"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

PRITCHARD DEL TELEGRAPH: ”LE EUROPEE SARANNO UN TERREMOTO: L’UNIONE EUROPEA COME PROGETTO NON ESISTE PIU”’

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LONDRA – La Ford ha emesso un comunicato che equivale a una minaccia di chiudere i battenti nel caso in cui la Gran Bretagna votasse per uscire dall’Unione Europea. Steve Odell, direttore operativo di Ford in Europa, ha detto a Detroit alla nostra Katherine Rushton che il Regno Unito si “taglierebbe il naso per far dispetto al proprio volto” se uscisse dalla UE. “Non voglio minacciare il governo britannico, farlo avrebbe gravi conseguenze’ [ma] sconsiglierei vivamente di lasciare l’UE, per ragioni che riguardano le imprese e l’occupazione nel Regno Unito,” ha dichiarato.

“Bisognerebbe considerare tutto… Chiaramente noi non saremmo i soli a farlo. Vorrebbe dire ritornare alle tariffe doganali? Significherebbe il ritorno dei dazi? Vedremo cosa ciò significhi.

“Quando l’industria russa si è contratta lo scorso anno, ci siamo dovuti spostare da San Pietroburgo. Le conseguenze non sarebbero solo per noi, bisognerebbe vedere cos’altro potrebbe accadere se lasciassimo l’UE. Speriamo di non arrivare mai a questo punto.”

Bene, ma Neil Mellon del BNY Mellon ci ricorda che questo è ciò che il capo della Ford, Sir Nicholas Scheele, ebbe occasione di dire nel novembre 2002: “Ogni minuto di ritardo nell’adozione dell’euro è dannoso per i nostri dipendenti, per i nostri partner commerciali, per i nostri clienti… così come per Ford… Se la Gran Bretagna non aderisce all’euro c’è un rischio significativo per il settore manifatturiero e per le esportazioni del paese.”

Nel maggio 2007 a Tokyo intervistai Takeo Fukui, il capo della Honda, quando (educatamente) minacciò di tagliare gli investimenti futuri in Gran Bretagna a meno che il paese non aderisse all’euro. Disse che la Honda aveva fatto “un errore” a impiantare la sua fabbrica di automobili a Swindon.

In quel momento la sterlina aveva un valore troppo alto, naturalmente. In poco tempo ritornò ad avere una valutazione molto conveniente e tutte queste dichiarazioni terminarono. Da allora la Gran Bretagna, fuori dall’euro, è diventata il secondo maggior produttore di auto in Europa. Nel 2017, fuori dall’euro, rischia di battere tutti i precedenti record con una produzione di 2 milioni di veicoli.

Possiamo fare un elenco molto lungo dei bravissimi esperti che dicevano che la Gran Bretagna avrebbe pagato un prezzo spaventoso se avesse perso il treno dell’euro. Queste persone non capivano nulla della differenza tra un’OCA (Optimum Currency Area) e una papera.

Nessuno di loro aveva capito la “critica di Walters”, ossia perché l’Unione Monetaria Europea – senza un bilancio centralizzato, un sistema unico di sicurezza sociale e dei trasferimenti fiscali – avrebbe inevitabilmente portato a un circolo vizioso nel quale i tassi di interesse reali delle economie surriscaldate avrebbero continuato a scendere, mentre avrebbero continuato ad aumentare nei paesi in crisi. Quei signori sono stati semplicemente spazzati via.

