"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Salerno non è Colonia: dove il territorio è vivo, l’ultimo venuto non comanda

di  Adriano Scianca

Salerno non è Colonia. D’accordo, parliamo di due situazioni differenti, ma la sostanza è quella. La folla che è andata a chiedere “gentilmente” conto di una presunta aggressione sessuale al centro d’accoglienza dove è ospitato l’immigrato pakistano che sarebbe stato autore della molestia assume comunque una valenza simbolica in un momento in cui tanti si interrogano sulle capacità residue di reazione delle nostre società rispetto alle provocazioni degli ultimi venuti.

Conosciamo a memoria tutte le obiezioni del caso e in parte le condividiamo pure: cosa fa, quotidianamente, la gente che è andata ad assaltare il centro d’accoglienza per difendere l’identità della propria città e della propria nazione? Sarebbe disposta, con la stessa ferocia, ad attaccare una banca, la sede di una multinazionale, un fast food americano, un centro commerciale? Tutto vero, ma anche tutto molto astratto.

Esiste un benaltrismo pseudo-rivoluzionario per cui non si aspetta altro che il sorgere di barricate in piazza ma allo stesso tempo si trovano sempre scuse per snobbare ogni occasione per erigerle. La rabbia popolare non è frutto di un’equazione e non rispetta i sillogismi, pure inappuntabili, della visione del mondo dei militanti politici. La realtà è spuria e contraddittoria, bisogna farsene una ragione. Salerno rappresenta, nonostante tutto, una manifestazione di vitalità. Lo stesso può dirsi per la marcia sul quartiere immigrato dei giovani di Ajaccio in seguito a un’altra bravata dei “bravi giovani” delle periferie immigrate. E identica dinamica si riscontra nelle rivolte che hanno costellato le periferie romane pochi mesi fa.

Lavori agricoli sul territorio
Lavori agricoli sul territorio

Del resto, tornando a Colonia, qualcuno seriamente riesce a immaginarsi quei fatti in una città come Napoli? No, e per una buona ragione: il contropotere allogeno non attecchisce dove ci sono ancora brandelli di mentalità da clan. Usiamo la parola clan consapevoli del fatto che essa può evocare splendide realtà comunitarie così come abbiette logiche mafiose. In effetti anche quello criminale è un contropotere locale che fa resistenza all’installarsi di un “comunitarismo” alla francese sul nostro territorio. E allora che fare, levare un peana alla mafia e alla camorra che ci difendono dagli immigrati? Ovviamente no, tanto più che i boss sono i primi a sfruttare gli africani, da bravi capitalisti, per i lavori più umili e rischiosi della delinquenza.

La conclusione da trarre è un’altra e cioè che la territorialità è una costante etologica, prima ancora che politica. Il territorio o lo si vive, lo si sente, lo si difende, o arriverà qualcun altro a impadronirsene. Dove c’è un attaccamento territoriale di tipo popolare e comunitario lo sfiguramento etnico incontra sempre delle resistenze. Dove non c’è, esso dilaga, oppure lascia un vuoto, che viene appunto riempito da organizzazioni criminali o da logiche di tribù urbana (ultras, bande di quartiere etc). Ma questo vuoto potrebbe anche riempirlo la politica, che peraltro potrebbe essere la sola a deviare la rabbia popolare dalla giustizia sommaria e farla sfociare in iniziative di contrasto all’immigrazione decisamente più costruttive. In attesa che qualcuno adempia a questo compito, godiamoci comunque i pochi episodi di vitalità popolare che questa epoca vile sa ancora proporci.

Fonte: Il Primato Nazionale

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  1. PieroValleregia 2 anni fa

    salve
    analisi che condivido in toto…
    saluti
    Piero e famiglia

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