"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Multiculturalismo, il nuovo feticcio della sinistra mondialista in Europa

di Luciano Lago

Il fenomeno dell’immigrazione di massa che ha toccato la sua punta massima quest’anno in Europa sta suscitando una corsa accelerata alla realizzazione di quella società aperta e multiculturale che da molti ambienti politici e dagli intellettuali della cultura dominante veniva auspicata come prossimo futuro dell’Europa destinata a cambiare la sua connotazione sociale e culturale nell’arco di un certo numero di anni.

Buona parte di questa immigrazione è costituita da popolazioni  mussulmane che provengono da paesi come la Siria, l’Afghanistan, il Pakistan ed altri paesi asiatici, africani o mediorientali, afflitti da conflitti e destabilizzazioni.
Tutto indica che questo afflusso ecezionale di migranti che si sta sviluppando nell’arco degli ultimi anni porterà ad un forte incremento nella quota di popolazione mussulmana già presente in molti paesi europei. Tutti i responsabili dell’Unione europea ci dicono che questo è un fenomeno ineluttabile e che sarà un processo positivo che e che nel giro di poco tempo vedrà attuarsi l’integrazione nelle società europee di una grande massa di popolazione proveniente da altre culture con una conseguente trasformazione sociale e dei costumi delle popolazioni d’Europa.

Molte persone quindi si sono lasciate convincere che tutto procederà effettivamente come ci viene preannunciato, senza grandi problemi ma anzi con una utile apportazione di risorse più giovani nelle società europee, invecchiate e poco propense ad incrementare demograficamente il proprio numero.
Chi è un pò più navigato e meno propenso a farsi condizionare dalla macchina dei media si pone alcune domande critiche. Sarà dunque così facile l’integrazione?

Bisogna interrogarsi circa un paradosso le cui conseguenze geopolitiche possono essere considerevoli: una significativa percentuale delle popolazioni di cultura mussulmana nei paesi occidentali sono intenzionate a rimanere ancorate a quella cultura e si dimostrano ostili ad una integrazione ai costumi ed alle regole occidentali e, cosa più preoccupante, manifestano una certa empatia con l’ideologia integralista islamica. Nei paesi dove il multiculturalismo si è affermato come regola base del vivere sociale, con la prescrizione di legge del rispetto per le diverse” identità culturali”, avviene che, nella maggior parte dei casi, l’identità mussulmana si identifica con le posizioni integraliste che sono quelle dettate dall’ideologia wahabita e salafita, ispirate dall’Arabia Saudita.
I propugnatori dell’idea di una cittadinanza universale che superi l’appartenenza ad una singola Nazione, quale forma di cittadinanza postnazionale, hanno contribuito a legittimare il multiculturalismo come una forma politica del riconoscimento delle varie identità culturali.

La versione più radicale del multiculturalismo risulta essere stata applicata in alcuni paesi del Nord Europa ed in particolare in Olanda dove la politica dello Stato verso le religioni ha voluto riconoscere un sistema educativo separato, dei servizi sociali diversificati, diversi strumenti di comunicazione in base alle comunità di appartenenza (protestanti, cattolici, mussulmani, ecc..), organismi di rappresentanza sociali diversificati, ecc..

Fino all’inizio della decada degli anni 2000, i governi che si sono succeduti hanno promosso una politica basata sull’integrazione che viene organizzata sulle diversità di culture, senza forzare la mescolanza dei gruppi e delle culture religiose. Una politica che ha voluto favorire il mantenimento delle identità culturali riconosciute, realizzando una separazione di ogni singola comunità a partire dalle scuole, dalla strutture sociali, ecc..
Con il brutale omicidio del leader politico Pim Fortuyn (6 di maggio del 2002), seguito poi da quello del regista Theo Van Gogh (1 dicembre del 2004), personaggi entrambi ostili al concetto di islamizzazione del paese, in Olanda si è presa coscienza del fallimento dell’integrazione e degli effetti perversi di questo processo di multiculturalismo, che ha favorito la nascita e la diffusione delle culture integraliste e radicali.

