"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

PUTIN, OBAMA, XI E I RETROSCENA CHE I MEDIA NON VI RACCONTANO

Obama Putin

di Patrick L. Smith

In materia di politica estera, le ultime settimane cominciano ad assomigliare a uno di quegli eventi celesti che avvengono una volta tanto, dove tutti dovrebbero andare a guardare il sole, la luna e le stelle allineati. Stanno succedendo molte cose e, se le mettiamo tutte insieme, come gli antichi greci immaginavano le costellazioni, emerge un disegno. E’ ora di disegnarlo.

In Ucraina la situazione sul terreno è di nuovo caotica. L’economia del paese non è lontana dalla pura estinzione. Non l’avete letto perché non si accorda con la storia ufficiale, ma il cuore dell’Ucraina a malapena batte. Più a est, sentiamo dai mercati finanziari che il calo del rublo sta portando la Russia sull’orlo di un altro collasso finanziario.

Vediamo. Il prezzo del petrolio è ora al di sotto degli 80 dollari al barile. Mi costa quasi 20 dollari in meno fare benzina oggi rispetto a un anno fa, e non mi dispiace. Ma come mai il prezzo del greggio è sceso in così poco tempo? A guardare i fatti non ha senso e, manco a dirlo, i media non ci aiutano a capire.

Continuamo l’elenco. Lo scorso fine settimana il segretario di Stato Kerry è andato in Oman per un altro giro di incontri sul nucleare iraniano. La Russia è di recente emersa come un potenziale attore chiave dell’accordo, che siglerà il successo o il fallimento della carriera di Kerry. Quest’ultimo di fatto con una mano saluta il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, e con l’altra gli assesta un colpo ben sotto la cintura.

Deve esserci un senso a tutto questo, anche se noi non lo vediamo.
Ancora: la settimana scorsa Obama è stato a Pechino per un incontro con Xi Jinping. Sempre nella capitale cinese, il nostro presidente ha incontrato altri leader asiatici per promuovere un accordo commerciale che ha tra gli scopi principali isolare la Cina portando il resto della regione nel campo neo-liberista (anche se, da come la vedo io, Washington non riuscirà mai a far decollare il sovraccarico e pretenzioso Partenariato Trans-Pacifico).

Di grande rilievo nell’agenda di Xi (c’era anche lui al forum economico del Pacifico) è stato il recente lancio di un istituto di credito solo per gli asiatici, pensato per rivaleggiare la Banca per lo Sviluppo Asiatico, l’affiliata della Banca Mondiale che fa gli interessi degli occidentali in Oriente. Essendo assolutamente contraria alla possibilità che i popoli sostengano il loro sviluppo senza l’assistenza americana e tutto quello che ne segue, Washington ha usato ogni strumento possibile per affondare questa nave. Quando Obama è sceso dall’aereo a Pechino, la Banca d’Investimento per la Infrastrutture Asiatiche aveva 50 miliardi di dollari di capitale e 20 membri, ed entrambe le categorie si espanderanno in futuro.

Xi, nel frattempo, ha avuto un incontro produttivo (un altro) con il formidabile Vlad. Le mie fonti, che hanno partecipato, mi riferiscono che entrambi hanno fornito grandi prestazioni. A breve la Russia venderà abbastanza gas naturale a oriente per coprire gran parte del fabbrisogno cinese e, occhio a questo, nel lungo periodo potrebbe battere sul prezzo le forniture americane negli altri mercati del Pacifico, che sono la chiave per il successo dell’attuale boom di produzione.

Insomma, c’è parecchio da mettere insieme. Da come la vedo, i temi di fondi in tutto questo sono due: è in corso un’attività costruttiva e una distruttiva. I lettori potrebbero pensare che stia semplificando troppo, ma per questo c’è la sempre vivace sezione commenti qui sotto.

