"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Pronta la nuova coalizione contro lo Stato Islamico guidata dai patrocinatori del terrorismo: l’Arabia Saudita

Si è svolta a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, la riunione di tutti i gruppi dei denominati “ribelli moderati” che combattono in Siria per rovesciare il governo di Bashar al-Assad e istituire uno stato islamico (califfato) sotto la protezione dell’Arabia Saudita e degli USA.
Tutti i media occidentali hanno dato ampio risalto alla notizia di questa “convention” dei gruppi delle milizie anti Assad, una sorta di internazionale ” jihadista moderata” organizzata dallo Stato che più di ogni altro è il diretto responsabile (assieme al Qatar, al Kuwait ed alla Turchia) ed ispiratore della creazione e finanziamento dei principali gruppi terroristi che hanno portato distruzione e morte in Siria ed in Iraq.

Si  potrebbe  considerare questa riunione una sceneggiata o meglio ancora una farsa se non fosse che non fa ridere, vista la tragedia e l’immane numero di vittime che l’opera di questi gruppi fanatici ha prodotto nei paesi arabi coinvolti, tuttavia il fatto più incredibile  è che questi elementi vengano considerati quali interlocutori privilegiati dagli Stati Uniti e dai loro alleati occidentali.

I giornali occidentali danno la notizia considerando questo un avvenimento importante per decidere “il dopo Assad” in Siria: così ad esempio scrive la Stampa: “….Sono oltre cento i leader sunniti siriani, militari e politici, riuniti a Riyad su invito di re Salman perché l’intento dell’Arabia Saudita è, come dice il ministro Adel Al-Turaifi, «risolvere la crisi».

Sulla carta l’invito è teso a formare un «blocco politico» destinato a essere protagonista della fase della transizione disegnata dalla conferenza di Vienna. Ma basta guardare alla lista degli invitati per accorgersi che c’è molto di più.
Attorno al tavolo presieduto dal ministro degli Esteri Adel Al-Jubeir siedono i rappresentati di «Ahrar al-Sham», la milizia salafita armata da Ankara che appartiene all’Esercito della conquista (“Jaysh al-Fatah”) nato grazie all’intesa fra re Salman e Recep Tayyp Erdogan. Sono le milizie islamiche contro cui si concentrano i raid russi. Si tratta dei  gruppi terroristici  turcomanni  che  sono appoggiati dalla Turchia attraverso la regione di frontiera in cui risiedono e che è la stessa dove  è stato abbattuto il Sukhoi-24 russo  dagli F16 turchi. A Riyad è presente anche il «Jaysh al-Islam», l’Esercito dell’Islam di Zahran Alloush che opera nella provincia di Damasco, fautore di un proprio Stato Islamico”. Vedi: In Siria nasce l’armata saudita anti russi

Tutti questi gruppi sono stati invitati dal re saudita Salman in persona , visto il ruolo che si è autoassegnata l’Arabia Saudita di essere il patrocinatore della “nuova Siria” dopo Assad. Si tratta essenzialmente di gruppi integralisti islamici ispirati dall’ideologia wahabita e salafita professata dai Saud, assieme a questi, Riyad ha riunito attorno al tavolo l’Alleanza del Sud, un gruppo che opera nel Sud della Siria, una dozzina di alti ufficiali della “Coalizione Nazionale siriana”, il maggior gruppo dell’opposizione filo-occidentale guidato da Khaled Khoja, i Comitati di coordinamento regionale, l’”Esercito di Liberazione siriano” (ELS)  composto di disertori ed ex baathisti laici, ed il movimento trasversale «Costruiamo lo Stato siriano» di Louay Hussein.

Le varie sigle dei miliziani jihadisti, dismessa per un momento la veste terroristica in modo da presentare ai media un volto accettabile di “oppositori moderati”, vorrebbero rappresentare il popolo siriano, una popolazione che in realtà , nella sua maggioranza ha dimostrato di appoggiare il governo di Bashar al-Assad, come argine al terrorismo ed al radicalismo islamico. Unica assente, il Fronte di “Al Nusra”, per i suoi evidenti legami con Al Qaeda, la cui importanza militare però si è ridotta a seguito dei raid dei russi e dell’avanzata dell’Esercito siriano. Non sono stati invitati neppure i curdi che pure rappresentano uno dei gruppi che combatte con maggiore efficacia contro la Stato Islamico. Non sarebbero comunque venuti in quanto acerrimi nemici dei sauditi e dei gruppi takfiri riuniti a Riyad.

Sirian oposicion congres
Sirian oposicion congres

In pratica mancano i gruppi più importanti sul piano militare  mentre sono presenti tutti quelli rappresentati da esponenti legati a doppio filo con la Monarchia Saudita.
In realtà la convention dell’Internazionale jihadista è fallita già in partenza in quanto hanno rifiutato di presentarsi anche uno dei gruppi invitati e considerati  importanti della costellazione jihadista: quello di ” Ahrar al-Sham”, un gruppo che rappresenta una accozzaglia di estremisti wahabiti e fanatici che si sono ritirati dalla riunione in quanto “offesi” per non essere state considerate le loro proposte.

