"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Putin di fronte alla nuova fase dell’era Trump. Fidarsi ma non troppo….

di Luciano Lago

Il presidente russo Vladimir Putin pochi giorni fa in una intervista rilasciata alla NTV ha dichiarato che “il tentativo di creare un mondo unipolare è crollato ed il pianeta sta recuperando il suo equilibrio”, come riportato. La situazione sta cambiando, considero qualche cosa che già non è un segreto per nessuno visto che tutti lo vedono in questo modo e che molti dei nostri soci preferiscono accedere ai principi dei regolamenti internazionali poichè l’equilibrio mondiale si sta recuperando”.

Il capo si stato russo ha riconosciuto che il tentativo di costruire un “Nuovo Ordine Mondiale” non era giustificato. “Stiamo vivendo in un’altra dimensione. Tuttavia noi, ovvero la Russia, abbiamo sempre operato sotto il criterio che, per difendere i nostri interessi dobbiamo rispettare le aspirazioni degli altri paesi”, ha analizzato Putin.
“Questo è il modo con cui vogliamo costruire le nostre relazioni con i nostri colleghi” ha spiegato Putin il quale ha dichiarato che “nel mondo attuale si prendono in considerazione soltanto coloro che sanno parlare con una voce sufficientemente forte”.

Nel corso dell’intervista Putin aveva anche voluto menzionare il presidente eletto Trump che era un imprenditore ed adesso è il leader del paese più importante , dell’economia più influente e della maggiore potenza militare, ha detto con entusiasmo.
Putin ha dicharato di essere fiducioso che Trump sia una persona intelligente e che sia in grado di assimilare rapidamente il livello di responsabilità che comporta il suo incarico.

Queste dichiarazioni di simpatia e di entusiasmo per il nuovo presidente USA non devono però ingannare.
Putin è un personaggio politico che ha dimostrato di essere serio e riflessivo, in grado di calcolare per tempo le situazioni e studiare le mosse degli altri giocatori sulla scena internazionale. Lui stesso ha sperimentato toppe  volte gli inganni e le trame di Washington per essere così ingenuo nel fidarsi di alcune frasi e dichiarazioni di cortesia fatte sia da Trump che da altri personaggi dell’establishment USA, dopo l’elezione del nuovo presidente.
Di sicuro Putin vorrà sfruttare a proprio vantaggio una prima fase di riavvicinamento che presumibilmente Trump vorrà attuare nei confronti della Russia, rispetto alla grezza strategia di provocazione operata da Barack Obama.

Nell’ambito di questa fase possiamo scommettere che la nuova Amministrazione USA metterà fine allo spiegamento massiccio di truppe, di mezzi corazzati e postazioni missilistiche vicino ai confini russi. Spiegamento che la NATO sta attuando in questi giorni in collaborazione con i contingenti di Germania e Polonia. Un fatto che sta sollevando molte critiche nella stessa Germania nei confronti della Merkel e della sua posizione di subalternità totale alle politiche militariste degli USA.
Anche se Trump potrà attuare gesti di “buona volontà” nei confronti della Russia, ad esempio mettendo fine a questo spiegamento che rappresenta una smaccata provocazione e trovando una formula di compromesso in Siria, dove la Russia si trova in posizione di netto vantaggio, questo non cambierà il quadro generale.

In definitiva  sarà meglio che i responsabili russi tengano bene a mente quale sia il programma definitivo della elite che guida gli USA, a prescindere di chi sia l’inquilino della Casa Bianca. Questo programma prevedeva e prevede di schiacciare quelle potenze che si oppongono al dominio egemonico della elite USA sul piano geopolitico e geofinanziario mondiale.
La Russia e la Cina sono le due potenze che possono contendere agli USA il dominio egemonico mondiale, sarà bene calcolare questa realtà. Questo significa che l’elitè USA prevede in prospettiva una guerra con ciascuna di queste potenze e, in subordine, la sobillazione dall’interno, tecnica in cui l’apparato dei servizi di intelligence USA si è fortemente specializzato.

Questo significa che Putin deve approfittare di questo periodo per rinforzare le difese miltari russe, rinsaldare la sua economia e soprattutto, individuare e neutralizzare le quinte colonne dell’Occidente all’interno della Russia, la prima delle quali è costituita dalla Banca Centrale russa e le altre dagli oligarchi collegati con l’elite finanziaria USA che ancora si trovano ad occupare posizioni nei gangli dell’apparato economico della Federazione russa.

Putin ha ottenuto degli indubbi successi nella gestione della sua politica negli ultimi anni, dalla neutralizzazione della minaccia USA in Ucraina, dopo il golpe di Maidan, impedendo l’occupazione della Crimea e delle province del Donbass alla giunta ucraina, quella  costituita dalle marionette di Washington installate al Governo dell’Ucraina.
La Russia si è imposta in Siria mandando all’aria il piano di smembramento del paese predisposto dagli strateghi israel-americani, tanto da mettere a nudo il doppio gioco di Washington che utilizza i gruppi mercenari jihadisti per i suoi fini geopolitici. La conquista di Aleppo ha segnato il punto di svolta del conflitto.
Questa operazione ha sconvolto gli equilibri della regione medioorientale attraendo nell’orbita russa paesi come la Turchia, l’Egitto e l’Iran ed estromettendo gli USA da buona parte della regione. Con quest’ultimo importante paese, l’Iran e con la Cina, Putin ha realizzato un capolavoro strategico, con il creare un blocco militare ed economico che può essere in grado di contrastare definitivamente l’espansionismo USA verso l’Asia.

