"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Piste incrociate la nuova opera di Emilio Borelli

paesaggi algeria cammelli

Un contemporaneo viaggiatore d’altri tempi, così è stato definito Emilio Borelli, fiorentino, classe 1955, cultore e studioso della storia del Nordafrica e del bacino del Mediterraneo, dall’inizio degli anni Ottanta ha traversato per periodi più o meno lunghi i Paesi sahariani e subsahariani, non di rado parte attiva (ed operativa) in missioni ricognitive su siti del neolitico sahariano, conoscitore delle particolarità familiari, etniche e claniche del mondo “amazigh” in alcune enclave poco note.

La frequentazione e conseguente familiarità nell’approccio con quel “mondo” hanno costituito una referenza per varie missioni di altro genere e la formazione di architetto lo ha portato tra il Marocco, la Tunisia e l’Algeria come consulente di imprese italiane nella valutazione di appalti in partenariato. Figlio della propria epoca ed interprete delle contraddizioni di questa, protesa “a ponte” verso altre, talora temute, culture. E quando si è in contatto tra due culture molto diverse ma “cugine”, come lo sono quella europea e quella nordafricana, comunque mediterranee, non si appartiene completamente né all’una né all’altra ma se diviene in qualche modo interpreti, mediatori privilegiati, spesso ambasciatori più degni di quelli istituzionali.

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«L’Algeria è stato il paese maggiormente significativo del mio approccio con l’Africa e lo è tuttora», dichiara l’autore, le cui testimonianze della diaspora delle genti Tuareg e della recrudescenza delle loro rivendicazioni di inizio anni Novanta verso il governo di Niamey sono alla base di Lettera da Agadez, una sua precedente raccolta di racconti “di viaggio”.

“Quello dei racconti di viaggio è stato talora un espediente, indispensabile ad un autore non blasonato, per essere accettato dal mondo dell’editoria, che per la narrativa ha spazi solo ormai per le griffe. Ebbi una chance con Polaris che proprio col mio Lettera da Agadez e con il libro di un altro neofita inaugurò la propria sperimentale collana di narrativa” racconta l’autore che, nei primi mesi del 2012 fu costretto a pubblicare come ebook il proprio – eretico quanto profetico – saggio sulla guerra alla Libia di Gheddafi, un saggio garbatamente rifiutato dalle “maggiori” case editrici, la cui inserzione pubblicitaria a pagamento, in tutta evidenza non politicamente corretta, venne successivamente risolutamente rifiutata da Padellaro, all’epoca direttore del Fatto Quotidiano.

Presente in Tunisia e Libia nel mese di Ramadān del 2011, le prime riflessioni su quel momento di fermento, arricchite da conversazioni con intellettuali e religiosi, sono confluite in Libia: sull’orlo del vulcano (Polaris), e successivamente nel saggio specifico sul tema delle cosiddette “Primavere arabe” citato sopra (Libia il naufragio dell’Europa).

Piste incrociate. Diario dal Nordafrica rappresenta report sulla dimensione nordafricana meno percepita alle nostre latitudini: un vero e proprio caleidoscopio di presente ed antico che si manifesta ed intreccia sia nella quotidianità delle trasformazioni sociali nelle città sia nell’apparente ed ieratica staticità della dimensione della campagna. Conversazioni notturne nella pausa del digiuno che prendono la forma di dialoghi tra culture, coscienze messe a nudo, letteralmente, sotto il mantello “confessionale” del Ramadān.

Ed insieme, il viaggio, le aspettative, le incognite e il premio – sempre – di qualcosa di inatteso, una perla in mezzo alla sabbia, che si tratti di una frase, di un sorriso, di un piccolo, “insignificante” dono: l’ospitalità, che non è un qualcosa, non si materializza in un pranzo o un giaciglio ma è uno stato d’animo e una conquista di socialità che avviene per gesti che sono riti, da un’eternità.

Un mondo reale e materico, incombente, un mondo spirituale, impalpabile, onirico, che si riaffaccia alla coscienza dopo notti su una montagna, al cospetto di graffiti dimenticati. O fraintesi.
Ognuna delle storie che compongono l’affresco di Piste incrociate. Diario dal Nordafrica porta in sé una frazione di quell’infinito policromo che compone l’orizzonte Nordafricano; nel silenzio imponente del sotto-roccia affrescato davanti a graffiti illuminati dalle conoscenze del vecchio moniteur, su un taxi fermo per strada a discutere di politica o di religioni, nuovamente in Libia nel 2012, nel caravanserraglio di una irriconoscibile Tripoli davanti a un caffè spregiudicatamente insieme ad “altri” giovani europei, che oggi disinvoltamente chiamiamo – con imbarazzo – foreign fighters.

Un passato di miti, un presente caotico e violento, la parallela dimensione di una tradizione aulica, l’Africa del nord da queste pagine si rivela in tutte le proprie sfumature, una grande regione dai molteplici volti.

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  1. Piero61 2 anni fa

    salve
    grazie della segnalazione, provvederò, dal mio libraio di fiducia, a ordinare i suoi libri…
    saluti
    Piero e famiglia

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