"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Nemtsov: il Matteotti di Putin?

matteotti

di Enrico Galoppini

Quella del morto ammazzato da addebitare sulla coscienza dell’uomo che regge le redini di una nazione è una tattica che in Italia conosciamo bene. Perché l’immagine dell’imbarazzante cadavere “gettato tra i piedi” fu usata proprio da Benito Mussolini quando ebbe contezza del decesso, per mano di alcuni “sicari”, del deputato socialista Giacomo Matteotti.
Che poi le cose non siano affatto andate come le vuole la vulgata ufficiale antifascista (che fa comodo a tutti, compresa l’opposizione di ‘Sua Maestà’ dei cosiddetti “antagonisti”) è un altro paio di maniche. Dal primo all’ultimo sono solo dei falsari, dei felloni (nella migliore delle ipotesi, degli sprovveduti) che si fanno scudo – imponendoci le loro leggende storiche – delle baionette dell’occupante anglo-americano.

In Italia, fin dall’immediato dopoguerra, sono comunque circolati fior di libri[1], riviste ed articoli, anche su internet, che documentano altre e ben più approfondite verità. Che prima o poi, quando finirà il nostro settantennale assoggettamento, passeranno anche sui banchi di scuola[2].

Tutta questa premessa per dire che anche i mandanti dell’assassinio del politico russo Boris Nemtsov, “oppositore del Cremlino”, stanno usando il medesimo vecchio trucco.

anti-putin
Tutti i grilletti della fucileria mediatica occidentale sono stati già premuti, per un assassinio che “fa indignare l’Occidente”. Che non perde l’occasione per scaricare, tra i piedi di Vladimir Putin, tutti i cadaveri e le “persecuzioni” che attribuisce senza il minimo dubbio all’“ex agente del Kgb”[3]: dall’aureolata giornalista pro “ribelli ceceni” all’agente segreto voltagabbana, dal blogger al campione di scacchi, fino ai “poveri” oligarchi che – sempre secondo i media occidentali – sarebbero stati privati del sacrosanto diritto di spolpare la Russia ad esclusivo beneficio loro e della loro setta.

Il livello pagliaccesco e truffaldino di questa fabbrica della manipolazione dei media-pappagallo non verrà mai sottolineato abbastanza. Si dichiarano tutti “di fede democratica”: ma se il gradimento di un presidente è di oltre l’80% siamo in presenza d’un consenso estorto con la paura; mentre se una cricca d’affaristi senza scrupoli si mette in testa di pelare una nazione intera si tratta di “riforme” necessarie e benemerite, e guai a chi si mette di traverso (cioè Putin) al “Mercato”.

Va così in scena la trita e ritrita farsa dei “dissidenti”. Un circo di teatranti diretto dal buffone in capo, che pretende da Washington “un’indagine trasparente ed imparziale”!
Affermazioni come queste, poi, più che da un redattore italiano sembrano uscite direttamente dalla penna di James Bond: “Ovviamente tra le ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti non c’è quella dell’omicidio ordinato dal Cremlino. Eppure non molti giorni fa, il 10 febbraio, era stato lo stesso Nemtsov a confidare al sito Sobesednik.ru di temere che Putin lo volesse morto”.

Ma come si fa a volere morto uno che praticamente non contava più nulla resta un mistero della demonologia anti-putiniana. Forse l’avrebbe voluto morto la maggioranza dei russi quando era all’apice della carriera al fianco di Boris Eltsin, il rottamatore della Russia per conto dei “Mercati”, del quale s’apprestava a diventare il successore se non fosse arrivato “l’uomo della Provvidenza”.
Che come il Nostro, molto probabilmente ha “deluso” chi, all’inizio, ne aveva sostenuto l’ascesa, salvo poi ricredersi amaramente di fronte ai fatti e pentirsi per aver ormai fatto “il danno”.

nemtsov

Curioso anche un altro particolare che accomuna l’omicidio di Matteotti a quello di Nemtsov. Quest’ultimo, “poche ore prima di morire”, aveva rilasciato un’intervista in cui se la prendeva con “l’autocrazia” e la “corruzione” putiniana, in nome della parola magica cara a tutti gli oligarchi spolpa-Russia: “riforme”.
Di fatto, il corrispettivo del famoso “ultimo discorso alla Camera” del deputato socialista prima di diventare il cadavere che avrebbe messo in crisi, per mesi, Benito Mussolini.

Nemtsov – si ripete dappertutto – avrebbe in qualche modo “previsto” la sua morte, perciò quella che viene spacciata per una profezia avvalorerebbe la tesi del complotto di Palazzo. La lista dei “dissidenti” che dovrebbero guardarsi le spalle dai prezzolati del Cremlino viene aggiornata di continuo dalle centrali della disinformazione, allo scopo di creare “indignazione” tra le classi dirigenti europee che si scandalizzano a comando.

