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S. Cohen sulla guerra civile in Ucraina: ‘Lincoln non chiamava i Sudisti “terroristi”’

Guerra civile confederati

Da Russia Today un’intervista all’eminente storico americano Stephen Cohen, autore di “Soviet Fates and Lost Alternatives: From Stalinism to the New Cold War”, che considera la crisi Ucraina come la fase finale di una politica estera americana che per decenni ha cercato la guerra con la Russia, con la complicità conformista dei media mainstream.

Le analogie storiche possono non essere precise, ma gli americani dovrebbero guardare alla propria guerra civile e confrontarla con ciò che sta accadendo oggi in Ucraina. Gli Stati Uniti stanno dando il loro sostegno a un’avventura omicida criminale che ha poco a che fare con l’unificazione del paese.

Questa valutazione viene dal Professor Stephen Cohen, eminente studioso statunitense di storia russa e scrittore, consigliere di George HW Bush alla fine degli anni ’80. Cohen ha parlato con RT degli errori delle diverse amministrazioni americane nella loro politica nei confronti della Russia, della peggior crisi degli ultimi decenni a cui queste politiche hanno condotto, e del deterioramento del dibattito politico in America, che impedisce che a Washington le cose cambino.

Cohen ha contestato la narrazione dominante negli Stati Uniti degli avvenimenti Ucraini, definendo la repressione militare da parte del governo una “campagna imprudente, sconsiderata, omicida, inumana, che Kiev sta conducendo contro quelle che sono delle province dichiaratamente ribelli”.

“Lincoln non ha mai chiamato terroristi i Confederati”, ha sottolineato lo studioso. “Egli ha sempre detto che, per quanto la guerra civile fosse un male, voleva che i concittadini tornassero nell’unione. Perché Kiev sta dicendo che i propri cittadini sono terroristi? Sono ribelli. Sono gente che protesta. Hanno un programma politico. Perché Kiev non invia una delegazione per negoziare con loro?

“Le loro richieste non sono irragionevoli. Vogliono eleggere i propri governanti – noi eleggiamo i nostri governanti. Vogliono una voce in capitolo sulla destinazione delle tasse che pagano – ‘No taxation without representation’, sappiamo di cosa si tratta”, ha detto Cohen. “Ci sono degli estremisti tra di loro, ma ci sono anche delle persone che vogliono semplicemente vivere in una Ucraina che sia di tutti. E invece l’esercito di Kiev, con il pieno sostegno degli Stati Uniti, sta sostenendo questo assalto.”

‘Il Cremlino sarebbe un alleato essenziale per Washington’

Gli Stati Uniti con l’Ucraina ora si stanno senza dubbio alienarndo il migliore alleato potenziale di cui dispongono, ha detto Cohen.

“Sono convinto che il partner più essenziale per la sicurezza nazionale americana in tutte queste aree, dall’Iran alla Siria, Afghanistan e oltre, sia il Cremlino, attualmente occupato da Putin. E il modo in cui gli Stati Uniti hanno trattato Putin, io lo definirei un tradimento dell’interesse nazionale americano”.

La Russia ha aiutato l’amministrazione Obama a salvare la faccia in Siria, dove il presidente è stato spinto a bombardare il paese per la faccenda delle armi chimiche. Ha aiutato a creare un ponte con la nuova leadership dell’Iran per avviare i primi seri negoziati da decenni.

“Obama ha avuto alla sua portata, finalmente – perché quella di Obama era una presidenza fallita in politica estera – due realizzazioni che sarebbero state nell’interesse nazionale americano. Ma sono svanite proprio nella misura in cui Obama si allontanava da Putin. Ha respinto Putin così tanto che sull’Ucraina noi [gli USA] ora potremmo essere addirittura sull’orlo di una guerra con la Russia.”

Cohen accusa gli Stati Uniti, in particolare l’amministrazione Clinton, di aver impostato il mondo su un percorso che lo ha portato all’attuale scontro tra l’Occidente e la Russia.

“Questo è il gioco finale della politica americana, di espandere la NATO ai confini della Russia – per qualsiasi motivo. E’ iniziato con Clinton, è continuato sotto il secondo di George Bush, è stato spinto da Obama. E questo è il nodo che è venuto al pettine”.

