"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Quello che la vicenda della Grecia ci insegna e quello che i media non ci dicono

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di Luciano Lago

La cronaca di quello che accade in Europa in queste settimane ci fornisce lo spunto per fare delle considerazione circa i principi e le nuove regole non scritte su cui sono basati di fatto il funzionamento degli Stati ed i rapporti fra questi ed il mercato.

Da ogni vicenda si possono ricavare degli insegnamenti . La vicenda attuale della Grecia è esemplare per comprendere chi detiene il vero potere al di sopra degli Stati e dei governi nazionali democraticamente eletti: abbiamo infatti assistito al ricatto attuato contro il nuovo governo greco a da parte della Bce con la minaccia esplicita di togliere liquidità al sistema bancario greco.

Un ricatto scritto e formulato anche dalla Commissione Europea (sotto dettatura della Germania) nella forma di “ultimatum”, una formula che non si sentiva in Europa dai tempi del 1914, quando fu l’Impero dell’Austria Ungheria ad inviare l’ultimatum alla piccola Serbia. Questo ci indica quale regresso ci sia stato nella storia del continente europeo in questi anni sotto la tela dei “nobili principi” proclamati dai sostenitori dell’integrazione europea che ha dato luogo a questa Europa espressa da Bruxelles e da Francoforte: l’Europa dei banchieri e dei potentati finanziari.

La Bce e la Commissione Europea, con la complicità della Germania, non permettono che siano interrotte le politiche di austerity neoliberiste, imposte al governo greco, le stesse che hanno fatto sprofondare una buona parte della popolazione greca nella miseria e nell’indigenza, con uno stato di grave violazione dei diritti umani (come accertato anche da una commissione ONU) . Sono le regole volute dal governo tedesco, il vero arbitro dell’Europa dell’euro, oltre che dai potentati finanziari sovranazionali e la BCE, con la sua azione ricattatoria, spalanca le porte agli organismi finanziari che vengono utilizzati come killer nei confronti del governo greco, come di qualsiasi altro governo che osi disobbedire (sulla base di un mandato elettorale) alle direttive economiche imposte dalla Troika. Quello che accade in Grecia costituisce un esempio un domani per la Spagna, poi per il Portogallo, per l’Italia e gli altri paesi indebitati.

Si è verificato di fatto uno svuotamento delle regole democratiche che permettevano (in linea teorica) in questi stati di far decidere ai cittadini, mediante le elezioni, quale linea scegliere e quali politiche intraprendere.

Questo dovrebbe fa capire, anche ai più ottusi, quello che molte volte su questo sito abbiamo cercato di spiegare: chi detiene il vero potere non sono più gli Stati nazionali ma il vero potere è passato nelle mani di entità sovranazionali, genericamente (impropriamente ) definite come “i mercati”.

Vale la pena di ricordare una citazione del vecchio finanziere  di origine ungherese ,George Soros, il quale una volta dichiarò: “I mercati votano ogni giorno ed obbligano i governi a prendere le misure impopolari ma imprescindibili. Sono i mercati quelli che possiedono l’autentico senso dello Stato”.
Questa affermazione riflette la realtà attuale: in termini molto semplici significa che  sono i mercati che comandano nel mondo e dettano le regole, ed  a queste si devono uniformare i governi.

Nella realtà, dietro i mercati si muovono delle entità finanziarie come i grandi fondi di investimento, gli organismi sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la Banca dei Regolamenti, la FED, il WTO, le grandi Banche che sono i rappresentanti del potere economico e le entità che dispongono concretamente del potere reale: quello economico e politico .
Attraverso questi organismi l’Elite mondialista si è assicurata il controllo dei governi delle aggregazioni come la UE, del commercio internazionale e soprattutto del movimento dei grandi capitali finanziari.

l’Elite utilizza un nucleo molto ristretto di istituzioni finanziarie e mega-società per dominare il pianeta. L’obiettivo è quello di averne il controllo dell’economia e del sistema finanziario. La strategia della Elite è quella di rendere tutti i governi schiavizzati dal debito appositamente gonfiato e che tutti gli esponenti politici dei paesi controllati siano sotto il loro controllo e schiavi degli ingenti contributi finanziari che vengono incanalati nelle loro campagne per la rielezione e di conseguenza siano ricattabili.

