"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Obama incontra i comandanti militari tra le crescenti richieste di truppe terrestri in Siria e Iraq

Aviones se despegan para siria

Di Bill Van Auken

Obama si è consultato mercoledì al Pentagono con i comandanti militari statunitensi, per fare il punto sullo stato delle operazioni avviate dalla sua amministrazione esattamente due mesi fa in Iraq e quindi estese il mese scorso ai primi attacchi aerei in Siria.

L’incontro con gli alti gradi, seguito da una rara sessione al Pentagono del Consiglio di Sicurezza Nazionale, è stato organizzato tra le crescenti critiche secondo cui la campagna attuale è inefficace. Aumentano le richieste per lo schieramento di truppe terrestri.

L’incontro ha evidenziato che la politica americana nella regione è in uno stato di caos, a causa delle sue enormi contraddizioni; essa aveva infatti supportato le milizie islamiste nella guerra per il cambio di regime in Siria, e ora sta tentando di frenare il maggiore tra questi gruppi armati settari, l’ISIS, dopo che questo ha invaso circa un terzo del territorio iracheno. La politica americana è ulteriormente intorbidita dai progetti divergenti nell’ambito della cosiddetta “coalizione internazionale” che Obama ha assemblato a supporto della guerra a guida USA.

Il segretario di stato John Kerry mercoledì sembrava appoggiare la proposta del governo turco di Erdogan di creare una “zona cuscinetto” in territorio siriano lungo il confine turco. “La zona cuscinetto… è un’idea che c’è, che vale la pena esaminare e considerare molto molto da vicino” ha affermato Kerry.

Al contempo, il segretario di stato ha apparentemente sminuito l’importanza della caduta di Kobani, una città prevalentemente curda sul confine siriano-turco che è stata assediata dall’ISIS mentre le forze armate turche bloccavano il confine. “Per quanto sia orribile vedere dal vivo cosa sta succedendo a Kobani… bisogna fare un passo indietro e capire l’obiettivo strategico” ha affermato.

Kerry è stato contraddetto quasi immediatamente sia dalla Casa Bianca che dal Pentagono, i quali hanno indicato che Washington non ha interesse ad aderire alla zona cuscinetto promossa dalla Turchia. Il Pentagono ha però confermato la valutazione di Kerry sulla situazione a Kobani, prevedendo la sua probabile caduta nonostante gli attacchi aerei statunitensi nell’area.

Il governo Erdogan ha promosso la creazione di tale cuscinetto, insieme all’imposizione di una zona con divieto di sorvolo e all’aumento delle forniture di armamenti ai “ribelli” siriani, con il duplice scopo di sopprimere la zona curda indipendente ai suoi confini e di concentrare la guerra a guida USA sulla deposizione del governo Assad in Siria.

Tuttavia, mentre l’amministrazione Obama appoggia la guerra per il cambio di regime in Siria, la sua posizione ufficiale è “prima l’Iraq”, ovvero sconfiggere prima l’ISIS in quel paese per poi forzare la milizia islamista di nuovo oltre il confine per riprendere le operazioni terroristiche contro Damasco.

Sono però sempre di più le critiche secondo cui la guerra aerea degli USA non sta riuscendo a ottenere gli obiettivi di Washington. Associated Press ha pubblicato un’analisi intitolata “Gli attacchi aerei guidati dagli USA producono pochi risultati”. L’articolo afferma che le centinaia di bombardamenti americani hanno “a malapena scalfitto il centro del territorio dell’ISIS” e che gli islamisti “sono perfino riusciti a conquistare altro territorio da un esercito iracheno che ancora cede di fronte ai miliziani.” AP ha concluso che il problema centrale è l’assenza di “forze alleate sul terreno, capaci di capitalizzare sugli attacchi aerei e riguadagnare il territorio dai miliziani.”

In modo simile, il Washington Post mercoledì ha pubblicato un editoriale affermando che l’intervento statunitense non è riuscito a fermare l’avanzata dell’ISIS per via delle “limitazioni imposte alla campagna militare dal presidente Obama”, in particolare per aver “escluso… le truppe terrestri nonostante le richieste dei comandanti militari.” L’editoriale ha concluso: “Per ora, l’operazione degli USA in Iraq e Siria è definita soprattutto dai suoi limiti. I limiti che il sig. Obama ha imposto ai suoi comandanti non sono compatibili con gli obiettivi che ha chiesto loro di raggiungere.”

In un’inattesa intensificazione delle aspre critiche, mosse alla politica bellica mediorientale di Obama dal suo stesso partito, l’ex presidente democratico Jimmy Carter ha detto a un giornale texano che l’amministrazione ha “aspettato troppo a lungo” ad attaccare l’ISIS, e che ha bisogno di schierare truppe di terra per sconfiggere il movimento islamista. “Prima di tutto, abbiamo aspettato troppo a lungo,” ha dichiarato Carter allo Star-Telegram di Fort Worth. “Abbiamo lasciato che l’ISIS accumulasse denaro, capacità, forza e armi mentre era ancora in Siria.” E ha proseguito affermando che le truppe terrestri sono indispensabili. “C’è bisogno di avere qualcuno sul posto per dirigere i nostri missili e assicurarsi di mirare all’obiettivo giusto. E poi bisogna avere qualcuno che avanzi e sia disposto a combattere l’ISIS dopo gli attacchi.”

Rispondendo ai commenti di Carter, il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest […] ha riconosciuto che “L’uso esclusivo dell’aviazione comporta delle limitazioni” e ha aggiunto: “La nostra strategia in Siria conta su qualcosa che non c’è ancora… un’opposizione siriana che possa fronteggiare l’ISIS”.

[…] E lunedì il giornale Guardian ha riportato che una preoccupazione cruciale del Pentagono riguarda le “forze ribelli inaffidabili che potrebbero puntare le loro armi sugli addestratori statunitensi”, similmente a quanto successe con le uccisioni di truppe americane in Afghanistan.

Le critiche di Carter hanno fatto seguito a commenti simili da parte di due precedenti segretari alla difesa dell’amministrazione Obama: Robert Gates e Leon Panetta, che si sono espressi in modo analogo con critiche insolitamente caustiche alle politiche del presidente.

Nonostante sia il Pentagono che la Casa Bianca affermino che l’incontro di mercoledì non produrrà cambiamenti di rilievo nella politica statunitense, la logica dell’attuale campagna e la storia dell’amministrazione Obama rendono lo spiegamento di forze terrestri in Medio Oriente solo una questione di tempo.

Qualsiasi siano le critiche alle limitazioni della guerra aerea di Obama, questa è stata conforme alla politica annunciata dal presidente, ovvero di evitare vittime civili: quella che Washington afferma di seguire sempre, nonostante le migliaia di morti civili in Pakistan, Yemen e altrove.
La National Iraq News Agency ha riportato che lunedì 22 civili sono stati uccisi in un attacco aereo statunitense sulla città di Hit, in mano all’ISIS, nella provincia irachena di Anbar. Le bombe americane hanno demolito un mercato molto frequentato, così come degli appartamenti nelle vicinanze. Tra i morti sembrano esserci 5 donne e 8 bambini.

Fonte: Global Research

Traduzione: Anacronista

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