"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Secondo le recentissime rivelazioni del Washington Post, risulta che la Cia ha aiutato il governo di Bogotà nella guerra contro le Farc (Forze armate rivoluzionare di Colombia) , una formazione militare che conduce da più di 35 anni una guerra clandestina in Colombia contro le autorità governative,: il prestigioso giornale statunitense ha rivelato l’attuazione di un piano segreto degli agenti federali USA, negli scorsi anni, mediante il quale è stato possibile uccidere circa 20 dei leaders ribelli delle Farc grazie all’utilizzo di sofisticati congegni di intercettazione delle comunicazioni fra i vari gruppi che combattono con azioni di guerriglia all’interno del paese. Il programma era stato autorizzato dal presidente  George W.Bush  agli inizi del 2000 e confermato poi dal presidente Obama, finanziato con ingenti fondi segreti ,al di fuori del pacchetto di 9 miliardi di dollari di aiuti militari forniti con il “Plan Colombia dal governo USA.

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Di Sharmine Narwani

Fonte: Aurora Sito

Molti osservatori hanno ragione nel notare che il Medio Oriente subisce l’ennesimo terremoto, con la distruzione dell’arsenale chimico della Siria, mediata dai russi, il riavvicinamento USA-Iran, la riduzione del valore strategico di Arabia Saudita e Israele e il ritiro degli USA dall’Afghanistan che contribuiscono a cambiare considerevolmente le dinamiche regionali. Ma qual è questa nuova direzione? Da dove proviene, dove porterà e cosa produrrà? È ormai chiaro che la nuova “direzione” in Medio Oriente punta principalmente sulla “minaccia alla sicurezza” posta dalla proliferazione dei combattenti islamisti estremisti ed settari, in numeri mai visti neanche in Afghanistan o Iraq. Tale pericolo comune è la spinta per la serie di eventi diplomatici globali che ha generato la cooperazione inaspettata tra una serie di nazioni, molte di cui avversarie. Questi sviluppi hanno un unico tocco post-imperialista, però. Per la prima volta da decenni, questa direzione proverrà dalla regione, da Stati, gruppi, sette e partiti più minacciati dall’estremismo in Medio Oriente. Perché nessun’altro “salverà” il Medio Oriente, oggi.

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Gaza, corrispondenza di Rosa Schiano

24.12.2013 h.14,40-Ultimi aggiornamenti: notizia di poco fa, un soldato dell’esercito dell’occupazione è stato ucciso da un gruppo della resistenza palestinese ad est di Gaza city. Le autorità israeliane hanno dichiarato che risponderanno duramente contro Gaza. Già poco fa un civile palestinese è rimasto ferito dal fuoco dell’esercito israeliano in Beit Lahia, nel nord della Striscia. Gi edifici governativi sono stati ora avacuati. Ci si aspetta duro attacco israeliano.
Intanto questa mattina eravamo con i contadini lungo il confine a sud della Striscia, a circa 80-100 metri dalla barriera di separazione. Molte jeeps e hummers israeliani si sono fermati, senza aprire il fuoco. Tuttavia l’esercito israliano ha contattato la Croce Rossa Internazionale per comunicare a noi internazionali di abbandonare l’area altrimenti avrebbero aperto il fuoco. I contadini intimoriti hanno lasciato il terreno in cui stavano lavorando. Dopo 10 minuti circa abbiamo accompagnato i contadini in un altro terreno agricolo a circa 150 metri dalla barriera. Queste minacce non hanno alcuna giustificazione, in quanto è a loro chiaro che siamo tutti civili e che i contadini stanno seminando i loro terreni agricoli. Dopo quanto accaduto poco fa, le autorità israeliane hanno comunicato che i contadini devono fermarsi a un miglio (circa 1.6 km). Questa decisione ci preoccupa in quanto domattina e nei prossimi giorni dovremmo continuare ad accompagnare i contadini lungo il confine.
Vorrei anche ricordare a coloro che si soprendono dell’uccisione di questo soldato che venerdì un giovane civile palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane con un proiettile alla testa mentre raccoglieva materiale da una discarica, un omicidio orribile che non trova giustificazioni. E’ inevitabile che una risposta palestinese sarebbe arrivata. A presto aggiornamenti.

