"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Georges Marchais, 1980, segretario del Partito Comunista francese:”E’ necessario fermare l’immigrazione ufficiale e clandestina, è inammissibile lasciar entrare nuovi lavoratori immigrati in Francia dal momento che il nostro paese conta circa 2 milioni di disoccupati francesi e immigrati”.
“Georges Marchais clash Mélenchon sur l’immigration”
“Rejoins la résistance sur : Le discours de vérité sur l’immigration du PCF en 1980 a laissé sa place aux mensonges actuels de la gauche……”

Vedi: Youtube.com/Watch

Questa era la posizione del segretario dell’allora PCF,che vantava un consenso elettorale intorno al 20%; si trattava di un partito fortemente ancorato alla visione marxiana della società,che vedeva in quel numero crescente di “migranti” l’esercito della riserva del capitale, che il capitale stesso avrebbe utilizzato per comprimere salari e diritti del lavoratori,come in effetti é successo. Nel 1980 i disoccupati erano il 6%,oggi sono il 10%(5,5 milioni circa).

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di  Luciano Lago

L’emarginazione di chi dissente avviene oggi, nell’epoca della globalizzazione, quando la canaglia mediatica del modo occidentale si scatena contro un qualche riconosciuto nemico dei così detti i”nostri valori” della “nostra democrazia” , quest’ultima, una parola che ha acquistato un significato tecnico orwelliano quando viene utilizzata con l’esaltazione retorica dal giornalismo conformista, per riferirsi agli sforzi degli Stati Uniti e dei suoi alleati per imporrre la democrazia liberale rappresentativa ed il sistema occidentale agli stati considerati “fuorilegge”, come il Venezuela o la Corea del Nord, la Siria di Assad o l’Iran o la Russia di Putin.

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Le strutture ideologiche che provvedono a dare e sostenere la legittimazione per un più aperto e dichiarato esercizio del potere politico ed economico sono manifestate attraverso la retorica dell’interventismo umanitario.

di Petar Djolic*

U”L’inferno è colmo di buone speranze
e desideri” (S. Bernardo di Clairvaux).

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Attualmente in Venezuela si sta sviluppando uno scenario promosso dagli USA molto simile a quello dell’Euromaidan – una serie di proteste che alla fine del 2013 si produssero a Kiev e che sfociarono nel cambio di potere-, scrive l’analista russo, Víktor Marajovski, per Sputnik.

Le proteste di piazza sono presto degenerate in scontri sanguinosi. Secondo Marajovski, il presidente venezolano Maduro, appoggiato da circa la metà dei cittadini appartenenti alle fasce popolari del paese, sta contrastando l’opposizione rappresentata nella sua maggioranza dalla elite e dalla classe media.

Il Venezuela la gallina dalle uova d’oro per gli USA.

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Il presidente turco ha rivelato l’esistenza di negoziati tra il servizio di intelligence turco (MIT) con l’Iran e la Russia al fine di raggiungere un accordo circa il destino della provincia siriana di Idlib (vicina ai confini della Turchia).
Secondo l’agenzia stampa iraniana, il presidente turco ha dichiarato lo scorso venerdì che presto il MIT realizzerà negoziati con l’Iran e la Russia per ottenere un accordo sul futuro di Idlib che attualmente si trova sotto il controllo del gruppo terrorista del Fronte al Nusra, il ramo siriano di Al Qaeda.
Il giornale turco Hurriyet ha scritto in proposito che Erdogan ha lasciato intendere che il passaggio di frontiera tra la Turchia e la provincia siriana di Idlib si manterrà aperto per consentire gli aiuti umanitari ma verrà impedito il transito di armi per i terroristi.

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TRIPOLI – Gli accordi del vostro ministro dell’Interno Minniti con le tribù, le milizie e le municipalità del nostro deserto sono solo palliativi, soluzioni fragili”, dichiara Haftar, secondo cui “dobbiamo invece lavorare assieme per bloccare i flussi sui 4 mila chilometri del confine desertico libico nel Sud”.