Un esempio di queste entità finanziarie è la Black Rock, che è uno dei principali fondi di rendita finanziaria fissa nel mondo. Consideriamo che, la sola Black Rock può muovere ogni giorno sui mercati circa 40.000 milioni di dollari di debiti e con questi ha la possibilità di far sprofondare economicamente qualsiasi Stato nazionale, che sia la Grecia, la Spagna, la Francia, l’Italia o qualunque altro, a propria discrezione o sotto la spinta di ambienti interessati alla speculazione finanziaria derivante da un crollo di un singolo stato.

Se volessimo analizzare da chi è composta questa elite finanziaria, potrebbe essere utile  considerare lo studio fatto da James Petras, docente di sociologia presso l’Università Binghamton di New York, il quale  ci spiega che, in base ad alcuni calcoli, il due per cento delle famiglie controlla l’80 per cento dell’intero patrimonio mondiale. All’interno di questa elite, una frazione ancora più ristretta risulta proprietaria e controlla il grosso degli “assets” mondiali e tende  ad arrivare ad una ulteriore concentrazione di multinazionali e società finanziarie. Nel nucleo della classe dirigente finanziaria e politica, i leaders provengono quasi sempre da banche private, in pratica da Wall Street, in particolare dalla Goldman Sachs, da Blackstone, dalla J.P: Morgan Chase,dalla Barclays Plc, dal Carlyle Group ed altre banche d’affari.

Questi gruppi, secondo Petras, organizzano e finanziano i due maggiori partiti negli Usa e tutte le loro campagne elettorali. Sono loro stessi che esercitano pressioni sul Congresso USA , preparano proposte di legge e nuovi regolamenti, operano con strategie globali per imporre deregolamentazioni, liberalizzazioni e libera circolazione dei capitali a livello mondiale, premono sui governi per salvare banche o aziende in bancarotta, spingono perchè si arrivi al pareggio di bilancio tagliando spese sociali e welfare. Queste banche sono presenti in ogni settore dell’economia, in ogni regione del pianeta e possiedono quote del capitale di quasi tutte le più importanti multinazionali.

In conclusione si conferma che la gran parte dei capitali finanziari si trova nelle mani di banche di investimento, degli “hedge found “e di altre entità controllate dalla elite che guida la finanza mondiale. Questa elite possiede delle risorse che sono calcolate in totale per ben 20/25 volte il PIL mondiale, possono comprarsi personaggi di governo in ogni nazione, determinano le nomine dei principali componenti dei CDA nelle banche e nelle multinazionali, designano i loro fiduciari nei principali organismi internazionali (WTO, FMI, Banca Mondiale, ecc.), designano i loro lobbisti e fiduciari presso gli organismi dell’ Unione europea, costituiscono una cupola di comando che influenza ed orienta (si presume) le decisioni politiche anche dei governi di tutti i paesi occidentali.(2)

Naturalmente un crollo finanziario di un singolo stato non è necessariamente nei piani della elite finanziaria. Questo comporterebbe delle conseguenze che si riflettono sulla stabilità dei mercati e come tale non sarebbe gradito in generale poichè l’interesse principale di questi organismi è quello di avere una certa stabiltà sui mercati che permetta loro di fare profitti: meglio quindi far rientrare all’ordine quei governi che volessero discostarsi dalle regole, ecco di conseguenza il subentrare delle agenzie di rating e da queste si muove la leva dello spread, opportunamente manipolata, che può scoraggiare qualsiasi tentativo di “fare delle scelte in controtendenza con i mercati”.

Significativa a questo proposito la vicenda del “golpe bianco” attuato in Italia nel 2011 con le dimissioni forzate del governo Berlusconi (un governo eletto) per far entrare come nuovo capo del governo Mario Monti, fiduciario diretto dei potentati finanziari, nominato e non eletto da nessuno, sotto la minaccia dello spread sul debito italiano. Vedi: Un golpe bianco in Italia per far cadere Berlusconi ?

Chi detiene il potere di creare la moneta e le grandi risorse finanziarie, di fatto detiene il vero potere. Tutto quanto venga argomentato per nascondere questa realtà non conta nulla e si tratta di teorie e di chiacchiere vuote, fatte appositamente per confondere e distrarre l’opinione pubblica, grazie al possente apparato mediatico controllato dagli stessi detentori del potere finanziario.

