"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

PEDAGOGIA DELLA CRISI CONTINUA

call center lavoratori

di Marco della Luna

La lunga crisi economica, e non solo economica ma anche sociale, costituzionale, morale, culturale, sta letteralmente rieducando i popoli: questa è la riforma delle riforme. Insegna loro una lezione importante e penetrante. L’uomo impara ad interiorizzare una diversa e molto più modesta e docile concezione di se stesso, dei suoi diritti fondamentali, delle sue prospettive esistenziali. Taglia pretese e aspettative.

La crisi prevedibilmente verrà portata avanti, con gli strumenti di destabilizzazione descritti nei miei precedenti articoli (Comunitarismo e Realismo, Questa non è una Crisi Economica), finché questa lezione non sarà stata assimilata e finché la precedente maniera di considerare il mondo, la società, i diritti dell’uomo, non sarà stata dimenticata o perlomeno “sovrascritta” da una nuova coscienza, imperniata sugli elementi seguenti:

Il rating delle agenzie finanziarie e le variabili “necessità” del mercato sono la fonte normativa suprema, superiore ai principi costituzionali e prevalgono su di essi; lo Stato di diritto e garanzia è finito.
Conseguentemente, i diritti di partecipazione democratica e di rappresentanza del cittadino sono condizionati e comprimibili.
Le scelte di politica economica, del lavoro, dei rapporti internazionali discendono da fattori di mercato superiori alla volontà popolare e sono dettate ai popoli dall’alto, da organismi tecnocratici sovranazionali, che non sono responsabili degli effetti di tali scelte e possono mantenerle in vigore quali che siano i loro effetti, mentre esse non sono rifiutabili dai popoli e dai loro rappresentanti.

Se così non fosse, si metterebbe in pericolo il pil, il rating, lo spread. In effetti, gli Stati sono politicamente impotenti e subalterni, essendo indebitati in una moneta che non controllano più essi, ma un cartello bancario, da cui essi dipendono per rifinanziarsi,

Il cittadino è essenzialmente passivo: subisce senza poter reagire, interloquire, negoziare, le tasse, le tariffe, i prezzi imposti dallo Stato, dei monopolisti dei servizi, dell’energia, di molti beni essenziali. Subisce senza poter reagire il tracciamento di tutte le sue azioni, spostamenti, incassi, spese, consumi.
Lo Stato, la pubblica amministrazione, le imprese private monopolistiche che operano in concessione, lo governano e agiscono su di lui da lontano, con mezzi telematici, senza che egli possa interagire con tali soggetti.
Come lavoratore, deve accettare una strutturale mancanza di garanzie e pianificabilità, di stabilità dei rapporti e dei redditi, di continuità occupazionale, di prospettiva di carriera e persino di una pensione sufficiente a vivere.

Come consumatore, deve accettare i prezzi e le tariffe fissate da monopoli multinazionali o da monopoli locali ammanicati con la casta politica.

Deve accettare senza discutere che lo Stato, pur potendo investire e rilanciare l’economia e l’occupazione, scelga piuttosto di lasciare milioni e milioni di persone senza lavoro e nella miseria, nonché senza servizi pubblici decenti, per rispettare i parametri astratti e senza alcuna utilità verificabile, o addirittura dannosi.
Deve accettare che i suoi risparmi, sia in valori finanziari che in beni immobili, siano posti in line e gli vengano gradualmente sottratti con le tasse, le bolle, i bail-in, e che non gli rendano più niente, e che i rendimenti siano solo per i grandissimi capitali, quelli di coloro che comandano la società, e che si muovono in circuiti finanziari off shore dove non si pagano le tasse.

In fatto di ordine pubblico, deve accettare che la sicurezza sia garantita in misura limitata e in modo pressoché occasionale, che molti delitti e traffici criminali si svolgano in modo tollerato, che molti malfattori non vengono perseguiti o vengano subito rilasciati. Deve rinunciare ad essere tranquillo e padrone sul suo territorio. Deve rinunciare ad avere un territorio suo proprio.

Deve inoltre abituarsi a non considerarsi portatore di diritti inalienabili e propri di cittadino, in quanto vede gli immigrati anche clandestini preferiti a lui nei
servizi sanitari, nell’edilizia popolare, nell’assistenza pubblica in generale, e protetti quando commettono abitualmente reati. Deve capire che è lo Stato, dall’alto e insindacabilmente, a dare e togliere diritti, a stabilire chi ha diritti, chi non ne ha, chi ne ha di più, chi ne ha di meno.
Deve accettare come giusti, normali, inevitabili nonché benefici, i flussi di immigrazione massicci che stravolgono la composizione etnica e culturale del suo ambiente sociale.