epa01899826   Muslims demonstrate against the visit of Dutch Member of the European Parliament Geert Wilders to London, Britain, 16 October 2009. Controversial right-wing Dutch MP Geert Wilders arrived in London 16 October , later he gave a news conference near the Houses of Parliament. Mr Wilders, who faces trial in his own country for inciting hatred against Muslims, was allowed into the UK after a previous ban on him was lifted.  EPA/ROBERT VOS
Sostenitori dell’Islam radicale in Olanda

La Gran Bretagna, come l’Olanda ed il Belgio, sono tra i paesi europei maggiormente coinvolti in una forma di islamizzazione intensa che ha trovato il terreno fertile in molte aree urbane di questi paesi con conseguenze di radicalizzazione culturale sulle stesse popolazioni mussulmane che si sono trovate esposte all’intensa opera di proselitismo e di coinvolgimento culturale attuato dai gruppi islamisti radicali di ispirazione sunnita e wahabita, quelli che di fatto hanno preso il sopravvento nelle comunità mussulmane di questi paesi. Ci sono voluti gli attentati islamisti del Luglio del 2005 a Londra, per far prendere coscienza ai britannici dei pericoli insiti nelle politiche di muticulturalismo attuate in Gran Bretagna.

Londonistan, sostenitori della Sharia in GB
Londonistan, sostenitori della Sharia in GB

Nel Giugno del 2006 era stato pubblicato dal politólogo Ernst Hillebrand uno studio di estremo realismo, dal titolo: “Atmosfera soffocante nel Londonistan“. In questo studio l’autore dimostra come il multiculturalismo britannico abbia non soltanto fallito un possibile obiettivo di integrazione ma questo ha di fatto anche favorito il dominio islamista radicale sulla comunità dei mussulmani residenti in Gran Bretagna. Tanto che si evidenzia che, da un sondaggio fatto nell’ambito della comunità, il 40% dei mussulmani che vivono in Gran Bretagna desiderano l’applicazione della “sharia” (legge islamica) in alcune parti del paese. Il 32% dei mussulmani ritiene giusto combattere per mettere fine alla civiltà occidentale, considerata “decadente ed amorale”, il 20% dice di comprendere le motivazioni dei responsabili degli attentati di Londra. Nello stesso tempo si è stimato che soltanto il 17% dei cittadini britannici non mussulmani ritiene che le comunità mussulmane e non mussulmane possano vivere pacificamente, rispettandosi fra di loro.
Questa quindi è l’attuale società bitannica considerata la culla del multiculturalismo in Europa, fenomeno che viene tuttora descritto dai sui apologeti come di “arricchimento culturale” con l’apporto delle diversità e di una “società aperta”.

Non diverso sarebbe il risultato se il sondaggio fosse condotto anche in Belgio o in Olanda dove, in vaste aree urbane di questi paesi, viene di fatto già applicata tacitamente la sharia e vien predicato l’odio e la rivalsa verso la civilizzazione occidentale. In queste circostanze non è azzardato definire il multiculturalismo e le politiche di integrazione sociale come il “cavallo di Troia” che sta portando una attacco micidiale contro la cultura e l’identità europea, accompagnato dal sentimento di rivalsa e di coquista dei settori integralisti del mondo musulmano.

Il difensori del “multiculturalismo”, divenuto ormai un dogma culturale del pensiero unico moderno, quando professano una forma di relativismo culturale radicale, sostenitori della società aperta e globalizzata, sono nei fatti i nemici dichiarati della cultura tradizionale europea, della identità culturale europea che si basa storicamente sul cristianesimo e su una serie di valori connaturati a questa cultura. Sono loro i peggiori antagonisti delle identità dei popoli che si sono formate nei secoli e che molti vorrebbero ancora conservare come patrimonio di Storia e di cultura propria.
Il multiculturalismo, che viene esaltato in Europa da molti intellettuali e politici, è parte di questa visione relativista che vuole distruggere le identità tradizionali costruite da civiltà secolari per omologare, assoggettare e livellare le popolazioni sulla base di uno standard mercantilistico: consumatori uniformi per il mercato globalizzato e mano d’opera di riserva per le grandi multinazionali.