Torniamo per un momento a inizio settembre. Il 5, la Germania ha mediato un cessate il fuoco tra il governo ucraino a Kiev e i “ribelli” nella regione orientale del Donbass. Washington aveva espresso chiaramente che non voleva prendervi parte, preferendo a continuare le ostilità. Dopo di che, sono successe cose strane. Meno di una settimana dopo la firma del Protocollo di Minsk, Kerry ha fatto una gita poco notata a Jeddah per incontrare il re Abdullah nella sua residenza estiva. Le poche volte che la notizia è stata riportata è stato detto che faceva parte della campagna di Kerry per assicurarsi il supporto arabo nella lotta contro lo Stato Islamico. Fermi tutti. La visita non ha avuto solo questo scopo, mi dicono le mie fonti affidabili. L’altra metà della visita aveva a che fare con il mai sopito desiderio di Washington di rovinare l’economia russa. Per farlo, Kerry ha detto ai sauditi: 1) di aumentare la produzione; 2) di tagliare il prezzo del greggio. Tenete a mente questi numeri: i sauditi producono un barile di petrolio per meno di 30 dollari per andare in pareggio; i russi hanno bisogno di 105 dollari.

Poco tempo dopo la visita di Kerry, i sauditi hanno cominciato ad aumentare la produzione di oltre 100.000 barili al giorno nel resto di settembre, e pare ancora di più in seguito. La settimana scorsa hanno fatto scendere il prezzo del greggio arabo leggero di 45 centesimi a barile, ha appena riportato Bloomberg News. Ciò ha dimostrato di scuotere il mercato, portando i prezzi a 78 dollari al barile.

Pensate a questo: sta arrivando l’inverno, ci sono serie interruzioni della produzione in Iraq, Nigeria, Venezuale e Libia, altri membri OPEC stanno invocando aiuto, e i sauditi fanno una appresso all’altra delle mosse che sicuramente faranno calare i prezzi ancora di più? Fate i conti voi, tenendo a mente l’itinerario non riportato di Kerry; io per aiutarvi vi offro quanto segue da una fonte estremamente ben posizionata nel mercato delle materie prime: “Adesso ci sono mani molto grandi che spingono il petrolio nell’offerta globale” mi ha scritto per email l’altro giorno.

Si dice che i russi, intanto, stiano mandando soldati e artiglieria avanti e indietro, o forse solo avanti, oltre il confine ucraino. Questo leggiamo, ma non leggiamo nulla sul motivo, ammesso che sia vero. Siamo invitati a credere che non ci sia alcuna ragione degna di essere riportata. Ebbene, declino l’invito. E’ probabile che questi sviluppi riportati siano una reazione a delle mosse tenute nascoste. Vista la contrarietà di Washington verso il Protocollo di Minsk, e le manipolazioni subdole dei mercati petroliferi che ha messo in atto da quando è stato firmato, credo che ciò sia quanto meno probabile.

Per quanto riguarda l’economia ucraina, sta diventando indecente ancora prima che il Fondo Monetario Internazionale vi metta le mani sopra. Un analista della Royal Bank of Scotland a Hong Kong, Roland Hinterkoerner, ha appena pubblicato un’analisi, di cui alcuni punti salienti sono:
-Con la caduta del rublo, Kiev ha dovuto rimuovere il cambio fisso di 13 grivnia per un dollaro. La moneta ucraina è crollata del 15% nelle 5 sessioni successive. Da un rapporto di 8 a 1 solo un anno fa, ora occorrono 16 grivnie per comprare un dollaro.
-Essendo il sistema bancario in pericolo, un terzo dei depositi è stato ritirato (vale a dire, prima che la valuta collassi). “Non c’è modo di riparare il danno con qualche tipo di ricapitalizzazione” scrive l’analista della RBS.
-I tentativi di fermare la caduta della grivnia hanno pericolosamente svuotato le riserve di valute straniere.
-L’Ucraina deve alla Russia entro fine anno 1,6 miliardi di dollari per le bollette del gas, e poi si troverà davanti a bollette di 700 milioni al mese per le nuove forniture.
-L’associazione automobilistica ucraina ha appena riportato che le nuove immatricolazioni a ottobre sono cadute del 65% rispetto all’anno scorso, per un totale di 5.900 unità (in un paese di 46 milioni di persone). Il primo produttore, Saporisky Awtomobilebudiwny  Sawod, con 21.000 impiegati, ha prodotto 1.007 veicoli.

