"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Prime conseguenze della Brexit: Theresa May pronta alla guerra per proteggere Gibilterra

L’inchiostro usato per firmare il divorzio dall’UE deve ancora asciugarsi ma già l’Europa è scossa dalle dichiarazioni dell’ex leader conservatore Michael Howard: la May sarebbe pronta a far guerra per proteggere Gibilterra, un po’ come la Thatcher lo era per le Falkland. Il Guardian lo ha già bollato come “provocatore”.

Howard ha detto domenica a Sky News che: “Non c’è alcun dubbio che il nostro governo starà al fianco di Gibilterra … 35 anni fa di questo periodo un’altra donna Primo Ministro inviò una task force dall’altra metà del mondo per difendere la libertà di un piccolo gruppo di britannici contro un altro paese di lingua spagnola …. sono assolutamente certo che il nostro attuale Presidente del Consiglio mostrerà la stessa determinazione nel difendere gli abitanti di Gibilterra”.

Come aggiunge il Telegraph, Howard ha detto che il governo britannico sosterrà Gibilterra durante la Brexit, perché si dice che la UE voglia prendersi quel territorio a nome della Spagna. Quest’ultima ha detto che non bloccherebbe i tentativi di una Scozia indipendente di aderire all’Unione Europea. Alfonso Dastis, ministro degli Esteri di Madrid, ha detto che il proprio paese non avrebbe posto il veto alle speranze europee della Scozia una volta indipendente – pur sottolineando che non vorrebbe vedere il paese lasciare il Regno Unito.

Un documento del Consiglio europeo di venerdì stabilisce che la Spagna potrà decidere se la Brexit sia applicabile anche a Gibilterra. Downing Street fa sapere che la May domenica mattina ha chiamato Fabian Picardo, primo ministro di Gibilterra, per dire che il Regno Unito è “fermamente impegnato a sostenere Gibilterra, la sua gente e la sua economia”.

Prendendo i funzionari britannici di sorpresa, gli accordi elaborati dai leader dell’UE affermano che la Brexit si applica a Gibilterra solo con un “accordo tra il Regno di Spagna e Regno Unito”. Un funzionario ha detto al Telegraph che la cosa è “assolutamente inaccettabile” e dà alla Spagna troppo potere.

In risposta, domenica il primo ministro ha detto al corrispettivo di Gibilterra che la Gran Bretagna non permetterà mai alla Spagna di prendere in consegna la penisola contro volontà. Sir Michael Fallon, Segretario alla Difesa, ha detto alla BBC: “La popolazione ha messo in chiaro che non vuole vivere sotto la sovranità spagnola, per cui sarà protetta”.
“The Rock”, territorio britannico d’oltremare dal 1713 con 30.000 residenti, rimane una delle principali fonti di tensioni diplomatiche. Il primo ministro di Gibilterra non vuole che il paese venga usato dalla Spagna come merce di scambio per i negoziati Brexit.

Fabian Picardo ha detto stamattina alla BBC che una sovranità condivisa sarebbe “assolutamente orribile” e paragonabile a “vivere nella terra di qualcun altro”.

Ha detto che stava “lavorando a stretto contatto con il governo britannico” e che ne avrebbe sostenuto il primo ministro nei prossimi negoziati per ottenere il miglior affare.

“Sono sicuro che il Regno Unito ci sosterrà”, ha detto. “Non siamo una mera pedina”.

“Il Primo Ministro ha detto che Gibilterra non avrà la sovranità di un altro paese, a meno che non si esprima in tal senso”.

La scorsa notte Boris Johnson, ministro degli Esteri, ha detto che il sostegno rimarrà “implacabile”.

In altri ambiti, sembra che la May minacci di indebolire i rapporti di sicurezza dovesse la Brexit arenarsi: Fallon ha detto che i negoziati hanno dovuto coprire sia questioni economiche sia altre, come lotta al terrorismo e cooperazione tra polizie (“le due cose vanno insieme”, ha detto).

“La sicurezza del continente per noi è molto importante”.

Fallon ha poi parlato dell’invio di 800 soldati in Estonia, di altri in Polonia e di vari Typhoon della RAF in Romania: tutte cose fatte in virtù di impegni Nato, non legati alla adesione all’UE. “Stiamo intensificando le misure di sicurezza perché l’Europa rimane comunque il nostro continente e questo è un momento molto delicato. Staremmo tutti peggio se non ci fosse un accordo”.

Il segretario alla Difesa ha ammesso che alcuni problemi erano all’interno dei trattati europei, e altri (tra cui la Nato) no. “La lettera si riferisce alla nostra ambizione di avere una partnership completamente nuova non solo sul lato economico, ma anche su quello della sicurezza”, ha detto.

Nel frattempo, a Gibilterra la reazione è stata rapida. Express.co.uk ha parlato ad una serie di abitanti, tutti convinti di una cosa: nessuno può minare la loro sovranità di nazione orgogliosa: “una cosa è chiara – il popolo è felice per il sostegno della Gran Bretagna, ma dice di poter gestire la situazione da sé”.

Justine Rovegno ha detto: “Saremmo più disposti a trasferirci in massa che a lasciare la sovranità alla Spagna: siamo una comunità molto compatta!”.

Manuel Gracia ha aggiunto: “Se la Spagna intraprendesse un’azione militare, difenderemmo la nostra terra e saremmo aiutati dal Regno Unito”. “Se l’Ue ci taglia fuori dai commerci, cercheremmo opportunità altrove”.

“A quanto ne so, si è sempre detto che la Spagna vorrebbe riprendersi Gibilterra per via militare o politica. Niente di tutto ciò ha funzionato finora e credo che non funzionerà neanche in futuro. Ci saranno tensioni, ma quelle ci sono sempre state”.

Danielle Barclay ha detto invece che le azioni della Spagna e di Donald Tusk sono “disgustose e disumane”.

Come aggiunge Express, “la popolazione di Gibilterra sembra poco turbata dalla prospettiva di un’invasione spagnola e dagli intrighi politici, li hanno già visti prima e sono sicuri di uscirne indenni come sempre hanno fatto”.

C’è però un inquietante senso di paura, come dice Justine: “La nostra comunità ha passato tempi bui ma è sempre sopravvissuta. La Spagna facendo intimidazioni sta solo alimentando un incendio acceso molti anni fa”.

“I più giovani pensavano non ci fosse un muro tra Gibilterra e Spagna, ma ora l’angoscia creata sta facendo loro cambiare idea”.

Neanche una settimana dopo la Brexit, le tensioni nazionalistiche in tutta Europa – punto debole del continente – sono ancora una volta in fermento, questa volta non a causa degli immigrati. Buona notizia: per ora la cosa viene gestita diplomaticamente. Cattiva notizia: come mostra la seguente tabella di Goldman Sachs, la Brexit è solo all’inizio ma le complicazioni sono dietro ogni angolo.

Fonte: Zero Hedge

Traduzione: J.Manuel De Silva

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  1. Giorgio 3 settimane fa

    La coerenza sopra ogni altro sentimento, l’ondivaghicità produce il mal di mare e quindi sommamente dannosa.

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  2. Alessandro 3 settimane fa

    Due pesi due misure, perché non si posizionano nella stessa maniera per la Crimea? Bastardi inglesi.

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