"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Migranti, in Francia è caos: decine di migliaia a Calais per raggiungere l’Inghilterra. Tra scontri e feriti

Scontri  a  Calais con i migranti

Se tutta l’Europa vedesse quello che sta avvenendo a Calais, nel nord della Francia, ne avrebbe paura.

di Luca Lippera

Decine di migliaia di migranti si ammassano a Calais, in Francia, per raggiungere l’Inghilterra
Decine di migliaia di immigrati clandestini che bivaccano da settimane nei boschi attorno alla cittadina portuale si stanno scontrando a ondate con la polizia perché vogliono raggiungere con ogni mezzo, ad ogni costo, a qualunque condizione, l’Inghilterra – la loro “Terra Promessa” – dall’altra parte della Manica.

Un tempo Calais, ultimo lembo del Vecchio Continente prima della Gran Bretagna, era semplicemente l’imbarco dei ferries. Oggi, tra abitanti atterriti, gruppi di disperati che si aggirano come zombie e poliziotti impotenti, è lo specchio di una situazione sfuggita di mano a tutti e un probabile “antipasto” del futuro.

Almeno tremila immigrati clandestini si sono stabiliti nelle foreste attorno a Calais. La maggior parte arrivano dal Sudan, dall’Afghanistan, dal Ciad, dalla Somalia, dal Pakistan e dall’Eritrea – tutti Paesi dove il radicalismo islamico è possente – e la polizia ha enormi difficoltà a fronteggiare la situazione. La cittadina è nel caos, gli abitanti sono esasperati. I camionisti che fanno la spola tra la Francia e il Regno Unito vengono sistematicamente presi d’assalto da persone che vogliono passare dall’altra parte. «Saltano su – ha raccontato un guidatore di Tir – vorrebbero nascondersi sotto i teloni, nei container, ovunque, e se li becchiamo offrono soldi: quattrocento, seicento, mille euro a testa per passare dall’altra parte. Qui è il caos». Centinaia di persone sono state riportate indietro mentre cercavano di fare la traversata lungo i binari dell’Eurotunnel, la ferrovia sottomarina che unisce le due sponde – francese e inglese – del continente.

Gli scontri con la polizia francese sono ormai quotidiani. Calais è una delle più povere citadine della Francia. I blindati della Gendarmerie che stazionano su Quai della Moselle, la strada principale, aggiungono “spettri” alla spettralità consolidata dei luoghi. Gli immigrati non riconoscono agli agenti alcun potere di controllarne il flusso. Quotidinamente si ripetono scene di gruppi di clandestini in fuga, assembramenti vicino al porto, auto con le sirene in azione che inseguono dozine di disperati più per disperderli che per altro. Negli ultimi disordini si sono contati circa cinquanta feriti.  Vedi:  Youtube.com/watch

La stampa britannica, portavoce di un’opinione pubblica sempre più sconvolta, sta seguendo spasmodicamente i disordini di Calais. L’Osservatorio per l’Immigrazione, basato a Oxford, stima che sul territorio inglese ci siano tra 400 mila e 860 mila clandestini. Ma le autorità non sanno dire quale tra le due cifre sia la più attendibile, segno che la situazione, anche in questo caso, è quantomeno magmatica. I musulmani nel Regno Unito sono ormai più di tre milioni e mezzo e giornalmente vengono denunciati episodi di estremismo, di fanatismo e di sopraffazione verso le donne. A Birmingham, un delle città chiave della Gran Bretagna, i cittadini di fede islamica sono più del 22 per cento e in alcuni quartieri centrali di Londra sono vicini al 40 per cento.

