"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Migranti. Vescovo di Aleppo: grazie Papa ma i cristiani non vogliono scappare dalla Siria

I cristiani siriani accolgono con gratitudine l’appello del Papa all’Europa ad accogliere i profughi ma sottolineano l’importanza per loro di restare in Siria. L’appello di Papa Francesco «esprime la sua sollecitudine verso chi soffre, ed è un invito a tutti i cristiani ad aiutare con evangelica concretezza chi si trova in situazioni di emergenza, come quelle vissute da chi veniva respinto alle frontiere». Nello stesso tempo, «davanti alle guerre che stravolgono il Medio Oriente, il nostro desiderio come cristiani e come Chiesa è quello di rimanere nel nostro Paese, e facciamo di tutto per tener viva la speranza».

Lo dice il gesuita mons. Antoine Audo, vescovo di Aleppo dei Caldei e Presidente di Caritas Siria, all’Agenzia Fides. Il vescovo parla della grave situazione in Siria, e in particolare ad Aleppo, ma «non ce la sentiamo di dire alla gente: scappate, andate via, che qualcuno vi accoglierà.

Rispettiamo le famiglie che hanno i bambini e vanno via. Non dirò mai una parola, un giudizio non benevolo su chi va via perchè vuole proteggere i suoi figli dalle sofferenze. Ma per noi è un dolore vedere le famiglie partire, e tra loro tante sono cristiane. È un segno che la guerra non finirà, o che alla fine prevarrà chi vuole distruggere il Paese».

Mons. Antoine Audo, vescovo della comunità caldea di Aleppo e presidente della Caritas siriana.
Mons. Antoine Audo, vescovo della comunità caldea di Aleppo e presidente della Caritas siriana.

Tratto da: Sponda Sud

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– Dalla stessa città di Aleppo, poche settimane prima era arrivato dalla Congregazione dei Maristi di Aleppo, un appello al Papa: ” se si vuole che i cristiani rimangano, occorre fermare la guerra”

Riportiamo l’appello a Papa Francesco del Dr Nabil Antaki (medico e direttore di uno degli ultimi due ospedali funzionanti ad Aleppo): poteva andarsene da tempo, è rimasto con i maristi blu per dare sollievo alla popolazione.
L’appello è la parte finale dell’intervista rilasciata al Coordinamento Nazionale per la pace in Siria e riproposta integralmente nel sito culturacattolica.it.

Domanda: Il giorno di preghiera per la Siria organizzato dal Papa Francesco nel settembre 2013 è stato molto importante, ha contribuito a evitare gli imminenti bombardamenti statunitensi in seguito alla disinformazione sulle armi chimiche a Ghouta. Cosa pensate che egli potrebbe fare ora? Cosa dirgli?
Risposta: Direi a Papa Francesco: fin dal primo giorno del vostro pontificato, i siriani L’hanno amata e hanno adottata. Le Sue svariate dichiarazioni, omelie, tweets, sono tanto apprezzati e diffusi tra di noi. Noi sentiamo che, in Lei, il Vangelo è al centro di tutto, sfidando la burocrazia e il politicamente corretto di una falsa diplomazia.

Lei ha domandato più di una volta ai cristiani di Siria (e del Medio Oriente) di non lasciare la terra dei loro antenati, di restare attaccati alle loro radici per dare un senso alla loro appartenenza e alla loro presenza in Siria. È esattamente ciò che il mio gruppo e io stesso ci sforziamo di fare da decenni.

Santo Padre, La imploriamo di fare ancora di più. Le dichiarazioni, il sollievo alle sofferenze, l’incitazione a restare nel paese non hanno impedito alla metà dei cristiani di Aleppo di andarsene definitivamente. I cristiani di Siria hanno una duplice paura: temono fisicamente i fanatici islamisti di Daesh (Stato Islamico), e hanno anche paura di perdere il loro futuro e quello dei loro figli a forza di pazientare e di aspettare la fine del conflitto. Se si vuole che l’altra metà dei cristiani rimanga, bisogna fermare la guerra.

Noi La imploriamo di usare la Sua autorità morale, il Suo prestigio incontestabile per fare pressione sui diversi governi affinché cessino di armare e di finanziare i gruppi armati, perché lottino effettivamente contro Daesh e perché facciano fermare il passaggio dei terroristi attraverso le nostre frontiere del Nord.

Perché una soluzione politica negoziata possa riuscire, bisognerebbe che l’opposizione accetti l’attuale governo della Siria, perché non si può negoziare con qualcuno di cui si esige, come precondizione, l’eliminazione.

Santo Padre, solo Lei può fare qualche cosa per fermare la distruzione del nostro bel paese, per far cessare la morte di centinaia di migliaia di esseri umani e per permettere ai cristiani di Siria di restare, o di ritornare, nel loro paese.

Nota: dichiarazioni  del Vescovo Georges Abou Khazen, Vicario Apostolico di Aleppo:

Il conflitto siriano “non avra’ fine fino a quando vorranno farlo durare tutte le forze che lo stanno alimentando dall’esterno”.

“Usa e Turchia addestreranno i ribelli per 3 anni “Quindi hanno già messo in programma che la guerra durerà altri tre anni, e la gente qui continuerà a soffrire e a morire per altri tre anni”… Vedi: Agi.it

Coordinamento Nazionale per la pace in Siria www.siriapax.org

Nella foto in alto: La Cattedrale dei ‘Quaranta martiri’, dedicata ai quaranta martiri di Sebaste,  appartenente alla Chiesa apostolica armena. Risalente al XV secolo, situata nel vecchio quartiere cristiano di Jdeydeh, uno dei più antichi della diaspora armena e della vecchia città di Aleppo.
Distrutta il 28 aprile dai missili Jihadisti.

 

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