"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

MOMENTO PERICOLOSO: GLI USA ESTENDONO LA FORZA MILITARE, OBAMA MINACCIA DI “CHIUDERE CON LA DIPLOMAZIA” IN UCRAINA

US Forces baltic sea

Di Chris Marsden

Washington ha speso il fine settimana aumentando le pressioni sui suoi alleati per intensificare le provocazioni e le minacce contro la Russia riguardo all’Ucraina.
Venerdì, il presidente Obama ha parlato con la cancelliera tedesca Angela Merkel, sabato con il primo ministro britannico David Cameron, il presidente francese François Holland e il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi. Ha anche tenuto una teleconferenza con i presidenti delle ex-repubbliche sovietiche di Lettonia, Lituania ed Estonia, rispettivamente Andris Berzins, Dalia Grybauskaite e Toomas Ilves.
Un comunicato della Casa Bianca ha parlato di accordo unanime “sulla necessità da parte della Russia di richiamare le sue forze militari alla base” e “sull’invio di osservatori internazionali e supervisori dei diritti umani in Crimea.”


Una posizione ancora più minacciosa è stata presa dal segretario di stato John Kerry. Secondo un portavoce del dipartimento di stato, Kerry ha ammonito il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov che “il proseguimento dell’escalation e della provocazione militare in Crimea o in altre parti dell’Ucraina, così come passi per l’annessione della Crimea alla Russia, chiuderebbero qualsiasi spazio alla diplomazia…”
Giovedì scorso, il governo regionale della Crimea ha annunciato per il 16 marzo un referendum per diventare parte della Russia. Il portavoce di Obama ha descritto il referendum come “una violazione della costituzione ucraina” e una “violazione del diritto internazionale”.
Il ministro degli esteri britannico William Hague ha detto alla BBC che l’Europa dovrebbe affrontare il “grave pericolo di un vero conflitto armato” se le forze russe si spingessero oltre la penisola di Crimea entrando nell’Ucraina orientale. La pressione diplomatica e le sanzioni economiche non sarebbero efficaci per rimuovere le forze russe dalla Crimea, ha detto durante l’Andrew Marr Show. Alla domanda se la Gran Bretagna e l’Unione Europea consiglino agli ucraini di non muovere guerra alla Russia, Hague ha risposto di no, dicendo “Non è proprio possibile esaminare diversi scenari con gli ucraini e dire: in queste circostanze sparate e in queste no.”
A Kiev, il primo ministro imposto dagli USA, Arseniy Yatsenyuk, ha promesso che il suo governo non cederà un “solo centimetro” di territorio ucraino alla Russia. Un ufficiale della Casa Bianca ha detto alla BBC che Yatsenyuk si recherà a Washington mercoledì per discutere alla Casa Bianca la situazione militare e finanziaria.
Le minacce ufficiali di rappresaglia di solito comprendono sanzioni economiche e politiche, ma gli USA sono stati impegnati soprattutto ad isolare la Russia attraverso un deciso rafforzamento militare di pari passo agli stati prossimi alla Russia.
Venerdì scorso, la USS Truxtun è entrata nel Mar Nero dal Bosforo turco, per quella che è stata definita  un’esercitazione “programmata prima” con le marine bulgare e romene. La USS Truxton è un cacciatorpediniere con un equipaggio di 300 persone, equipaggiato con missili anti-nave. Era di stanza in Grecia come parte di un gruppo d’attacco guidato dalla portaerei USS George W. Bush, la nave da guerra più grande del mondo, e ha sostituito la USS Taylor, portata in secca nel porto turco di Samsun il mese scorso -un segno della costante presenza americana nella regione, che ora sta venendo rinforzata.
La settimana prossima gli USA manderanno in Polonia 12 F-16, un Boeing KC-135 da rifornimento
Stratotanker e 300 uomini, per un’estesa esercitazione. Quattro F-15 pattugliano al momento gli stati baltici come parte di una missione NATO lunga 10 anni, e in Polonia gli USA hanno già uno squadrone in allenamento di F-16 da combattimento e Lockheed C-130 Hercules da trasporto. L’anno scorso la NATO ha fatto scattare i suoi jets più di 40 volte in risposta ai jet russi che si avvicinavano ai confini del Baltico.
Gli stati dell’Europa orientale e del Baltico stanno giocando un ruolo di primo piano nel promuovere un’atmosfera favorevole alla guerra contro la Russia, e parte di questo è stata la convocazione, la settimana scorsa, dell’incontro NATO per discutere dei loro “timori” sull’espansionismo russo.