Questo genere di resoconti mi lascia quasi senza parole. Tutto quello che abbiamo letto quest’anno, gli eventi successi in nome della “democrazia” e una vita migliore per gli ucraini, questo è quanto. “L’economia?” conclude Hinterkoerner: “Quale economia?”

Procediamo. Kerry ha appena finito in Oman, dove si è tenuto un giro di incontri sulla questione iraniana appena prima del 24 novembre, data di scadenza stabilita per trovare un accordo. All’improvviso il ruolo della Russia in questo dialogo è diventato potenzialmente molto rilevante. Per superare l’impasse sul numero di centrifughe dell’Iran, Mosca si offre di prendere gran parte dei depositi di uranio non processato e di ritornare il combustibile arricchito quando l’Iran ne avrà bisogno per il suo programma energetico. Questa è la riproposizione di un’idea ventilata per la prima volta 5 anni fa, e questa volta Teheran la trova accettabile, almeno provvisoriamente.

Mettete questo nel contesto: con la prospettiva a portata di mano di mettere fine a 35 anni di inutili ostilità, questo è il momento di pestare la Russia più duramente possibile con sanzioni, interventi a suo svantaggio nei mercati e, chi può dirlo, magari militarmente in Ucraina? Uno comincia a pensare che Washington semplicemente non possa farne a meno, e su questo espanderò tra un minuto.

E adesso a Pechino. Nessuno la metterà in questo modo, ma Obama è arrivato con un fallimento già ottenuto e altri a venire. In primo luogo è stato un errore opporsi all’istituzione di credito asiatica sponsorizzata da Pechino, e già gli americani stanno cominciando a pagarne il prezzo. Avrete notato che il trattato commerciale TTP non sta procedendo. Il patto sul clima firmato da Obama e Xi sembra finora un accordo fatto tanto per fare, tanto perché Obama avesse qualcosa da portare a casa in trionfo. Gli unici “successi” che i media americani hanno potuto riportare sono un po’ di misure che apriranno i mercati a vantaggio di specifiche aziende americane. Niente che un negoziatore commerciale alle prime armi non avrebbe saputo ottenere.
Ed ecco perché: da parte americana non c’è visione, solo resistenze e obiezioni. Xi ha costantemente sollecitato “un nuovo rapporto tra super potenze”, e se qualcuno può spiegare perché ciò non è un pensiero perfettamente logico di fronte alle realtà del 21° secolo, di nuovo lo invito a commentare qui sotto.

La convinzione di Washington di essere la potenza del Pacifico predestinata e senza rivali risale alla crociera imperiale di Roosevelt nella regione dopo che gli USA avevano sconfitto gli spagnoli e massacrato il movimento democratico filippino.Non possiamo cedere l’osso, al diavolo i fatti.

Xi, d’altra parte, si basa del tutto sui fatti, e non pochi di questi hanno a che fare con legami più forti con la Russia. Xi e Putin quest’anno avevano già stretto le mani su di un epocale, gigantesco accordo sul gas da 400 miliardi di dollari. Come si sarà sentito Obama quando i due hanno annunciato durante la sua visita che ne avevano raggiunto un altro, questa volta da 325 miliardi? Il gas arriverà dalla Siberia attraverso un gasdotto non ancora costruito. PetroChina acquisirà il 10% di una sussidiaria di Rosneft, azienda del gas russa. Entro il 2020 la Cina otterrà un quarto del suo fabbrisogno di gas dalla Russia; i russi in cambio venderanno alla Cina più gas di quanto ne vendano oggi all’Europa. Chissà perché i vostri media non ve ne parlano.

