"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Putin e l’Occidente smascherato

Vladimir Putin

di Andrea Muratore

Putin ha avuto il grande merito di aver aperto la discussione sul reale ruolo dell’Occidente nel mondo e di aver finalmente affossato il famoso concetto di fine della Storia.

Il mare magnum della pubblicistica mainstream non perde un colpo per demonizzare la Russia e Vladimir Putin.

L’idea martellante del “nemico alle porte” cannibalizza il buon senso ed è ripetuta da chiassosi e striduli “intellettuali” sino a diventare pedante. L’assurdo paragone tra il regime nazista e il governo Putin è un’altra chicca tra le innumerevoli presentateci dalla farsesca sagra della banalità in atto. Manca, nei pennivendoli e negli altoparlanti di regime, una visione geopolitica chiara e una fondatezza obiettiva: essi si riducono a scialbi megafoni di reiterati luoghi comuni.

Una continua osservazione da questi ripetuta sarebbe la totale assenza di democrazia in stampo occidentale in Russia. Le esperienze del primo decennio post-URSS testimoniano come nella realtà dei fatti ciò sia un bene: il sistema russo attuale ha avuto il grande merito di permettere azioni limitative alle aspirazioni della classe predatoria degli oligarchi, che dopo la fine del governo di Gorbaciov hanno potuto arricchirsi speculando in maniera irrefrenabile sulle risorse naturali e tecniche del paese contribuendo, assieme alle scellerate politiche del governo Eltsin, allo sfacelo finanziario del paese, costretto a elemosinare gli aiuti del FMI.

In ciò Putin ha raggiunto un duplice, importantissimo obiettivo: in primo luogo il rimborso completo del prestito contratto con l’Occidente ha evitato alla Russia il destino dell’asservimento al grande capitale iperatlantista, a costo ovviamente di un riequilibrio delle dinamiche interne al paese. È qui necessario ricordare come nell’animo russo il sistema democratico parlamentarista sia sempre apparso come il “Cavallo di Troia” dell’Occidente per stravolgere gli assetti del paese.

Uno stato-civiltà (in quanto la Russia corrisponde pressappoco al 90% di quella che Huntington definisce la “civiltà ortodossa”) difficilmente sarà positivamente recettivo a ciò che gli è estraneo. E quindi nelle logiche russe è molto più accetta l’idea di un governo che prima che sulla democraticità della forma sia centrato sulla sostanza della figura di un leader che sappia guidare autorevolmente il proprio paese. E qua sta la seconda, grande conquista di Putin: la dimostrazione al mondo intero che si possono smantellare le istituzioni “prefabbricate” imposte ad un paese sostituendole con modelli più consoni al contesto storico, sociale e culturale della propria nazione, senza che da ciò risulti un crollo nei consensi per gli artefici di tale piano.

Putin fa paura ai governi NATO prima ancora che per le tanto sbandierate “mire egemoniche” (che nei fatti altro non sono che un tentativo di correggere errori burocratici compiuti dall’estabilishment sovietico coniugato a un nuovo dinamismo in campo internazionale) anche e soprattutto per aver esposto il fianco dell’Occidente a una critica severa, per aver costituito, assieme a altri governanti lungimiranti, una solida e valida alternativa che neanche l’assedio economico, che pure ha portato severe conseguenze, ha saputo abbattere.

Putin ricorda ai politici di tutta Europa che un’Unione Europea ha senso solo nel contesto in cui siano tollerate e accettate anche le specifiche e irrinunciabili peculiarità delle singole nazioni. Insegna, assieme all’altro grande personaggio del momento, Papa Francesco, come l’egemonia USA sia di fatto aria fritta se a pararle il colpo interviene una voce autorevole e decisa.

Insomma, Putin ha avuto il grande merito di aver aperto la discussione sul reale ruolo dell’Occidente nel mondo e di aver finalmente affossato il famoso concetto di fine della Storia già incrinato dai conflitti del Golfo Persico degli anni ’90 e 2000. Includere la Russia nel nuovo “concerto continentale” non appare forse, alla luce di questa analisi, più lungimirante di imporle assurde e deleterie sanzioni economiche in nome della difesa di una civiltà che stenta a riconoscere motivi d’unione al di là di missili Tomahawk, McDonald’s e stampa faziosa?