Eppure non si contano dichiarazioni del tipo: “Putin, lo vedrei volentieri morto”; “lo ammazzerei con le mie mani”. E nessuno “s’indigna”. Perché qualche “ragione” questi “dissidenti” col portafoglio a organetto, questi “artisti” (tipo Femen e Pussy Riot), questi “nouveaux philosophes” dovranno pur averla, o no?
Se Putin si accompagna con una bella donna, già gloria nazionale dello sport russo, di sicuro è in preda alla stessa sindrome di Berlusconi (o lo fa per coprire la sua omosessualità: dicono anche questo!). Ma se Nemtsov – che ha quattro figli – esce con una modella ucraina di trentatré anni più giovane di lui, ci si preoccupa più che altro si sapere se la ragazza, così giovane, poverina, non sarà rimasta scioccata.
È l’unanimità delle dita puntate contro il presidente russo che depone a sfavore di queste campagne accusatorie[4]: come mai quando ci scappa il morto in America nessun “autorevole” commentatore pone il dubbio che qualcheduno nelle “stanze dei bottoni”, come minimo, abbia fornito un aiutino? No, in America sono solo e sempre “pazzi” e/o “terroristi” a rovinare la tranquilla esistenza di una nazione che altrimenti vivrebbe in una specie di stato edenico, coi suoi governanti esclusivamente impegnati nel perseguire il bene comune e la felicità per il mondo intero.

Per questo la Casa Bianca non trova ridicolo pretendere “indagini trasparenti ed imparziali” in casa di un’altra nazione sovrana. E, con tutto il rispetto, non stiamo parlando del Togo o delle Isole Figi. E nemmeno dell’Italia, che appena il Bresidente ordina batte i tacchi.
Tutti hanno potuto constatare quali “indagini trasparenti ed accurate” sono state svolte, a cura del governo americano, dopo l’11 settembre 2001 e l’assassinio di Kennedy, per il quale, si noti, l’Unione Sovietica non mostrò mai alcuna “indignazione”. Quantomeno, i sovietici conservavano intatto il senso del ridicolo.

Gli omicidi eccellenti, sovente presentati da “suicidi” o “incidenti”, abbondano tuttavia anche nell’Unione Europea. Ma qui si dà la colpa o al “terrorismo islamico” o a qualche fatalità. Vogliamo parlare delle “inchieste” condotte dopo la morte di Haider o di Lady Diana? Negli Stati Uniti, poi, muore in circostanze misteriose un sacco di gente scomoda, ma la verità non viene mai a galla.
In Italia siamo poi dei professionisti dell’inchiesta che non porta mai a nulla. E anche quando diventa di dominio pubblico che non d’incidente si trattò, si fa finta di nulla, come se la questione dei “mandanti” fosse un insignificante dettaglio: si pensi alla stragi di Ustica o di Bologna, e alla fine di Enrico Mattei e di Aldo Moro.

E non c’è bisogno che ci scappi il morto. Perché anche la defenestrazione di Berlusconi, dopo il quale non abbiamo più avuto un presidente del Consiglio eletto, ha tutte le caratteristiche del killeraggio, questa volta a mezzo spread. C’è una procura, quella di Trani, che è arrivata a qualche conclusione inquietante, ma tutto continua ad andare come se nulla fosse. Sia fatta la volontà dei “Mercati”.

Mussolini, com’è noto, si trasse d’impiccio stabilendo, dal gennaio 1925, “la dittatura”. Addossandosi la “responsabilità” politica e morale dell’accaduto, anche se era innocente. Ma non esisteva altra via d’uscita, se non si voleva darla vinta a chi aveva ordito, dall’esterno, un piano per destabilizzarlo e mandare perciò a monte tutto quello che aveva in mente per fare dell’Italia una nazione prospera e all’avanguardia.

Il consenso plebiscitario degli italiani, a metà degli anni Trenta, gli avrebbe dato ragione.
Non c’è niente da fare. Quando sei sotto attacco non esiste altra via d’uscita. Sarà in grado, Putin, di fare altrettanto?
NOTE
[1] Si citano, tra i migliori: Carlo Silvestri, Matteotti, Mussolini e il dramma italiano, Nicola Ruffolo Editore, Roma 1947; Franco Scalzo, Il caso Matteotti. Radiografia di un falso storico, Settimo Sigillo, Roma 1997. È degno di nota il fatto che Silvestri, il quale avrebbe aderito alla Rsi, era stato a suo tempo uno dei principali accusatori di Mussolini.
[2] Significativo del cambiamento che in qualche modo sta avvenendo il fatto che persino sul sito del capo del movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, sia comparsa il 24 nov. 2014 un’intervista ad Arrigo Petacco intitolata Mussolini non ha ucciso Matteotti (beppegrillo.it/2014/11/passaparola la storia ci ha mentito-arrigo petacco.html).
[3] Ciò viene ricordato di continuo, ma analogo trattamento non viene riservato agli omologhi americani: per esempio Bush sr. era stato a capo della Cia, ma questo non suscitava alcuno “scandalo”.
[4] L’unica eccezione, in Italia, è Il Giornale, il quotidiano del “grande amico di Putin”: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/nemtsov-tutte-piste-dellomicidio-islamici-ucraini-1100668.html. Tutto il resto, con vertigini di odio raggiunti da Rai3 e RaiNews24, è un coro belante anti-russo.
Fonte: Il Discrimine

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  1. Piero61 2 anni fa

    salve
    vecchi trucchi avrebbe scritto la buonanima di John Kleeves; sul delitto Matteotti, suggerisco anche la lettura dell’intervista fatta al figlio di Matteotti, nel 1985, da Marcello Staglieno per la rivista Storia Illustrata, dove il figlio della vittima, scagione Mussolini al 100%. Il delitto fu ordinato dai Savoia (e Badoglio) perchè Matteotti stava per denunciare la Real Casa, con prove incofutabili alla mano, di loschi traffici con la Standard Oil (la futura BP)…
    saluti
    Piero e famiglia

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