"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Rompere con l’Unione Europea, il tabù intoccabile per la finta opposizione di sinistra (e di destra)..

di Luciano Lago

Fino a non molto tempo fa, si sentiva spesso pronunciare da alcuni esponenti politici il tipico slogan “ci vuole più Europa” come argomento che avrebbe dovuto convincere anche i più recalcitranti alla bontà delle riforme economiche in chiave europea che venivano  proposte come la panacea del sistema economico oberato dal debito pubblico usuraio.
In realtà dire “più Europa” corrisponde ad invocare di fatto un sistema neoliberista aplicato quanto più possibile nelle ricette economiche, il che significa in pratica dare più potere alle oligarchie, alle lobbies economiche, alle entità sovranazionali,   che corrisponde, come altra faccia della medaglia, nel meno diritti sociali e più omologazione con il “mercato”.

Il disincanto provocato dall’ultima crisi in Grecia ha reso evidente il carattere oligarchico ed antidemocratico del sistema eurista e dei suoi sostenitori. Come se non bastasse un’altro esempio similare viene fornito da ultimo dal Portogallo, dove non si tiene conto della volontà popolare maggioritaria, democraticamente espressa nelle ultime elezioni, perchè questo “potrebbe urtare la Toika ed turbare i mercati”, in base alle dichiarazioni fatte dal presidente portoghese, Anibal Cavaco Silva, che viene già indicato come un emulo del presidente Napolitano, esperto nelle nomine di governi non eletti ma graditi alla Troika europea.

Questo disincanto sull’Europa ha fatto andare in disuso l’espessione (“ci vuole più Europa”)  frequentemente utilizzata dai personaggi come Mario Monti, Enrico Letta e l’ex presidente Napolitano. Non la utilizza il furbo Renzi ma di fatto la applica anche  in senso peggiorativo rispetto ai  suoi predecessori.

Le ricette di austerità imposte dall’Europa sono connaturate al sistema neo liberista che prevede la riduzione del debito pubblico, quello usuraio imposto dalle banche, attraverso le politiche di austerità, le privatizzazioni dei servizi, la riduzione delle spese sociali, il taglio dei diritti e apertura al mercato di tutte le normative e regole interne. Il tutto sotto la finzione della lotta agli sprechi ed alla corruzione.

La situazione di crisi in cui si trovano i paesi europei, in particolare quelli del Sud Europa, non deriva da una congiuntura sfavorevole nè si può ridurre semplicemente ad effetto di  alcuni trattati europei che hanno contribuito a togliere ogni sovranità all’Italia come ad altri paesi europei, il trattato di Maatricht di Lisbona in particolare. In realtà lo stesso processo di integrazione della UE è stato determinato storicamente dalla necessità di assoggettare le Nazioni europee ad un potere sovranazionale che è divenuto nel tempo espressione del grande capitale finanziario dominante ed è stato concepito in funzione di una alleanza economica, politica e militare dominata dalle centrali USA.

I trattati come quello di Maastricht e Lisbona hanno rappresentato più che altro una accelerazione di questo processo che ha privato lo Stato italiano della propria residua sovranità, nel caso dell’Italia già sostanzialmente persa nel 1945 con la guerra persa e l’occupazione anglo americana. Tutto questo ha avuto conseguenze sull’assetto sociale e politico di un paese come l’Italia che ha dovuto consegnare tutte le leve decisionali più importanti all’oligarchia di Bruxelles e Francoforte su tematiche delicate come quelle di spesa pubblica, spesa previdenziale, regolamentazione bancaria, diritti del lavoro, spesa sanitaria, politica industriale, politiche agricole, ecc.. Superfluo constatare come questo processo sia stato passivamente accettato da tutte le forze partitocratiche con poche eccezioni nella errata convinzione di integrarsi su base paritaria con le nazioni del continente, senza prevedere la posizione di preminenza di uno Stato su tutti gli  altri : la Germania. Non a caso la Germania, che prima dell’Euro aveva un debito estero di oltre 300 miliardi, attualmente dispone di  un credito estero di circa 1.800, e nella UE detiene l’iniziativa politica e il potere di veto.

Questo processo è divenuto apertamente dichiarato e diretto  verso la prospettiva di soppressione degli Stati nazionali e la cessione di ogni sovranità, in violazione da quanto disposto dalla stessa costituzione.

Tuttavia si può constatare come la UE possieda tutte le caratteristiche di una costruzione di tipo statale in cui la sua natura, cone i suoi obiettivi, le politiche adottate e le strutture continuano ad essere rette dai trattati internazionali sottoscritti dagli stati in cui , gli organismi decisionali fondamentali sono formalmente ratificati dagli Stati membri e dai quali in pratica le determinazioni stratregiche sono e continuano ad essere sviluppate, a partire dai consensi ottenuti da un direttorio di grandi potenze (Germania, Francia e Gran Bretagna). Risulta imprescindibile conprendere che le direttrici fondamentali della UE non sono l’imposizione di organi tecnici estranei agli Stati, formalmente discendono da accordi interstatali  ma sono conformi agli interessi dalle centrali di potere finanziario e, come tali, vengono imposti spacciandole  per misure che provengono da decisioni prese a Bruxelles.