What is making me stronger in these hard moments is the affect of the Palestinians, messages, phone calls wishing me to be safe
Thank you very much my beloved Palestinian brothers and sisters
I’m here to resist with you, I wish safety to all of you.

23.12 h.16,45 -Due palestnesi uccisi a nord della Striscia di Gaza e sei feriti, continua il bombardamento da parte delle forze israeliane, aerei in volo. Colpito anche sito delle brigate Al Qassam nel nord della Striscia di Gaza
Eccomi, un amico palestinese mi ha accompagnata in ospedale, abbiamo visto la bimba in obitorio e sua madre ferita insieme ad altri due fratellini. Alcune donne della famiglia ci hanno raccontato che l’abitazione è stata distrutta dai bombardamenti. La bambina uccisa (nella foto), Hala Ahmed Abu Sbeikha, aveva 3 anni. Sua madre Busaina (27) ed i fratellini di Hala, Mohammed (6 anni) e Bilal (4 anni) sono rimasti feriti dai frammenti di esplosivo.

Presto cercherò d scrivere su questa giornata. Avevo sperato in un Natale diverso, però, forse il senso del Natale sta proprio nello stare vicino alla sofferenza di queste persone.

di Tengri

Fonte: L’Anti Diplomatico

Si fa presto a dire “usciamo dall’euro”. La questione cruciale è come gestire il processo per evitare il collasso dei mercati finanziari.

Jacques Sapir. Economista, direttore del Centre d’Etude des Modes d’Industrialisation (CEMI-EHESS).  Autore di “ -Bisogna uscire dall’euro?Jacques-Sapir/La demondialisation“.

– Professore, Lei è stato tra i primi economisti europei ed evidenziare i danni provocati dall’euro ed a chiedere la sua fine. In una delle ultime analisi ha scritto che si tratta di una sorte inevitabile. Secondo Lei, quanto tempo ancora ci vorrà e da quale paese potrà partire l’iniziativa?

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Nulla è irreversibile in economia, nemmeno l’euro. Possibile fine politica.
di Alessandro Bianchi

Fonte: L’anti Diplomatico.it
Professore di Politica economica alla London School of Economics. Ha ricoperto importanti incarichi all’interno del FMI e della Bce. Autore di Economia dell’Unione Monetaria
-In un suo studio recente, ha dimostrato come l’Unione monetaria europea non sia riuscita ad uniformare le cosiddette dinamiche di espansione e arresto – “boom and busts” – anzi la sua presenza ha di fatto amplificato gli effetti negativi per i singoli paesi membri. Ci può spiegare meglio le ragioni?
Ripeto spesso come la zona euro, al momento della sua creazione, appariva come una bella villa in cui tutti gli europei volevano entrare. Ma era una villa che non aveva un tetto. Quindi, fino a quando il tempo è stato buono, abbiamo continuato a voler restare tutti al suo interno, ma ora che il tempo è pessimo cresce la voglia di scappare.
In quello studio, in particolare, prendevo a riferimento uno dei fallimenti di progettazione, riguardante le dinamiche endogene interne all’Unione delle espansioni – “boom” – ed arresti – “busts” – dimostrando come la partecipazione alla zona euro abbia reso gli Stati “nudi” dalle vecchie protezioni ed in balia di effetti molto più ampi dei normali cicli tipici di tutti i sistemi capitalistici.

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Corrispondenza di Rosa Schiano

22.12.2013 “ Questa mattina, accompagnando i contadini nel villaggio di Khuza’a. E’ il tempo della semina. Un hummer and una jeep israeliani si sono fermati dietro la barriera di separazione. Un soldato è sceso. Poi gli spari. Noi eravamo a circa 100 metri di distanza dalla barriera di separazione. Eravamo sette internazionali, ci eravamo schierati in fila a protezione dei contadini alle nostre spalle. Due trattori stavano arando la terra. I soldati, non curanti della nostra presenza, hanno iniziato a sparare. Ho gridato che ci trovavamo a 100 metri di distanza (e quindi rispettando il limite da loro imposto dopo la guerra di novembre), ma i soldati mi hanno potuto solo rispondere offendendomi come donna. Abbiamo dovuto indietreggiare lentamente ed interrompere il lavoro a causa degli spari. Poco dopo abbiamo ripreso il lavoro per una decina di minuti.
Aumentano in questo periodo gli attacchi da terra da parte delle forze israeliane, solo tra venerdi e sabato, un civile ucciso e 7 feriti.