La Russia ha numerosi altri accordi energetici con la Cina, compreso uno che raddoppia le esportazioni di petrolio alla Repubblica Popolare. Poi c’è il Fondo d’Investimento per la Via della Seta, uno strumento da 40 miliardi di dollari per finanziare progetti di sviluppo nei 7 paesi dell’Asia centrale. I rapporti con il Vietnam e il Giappone, recentemente orribili, sembrano ora in ricomposizione. Alla faccia, forse, del ruolo di Washington quale protettore della regione dall’impero che si risveglia.
“Mettete tutto insieme,” scrive Ken Courtis, da decenni un acuto osservatore della scena internazionale, “e avete il quadro di numerose importanti iniziative che saranno la chiave del crescente ruolo di guida della Cina nello sviluppo tramite l’investimento nelle economie di altri mercati emergenti.”

Courtis ha avuto uno scambio curioso con Putin durante alcune sessioni del forum economico di Pechino. Ha chiesto se la Russia fornirebbe alla Corea del Nord garanzie di sicurezza se questa accettasse di rinunciare alle armi nucleari. Putin ha risposto in parte: “La Sua domanda è troppo intelligente. Questo non è ancora il momento di sollevare la questione, tanto meno di darvi risposta. Spesso il problema nel mondo non è che i piccoli paesi, che si sentono sotto assedio, non sono disposti a cambiare. Piuttosto è che i paesi più grandi stanno facendo i prepotenti come i bulli nel cortile di scuola, e non sanno quando smettere.”

Spero che Kerry e Obama stessero ascoltando. Courtis crede che “Putin stia segnalando all’Occidente che non ci sarà ulteriore aiuto dalla Russia per sanzioni contro la Corea del Nord o altrove. In quel ragionamento si potrebbe anche leggere Iran, Siria, Venezuela ecc.”

Sono d’accordo. Possiamo cominciare a collegare le stelle, vedere la nostra costellazione e identificare i costi di un costante comportamento distruttivo da parte di Washington, qui, lì e ovunque. Nel caso specifico, gli accordi energetici sino-russi non possono essere considerati che risposte di lungo termine alla rinnovata guerra fredda dell’Occidente contro la Russia e al suo rifiuto di accettare l’emergere della Cina. E Putin vuole sì un accordo con l’Iran per dimostrare l’importanza della Russia come attrice globale, ma anche lì non è lontano dall’essersi stufato.

L’ovvia domanda è che cosa stiamo osservando mentre tutti questi avvenimenti si sviluppano e confluiscono in un’unica realtà. Questo momento particolare sembra chiarirlo. Nostalgici del periodo di primato conosciuto come “il secolo americano”, gli USA non possono accettare che sia passato. La conseguenza logica è un tentativo di distruggere il mondo che sta nascendo, di distruggere alla fine la storia stessa.

Le altre maggiori potenze del pianeta, con tutti i loro difetti e vergogne, capiscono che il loro momento è arrivato, che è in vista la parità tra l’Occidente e gli altri. Questo è il nocciolo della realtà da non perdere di vista.

I problemi interni di Cina e Russia sono come quelli dell’America: devono essere risolti dai cinesi, dai russi e dagli americani: cosa che capiamo facilmente quando interferiscono gli altri ma non quando siamo noi a intrometterci altrove. Peccato. Ma solo per quanti insistono a tenere l’estremità sbagliata del bastone.

I vincitori e i perdenti di questo secolo non sono ancora chiari, ma ad ogni nuovo evento, ogni errore diventano più evidenti. Mi piace il pensiero di uno studioso cinese poi diventato diplomatico e poi di nuovo studioso, espresso l’altra sera a una cena a Pechino, come mi ha raccontato un amico. Parlava di Ucraina, ma il commento vale ovunque: “Dal nostro punto di vista vediamo tutta questa agitazione come un rumore di superficie.” Poi ha citato quella scena del Macbeth: “La vita è solo un’ombra che cammina, un povero attore che avanza e si agita finché è sul palco e di cui poi non si sente più nulla. E’ una storia raccontata da un idiota, piena di suoni e veemenza, che non significa niente.”
I cinesi: sempre dalla vista lunga. Chi sono gli idioti nell’interpretazione di quest’uomo? Mi fermo qui.

Fonte: Salon.com
Traduzione: Anacronista

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