Così i giornali hanno spedito decine di inviati in Francia perché altre migliaia di immigrati minacciano di entrare in Inghilterra senza alcun permesso. Il sindaco di Calais, Philippe Mignonet, citato dal quotidiano Daily Telegraph, stima che almeno quaranta clandestini al giorni si incamminino (con rischi per tutti) nelle profondità dell’Eurotunnel. «David Cameron – ha detto il primo cittadino in un’intervista – dovrebbe venire e guardare con i suoi occhi quello che sta accadendo». Molti sbandati hanno trovato rifugio in alcuni ex capannoni industriali attorno al porto. Una reporter del Telegraph ha descritto qualcosa che somiglia al set di un film alla Blade Runner: «Di notte le luci rosse e verdi del porto mandano i loro segnali mentre fili di fumo giallo escono dai camini delle fabbriche spettrali attorno al porto. Figure sfuggenti con i cappucci scuri si aggirano nell’oscurità nella zona dei camion e all’improvviso, rischiarate da un flash di luce, si precipitano nella terra di nessuno e tentano di arrampicarsi lungo le recinzioni».

La stragrande maggioranza degli immigrati, ovviamente, è approdata a Calais dopo aver attraversato mezza Europa. L’Italia, per quasi tutti, è stata il primo punto di contatto con il Vecchio Continente. Un elettricista eritreo ha raccontato al Daily Telegraph di aver pagato 1.000 dollari per essere trasportato in macchina fino in Libia attraverso il Sudan con la moglie e la figlia. «Poi ce ne sono voluti altri milleeseicento a testa – ha detto – per raggiungere l’Italia con una barca. Qui è brutto, ma è meglio che in Eitrea. Almeno siamo liberi». «L’Europa deve capire cosa sta avvenendo qui – ha affermato un ufficiale della polizia francese – Non è fisicamente possibile controllare tutto e tutti. Si va verso l’anarchia e l’anarchia può distruggere, insieme al fanatismo religioso, tutta l’impalcatura della nostra società»

Tratto da Il Messaggero

Nota: 

Torniamo a ribadire quanto da noi affermato da nostri precedenti articoli:
Occorre abituarsi a considerare le questioni per come sono nella loro essenza e non per come vogliono farcele apparire: l’immigrazione di massa non è un fenomeno spontaneo ma piuttosto un fenomeno provocato e come tale costituisce una delle armi più formidabili di cui dispongono i “mondialisti” (coloro che operano per l’affermazione di un nuovo ordine mondiale) per imporre l’annientamento delle identità delle Nazioni.
Codesta costituisce una delle branchie di quel mostro che si chiama grande finanza sovranazionale e che dispone di questo e di altri strumenti possenti per imporre un processo di trasformazione delle Nazioni destinato a realizzare in prospettiva il “nuovo ordine mondiale” (NWO), supremo obiettivo agognato dalle “elites” finanziarie mondiali.

Si prefigura ormai quale sarà lo battaglia decisiva delle Nazioni europee per la loro sopravvivenza in questo secolo: difendere e preservare la propria identità nazionale, culturale ed etnica o lasciarsi sommergere nel cosmopolitismo e lasciar imporre lo schema della società multiculturale, globalizzata ed uniformata al mercato unico, con i suoi effetti sicuri di decadenza economica, culturale e di perdita di sovranità ed autonomia nazionale a favore di istituzioni dominate dalla finaza, obiettivo questo conclamato delle forze mondialiste e delle centrali finanziarie sovranazionali.

L’immigrazione di massa viene ormai considerata un “fatto ineluttabile”, un fenomeno che non si può fermare, come se le cause vere di questa non siano da ricercare proprio nella destabilizzazione di interi paesi dell’Africa e del Medio Oriente voluta ed attuata dalle centrali di potere che fanno capo agli USA ed alla Francia, ad Israele ed alla Gran Bretagna, le grandi potenze che hanno inaugurato la corsa ad impadronirsi delle risorse dell’Africa in antagonismo con la Cina , nuova potenza emergente sul piano mondiale. (…..)

