"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

ORBAN MINACCIATO DA MOVIMENTO DI PROTESTA IN STILE MAIDAN

Budapest tumulti

Di Vladislav Gulevich

Budapest è stata scossa da diversi giorni di proteste di piazza contro il piano del governo Orban di introdurre una tassa su internet. Secondo i media, 100.000 ungheresi sono scesi per le strade della capitale per dire al primo ministro “no”.
Di per sè, la tassa su internet  (poi ritirata dal governo) è una scusa debole per giustificare l’organizzazione di dimostrazioni da 100.000 persone. E, ovviamente, le richieste di abolizione della tassa si sono trasformate in richieste per le dimissioni del “dittatoriale” e “corrotto” governo ungherese. Sono stati anche lanciati attacchi agli edifici governativi, colpiti con sassi, portatili e cellulari.

Erano evidenti anche altri segni del “maidan ungherese”: i dimostranti saltavano in giro in modo ribelle cantando in coro: “chi non salta paga la tassa” (la versione ucraina di questo spettacolo standard è: “chi non salta è un russo”). I difensori locali dei diritti umani hanno dichiarato che introdurre una tassa su internet equivale a tentato omicidio della libertà di parola, inaccettabile in una democrazia.

Tra i dimostranti c’era l’incaricato d’affari statunitense in Ungheria, Andre Goodfriend, il quale aveva in precedenza riportato che le autorità degli USA avevano vietato l’ingresso nel paese a 6 nazionali ungheresi vicini al primo ministro. Pare che Washington stesse protestando contro le pratiche corrotte di questi nazionali ungheresi, e che abbia espresso il suo dispiacere a Bruxelles. Nella sua pagina Twitter, la commissaria europea per la competizione Neelie Kroes ha appoggiato le dimostrazioni di piazza e sollecitato quanti non avevano ancora aderito a parteciparvi.

I media occidentali scrivono che Orban è sotto l’influenza di Putin. Lo stesso Orban ha dovuto dichiarare più di una volta di non essere filo-russo ma filo-ungherese, tuttavia continua ad essere accusato di piegarsi alle pressioni di Mosca. Niente di che stupirsi: egli ha introdotto restrizioni alle imprese straniere che operano nel paese, ha troppo potere concentrato nelle sue mani e ha approvato la costituzione ungherese neoliberale.
Per la “democrazia” europea, Orban è colpevole di molte cose. Padre di 5 figli, si oppone risolutamente ai tentativi di registrare come “matrimonio” la coabitazione di coppie dello stesso sesso. Si è opposto anche alle sanzioni contro la Russia, definendole “senza senso” e dicendo che avrebbero danneggiato di più i paesi dell’UE che la Russia. Inoltre sta chiedendo a Bruxelles il risarcimento per le perdite subite dalla manifattura ungherese in conseguenza della diminuita cooperazione con i partner russi.

Il capo del governo ungherese però non è immune da tutte le pressioni. Non c’è voluto molto prima che Orban dovesse dichiarare che l’Ungheria appoggiava la versione tedesca degli eventi in Ucraina, e che l’introduzione di sanzioni era una mossa giustificata. E’ facile concludere che il cambiamento della sua posizione sia dovuto alle pressioni di Berlino.

Così, i rappresentanti della maggiore azienda internet ungherese, Magyar Telekom, sussidiaria di Deutsche Telekom, hanno espresso la loro indignazione ai piani di Orban di introdurre una tassa su internet. Berlino sta esercitando pressioni su Orban anche in altri modi. In seguito alla visita a Budapest del ministro di stato tedesco per l’Europa, Michael Roth, durante le manifestazioni di piazza, il primo ministro ungherese ha dichiarato che il governo aveva ascoltato la gente e la tassa non sarebbe stata introdotta.
Tuttavia le formazioni da battaglia di un movimento di protesta in stile Maidan restano pronte ad agire. Il loro leader, il liberale Balazs Nemes, ha riportato che i protestatari sono in contatto fra loro e pronti a tornare in piazza nell’istante in cui le autorità decidessero di lanciare un’offensiva contro i loro diritti civili. Nemes ha descritto lo stile di governo di Orban come “la tirannide più tremenda”.

L’indipendenza del primo ministro ungherese, anche rispetto alla Russia, da tempo irrita sia Bruxelles che Washington. Le sue affermazioni riguardo alla sua intenzione di trovare alleati europei capaci di opporsi a nuove sanzioni contro la Russia non sono passate inosservate. Le capitali occidentali si sono particolarmente indignate quando, il 4 novembre 2014, il parlamento ungherese ha approvato una legge che permette la costruzione del gasdotto South Stream, nonostante la posizione della Commissione Europea. Grazie a questa legge, l’Ungheria ha ora una base legale per rifiutarsi di rispettare i requisiti del Terzo Pacchetto Energetico dell’UE.

Le proteste di Budapest contro “la tirannide più tremenda” sono un avvertimento a Viktor Orban e un promemoria della sorte subita da un altro Viktor: Yanukovych. Le manifestazioni di piazza organizzate nella capitale ungherese dovrebbero anche essere considerate un monito ai “russofili” est-europei come il primo ministro slovacco Robert Fico o il presidente ceco Miloš Zeman, visto che il loro atteggiamento verso le sanzioni anti-russe e gli avvenimenti in Ucraina è molto simile a quello di Orban.

Fonte: Strategic-culture

Traduzione: Anacronista

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