezza – salverà il mondo.
    Grazie per il tuo articolo.
    Di cuore.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Anacronista 2 anni fa

      Grazie a te, Francesca. E’ una grande gioia anche per me sapere che avresti potuto scrivere tu questo articolo. Speriamo davvero che la consapevolezza si stia facendo strada, noi ci impegnamo proprio per questo.

      Rispondi Mi piace Non mi piace