In sostanza  i grandi media occidentali ( rispondendo ad una regia propagandistica creata a Washington ed a Londra) hanno dato risalto all’avvenimento per far credere che esista realmente un fronte di “oppositori moderati” al governo di Assad ma si sono ben guardati di descrivere nel merito le richieste di questi gruppi per non rivelare la vera natura dei “moderati” che in realtà, ben lungi dall’essere moderati, sono di fatto dei fanatici jihadisti,assassini, maniaci, decisi a rovesciare un governo secolare per sostituirlo con un Califfato islamico ispirato al wahabismo ed al salafismo saudita.

Questo particolare il pubblico occidentale non dove saperlo, striderebbe con la narrazione  fittizia dei “ribelli che lottano per rovesciare il regime tirannico”,  si deve pensare che il tiranno sia quell’Assad che è stato l’unico a difendere ed a proteggere tutte le varie confessioni esistenti in Siria, incluse le comunità cristiane d’Oriente per la cui difesa nessuno in Europa ha neppure alzato un dito.
Alla fine delle conversazioni, le proposte della convention degli jihadisti moderati, per il dopo Assad in Siria, sono le seguenti:
1- Tutti gli Iraniani ed i militari russi devono fuoriuscire dalla Siria;
2- L’Esercito arabo siriano (SAA) deve essere disciolto, assieme con le unità paramilitari;
3-La Siria deve essere trasformata in uno Stato islamico;
4- Non ci saranno negoziati con il Governo siriano;
5- La lotta contro l’ISIS è un obiettivo secondario perchè i ribeli hanno perso familiari a causa della guerra con l’Esercito siriano;
6- Una Siria secolare (laica) soltanto favorisce l’ISIS;
Il maggiore dei gruppi ribelli richiede l’istaurazione di uno Stato Islamico in Siria (secondo Almasdarnews).

Ahrar al-Sham, uno dei principali gruppi ribelli, è tutto meno che un gruppo “moderato”. Questo gruppo, secondo il “The Telegraph”, fu formato dagli islamisti ed originariamente aveva collegamenti con Al Qaeda. Il gruppo ha ricevuto appoggio finanziario dall’Arabia Saudita che è un paese che si oppone nettamente a qualsiasi forma di governo democratico, che ha una storia di appoggio e finanziamento ai gruppi terroristi, dove i cittadini vengono condannati per “pratiche di stregoneria” con pena della decapitazione, le donne per adulterio e vengono lapidate. Risibile quindi pensare di celebrare questi falsi negoziati una delle principali capitali terorriste del pianeta. Obama ed il suo staff considerano questi gruppi come “legittimi interlocutori” da sostenere.
Il New York Times ha scritto che “tutte le parti hanno firmato una dichiarazione finale che richiama al mantenimento dell’unità della Siria e per realizzare un governo civile, con un loro rappresentante che avrebbe l’incarico di governo dopo un periodo transitorio, con previsione dell’abbandono di Assad ed i suoi associati dal potere a Damasco. (“I ribelli dovranno formare un nuovo blocco per un nuovo ciclo di conversazioni di pace”, secondo il Times di New York). I giornali USA ed occidentali omettono di menzionare quali siano le reali richieste della coalizione jihadista sponsorizzata dall’Arabia Saudita.

Secondo il New York Times : “….In due giorni di riunioni ,organizzate dal governo saudita ,che sono terminate il Giovedì. I leader dei vari gruppi hanno deciso di creare un “Alta Commissione “ per verificare i negoziati con il governo…l’alta Commissione contiene 33 componenti, in terzo dei quali rappresentano fazioni armate. Questa selezionerà un equipe di negoziatori di 15 persone per fare fronte al Governo di Assad nei negoziati che potranno iniziare a Gennaio”.
Mohammed Baerakdar, un rappresentante dell’Esercito dell’Islamm una delle brigate armate, ha detto che l’aiuto militare straniero non è stato sufficiente per assicurare la vittoria per cui il gruppo deve cercare una soluzione politica. “Abbiamo preso le armi non per versare il sangue ma per risparmiare il sangue”, ha dichiarato, secondo il New York Times.

Una affermazione che suona del tutto falsa considerando le attività di attentati, sgozzamenti vari, decapitazioni, autobombe ed attacchi contro obiettivi civili che hanno svolto questi gruppi di “ribelli moderati”.

Nella realtà l’”Alta Commissione” non va a tenere importanza nei futuri negoziati perchè i suoi dirigenti non rappresentano i gruppi più forti che combattono sul terreno e che non hanno partecipato alla convention jihadista di Rijadh. Di fatto la maggior parte dei combattenti attivi che operano in Siria sono stranieri, quasi tutti mercenari, di varie provenienze, finanziati, armati ed addestrati dall’Arabia Saudita, dalla Turchia e dagli Stati Uniti. Il loro obiettivo è quello di ridurre il paese a pezzi e di rovesciare il governo di Assad , sostituirlo con un burattino obbediente e smembrare il paese nel modo che meglio risulti conveniente agli interessi economici e strategici dei tre principali stati patrocinatori del terrorismo.