“Alcuni negli anni ’90 … hanno avvertito che questo sarebbe accaduto. Ora che è successo, quelle persone non se ne assumono la responsabilità,” ha detto. “Non diranno ‘OK, ci siamo sbagliati, dobbiamo ripensare la politica.’ Dicono invece alla gente come me: ‘Siete degli apologeti di Putin. State aiutando il Cremlino, non siete patrioti’.”

‘Obama si è isolato in politica estera’

Secondo Cohen, questa mancanza di capacità di cambiare le politiche è evidente nella attuale amministrazione.

“Ho pranzato con due uomini molto più vecchi di me, che avevano prestato servizio per molti presidenti e chi li avevano conosciuti personalmente. Ed erano d’accordo con me che questo presidente più di chiunque altro da loro conosciuto si è isolato in materia di politica estera.”

Un aneddoto portato ad esempio da Cohen è il rifiuto di Obama di parlare con l’ex segretario di Stato Henry Kissinger.

“Ho sentito – se è vero o no, non lo so – che il presidente Obama ha rifiutato di incontrare privatamente Henry Kissinger, il quale incontra Putin due volte all’anno. Kissinger probabilmente conosce Putin meglio di qualsiasi statista americano vivente ed è stato consultato da tanti presidenti. Qualsiasi cosa pensiamo del passato di Kissinger, egli ha già espresso la sua critica alla politica americana nei confronti della Russia. E Obama non ha voluto passare un’ora con lui, e chiedergli ‘Stiamo facendo qualcosa di sbagliato? Stiamo fraintendendo la situazione? ‘”

Non sorprende che un leader che non tiene conto dei vari punti di vista su un problema non possa prendere una decisione razionale per affrontarlo, ha detto Cohen.

“Chiedo a un presidente di essere una persona che sollecita i migliori e i più diversi e competenti punti di vista su una crisi in atto, questo è tutto … Un presidente deve coinvolgere delle persone con opinioni contrastanti, la cui legittimità sia basata sulla loro conoscenza e competenza. Un presidente che non agisce così ci farà entrare nella crisi alla quale Obama e Clinton ci hanno condotto. ”

‘L’unico modo per rompere l’ortodossia è l’eresia’

Purtroppo per l’America, non è solo la casa Bianca che oggi scoraggia il dibattito, ma anche la società americana in generale, ha detto il professore.

“Non c’è un dibattito pubblico di opposizione in questo paese su questo, a differenza della situazione di 20-25 anni fa, quando avevamo dei veri dibattiti e battaglie di opinione” ha detto. “Non so se [i media mainstream – RT] conoscono la verità e quindi non la dicono, o se semplicemente sono coinvolti nei miti che sono stati attribuiti alla Russia sin dalla fine dell’Unione Sovietica. ”

“In questo paese in più di 20 anni si è venuta formando un’ortodossia sulla Russia”, ha aggiunto. «E non solo è sbagliata, ma è imprudente. Ci ha portato a questa crisi in Ucraina … L’unico modo per rompere l’ortodossia è l’eresia. Alcune delle cose che dico sono considerate come eretiche, un tradimento, antipatriottiche. Ma l’eresia è una cosa buona, quando è necessaria.”

Questa situazione è in netto contrasto con quanto accade in altre democrazie, che non mettono la sordina a un pubblico dibattito sulle questioni di politica estera e non cercano di spingere le opinioni non condivise dalla classe politica nella marginalità della ‘stampa radicale’.

“La Germania, una democrazia relativamente nuova con un passato critico come la Russia, ha potuto sviluppare una democrazia, dove le persone possono parlare apertamente senza timore di non riuscire a ottenere una promozione o la pagina di un editoriale. Due dei tre ex cancellieri tedeschi hanno accusato l’Europa per la crisi in Ucraina – non la Russia ”

“Dove sono i nostri ex presidenti? Noi sappiamo perché il presidente Clinton non parla, ed è perché lui ha cominciato quella politica. Ma dove è il presidente Carter? Dove sono gli ex segretari di Stato che perseguivano politiche diverse? Perché il silenzio? Abbiamo sviluppato, temo, una cultura politica conformista all’interno dell’establishment.”

Fonte: Voci dall’Estero

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