“I miei soldati sono pronti. Io controllo oltre tre quarti del Paese. Possiedo la manodopera, ma mi mancano i mezzi. Macron mi ha chiesto cosa ci serve: gli sto mandando una lista“, prosegue il generale. A servire sono “corsi di addestramento per le guardie di frontiera, munizioni, armi ma soprattutto autoblindo, jeep per la sabbia, droni, sensori, visori notturni, elicotteri, materiali per costruire campi armati di 150 uomini ciascuno altamente mobili e posizionati ogni minimo 100 chilometri”.

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di Luciano Lago

Gli esponenti della sinistra mondialista ed i personaggi legati al traffico di carne umana nel Mediterraneo iniziano ad alzare una controffensiva per contrastare la criminalizzazione delle ONG protette da Soros e dagli organismi transnazionali. La prima ad insorgere con tutto il peso della sua “autorità” derivante dalla terza carica dello Stato è stata Laura Boldrini.

“Il rispetto e l’ammirazione di cui hanno sempre goduto coloro che cercano di salvare vite e alleviare sofferenze – afferma la Boldrini – sembrano non valere più per le Ong impegnate nel Mediterraneo e oggetto da settimane di una pesantissima indiscriminata campagna di denigrazione”.
Secondo la Boldrini “se tra le Ong qualcuna si è comportata in modo non trasparente e ha violato leggi, è giusto che i singoli responsabili vengano sanzionati. Ma è inaccettabile la criminalizzazione di un intero gruppo sociale.(….) Queste le dichiarazioni rilasciate dalla “presidenta” della Camera in relazione alle inchieste giudiziarie in cui sono incappate le ONG che operano al largo delle coste libiche.

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Parla un addetto alla sicurezza sulla nave di ‘Save The Children’. “Un sistema di contratti milionari che si regge anche sull’omertà”

di GIORGIO CACCAMO

Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2017 ore 23:40
«Diciamo la verità: ho visto pochi migranti in pericolo di vita. Non abbiamo mai salvato qualcuno che stesse morendo in mare». A parlare è una persona che le operazioni di soccorso nel Mediterraneo le ha viste da vicino, da addetto alla sicurezza su Vos Hestia, nave di Save the Children (Stc). Quello che racconta lo ha denunciato all’Aise, il servizio segreto per l’estero.
Il nostro interlocutore vuole restare anonimo: il suo sfogo tocca tasti molto delicati.

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Quando verrà scritta la storia definitiva del conflitto in Siria, il ruolo degli Stati Uniti nel finanziamento, addestramento e armamento dei gruppi ribelli, costituirà necessariamente un capitolo importante.

L’annuncio [in Inglese] di Washington che la CIA ha cancellato il suo programma a sostegno dei “ribelli moderati” in Siria – che si stima sia costato ai contribuenti statunitensi oltre 1 miliardo di dollari, e che ha contribuito a perpetuare un conflitto in cui sono morte 400.000 persone, molte delle quali nel modo più atroce – è stato fatto di recente nel modo in cui una multinazionale mette fine ad un’impresa commerciale fallita all’estero.

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La Nezavisimaya Gazeta analizza in un recente articolo la situazione attuale nel paese arabo.
Le forze progovernative siriane hanno preso il controllo della città di Al Sujná dopo una offensiva lampo. Nel frattempo continuano i combattimenti ad Al Raqqa ed a Deir Ezzor e le truppe turche si preparano per un nuovo intervento in territorio siriano.

Le milizie del Kurdistan siriano rimangono in allerta, parallelamente per fare fronte alle forze ottomane. Nello stesso momento Teheran si dimostra preoccupata per le attività dei servizi speciali degli Stati Uniti nell’area di frontiera del Kurdistan iraniano. Gli analisti occidentali iniziano a parlare ripetutamente di una possibilità sempre più probabile di uno scontro diretto tra gli USA e la Russia nel Medio Oriente, indica l’articolo.

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