Ad ogni successo di Putin e della Russia è corrisposta una dura sconfitta e battuta di arresto per gli USA e per l’Amministrazione Obama che ultimamente è riuscita a coprirsi di discredito tanto all’esterno come al suo interno.
Si può essere certi che i componenti dell’elite di Washington (Wall Street, Rothshild, Goldman Sachs, Soros, Trilateral e le varie lobby collegate), non rinunceranno al loro piano strategico di dominio. Anche se si manifestano attualmente contrasti all’interno dell’establishment USA tra i vari componenti (CIA, Pentagono, DIA e CFR ), questi sono presumibilmente sui mezzi ma non sui fini.

Non si può davvero credere che Trump possa discostarsi dall’agenda stabilita da questo possente apparato. Se volesse farlo, sarebbe esposto a dei rischi mortali ed è quindi probabile che debba rivedere (per quieto vivere) alcune delle sue posizioni espresse nel corso della campagna presidenziale, come quelle sulla NATO e sulla cooperazione con la Russia contro l’ISIS (a tutti gli effetti una creatura USA). Possiamo scommettere che l’unica cosa che l’elite consentirà a Trump sarà quella di cambiare strategia me non certo gli obiettivi.
Per questo Putin dovrà esssere molto cauto e prepararsi al peggio stringendo ulteriormente il blocco Russia- Cina- Iran che è quello che può fare la differenza e mettere in crisi l’avversario.
Il vento sta cambiando non solo in Medio Oriente ed in Asia ma anche in Europa e la Russia potrebbe trovare nuove alleanze e nuove possibilità di intese. Un blocco euroasiatico è quello che potrebbe smontare e ridimensionare i piani della elite anglo USA in modo definitivo.

Fonti:  Russia Insider

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Boulevar Voltaire

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  1. Gianfranco 3 mesi fa

    Teniamo presente che il drastico cambio di rotta lo ha diramato Z. Breziznky in quell’ importantissimo articolo apparso a settembre 2016, su “The American Interest”, dal titolo “Towards a Global Realignment”(verso un riallineamento globale). Se Brezinsky “suggerisce” che gli Usa hanno definitivamente esaurito la corsa imperialista e devono fare immediatamente un passo indietro per allinearsi con Russia e Cina, vuol dire che le potentissime logge massoniche con la Three Eyes in testa hanno già deciso e hanno in mano le carte per far valere le loro decisioni: subito dopo Trump ha vinto le elezioni e la guerra in Siria è virtualmente vinta dalla coalizione Siria-Russia-Iran-Hezbollah.

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  2. the Roman 3 mesi fa

    L’elite Usa e’ una testa del ‘ hidra giudaico-massonica, che di teste ne ha piu’ di una. A volte, come nel recente voto contro Israele all’ Onu, puo’ sembrare che esista un conflitto tra alcune di loro, ma e’ uno spasmo, le bestie ferite hanno di questi contorcimenti. Putin , con Shoigu , Ivanov , Glazyev e il formidabile Lavrov , hanno giocato una formidabile partita di rimessa, contro avversari temibili ma scomposti, feroci, ma scontati. Anarchici nelle loro sfuriate, le miriadi di grotteschi personaggi della galassia neocon non hanno sfondato con la loro propaganda. Agli occhi del mondo, e degli stessi cittadini occidentali, l’ occidente appare marcio e la sua retorica falsa e pretestuosa. Nessuno vuole morire per la democrazia dei banchieri. Neanche i soldati americani, spavaldi quando bombardano con missili e droni, ma in ginocchio a singhiozzare davanti agli iraniani . Quelli che vogliono provocare un grande conflitto sono sempre gli stessi , per le ragioni di sempre. I neocons di oggi , come il brain trust di Roosevelt nel secolo scorso , sono all’ opera per condurre il golem americano alla guerra contro chi si oppone al loro dominio. All’ epoca fu la Germania nazionalsocialista con il marco basato sul lavoro di 50 milioni di tedeschi, il loro mortale nemico. Doveva essere distrutta, per evitare che altre nazioni ne seguissero l’ esempio. Ora e’ la rinata Russia, con le sue immense risorse e la visione politica di Surkov, quella democrazia sovrana fortemente invisa ai globalisti, che minaccia di contagiare l’ Europa e risvegliarne le ambizioni di indipendenza. Luciano Lago ha ragione, questo malvagio potere non mollera’ la presa. Condivido la sua osservazione sul fatto che se Trump volesse discostarsi dalla loro agenda correrebbe rischi mortali. Potrebbe essere un fatuo come Berlusconi e crogiolarsi narcisisticamente nello status di presidente, potrebbe mettersi a cuccia come Obama.. o mettersi a fare il duro con i deboli, come sembra voler fare. Ma se avra’ il coraggio di riprendere il cammino di Kennedy, esponendo i poteri occulti al popolo potrebbe distruggerli. Da vivo o da morto.

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  3. Giorgio 3 mesi fa

    Non vedo Donald come un eroe ma come un pragmatico, la scuola imprenditoriale l’ha preparato in questo senso e solo il tempo ci confermerà o meno le nostre sensazioni.
    Per intanto, come Putin, stiamo alla finestra ponendoci particolare attenzione.
    Mi sembra umano che chi gode di privilegi sia riluttante nel condividerli, quindi che gli yankee accettino di buon grado, Trump o no, di deflettere dalla loro superiorità economica fondata sullo sfacciato sfruttamento del dollaro come moneta dominante, la vedo dura.

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