"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Non esistono complotti esistono strategie

Draghi e Monti

“Il mondo moderno è un romanzo con una serie d’intrecci e di protagonisti che non svela mai il nome dell’autore al lettore il quale stupidamente continua a leggerlo” ( tratto da “Il Potere. Il mondo moderno e le sue contraddizioni”).

di Sebastiano Caputo

“Con o senza suffragio universale, è sempre un’oligarchia a governare e a saper dare alla volontà del popolo l’espressione che desidera”.
Vilfredo Pareto

Solo i bambini si meravigliano per le rivelazioni del nuovo libro di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo”, e cioè del fatto che “il fratello” Mario Monti sia stato chiamato da Giorgio Napolitano qualche mese prima dell’impennata dello spread per sostituire il “fratello” Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio. Inutile ricordare cose che “gli adulti” – e i lettori de “L’Intellettuale Dissidente” o di Controinformazione – conoscono già. Ora gli ultimi arrivati gridano al “golpe” solo perché in questo momento storico è necessario riacquistare il consenso dell’opinione pubblica, ma in realtà i complotti non esistono, esistono le strategie. E sono le strategie che determinano il corso della storia.

Esiste la storia ufficiale, il romanzo nazionale, i personaggi di facciata, i buoni, i cattivi, i Renzi, i Berlusconi, i Napolitano. Poi esistono i registi, i mandanti, i sicari, i Monti, i De Benedetti, i Passera. Ci sono poi i centri di potere, in lotta fra loro o coesi verso un unico obiettivo, ci sono i servizi segreti, i gruppi terroristici deviati, i gruppi editoriali, le fondazioni, i poli finanziari, i cartelli bancari, le organizzazioni non governative, le multinazionali, gli istituti soprannazionali, le lobby di ogni genere.

Non sempre vanno nella stessa direzione tuttavia hanno una comune visione conquistatrice del mondo. Sono come degli scommettitori (i centri di potere) che puntano sui cavalli da corsa (i politici): un giorno su Silvio Berlusconi, il giorno dopo, su Matteo Renzi. Se poi non chini il capo dinanzi a chi ti ha foraggiato direttamente o indirettamente, gli scommettitori usano i metodi democratici (giustizia, media, fisco) o non democratici (assassinio politico) per farti fuori.

In sintesi, da Mani Pulite ad oggi, il “mercato delle scommesse” è andato più o meno così. Negli anni Novanta il Potere ha allontanato lo scomodo Bettino Craxi con un’operazione ad orologeria. Al suo posto arrivarono gli “yes man”: Ciampi, Amato, Dini, Prodi, D’Alema. Nel 2001, Silvio Berlusconi s’iscriveva in continuità con il centro-destra liberale e atlantista che in quegli anni aveva trionfato in tutta Europa con una visione continentale nei limiti dell’Unione Europea e internazionale nei limiti dell’Alleanza Atlantica. Fu infatti la sua maggioranza a ratificare tutte le direttive di Bruxelles – dall’ingresso della moneta unica in Italia al Trattato di Lisbona – e ad approvare le guerre ordinate da Washington – dall’Afghanistan alla Libia -. Travolto dagli scandali e dalla Magistratura italiana, Berlusconi non serviva più. Ne serviva uno serio. C’era bisogno di un burocrate emanato da quelli stessi centri di potere che non fosse ricattabile né dalla giustizia, né dai partiti, né dalla stampa.

Mario Monti è passato dalla Bocconi alla Goldman Sachs, da Goldman Sachs alla presidenza del Consiglio, dalla presidenza del Consiglio a Scelta Civica, un gruppuscolo che alle elezioni di febbraio del 2013 è stato punito dal popolo italiano con una percentuale ridicola di votanti.

Prima di quelle elezioni il Potere spingeva il Movimento 5 Stelle – ancora in fasce – nelle intenzioni di voto in modo tale da incanalare il dissenso popolare all’interno di un partito appena nato. Ma la macchina elettorale del tandem Grillo-Casaleggio è probabilmente sfuggita di mano agli stessi che la facevano salire nei sondaggi. Oggi hanno paura e fanno di tutto per fermarla: prima la campagna mediatica, ora la persecuzione giudiziaria nei confronti del leader genovese (sia Procura di Torino e che da quella di Genova). Matteo Renzi (“homo novus”), incarnazione di un Potere più giovane, moderno, sottile, amichevole, è lo strumento ideale per contrastare l’ascesa della forza giovane “dibattistiana”, riflesso di un Paese che inizia a capire le manipolazioni sistemiche di questi ultimi decenni. Giorgio Napolitano lo convoca (a M.R) nelle stanze chiuse della pseudo-democrazia. Gli strateghi potrebbero scaricare Enrico Letta (“nuovo” ma non abbastanza) e lo stesso Napolitano che in questo momento è ai minimi storici nei sondaggi di gradimento. Il Potere necessita de facto di un presidente “popolare”, “vivace” e “autorevole” (Draghi?) che tamponi un’eventuale avanzata del Movimento 5 Stelle. Con o senza l’italicum   (legge elettorale elaborata non a caso da Renzi e da Berlusconi) e le recenti dichiarazioni di Alan Friedman, il Cavaliere potrebbe riguadagnare il consenso perduto e di conseguenza tornare in gara con il Movimento 5 Stelle, soprattuto per un eventuale ballottaggio.

Se il Cav. cade, vince Grillo. Per questo lo tengono a galla.

Fonte: L’Intellettuale Dissidente

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