L’idea che vogliono dare i media occidentali è del tutto distorta dalla realtà come se si possa considerare affidabile il ruolo di coordinamento dei negoziati dell’Arabia Saudita, un paese che da 30 anni persegue l’obiettivo di ispirare e finanziare le peggiori forme di terrorismo fanatico jihadista in tutto il mondo.
La realtà dei fatti è quella che l’avanzata dei gruppi jihadisti in Siria è stata fermata dall’intervento diretto russo-iraniano nel paese arabo e questi gruppi, per disposizione dei loro patrocinatori, sono passati al piano B, una strategia politica per unificare i gruppi di opposizione anti Assad, per darsi una “veste moderata”, in modo da migliorare le possibilità di successo nel prossimo turno di negoziati che si terrà a Vienna. Si tratta di una cortina di fumo per occultare le vere intenzioni dei patrocinatori del terrorismo e dei loro protetti: rovesciare il governo Siriano e spartirsi la Siria.

Qualcuno crede veramente che i russi e gli iraniani si faranno ingannare da questa farsa del Congresso dell’opposizione svoltasi a Riyad ?
Non è nel novero dei fatti che i siriani, con il sostegno dei russi e degli iraniani, vadano a consentire a questi stranieri provenienti dalla Libia, dalla Cecenia dall’Arabia Saudita e da tutti gli altri paesi di decidere il futuro della Siria. Sarà il popolo siriano a dover decidere del proprio futuro, come ha detto Putin, in base a quanto anticipato a Ginevra, sulla base di autodeterminazione, sovranità ed elezioni libere.

Sono questi i blocchi fondanti su cui si basa la ricostruzione dello Stato siriano e non possono essere sostituiti dalle ingerenze straniere ma dovranno essere costruiti sulla base di un onesto dialogo nazionale fra i diferenti attori sul percorso da seguire.

Fonti: Information Clearing House             Al Mayadeen.net

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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  1. Eugenio orso 2 anni fa

    In breve, mi ha sorpreso la partecipazione alla coalizione sunnita pro-terroristica del Libano, paese che non è a maggioranza sunnita (a spanne, i due terzi dei libanesi dovrebbero essere sciiti e cristiani), in cui le milizie di Hezbollah sono considerate alla stregua delle forze armate nazionali. Sono perplesso davanti alla partecipazione dell’Egitto, che sta combattendo contro gli integralisti sunniti nel Sinai e, pare, si sta riavvicinando alla Russia. Non mi stupisce la partecipazione della Turchia – altro grande stato-canaglia della coalizione con l’Arabia saudita – perché il tristo Salman e il suo clan si sono riavvicinati ai turchi. Brutte sorprese in arrivo, soprattutto se dietro c’è almeno il placet (se non un vero e proprio sostegno in funzione anti-russa e anti-iraniana) del pentagono e dell’amministrazione federale Usa. Malatempora!

    Cari saluti

    Eugenio Orso

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    1. Redazione 2 anni fa

      L’Arabia Saudita, grazie alle sue enormi risorse finanziarie (petroldollari) ha potuto comprarsi i favori e le complicità della Lega Araba e di una buona parte dei governi dei paesi arabi, composti da politicanti levantini, corrotti e servili. Non deve quindi fare meraviglia che i sauditi siano riusciti ad avere il consenso alla loro bislacca coalizione anche dai governi del Libano e dell’Egitto, nonostante questi paesi siano anche essi minacciati dal terrorismo di marca wahabita e salafita. Altra cosa è l’asse della resistenza antisionista ed anti imperialista composto da Siria, Iran ed Hezbollah a cui si è aggiunta direttamente la Russia e che ha ottenuto anche l’appoggio dell’Iraq sciita. Condivido l’aspettativa delle brutte sorprese in arrivo e staremo a vedere sul campo cosa accadrà. Di sicuro gli USA coprono l’iniziativa saudita e la utilizzano come funzionale al loro progetto di balcanizzazione del Medio Oriente a cui non sfuggiranno alcuni degli stesswi paesi entrati nella coalizione, illudendosi di mettersi al riparo.
      Contraccambio i saluti

      Luciano Lago

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      1. Eugenio orso 2 anni fa

        Notizia recente in proposito, ma di fonte giornalistica e non governativa, la Gran Bretagna appoggerà la coalizione sunnita-wahabita degli al-Saud. Se fosse vero, si chiarirebbe la situazione, perché la G.B. è solo una stelletta in più nella bandiera degli Usa.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

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        1. Redazione 2 anni fa

          Era prevedibile. Non per nulla la Monarchia dei Saud fu storicamente una creatura della corona britannica.
          Ricambio i saluti

          Luciano Lago

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