"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Nuovi assetti strategici nel Medio Oriente in conseguenza dell’intervento russo

di Luciano Lago

Di fronte allo sviluppo degli avvenimenti in Siria, ai risultati clamorosi ottenuti dall’intervento militare della Russia in quel paese contro i gruppi terroristi, si registrano in questi giorni importanti conseguenze geopolitiche nella regione Medio Orientale e non soltanto in quella.

Primo effetto: l’Iraq, che già si è unito nel centro di coordinamento della lotta antiterrorista costituito a Baghdad, assieme alla Russia, la Siria e l’Iran, ha fatto ufficialmente richiesta a  Mosca  di estendere la sua campagna di attacchi aerei anche al territorio iracheno, dove già i russi avevano ottenuto le autorizzazioni di sorvolo.

La richiesta è arrivata tramite il presidente del Comitato di Difesa del Parlamento iracheno, Hakim al Zamiri, il quale ha esplicitato la sua richiesta al Governo di Mosca, facendo capire che gli iracheni non nutrono molta fiducia nell’azione antiterrorista delle forze USA che sono da oltre un anno nel paese con la loro coalizione che non ha prodotto risultati significativi ma che al contrario ha visto espandersi il potere dell’ISIS nel paese. Lo stesso primo ministro iracheno, Haider Abadi, nel corso di una intervista al canale France 24 ,ha annunciato che il suo paese darà il benvenuto all’intervento russo contro lo Stato Islamico.

Secondo effetto: l’Egitto, il più popoloso paese arabo, si è riavvicinato al governo siriano del presidente Bashar al-Assad e, tramite il suo presidente, Abdul Fattah al Sisi, ha dichiarato che” la sopravvivenza al governo siriano di Assad rappresenta la soluzione alla crisi della Siria”.

Secondo il giornale palestinese Al Manar, il presidente Assad ed il presidente egiziano Sisi potrebbero celebrare prossimamente un vertice, di grande significato politico, visto il ruolo che l’Egitto svolge nella regione. Il principale argomento del vertice sarebbe la lotta al terrorismo takfiri che rappresenta la maggiore minaccia per entrambi i paesi. Il giornale informa che  un emissario del presidente egiziano è già arrivato a Damasco con una lettera personale di Al Sisi e con l’incarico di preparare il terreno per lo svolgimento di tale vertice che avverrà fra poche settimane.

Da considerare che negli ultimi mesi si erano intensificati i rapporti tra la Siria l’Egitto e l’esercito egiziano ha fornito alla Siria armi, munizioni ed equipaggiamenti militari vari. Nello stesso tempo le autorità egiziane avevano ristretto le attività della coalizione degli oppositori antisiriani, mettendo sotto controllo gli esponenti di tale organizzazione e facendo annullare alcune conferenze stampa che questi volevano organizzare. In particolare dopo gli attacchi terroristici avvenuti nel Sinai, le autorità egiziane hanno ristretto i movimenti di tutti gli esponenti siriani in esilio nel paese ed hanno arrestato alcuni elementi considerati pericolosi. Alcuni di questi esponenti della denominata “opposizione moderata” siriana avevano stretti collegamenti con l’Organizzazione dei Fratelli Mussulmani che il Governo egiziano ha fatto mettere fuori legge arrestandone tutti i dirigenti ed esponenti di rilievo. In pratica si è creato uno stretto coordinamento fra il due governi, egizino e siriano, nell’ambito della lotta al terrorismo.

Questi provvedimenti del Governo egiziano hanno fortemente irritato i governi di Arabia Saudita, Qatar e Turchia che sono i principali sponsor e finanziatori dei gruppi terroristici che operano in Siria.
Questo ha determinato un raffreddamento dei rapporti diplomatici in particolare fra Egito ed Arabia Saudita, tanto che il ministro della Difesa saudita Mohammed bin Salman, ha minacciato di interrompere gli aiuti finanziari che l’Arabia Saudita stava fornendo all’Egitto.

In realtà, come segnalano alcune fonti, l’Egitto sta rivedendo i rapporti con la Monarchia Saudita poichè questa, fra l’altro, non sta ottemperando agli impegni che aveva preso. Questo accade anche perchè la Monarchia Saudita si trova in gravi difficoltà, impantanata in un conflitto con lo Yemen in cui sta subendo continui rovesci e forti contraccolpi finanziari anche per la caduta dei prezzi del petrolio.

Altrettante sono le difficoltà del govrno turco che si trova stretto in una possibile guerra civile con la minoranza curda ed accusato di essere complice del terrorismo islamico nella vicina Siria.
Si tratta ormai di un vero e proprio riequilibrio di rapporti all’interno del mondo Arabo che supera le vecchie fratture e riesce ad avvicinare paesi che si trovano oggi ad affrontare lo stesso fenomeno terroristico creato dai movimenti radicali salafiti e wahabiti che sono stati foraggiati da potenze regionali e da paesi occidentali in vista di finalità geopolitiche di egemonia.

L’intervento russo ha avuto l’effetto di sconvolgere tutti gli equilibri e disegnare la Russia come paese che assume un ruolo di nuovo protagonista nello scacchiere mediororientale, in contrapposizione con gli USA e le potenze europee.
Questo è tanto vero che sta creando forti preoccupazioni nell’Amministrazione USA e nella NATO ed in particolare dal Dipartimento di Stato USA da cui sono arrivate, nella giornata di ieri, dichiarazioni minacciose pronunciate dal segretario alla Difesa Ashton Carter, di avvertimento nei confronti della Russia.

Segretario difesa USA
Segretario difesa USA

Questi ha dichiarato che “la Russia presto inizierà a subire forti perdite in conseguenza di aver prestato il suo appoggio militare al suo vecchio alleato siriano, il presidente Bashar al-Assad. Piuttosto che favorire un ricambio politico”, ha dichiarato Carter, “la Russia ha scelto la via dell’appogio ad Assad e gli USA continueranno ad appoggiare la denominata “opposizione moderata” in Siria”.

Questa dichiarazione di avvertimento non sembra tuttavia di poter influire sulle decisioni prese dal presidente Vladimir Putin di andare fino in fondo nello sdradicamento del terrorismo dal paese arabo, già duramente provato da quasi cinque anni di conflitto sostenuto da potenze esterne.

Fonti:      Al Manar

Hispan Tv

Nella foto sopra: Il presidente egiziano Abdul Fattah al Sisi

Nella foto sotto: il segretario alla Difesa USA Ashton Carter

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