In realtà questo multiculturalismo è un inganno che si basa su un essenzialismo che mina le fondamenta di ogni ordine politico.
La diversità culturale e la difesa della propria identità viene considerata, nell’era della globalizzazione, come una minaccia al proccesso generale di omogenizzazione e, come tale viene vista quale un retaggio superato e da sacrificare sull’altare del “modernismo” e della società aperta.  In concreto questa diversità culturale è un elemento fondamentale dell’identità personale e collettiva e costituisce l’unica vera forma di resistenza all’appiattimento culturale imposto dal sistema occidentale, americanizzato e mercantilista.

Basta guardarsi attorno e vedere le citta europee contornate da Chiese, Basiliche, Cattedrali, centri medioevali, biblioteche, palazzi rinascimentali, dove viene custodito un immenso patrimonio di arte e di cultura che è stato tramandato ai popoli europei. Tutto questo dovrebbe essere soffocato e sparire dal predominio di un amalgama di culture che non riconoscono i valori tradizionali e propongono riferimenti diversi ed estranei alla Storia dei paesi europei.

L’assolutismo intollerante dei mondialisti, la “dittatura del pensiero unico” respinge ogni critica al multiculturalismo e questa critica viene vista con il sospetto di voler esprimere una visione conservatrice, nazionalista o razzista, di difesa di valori superati o peggio, di opposizione al “progresso”.

Queste accuse ad esempio vengono lanciate contro alcuni paesi dell’est Europa, come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceka, che manifestano resistenza all’afflusso di masse di immigrati islamici per paura di perdere la propria identità. Viene espresso grande biasimo verso questi paesi dell’Est che non accettano il “valore” della multiculturalità imposta da Bruxelles. Il fatto che questi paesi dell’Est, nella loro Storia, abbiano lottato, sofferto e combattuto per difendere la loro identità –vuoi contro il germanesimo, vuoi contro il sovietismo – e adesso resistano all’omologazione “multiculturale”, resa obbligatorie dalla UE, sembra strano e intollerabile.

Quello che stenta a comprendere è che il preteso muticulturalismo ed il mito della società aperta, miseramente fallito dove è stato adottato, nasconde delle finalità legate ad interessi economici e di potere che sono conformi al progetto di un Nuovo Ordine Mondiale fortemente perseguito dalle centrali di potere sovranazionali ed assoggettato al dominio del grande capitale finanziario.

Un progetto neanche tanto nascosto ma rivendicato apertamente dagli esponenti politici più in vista e sostenuto  dalle elite di potere e dagli organismi sovranazionali a partire dall’ONU, dal FMI, dai fondatori dell’Unione Europea, dal Vaticano, dalla Open Society di George Soros, dalla Banca Mondiale e dalla Goldman Sachs, per menzionare i più noti ed identificabili di questi organismi.

Non fa alcuna meraviglia che la sinistra mondialista europea, già schierata con i centri di potere atlantisti di Washington, sia divenuta la principale forza politica di sostegno e diffusione del “multiculturalismo”, questo è connaturale alla sua funzione di rappresentare gli interessi delle elites di potere che detengono il controllo del grande capitale sovranazionale e di  interpretare alla lettera  le esigenze di omologazione ed assoggettamento dei popoli.

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  1. pippo 2 anni fa

    la sinistra europea è la grande rappresentatrice degli interessi dei ricchi, dei garantiti, e di chi specula sulla pelle degli immigrati.

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  2. Pingback: Viktor Orban difende in Europa le radici cristiane e viene indicato come “il pericolo del totalitarismo” | Il Sud con Salvini