Fonte: L’Intellettuale Dissidente

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  1. Piero61 2 anni fa

    salve
    condivido e apprezzo tutto di questo articolo, tranne la definizione di grande uomo relativa a Papa Francesco; io sono cattolico ante Vaticano II, quindi cattolico vero e sinceramente le “uscite” di questo Papa mi lasciano decisamente perplesso. Ogni volta che apre bocca, crocifigge di nuovo Gesù e ribalta ciò che il Cristo ha detto e confermato, basti sapere che ha come teologo di fiducia tale Card Kasper che ha più volte affermato che l’Ostia è solo un pezzo di pane e altre allucinanti teorie moderniste.
    Tornando a Putin, è palese che è un uomo di una statura politica immensa, basata su un naturale buon senso e su di una visione elementare, quindi normale, delle cose.
    saluti
    Piero e famiglia

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    1. Luciano Lago 2 anni fa

      In effetti concordo con lei, possibilmente l’avrei chiamato “grande personaggio” vista la statura internazionale che comunque il Papa, per la sua funzione, possiede comunque.
      Ricambio i saluti

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      1. mimmo 2 anni fa

        non so cosa è un un “grande personaggio” di statura internazionale,ma ricordo Papa Giovanni XXIII,e perfino Papa Luciani, per la gran paura che mise ai suoi assassini.
        Francamente Papa Francesco non mi impressiona per niente.
        Questo non è il tempo per grandi uomini, almeno per l’occidente, ma per personaggi che, al massimo ci ricordano mr.bean e stan laurel…(giusto per restare a casa).
        Lo so, è infantile giudicare gli altri per l’aspetto esteriore, ma sembrano messi apposta proprio per svilire i ruoli che ricoprono.

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  2. Idea3online 2 anni fa

    Putin rappresentate dell’aristocrazia “zarista”, ha il compito di dare un reset alla Russia dell’Unione Sovietica creatura della Rivoluzione bolscevica, ed inoltre alla Russia della Perestroika. Stanno cercando di eliminare il fluido ideologico imposto dall’esterno che ha fatto crollare l’Impero degli Zar. Non è un caso che la Chiesa Ortodossa sia presa molto in considerazione, in un Impero dove era presa in considerazione prima del 1917. Solo dopo il 1917 l’ateismo con l’attacco alla Chiesa Ortodossa, divenne la religione dello Stato, ma non era una ideologia degli Zar. Putin desidera ridare lo spirito e la vita all’Impero degli Zar.

    Inoltre alcuni testi dicono:
    La terza parte del libro è dedicata al periodo bolscevico, tema che il Codevilla padroneggia con assoluta sicurezza. I tragici avvenimenti che si sono susseguiti a partire dal colpo di Stato dell’Ottobre 1917 sono ricostruiti con la massima precisione e documentati su fonti originali, veramente assai numerose, molte delle quali sino ad ora totalmente sconosciute al lettore italiano. Nel denunciare gli eccessi di quella che viene definita la “barbarie bolscevica”, il Codevilla non si lascia prendere dalla passione ideologica, ma ricostruisce con perizia e con infiniti rinvii alle fonti una realtà pressoché sconosciuta alla cultura occidentale.
    L’autore esamina dettagliatamente il periodo del Patriarca Tichon, illustrando l’opera della polizia politica per favorire la distruzione della Chiesa dall’interno (movimento degli innovatori), ed i difficili anni successivi, in particolare quelli del metropolita Sergij cha ha dato avvio ad un modus vivendi con lo Stato, che, come ampiamente documentato, si sarebbe trasformato in un modus moriendi se non fosse intervenuta la guerra e la necessità di Stalin di ottenere l’aiuto della Chiesa e dei fedeli, promettendo ad essi uno spazio di libertà religiosa in cambio del loro contributo per vincere la Seconda Guerra Mondiale, chiamata in Russia, non a caso, Grande Guerra Patriottica.

    http://www.loccidentale.it/node/69590

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