"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Putin annuncia il ritiro dalla Siria e spariglia i giochi

di Salvo Ardizzone

Vladimir Putin ha annunciato il raggiungimento degli obiettivi in Siria e l’inizio del ritiro delle truppe russe a partire dal 16 marzo; il Presidente russo ha già informato telefonicamente il presidente Al-Assad, che ha risposto dicendosi pronto ad “iniziare il processo politico nel Paese il più presto possibile”. Entrambi hanno espresso la speranza che i negoziati di Ginevra conducano ad “effetti concreti”.

Nel suo annuncio Putin ha aggiunto che rimarranno operative la base aerea di Hmeymin presso Latakia e quella navale di Tartus, svolgendo solo un’attività di “routine”; Mosca manterrà un centro di controllo aereo in Siria per monitorare la tregua in atto. La Tass riferisce che il capo del Cremlino spera che l’inizio del ritiro delle truppe russe “sia una buona motivazione per iniziare negoziati politici fra le parti del Paese”.

Intanto è trapelato che il primo incontro tra la delegazione di Damasco, presieduta dall’ambasciatore siriano all’Onu Bashr al-Jafari, e l’inviato dell’Onu Staffan de Mistura, è stato definito dalla parti “positivo e costruttivo”; un nuovo incontro è fissato per mercoledì.

La mossa di Putin spariglia ancora una volta i giochi spiazzando gli Usa, che ora vedono cadere la loro principale critica a Mosca; quanto questo bruci a Washington è testimoniato dalla gelida reazione della sua Amministrazione.

Il Cremlino centra così un nuovo successo politico: da un canto si pone come l’attore principale dello scenario mediorientale, interessato al processo di pace; dall’altro, dopo aver messo i “ribelli” con le spalle a muro e costretti ad andare a Ginevra, resta comunque nel teatro operativo, monitorando la situazione.

Al-Assad, di cui fino all’anno scorso la cosiddetta comunità internazionale pretendeva l’allontanamento come precondizione di ogni dialogo, adesso può trattare da una posizione di forza nei confronti di chi per cinque anni ha aggredito la Siria: è lui ad accettare e cercare una soluzione politica; se i “ribelli” la rifiuteranno smaschererà la loro finzione sul palcoscenico mediatico di Ginevra, se accetteranno, sarà la fine delle mire di chi pensava di smembrare il Paese per impadronirsene (la lista è lunga: Arabia Saudita, Turchia, Qatar e poi Usa ed Israele).

È l’ennesima mossa abile del Cremlino, che mette nell’angolo chi fino a poco tempo fa credeva di poter dettare le regole del gioco in Medio Oriente.

Fonte: Il Faro sul Mondo

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  1. ComeIn 10 mesi fa

    Da quel che ho sentito sembra che Putin abbia chiesto in cambio concessioni in Ucraina con il consenso degli USA e UE.
    Vedremo cosa succederà adesso, ISIS &Co continuano a dilaniare il Paese e l’intera regione, per non parlare della Libia (ormai sull’orlo di una nuova guerra)
    Sicuramente continueranno gli attentati e i bombardamenti facendone le spese la povera gente…

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  2. Alessandro 10 mesi fa

    È incredibile!
    Sembra di essere tornati ai tempi del colonialismo, anzi, ai tempi delle spartizioni della Polonia

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  3. Susan 10 mesi fa

    Non amo schierarmi da nessuna parte, perché, chi più e chi meno, tutti hanno interessi economici che sfociano ormai troppo spesso in atti riprovevoli; ma se devo salvare qualcuno da questo mazzo di carte (i capi delle varie nazioni), allora Putin rimane davvero l’unica carta possibile. Sicuramente fa i suoi interessi, ma anche quelli del proprio popolo, ed è proprio questo quello che a cui ogni capo politico dovrebbe anelare. Peccato che ci sia solo un Putin e non qualcuno in più… magari!

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