"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

SANZIONI AL SETTORE ENERGETICO RUSSO: IL “FRACKING” PER IL GAS DI SCISTO INVADERA’ L’EUROPA?

Gas piantina

Di Timothy Alexander Guzman

Il fracking sara “buono per il nostro paese”, ha affermato secondo il Guardian il primo ministro britannico David Cameron ad un recente Summit sulla Sicurezza Nucleare a L’Aia. Cameron crede che l’industria del fracking otterrà il supporto del pubblico, visto che, se saranno imposte sanzioni per la crisi politica in Ucraina, non si potrà più dipendere dalle fonti energetiche russe. L’amministrazione Obama sta anche proponendo un accordo commerciale tra US e UE che ridurrebbe la dipendenza dell’Europa dalle risorse russe. Il Guardian ha riportato l’affermazione di Cameron sul fracking in Europa:
“Il primo ministro ha detto che, una volta che i pozzi saranno in funzione quest’anno, ci sarà maggiore entusiasmo del pubblico, e che sfruttare le riserve di gas di scisto potrebbe aiutare l’Europa a perdere l’abitudine di affidarsi alle esportazioni della Russia; ha aggiunto che <La crisi ucraina ha reso più urgenti gli sforzi europei di trovare fonti di energia alternative, per ridurre l’influenza del petrolio e del gas russi nel continente>”


La crisi in Ucraina ha aperto la porta al fracking per il gas di scisto in Europa? Gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno negoziando un accordo da luglio 2013. Un recente resoconto intitolato “No al Fracking: come l’accordo commerciale UE-USA rischia di espandere il fracking” realizzato, tra gli altri, dalla sezione europea di Amici della Terra, dal Corporate Europe Observatory e dall’Istituto Transnazionale, spiega di cosa è capace il Parternariato per il Commercio e l’Investimento Transatlantico (TTIP), in termini di diritti delle aziende coinvolte nell’industria del fracking:
“Il TTIP minaccia di dare più diritti alle compagnie, attraverso una clausola chiamata “risoluzione  dispute tra investitore e stato” (ISDS). Se inclusa nell’accordo, questa permetterebbe alle compagnie di chiedere il risarcimento danni presso tribunali segreti o “pannelli di arbitrato”, nel caso ritenessero che i loro profitti sono danneggiati dalle modifiche in una norma o una politica. Ciò minaccia le leggi stabilite democraticamente per proteggere le comunità e l’ambiente. Le compagnie che sostenessero che i loro investimenti (comprese le aspettative di profitti futuri) sono danneggiati da un cambiamento delle politiche governative potrebbero avere il diritto di chiedere il risarcimento attraverso tribunali internazionali privati. Le compagnie degli USA (o qualsiasi azienda con una società sussidiaria negli USA) che investono in Europa potrebbero usare questi vasti diritti dell’investitore per chiedere il risarcimento per future messe al bando o altre norme sul fracking. Questi tribunali non fanno parte del normale sistema giudiziario, ma sono istituiti specificamente per i caso di investimento. Gli arbitri hanno una forte preferenza per gli investitori, e nessuna conoscenza specialistica sul clima o il fracking. Le compagnie stanno già usando gli esistenti accordi di investimento per chiedere il risarcimento danni ai governi, e il conto finisce ai contribuenti. La risoluzione delle dispute tra investitore e stato sta diventando sempre più controversa, poiché le aziende minerarie e dell’energia la usano per sfidare le politiche pubbliche. Per esempio, il gigante energetico svedese Vattenfall sta chiedendo come risarcimento più di 3,7 milioni di Euro alla Germania, dopo che il paese ha votato per eliminare gradualmente l’energia nucleare: la Pacific Rim, una compagnia mineraria basata in Canada, sta chiedendo 315 milioni di dollari a El Salvador, dopo che il governo ha rifiutato il permesso per un progetto di estrazione d’oro potenzialmente devastante; e Lone Pine Resources sta facendo causa al Canada per 250 milioni di dollari canadesi, per la moratoria sul fracking nella provincia del Quebec.” (…..)

Se l’Unione Europea e gli Stati Uniti finalizzano l’accordo TTIP, l’opposizione al fracking crescerà tramite un movimento dal basso. Mentre le misure di austerità sono accolte con proteste e violenze in tutta Europa, il fracking butterebbe sicuramente benzina sul fuoco di una situazione già tesa. La scorsa settimana ha avuto luogo in Spagna la “Marcia della Dignità”, finita con scontri violenti tra la polizia e i manifestanti. Nel Regno Unito, i protestanti anti-fracking stanno crescendo, nonostante la recente affermazione di Cameron: “Penso che dalla situazione in Ucraina dovrebbe venir fuori qualcosa di positivo per l’Europa, che deve pensare seriamente alla sua flessibilità e indipendenza energetica. E spero che la crisi porterà a fare qualche lavoro veramente utile. La Gran Bretagna non dipende dal gas russo in alcun modo, è solo qualche punto percentuale delle nostre importazioni. Ma in Europa la situazione varia moltissimo.

Alcuni paesi dipendono dal gas russo quasi al 100%, quindi penso che sia una specie di campanello d’allarme, e credo che si passerà all’azione.” Nuove sanzioni energetiche imposte alla Russia incideranno sull’economia, l’ambiente e la politica dell’Unione Europea, quando la messa in pratica delle tecnologie di fracking farà crescere la consapevolezza dal basso nella già fragile Europa.
[…] Il piano USA-UE non mira solo a circondare la Russia con basi americane e NATO in seguito alla crisi ucraina. Serve anche a costringere la comunità europea ad accettare il fracking per il gas di scisto come alternativa alla dipendenza dalle risorse naturali russe. Comodo!

Traduzione: Anacronista

Fonte: Global Research

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