Reuters ha notato che la Polonia sta parlando di modernizzare il suo esercito, e pianifica di spendere 45 miliardi di dollari nel prossimo decennio per costruire un nuovo sistema di difesa missilistico e modernizzare gli armamenti, compresi gli elicotteri da trasporto e i carriarmati.
Il ministro della difesa lituano Juozas Olekas ha detto alla Reuters: “In seguito agli eventi in Ucraina, all’aggressione russa, la necessità di aumentare la spesa sarà meglio compresa dal popolo lituano e otterrà più consenso.”
La settimana scorsa il vice primo ministro svedese, Jan Bjorklund, ha chiesto un “cambiamento dottrinale” nella politica di difesa della Svezia, riguardo alle discussioni se questa debba o meno entrare appieno nella NATO.
La manovre militare programmate in anticipo sono solo una delle “coincidenze fortunate” che indicano che gli USA hanno pianificato la crisi, apparentemente cominciata con proteste “spontanee” pro-EU dopo che il presidente ucraino Viktor Yanukovych lo scorso novembre aveva fatto un passo indietro dall’accordo di associazione all’UE.
Per esempio, in gennaio gli USA hanno assunto il controllo della vigilanza aerea su Estonia, Lettonia e Lituania, sostituendosi al Belgio. […]
Gli USA hanno speso gli ultimi due decenni cercando di togliere l’Ucraina dal ruolo di cuscinetto strategico tra la Russia e l’occidente, sponsorizzando la “Rivoluzione Arancione” nel 2004 nel tentativo poi fallito di installarvi un governo del tutto filo-occidentale. Washington e i suoi alleati hanno cercato di fare lo stesso in altri stati ex-sovietici integrandoli nelle strutture della NATO e dell’UE, incoraggiando in particolare la Georgia e le ex repubbliche sovietiche in Asia centrale a seguire il percorso di Estonia, Lettonia e Lituania.
Washington ha convogliato soldi nella regione per anni, e ha ora aperto i rubinetti del tutto. Secondo un’ammissione fatta a dicembre dall’assistente segretario di stato per gli affari europei ed euroasiatici Victoria Nuland, gli USA avevano investito “oltre 5 miliardi di dollari” per “assicurare un’Ucraina sicura, prospera e democratica.”
Gli altri stati coinvolti nelle macchinazioni di Washington non sono a questa meno legati finanziariamente. Lunedì scorso, la Commissione Europea ha chiesto alla Bulgaria di abbandonare un accordo con gli USA per la fornitura di assistenza economica, tecnica e altro, per il motivo che l’accordo non rispettava le direttive UE, in quanto violava il principio di concorrenza. Un resoconto  riporta che tra il 1990 e il 2007 la Bulgaria ha ricevuto dagli USA in virtù di quell’accordo 600 milioni di dollari. Di questi, il 99,14% è andato alla difesa.
C’è poco da stupirsi se Lavrov ha risposto alla telefonata di Kerry dichiarando che la crisi in Ucraina è “creata artificialmente per ragioni puramente geopolitiche.”
In Ucraina, il nuovo regime conta su vari oligarchi per governare il paese in alleanza con i gruppi di estrema destra e fascisti. Negli ultimi giorni a diversi oligarchi sono state assegnate importanti cariche governative, tra cui la direzione delle amministrazioni regionali orientali che sono state teatro delle manifestazioni e dei conflitti pro e contro il governo.
Ihor Kolomoyskyi è stato nominato capo dell’amministrazione regionale di Dnepropetrovsk, mentre Sergey Taruta, il 16° uomo più ricco del paese, capo del nuovo governo regionale di Donetsk. Kolomoyskyi, un magnate dei metalli, delle banche e dei media dal valore di 2,4 miliardi di dollari, ha detto all’Associated Press che il suo compito sarebbe stato quello di reprimere ogni sollevazione nella sua regione, fomentata, ha detto, da agenti della Russia.
Anche Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco dell’Ucraina, dal valore stimato in 15,4 miliari di dollari, fino a poco fa un grande sostenitore del Partito delle Regioni di Yanukovych, è stato allineato in difesa dell’unità nazionale.
L’ex ambasciatore USA in Ucraina, John Edward Herbst, non era affatto dispiaciuto mentre diceva all’AP: “Gli oligarchi che si stanno assumendo questa responsabilità sono una dimostrazione del loro impegno per un’Ucraina indipendente, sovrana e territorialmente integra.”

Fonte: Global research

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