"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Rappresaglia Israeliana su Gaza e castigo collettivo per la popolazione palestinese

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Violenta rappresaglia delle forze armate di Israele sulla striscia di Gaza con bombardamenti aerei e lancio di missili aria terra contro obiettivi di Hamas  non meglio definiti,  per vendicare l’assassinio dei tre ragazzi giudei, figli di coloni, sequestrati e ritrovati morti  ieri dalla polizia israeliana.

I bombardamenti hanno già provocato più di una vittima e diversi feriti, alcuni gravi. Nel frattempo tutti i valichi sono bloccati (lo erano già da alcuni giorni) e ci sono difficoltà per far arrivare rifornimenti di prima necessità per la popolazione e medicinali per gli ospedali di Gaza, già strapieni di feriti. Sembra che il governo israeliano, dalle dichiarazioni fatte nelle ultime 24 ore, voglia  arrivare ad una resa dei conti con Hamas, coinvolgendo ancora una volta tutta la popolazione civile che vive nella striscia (un milione e mezzo di persone circa) che già vive da molti anni in condizioni di assedio e di blocco costante da parte delle autorità israeliane.

La polizia israeliana aveva  trovato,  ieri a nord della città palestinese di Halhul, in Cisgiordania, i cadaveri dei tre ragazzi israeliani scomparsi lo scorso 12 giugno. I tre cadaveri sono stati trovati seppelliti e uccisi da armi da fuoco, ha scritto il New York Times. L’area attorno al posto dove sono stati trovati i cadaveri è stata recintata e dichiarata perimetro militare: Haaretz scrive che la polizia ha bloccato tutti i movimenti da e verso Hebron. C’è stato qualche scontro nella zona tra agenti israeliani e cittadini. Il governo israeliano aveva  indetto una riunione di emergenza. Il Parlamento israeliano, la Knesset, ha annullato le sessioni previste .

Bisogna ricordare che, a seguito del rapimento dei 3 ragazzi giudei,  da oltre due settimane le forze di occupazione israeliane avevano scatenato una operazione militare violentissima e indiscriminata contro l’intera popolazione palestinese.

Il sequestro  dei tre giovani coloni israeliani in Cisgiordania era avvenuto nell’area di insediamenti illegali a sud di Betlemme, sotto il totale controllo israeliano. Il governo di Israele aveva  accusato immediatamente il movimento islamico Hamas di essere il responsabile del rapimento e dell’uccisione dei tre, ma senza fornire finora prove concrete. Hamas ha respinto le accuse.

Il bilancio dell’operazione militare, ancora prima della rappresaglia odierna,  era già molto pesante:
· 6 palestinesi morti e oltre 150 feriti a causa del fuoco delle forze di sicurezza israeliane;
· Quasi 600 persone sono state arrestate;
· Oltre 1300 case private e decine di sedi di associazioni della società civile, strutture sanitarie e università erano  state perquisite e devastate;
· Città, villaggi e campi profughi della Cisgiordania erano  stati posti sotto assedio da giorni ed erano  sono stati aumentati i posti di blocco impedendo la libertà di movimento a centinaia di migliaia di palestinesi;
· Decine di bombardamenti erano  stati effettuati nella striscia di Gaza.

Queste azioni portate avanti con migliaia di soldati, a volte terrorizzando la popolazione con incursioni notturne improvvise in abitazioni civili,  non sembravano certo essere   caratterizzate  come delle ricerche e come  indagini in un caso di rapimento, ma piuttosto come una “punizione collettiva” della popolazione civile, in palese violazione del diritto umanitario internazionale e della Quarta Convezione di Ginevra (art. 33), come hanno denunciato anche le organizzazioni per i diritti civili israeliane.

L’obiettivo reale del governo israeliano è  quello di una azione punitiva contro  i palestinesi secondo la logica della rappresaglia indiscriminata, colpire Hamas e  la resistenza popolare contro l’occupazione ed estendere il controllo su i territori occupati.

Mentre si esprime, giustamente, riprovazione  e condanna per l’assassinio per  i giovani coloni , non è possibile  accettare il silenzio di buona parte del mondo politico e istituzionale sulle violazioni dei diritti dei palestinesi e la complicità degli organi di informazione che considerano quanto sta succedendo quasi una normale operazione di polizia.

Naturalmente si riscontra il solito copione dei due pesi e due misure per valutare la violenza di una parte e dell’altra nel conflitto israeliano  palestinese.

Dalle informazioni passate dai media ufficiali  sembra che ci siano vittime di serie A e vittime di serie B in questo conflitto.  Ad esempio il Corriere della Sera, così come altri giornali, dedica ben due pagine alle vittime israeliane, narrandone la loro storia, le aspirazioni, i loro interessi  e le famiglie da cui provenivano i ragazzi.  Bene commiserare le vittime ma, per le vittime palestinesi, ragazzi, bambini e donne, ugualmente innocenti, uccise dall’Esercito israeliano durante varie operazioni di rastrellamento o di controllo,  con azioni del tutto ingiustificate, niente di simile è mai accaduto nei mesi scorsi, al massimo un trafiletto  di poche righe  con una scarna notizia di cronaca, quasi fossero vittime di un incidente stradale.

Questo sbilanciamento vergognoso tende a nascondere la situazione reale nei territori occupati da Israele, si occultano  le responsabilità delle autorità di Tel Aviv nell’aver incrementato le operazioni di repressione sempre più dure contro la popolazione in Cisgiordania, l’arresto ingiustificato di oltre 300 minori palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, il tutto accompagnato da insediamenti illegali di coloni ebrei (arrivati da fuori) nella zona ed abbattimento delle case di famiglie palestinesi per essere soppiantate dai coloni. Tutto questo genera odio e dall’odio nascono   facilmente il fanatismo e la violenza.

Luciano Lago

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