Inutile dire che rimanere fuori dall’UEM e lasciare l’UE non sono la stessa cosa. Ma ancora una volta le élite economiche stanno facendo un’analisi statica, apparentemente ignare che l’UE ha già perso il suo fascino e sta cominciando a perdere pure la propria legittimità politica.
L’ultimo sondaggio Gallup è sorprendente: In Portogallo, il gradimento della UE è precipitato dal 59 al 27 per cento, in Spagna è finito al 31 per cento, in Grecia è sprofondato al 19% e in Italia, dov’era oltre il 70% è finito al 43.
Il dibattito è bloccato in un viaggio nel tempo, come se l’UE fosse ancora la stessa forza storica in marcia verso un’inevitabile egemonia internazionale, come sembrava (a loro) una decina di anni fa.
Gli eventi si stanno evolvendo molto velocemente sul continente. Le elezioni del Parlamento Europeo di maggio rischiano di essere un terremoto politico. La crisi dell’Eurozona continua a peggiorare, dato che le politiche di svalutazione interna dell’UEM stanno portando alla deflazione i paesi mediterranei e facendo salire più velocemente il rapporto debito / PIL.
La vecchia nomenklatura sta perdendo colpi. L’asse Franco-Tedesco è caduto, al di là della retorica dal signor Hollande di questa settimana. Si potrebbe sostenere che la Germania ha già lasciato l’UE, salvo che nella forma, visto che persegue le proprie strategie unilaterali nel commercio e in politica estera con Cina e Russia, conduce una politica propria in Medio Oriente e gira le spalle all’unione fiscale (contrariamente a tutta la logica dell’UEM). In effetti si potrebbe sostenere che, con le sue azioni, la Germania ha già lasciato l’euro, di fatto.
Si potrebbe anche sostenere che l’Unione europea, come progetto stimolante, non esiste più. È ormai una reliquia della Guerra Fredda, un guscio vuoto, superata ormai da una ripresa degli stati nazione all’interno dell’UE e dagli accordi globali di libero scambio nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Per quanto riguarda “i dazi” del signor Odell, lo sapevate che perfino la Tunisia ha libero accesso al mercato dell’UE?
Un’uscita della Gran Bretagna sarebbe estremamente nociva alla credibilità già pericolante dell’UE e potrebbe essere il colpo di grazia – come ammette il tedesco Wolfgang Schauble, proprio perché è l’ultimo, in Germania, a credere veramente in questo progetto. L’uscita dell’UK farebbe cambiare la chimica dell’UE in modi imprevedibili. Sconvolgerebbe la struttura di potere interna all’UE, lasciando uno sgabello a tre piedi reggersi su due instabili gambe.
Le persone che contano nelle capitali dell’UE farebbero i salti mortali per trovare una formula che mantenesse la Gran Bretagna all’interno dell’Unione, anche solo come una sorta di membro associato, per salvare le apparenze.
Cercherebbero di evitare di danneggiare le relazioni commerciali. Questo non solo perché la Gran Bretagna è il maggior mercato dell’eurozona, maggiore degli Stati Uniti o della Cina, ma in definitiva perché la diplomazia tra ricchi vicini democratici va avanti in ogni caso, a prescindere dal fatto che essi siano legati da qualche particolare trattato.
Se il FMI, l’OCSE, Citigroup, e Goldman Sachs hanno ragione, il differenziale di crescita del PIL tra la Gran Bretagna e la zona euro dal 2012 al 2016 sarà così evidente che il tenore del dibattito economico si trasformerà in ogni caso.
La differenza nella crescita dei posti di lavoro sta già cambiando il dibattito politico. Il tasso di disoccupazione in UK è del 7.4% e sta velocemente calando. Nell’Eurozona è del 12,1%, e stazionario. Un sacco di gente in Italia, Spagna e Francia lo hanno notato.
Ci sono un sacco di buone ragioni pro e contro il “Brexit”, ma minacciare un Armageddon economico non è fra queste. Gli effetti economici sono impossibili da quantificare e probabilmente sono neutrali.
La questione importante è se la Gran Bretagna possa continuare ad essere completamente autonoma col suo Parlamento sovrano rimanendo nell’UE, o se abbia un senso sforzarsi di esserlo nel mondo moderno globalizzato.
Il punto è quale sia il giusto “luogo” della democrazia, e se gli storici stati nazione dell’Europa siano ancora la base organizzativa ottimale per le società moderne. Tutto il resto è fuffa. Vergognati Ford.
Articolo scritto da Evans Pritchard per The Telegraph

Fonte: Voci Dall’Estero

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  1. barbara 3 anni fa

    fortuna che l’euro è stato concepito per il bene dei popoli ….a chiederlo pare quindi evidente siano le imprese

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