I partiti politici, quelli che costituiscono la base di sostegno delle politiche neoliberiste, dai popolari ai socialdemocratici ed ai liberali, assieme alle lobbies economiche che guidano tutte le scelte dell’oligarchia europea, hanno fornito il loro appoggio fondamentale a tutte le decisioni prese dagli oligarchi di Bruxelles, anche le più scellerate, come nel caso della Grecia, dove queste forze si sono saldate per chiudere il popolo greco in una morsa, privandolo di fatto di ogni diritto  politico e da qualsiasi chance di poter uscire dal regime vessatorio imposto dall’usura bancaria.

Di conseguenza non bisogna lasciarsi ingannare dalle proposte che qualche forza politica, in Europa, di volta in volta presenta, con la finalità di derogare alle regole imposte dalla Troika ed ottenere degli strappi nelle politiche di austerità. Sono solo espedienti per prolungare il processo di svuotamento delle sovranità degli Stati ed ingannare l’opinione pubblica, distogliendo l’attenzione di questa dall’essenza del problema: la creazione di moneta monopolizzata dalle grandi banche private ed il sistema dell’usura imposto dai grandi potentati finanziari come forma di ricatto sul debito degli Stati.
In particolare la vicenda politica italiana dell’ultimo decennio si impernia sull’alleanza tra la classe politica nazionale euroserva e la grande finanza apolide (tedesca, francese, statunitense); una alleanza creata per spartirsi il risparmio, i redditi, i mercati e le aziende del bel Paese, e posizionarlo sotto il governo del grande capitale finanziario/bancario.

In funzione di questa alleanza, la grande finanza, l’oligarchia di Bruxelles e la BCE, hanno dato mandato di legittimazione politica, oltre al sostegno economico, utilizzando, nella prima fase dell’euro, il credito a bassi tassi, attraverso questo la casta politica ha ampliato strutturalmente la spesa pubblica corrente clientelare; successivamente, nella seconda fase dell’euro, utilizzando la BCE per comperare massicciamente bonds italiani in modo da tenere artificiosamente bassi i loro rendimenti (a dispetto dei pessimi indicatori economici). Si tratta dei partiti e delle consorterie economiche clientelari che hanno sostenuto le politiche dei governi Monti, Letta e Renzi, in quanto politiche strumentali ai loro interessi.

I potentati economici e finanziari hanno avuto tutto l’interesse di mantenere lo status quo (attraverso dei propri fiduciari nominati e non eletti) evitando il fallimento o il collasso finanziario dello Stato Italiano (per effetto dello spread) per avere l’opportunità di spartirsi il malloppo: leggi le ingenti risorse del paese in termini di volume di risparmio, di acquisizione della grandi imprese pubbliche, di privatizazione dei servizi , di acquisizione di patrimoni immobiliari.
Fondamentale per la strategia dei potentati era ed è mantenere l’Italia nell’eurosistema ed avere lo stretto controllo delle politiche economiche. Questo spiega perchè ad affiancare Renzi è stato inserito nel governo un uomo del FMI, il ministro Piercarlo Padoan.

Alla luce di quanto avvenuto ed in particolare con la vicenda illuminante della Grecia, risulta facile arrivare a due conclusioni: primo, l’oligarchia europea non è disposta a modificare la via di un aggiustamento strutturale nella periferia dell’Europa (sono determinati a non derogare); secondo, continuare a seguire le politiche e le direttive imposte dalla eurocrazia di Bruxelles porterà a conseguenze catastrofiche per i diritti e le aspirazioni delle classi sociali sfavorite e per la classe media affossata nel suo potere di acquisto.
Da qui deriva che sarebbe necessaria una rottura radicale con la UE su iniziativa  delle forze popolari e sovraniste, al di là delle divisioni fittizie in sinistra e destra, ormai obsolete,  con rescissione dei trattati e procedura di uscita dall’eruro, meglio se attuata in coordinamento con altri paesi della periferia europea. Questa l’unica soluzione per ricostruire il tessuto produttivo distrutto dalle politiche di austerità neoliberiste, per ridare fiato all’interscambio commerciale in forma competitiva, per procedere ad una politica economica del tutto opposta alle politiche neoliberiste che ripristino le condizioni di autonomia e sovranità dello Stato nazionale  e diano spazio all’emancipazione dai super poteri finanziari.

Al di fuori di questo, tutte le  soluzioni proposte dalle pseudo forze della sinistra (alla Tsipras), o della destra parolaia, lasciano il tempo che trovano e sono funzionali al mentenimento dell’attuale  sistema di potere oligarchico eurocratico.

Nella foto in alto: Renzi balla e festeggia con Jean C. Junker e con Donald Tusk

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  1. Gilles 2 anni fa

    Buon articolo. Mancherebbe aggiungere qche foto e grafico x rendere la pag più attrattiva e facilitare la divulgazione. Saluti

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