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di Gianni Lannes

Fonte:  Su La Testa!

Un “minus habens” negazionista. Non avrei mai immaginato di dovermi occupare anche del nulla mischiato al niente. Ma quando uno qualunque che detiene il potere sia pure infinitesimale, passa agli avvertimenti contro gente ignara e indifesa torno in prima linea. C’è un quaquaraquà – nel senso di sciasciana memoria – che minaccia il popolo italiano e le sue sentinelle. La stupidità non ha più confini e tracima dai teleschermi di regime. Sono talmente schifato dalla casta di degenerati della politica che avevo deciso di non scrivere più niente sul nulla, spuntato dal vuoto che avanza e pretende di dettare legge a milioni di cittadine e cittadini.
L’ultimo segretario sfornato dalle americanate del Pd – non dal voto degli iscritti al partito – è andato di recente in tv a ballarò ovvero nella televisione del servizio pubblico Rai, e ha offeso milioni di persone senza alcun contraddittorio. Ha detto in sostanza che chi avvista in cielo le scie chimiche necessita di un trattamento sanitario obbligatorio.

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di Giuseppe Sandro Mela

The Diplomat é forse il più serio giornale su questo argomento, e difficilmente riporta fatti e situazioni che non siano altamente comprovate, anche se per ovvii motivi non riporta mai le fonti.
Il problema messo sul tappeto é di enorme portata strategica, perché coinvolge il perno degli equilibri politici, militari ed economici di tutto il mondo.
Per il consigliere di Stato cinese Yang Jiechi ed il Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione russa Nikolai Patrushev Platonovich il 2013 è stato l’”anno di raccolto” per le relazioni sino -russo. É stato anche un anno di nuovi minimi per le relazioni dei paesi con l’Occidente – e da l’aspetto di essa , le cose potrebbero peggiorare nel 2014 .

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Il Tribunale Costituzionale portoghese è tornato, per la terza volta in pochi mesi ieri, a bocciare alcune misure introdotte dal governo di Pedro Passos Coelho su imposizione della troika europea (Fmi, Bce e Ue).

La suprema Corte portoghese dimostra di essere del tutto indipendente e valuta come anticostituzionali i provvedimenti adottati dal governo dietro dettatura della Commissione Europea. Questa volta ad essere rimandato indietro è il testo governativo in materia di riforma del lavoro la cui approvazione era stata descritta dal premier come una delle sue maggiori vittorie in campo politico. In particolare il massimo organo giudiziario del paese ha invalidato due norme che rendevano più facili i licenziamenti, insieme ad altri articoli che riducevano i diritti dei lavoratori nel campo della contrattazione collettiva. La nuova norma, secondo il tribunale supremo, violava le leggi portoghesi in materia di ‘giusta causa’ ed apriva la strada a licenziamenti indiscriminati e di massa.
Come accennato, è la terza volta che il Tribunale Costituzionale di Lisbona stoppa le misure di austerità implementate dal governo di destra sotto dettatura di Bruxelles in cambio dei cosiddetti prestiti.

Ad aprile i magistrati annullarono la soppressione della tredicesima per dipendenti pubblici e pensionati, oltre che i tagli governativi ai sussidi di disoccupazione e per malattia inseriti nella legge di bilancio del 2013, il che ha obbligato il governo a riscrivere completamente la legge finanziaria approvata a fatica qualche mese prima e a trovare altrove il miliardo e trecento milioni che mancavano all’appello. Ad agosto poi la Corte ha bocciato la misura governativa che creava un nuovo regime di “mobilità speciale” per i lavoratori del settore pubblico, che rendeva più facile il trasferimento dei dipendenti in vista del loro licenziamento.