Bisogna notare che coloro che detengono questo potere non sono quasi mai visibili, benchè si conoscano i nomi di alcune delle più grandi famiglie che detengono le più grandi ricchezze finanziarie (dai Rothshild ai Rockfeller, ai Gordon, ai Du Pont, agli  Astor, Collins, Russel, ecc,) si tratta di una elite finanziaria i cui rappresentanti si riuniscono in Club Esclusivi come il Club di Bilderberg o la Trilateral Commission, il CFR,  il Club di Roma ed altri organismi.

Tuttavia non sarebbe corretto ritenere che i capi delle maggiori banche centrali del mondo (come i Draghi, la Janet L. Yallen, o Mark Carney) siano essi stessi poteri effettivi nella finanza mondiale. Non lo sono. Piuttosto sono i tecnici e gli agenti dei banchieri d’investimento dominanti dei loro stessi paesi, che li hanno fatti salire a quegli incarichi e che sono perfettamente capaci di buttarli fuori. I poteri finanziari mondiali effettivi sono nelle mani di questi banchieri d’investimento che restano largamente dietro le quinte nelle loro banche private non incorporate. Essi formano un sistema di cooperazione internazionale e di dominio nazionale che è più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali.”

Per capire come ragionano e quale visione del mondo abbiano questi personaggi, posti al vertice delle maggiori istituzioni finanziarie, risulta istruttivo riportare la frase rilasciata nel corso di una intervista da Lloyd Blankfein, n. 1 della Goldman Sachs, il quale, ad una domanda dell’intervistatore, circa quale fosse lo svolgimento delle sue funzioni, questi ha risposto: “il ruolo dei banchieri è quello di fare il lavoro di Dio” (the role of an investment bank as doing “God’s work.”).  Vedi: Still ‘God’s work’? Blankfein defends Goldman

Il senso di quella frase sta nel fatto che questi personaggi si ritengono detentori di un potere che è al di sopra dei singoli stati e dei governi, loro sono consapevoli di essere “il vero potere”.

Da notare che alcuni dei maggiori esponenti dell'”establishment” politico ed economico europeo e statunitense sono usciti dalla Goldman Sachs, fra gli ex-dipendenti e gli ex consulenti più illustri, figurano i Segretari al Tesoro statunitensi Robert Rubin e Henry Paulson, il Governatore della Bank of England ed ex governatore della Bank of Canada Mark Carney, il Governatore della Banca centrale europea Mario Draghi e l’ex Presidente del Consiglio italiano Mario Monti, l’ex commissario europeo Romano Prodi.

Nessuno peraltro deve poter mettere in questione le ricette del sistema neoliberista ed i dogmi del monetarismo praticato in questo sistema. Coloro che occasionalmente lo fanno corrono dei seri rischi di essere in un primo tempo emarginati e definiti populisti e retrogradi, in un secondo tempo, qualora siano giudicati pericolosi, rischiano per la propria incolumità personale di essere coinvolti in qualche strano incidente o direttamente assassinati dai sicari di qualche servizio.

Vedi l’attuale esempio del governo ungherese di Orban che si è sottratto ad alcune regole neoliberiste e per questo è oggetto di una campagna di pressioni (incluso uno stano incidente a cui è scampato) e di demonizzazione guidata da precisi ambienti politici e finanziari. Vedi: L’Ungheria esce dalla recessione e caccia il Fmi

Tornando al discorso della Grecia, questa è considerata una economia problematica ed all’Europa delle centrali finanziarie conviene molto di più mantenerla all’interno del contesto dell’euro sistema in modo da poterla controllare, evitando che possa fare il “salto del muro” e passare sotto tutela della Russia o della Cina, paesi che si trovano in questo momento in contrasto con i poteri finanziari dominanti.

La Grecia è un piccolo Stato in Europa e non ha potere contrattuale, facilmente ricattabile, deve assoggettarsi alle regole e continuare nella strada che i signori di Buxelles gli hanno indicato, non deve costituire un “frattura” all’interno della UE.

D’altra parte la questione non riguarda soltanto la Grecia ma tutti gli Stati nazionali che stanno progressivamente svuotandosi di ogni potere e di ogni sovranità: Il potere effettivo è destinato a passare nelle mani delle grandi corporazioni internazionali e nelle istituzioni sovranazionali. Gli Stati nazionali sono considerati ormai come istituzioni non più necessarie ma anzi d’ostacolo verso il percorso destinato a creare un nuovo Ordine Mondiale,  l’obiettivo finale delle forze mondialiste.

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