"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Rivolte degli agricoltori in Europa

Gli agricoltori di Francia e Belgio sono sull’orlo della bancarotta. La crisi manda a picco anche i produttori agricoli dei Paesi Baltici.
I produttori di latte e carne, non per ultimo motivo a seguito dell’embargo agroalimentare russo, non riescono a vendere i loro prodotti. Il loro malcontento viene espresse nelle manifestazioni di protesta: vengono bruciate gomme, gettato letame contro le prefetture, in alcuni casi vengono occupate le strade. In Bretagna gli allevatori francesi sono disperati: i magazzini sono pieni di carne, i mercati all’ingrosso sono pressochè inattivi. I prezzi di acquisto non soddisfano né i fornitori nè gli acquirenti.

Il ministro dell’Agricoltura francese ha ammesso che anche se aumentassero le forniture di carne suina in Cina, le perdite del mercato russo non verrebbero compensate. Alle promesse delle autorità di trovare un prezzo di compromesso, gli agricoltori hanno perso la speranza e rispondono con accese manifestazioni di protesta. Nel vicino Belgio si assiste a scene di guerriglia urbana. Gli allevatori locali bloccano con i trattori le strade attraverso cui dalla Germania e dal Lussemburgo vengono importati prodotti più economici. In Belgio i prezzi del latte sono scesi sotto il costo di produzione.

Mancano i compratori: nell’Unione Europea da 4 mesi resta in vigore la legge relativa alla soppressione delle quote di produzione, sfruttata attivamente da produttori tedeschi, olandesi e finlandesi. Ogni giorno registrano perdite gli agricoltori della Lettonia. L’industria casearia baltica sta attraversando la più grande crisi degli ultimi 20 anni. La Russia assorbiva circa il 40% delle esportazioni di latte e latticini. Negli allevamenti maggiormente in crisi sono pronti ad inviare il bestiame al macello.

Secondo il ministero dell’Agricoltura lettone, i prezzi del latte dopo l’introduzione delle sanzioni di risposta della Russia sono scesi dopo un anno di un terzo ed ora sono inferiori al costo di produzione. A gennaio 2014 gli allevatori vendevano il latte a 34 centesimi di euro, ora a 20 centesimi. In Estonia ci sono stati tentativi di vendere il latte in polvere persino in Giappone. Ma alla fine non sono stati stipulati contratti di lungo termine e sono stati venduti solo pochi lotti. Perdipiù i produttori di carne hanno dovuto affrontare loro malgrado un’epidemia di peste suina africana.

Sono stati soppressi 15mila animali e sono state chiuse diverse fattorie: quasi 2mila persone hanno perso il lavoro. La malattia, ritenuta non pericolosa per l’uomo, ha suscitato preoccupazioni nei consumatori europei. Persino la carne trattata termicamente, considerata sicura, viene comprata a singhiozzo. A sostegno del settore il governo ha stanziato 13 milioni di euro del piccolo budget.

La Commissione Europea non ha alcuna fretta di risolvere i problemi dei contadini e degli allevatori. Nonostante le perdite, la crisi e le proteste, non è stato deciso di anticipare il vertice dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea, che inizierà solo ai primi di settembre. ( fonte: Italian Irib)

In Italia la situazione dell’agricoltura non è’ migliore, al contrario si potrebbe definire catastrofica per l’effetto combinato della forte siccita’ in Luglio, per le sanzioni che hanno colpito l’export alla Russia e per i provvedimenti presi dall’Unione Europea che ha aperto alle importazioni dal Marocco, contro i cui prodotti, a basso costo, nulla possono i produttori italiani del sud Italia di olio, agrumi e altre culture mediterranee.

Per quanto riguarda i danni derivanti dalle sanzioni alla Russia la situazione è’ ancora  peggiore: l’Accordo raggiunto all’interno della Commissione europea per finanziare con 165 milioni di euro di nuovi aiuti a beneficio dei produttori di ortofrutticoli colpiti dall’embargo russo rappresenta più’ una beffa che un effettivo risarcimento.
Non c’e’ certezza su dove saranno prelevati i nuovi fondi Ue, se dal margine del bilancio agricolo o dalla riserva di crisi:” dopo mesi trascorsi dalla sospensione del provvedimento Ue per il sostegno delle produzioni ortofrutticole danneggiate dall’embargo russo, non è ancora stato pubblicato il regolamento che dovrebbe riaprire i termini per la presentazione delle domande.”

La stessa Coldiretti ha rilevato che risulta assurdo che il settore agricolo, danneggiato da una scelta politica dell’Ue, sia penalizzato due volte, una prima volta per la chiusura di un mercato interessante, una seconda volta con un sostegno ricavato a scapito dello stesso settore. Preoccupa peraltro la mancanza di retroattività necessaria per coprire le settimane di fermo ed è necessario un aumento delle indennità in funzione dei costi di produzione, un allargamento della lista dei prodotti ed una suddivisione delle risorse tra i diversi stati in funzione della produzione ortofrutticola. L’Italia è il principale produttore di ortofrutta dell’Unione Europea.

La Coldiretti incalza, ricordando il provvedimentoche per l’embargo russo è stato sospeso dall’Ue il 10 settembre scorso per eccesso di richieste e per la necessità di alcune verifiche, con la Polonia che aveva presentato l’87 per cento del totale delle richieste. L’Italia aveva richiesto solo lo 0,27 per cento del totale, ovvero 458.864 euro, per 1.326 tonnellate di prodotto.
Oltre a problemi di carattere burocratico che hanno frenato la presentazione delle richieste italiane, risulta palese come le indennità di ritiro siano molto appetibili per paesi con costi di produzione bassi, la Polonia ad esempio, mentre risultino meno interessanti per i paesi, come l’Italia, che hanno costi di produzione elevati.

Questo  il panorama desolante dell’agricoltura italiana, tuttavia il governo sostiene che la ripresa ci sarà’ e si basa sulle ultime statistiche dell’INSTAT che rilevano una crescita dello 0’02% del PIL. Gli  agricoltori, gli allevatori ed i produttori agricoli in genere dovranno essere tranquilli, pagare l’IMU sui terreni agricoli, sulle stalle e sui magazzini  e confidare nella “prossima ripresa”.

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  1. Piero61 2 anni fa

    salve
    basta con la UE/URSS, basta con prodotti alimentari scadenti provenienti dal nordafrica, basta con questo schifo. BASTA !!!
    S O V R A N I T A ‘
    saluti e buonanotte
    Piero e famiglia

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  2. Fraru81 2 anni fa

    Zio Sam ordina, il gregge Ue esegue.
    Mi unisco all’appello di Piero; solo la sovranità ci salverebbe, ma la mondializzazione ha creato un sistema a garrota da cui non ci si può sottrarre.

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  3. Er-nesto 2 anni fa

    Ma dare definitivamente il benservito all’Arica fautrice di tutto questo quando?

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    1. Er-nesto 2 anni fa

      scusate… America

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  4. keki 2 anni fa

    Autarchia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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