Deve accettare la fine delle comunità e delle formazioni intermedie, perché tutti gli umani, indistintamente, sono resi per legge e per prassi amministrativa omogenei, equivalenti, monadi solitarie e senza volto davanti allo schermo, al fisco, agli strumenti di monitoraggio e, se necessario, ai droni.
Deve accettare la fine delle identità e dei ruoli naturali: fine della famiglia naturale in favore di quella Fai Da Te, fine della differenziazione tra i sessi in favore della scambiabilità del gender, fine della nazione come comunità storica etico culturale in favore del villaggio globale omogeneizzato, fine delle democrazie parlamentari nazionali sovrane in favore di un senato mondialista, bancario e massonico.

Deve imparare che il suo ruolo è la passività obbediente, che non ci sono alternative; e a rifiutare come populista, infantile, fascista, comunista, retrivo qualsiasi pensiero strutturalmente critico verso questo nuovo ordine di cose.

Fonte:  Marco Della Luna

Nella foto in alto: le nuove forme di lavoro previste nella globalizzazione, il “Call Center”

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  1. vincenzo 2 anni fa

    già, l’osservazione è ineccepibile.
    l’europa cd. “occidentale” marcia spedita verso un’organizzazione socio-politica di tipo “feudale”.
    non c’è dubbio.
    stiamo tornando, in pratica, al punto da cui eravamo partiti: il cd. “medioevo”.
    il problema è quindi duplice:
    1 – chi è che conduce questa marcia a ritroso, e perché ha tanta forza ?
    2 – che significato ha avuto tutta la evoluzione che dal rinascimento ha portato allo Stato moderno (prima assolutistico, poi parlamentare e infine costituzionale) e alla sua dissoluzione ?

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    1. Anacronista 2 anni fa

      In realtà l’evoluzione prosegue ed è sempra sulla stessa direttrice, ovvero verso la concentrazione del potere e della ricchezza. Il medioevo fu un’età di decentramento e autonomie, caratterizzato da società organiche.
      L’apparato statale moderno nacque con lo scopo di accentrare il potere nelle mani di classi ben definite e mira ora a diventare uno stato di dimensioni globali e prerogative illimitate, che ci detterà cosa e quanto mangiare, cosa e quanto produrre nonché come pensare e con chi convivere, mentre l’esigua elite finanziaria al potere regnerà incontrastata sull’intero pianeta, controllandolo con le tecnologie più moderne.
      Non facciamoci ingannare: non stiamo tornando indietro, stiamo invece viaggiando verso il compimento di un antico sogno di dominio. Le presunte “conquiste” del popolo erano solo funzionali al progetto.

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  2. giannetto 2 anni fa

    Direi, dal mio punto di vista platonizzante (poca cosa, in verità) che diritti, dignità umana, common decency, democrazia, uguaglianza… e quant’altro di bello dal (o contro il) platonismo si è spremuto in 25 secoli, si rivela finalmente “alla frutta”. Tutti i suddetti “ideali” (chiamiamoli così) hanno di per sé a che fare con una psiche sollecitata dall’Intelletto, o dal Cuore (dal noùs o dal thumòs, per platonicamente intenderci). Però noi sappiamo benissimo di vivere nella “civiltà delle masse” e che l’anima delle masse non sta nell’Intelletto o nel Cuore, ma nel Ventre. Conseguentemente mai si è visto finora che l’assegno mensile di sopravvivenza (ubiquamente largito sia da “progressisti” che da “conservatori”) non basti ed avanzi per tener quieta la gggente. Insomma ancora si conferma (antiplatonicamente, è ovvio!) che “panem et circenses” è la regola aurea dell’ingegneria sociale. E costa sempre meno, ai plutocrati, di garantirci, a suon di “sussidi”, la sopravvivenza quotidiana. E ci basta! Anzi… baciamo le mani!

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  3. michy 2 anni fa

    destabilizzare i vari paesi,distruggere l’identità nazionale,tutti contro tutti.
    arriverà l’uomo forte che ci avvierà verso la guerra (la storia si ripete) in europa?

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    1. giannetto 2 anni fa

      ma certo che arriverà! … Il popppolo sta tifosando! Non per altro ha “tanta forza” chi conduce la “marcia a ritroso”! – L’ “evoluzione” che ha portato allo “stato moderno” ha avuto una probabile SOLA origine: che non fu mai promossa dal popppolo, ma da classi definite che si battevano per la loro egemonia, cosa ben diversa dall’assegno di sopravvivenza. – Il poppolo poteva mettersi (occasionalmente) al loro traino, talora ubriacandosi di bastiglie, incendi ai castelli, massacri di famiglie reali (compresi i cagnolini) ,poi tornava al suo normale livello di anima-ventre che piatisce non per i “diritti”, conquistati grazie al lume altrui, né per la “democrazia”, né per la “dignità umana” (tutti idealismi che non riempiono il ventre) …. bensì per il sussidio mensile, che il ventre lo tiene tranquillo, e che dipende dalla generosità del tiranno.

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