La nuova tegola sull’esecutivo prevedibilmente inasprirà ulteriormente le relazioni tra Coelho e i giudici della Suprema Corte, accusati dai settori filo europeisti di remare contro il ‘salvataggio’ del paese e di rappresentare una fonte di instabilità politica. Secondo i giudici il taglio di quasi il 10% delle pensioni superiori a 600 euro al mese era incostituzionale. Il verdetto, molto atteso dai mercati, arriva dopo che ha superato l’esame della Troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) sull’attuazione del programma di rientro per il prestito di 78 miliardi concesso nel 2014.
I tagli avevano provocato accese contestazioni da parte dell’opposizione e dei sindacati, e fatto scendere in strada migliaia di portoghesi. Ora l’esecutivo dovrà trovare risposte alternative.
La notizia è caduta come una mazzata sul premier mentre naturalmente l’ha accolta con entusiasmo, così come i sindacati che negli ultimi mesi hanno chiamato i lavoratori a partecipare a numerosi scioperi e mobilitazioni contro la cosiddette austerity. Secondo l’opposizione e la coalizione della sinistra, la terza bocciatura consecutiva delle politiche economiche del governo, fiduciario della Troika di Bruxelles, dovrebbero essere considerate come uno stop definitivo al massacro sociale imposto dalla politica di austerità europea e alla stessa legittimità dell’esecutivo. Il principale sindacato portoghese, il comunista CGTP, ha subito preteso la riassunzione dei lavoratori pubblici e privati già licenziati sulla base della norma bocciata dal Tribunale Costituzionale.
La situazione del Portogallo dimostra che non in tutti i paesi si accettano senza reagire le “politiche di austerità” ed ai tagli alle spese sociali dettati dall’eurocrazia di Bruxelles e Francoforte, tanto meno è scontato che anche le centrali sindacali, la magistratura ed i partiti di opposizione si “adeguino” a tali politiche, salvo proclamare qualche ora di sciopero per salvare la faccia, come avviene invece in Italia.

http://it.euronews.com/2013/12/20/portogallocorte-costituzionale-boccia-il-taglio-delle-pensioni/

Fonte:  Una Scelta diversa

Diventano tre i Paesi dove il fronte anti-euro è maggioritario. Dopo Francia e Olanda anche in Austria la formazione che si oppone alla moneta unica è ora il primo partito. L’ultimo sondaggio ATV Austria Trend pone l’Fpo di Heinz Christian Strache (erede diretto di Jorg Heider) in testa alla classifica del consenso con una percentuale del 26%. Rispetto alle politiche di tre mesi fa registra un aumento del 5%. Calano, invece i Popolari e i Socialdemocratici che si sono alleati dando vita ad una Grande Coalizione in salsa viennese. In base agli ultimi dati i due partiti, insieme, non hanno più la maggioranza assoluta.
Una perdita di consenso che si aggiunge a quanto accade altrove. Risultano essere il primo partito il Front National di Marine Le Pen in Francia e il Freedom Party di Geert Wilders in Olanda con percentuali che variano fra il 20 e il 26%. In crescita il Vlaams Belang belga, l’Ukip in Gran Bretagna e l’Afd in Germania.
Anche in Italia il blocco composto da Grillo e dalla Lega si pone in testa alle classifiche. Ovviamente sono estrapolazioni basate sui risultati delle ultime politiche quando i due partiti, insieme avevano raggiunto la soglia del 30%. Non ci sono ancora sondaggi per le Europee dal momento che mancano più di cinque mesi alle elezioni. In ogni caso è facile immaginare un largo consenso anche da noi.
La rivolta dei Forconi, per quanto male organizzata e peggio guidata, ha dato voce ad un disagio sociale molto diffuso. All’inizio della settimana, infatti, l’Istat ha diffuso una statistica molto allarmante. Ha certificato che nel 2012, il 29,9% degli italiani è a rischio di povertà o esclusione sociale. Significa che circa una persona su tre sta precipitando verso la soglia della povertà. Una percentuale di quattro punti più alta rispetto alla media europea (24%). Una situazione direttamente figlia delle politiche di austerità imposte dall’euro. Una situazione insostenibile che ha portato anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a usare parole dure nei confronti del governo. Se anche gli industriali passano all’opposizione per il presidente del consiglio si mette proprio male. Tuttavia non si vedono all’orizzonte cambi di strategia. Tutto sembra destinato a continuare come prima. Fra cinque mesi, al momento del voto, i popoli d’Europa, stanchi di austerità e oppressione fiscale, presenteranno il conto.

http://unasceltadiversa.it/ora-anche-in-austria-il-partito-anti-euro-e-il-primo-partito/