L’Italia, vista la sua compagine politica di fiduciari delle centrali finanziarie, di mondialisti e di massoni collocati all’interno del governo e delle istituzioni, non poteva che “sbragare” per prima e cedere all’assalto verso il nostro paese, togliendo ogni argine (vedi legge Bossi Fini e reato di clandestinità) come presto avverrà.

Il vero ostacolo all’assimilazione ed alla perdita dell’identità nazionale si trova nelle forme di resistenza culturale che possono opporre i popoli contro la globalizzazione e l’immissione massiccia di comunità estranee alla propria cultura e tradizioni e non disponibili ad essere integrate. Questa resistenza si esprime in primo luogo con una valorizzazione delle risorse locali del territorio, risorse non solo in senso economico ma anche nella tradizione e nei costumi delle popolazioni che possono così fronteggiare l’imposizione di modelli consumistici estranei ed avulsi dal contesto storico e culturale. Notevoli le resistenze autonomiste in questo senso di regioni come la Catalogna ed i paesi Baschi in Spagna, la Baviera in Germania, la Bretagna in Francia, l’Ungheria che si oppone strenuamente all’assimilazione ed alle normative europee.
Certamente la presenza consolidata di milioni di extracomunitari nei paesi europei ha già segnato un punto di non ritorno per alcune regioni europee in termini di degrado sociale, presenza di comunità aggressive come quelle islamiche che reclamano l’affermazione dei propri riti e costumi in contrapposizione a quelli esistenti (religione, separazione maschi e femmine, costruzione moschee, abolizione simboli cristiani, ecc..). Per quanto la propaganda mondialista si sforzi di far apparire integrate queste etnie nel contesto sociale, la realtà si incarica di smentire drasticamente queste affermazioni sta accadendo oggi in Francia nella zona di Calais ma era accaduto anche prima con la rivolta delle “Banlieu” di Parigi anche in Italia con le rivolte di Rosarno in Calabria e quella recente di Castelvolturno vicino Caserta o i numerosi casi di stupri e nell’insorgenza della criminalità predatrice, da strada, a Milano, a Roma ed altrove. (……………..)

Luciano Lago

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  1. Werner 2 anni fa

    Già, “fenomeno spontaneo e ineluttabile”, é così che i mass media ci presentano il fenomeno dell’immigrazione di massa che sta investendo l’Europa e l’Italia, essendo tali mass media (armi di distrazione di massa), controllati proprio dagli stati e dai gruppi editoriali allineati alle centrali del potere mondialista. Ma se la nostra terra subisce passivamente questa invasione, é perché purtroppo la maggior parte dei cittadini italiani ed europei hanno il cervello completamente inoculato dall’ideologia mondialista propagandata dai mass media, che hanno per l’appunto in questi anni fatto un intenso lavaggio del cervello alle masse.

    Quando sono in mezzo alle persone, e dico apertamente che chiuderei le frontiere dell’Italia agli extracomunitari e che ne butterei fuori un bel po’ di quelli che sono già presenti nel nostro territorio, o vengo guardato male, oppure vengo preso per un “razzista”, dimostrazione di come appunto i mass media abbiano fatto un intenso ed efficace lavaggio del cervello alle masse sulla questione immigrazione. La cosa che più mi dispiace, e che coloro che hanno subito questo lavaggio del cervello, sono tutti giovani dai 40 anni in giu, mentre invece il mio anti-immigrazionismo trova più consensi tra gli over 65enni, ed é grave, perché i primi rappresentano il futuro della società, mentre i secondi il passato, e dunque questo significa che il futuro da questo punto di vista sarà nero per il nostro paese.

    Sono poi d’accordissimo sulle considerazioni fatte sulla tanto propagandata integrazione, che di fatto, soprattutto con determinate comunità di immigrati é impossibile, inattuabile, ma questo nessuno lo dice e lo dirà mai. Parliamoci chiaro, tutti i politici e i giornalisti che in tv parlano di integrazione, intendono integrazione alla rovescia, ossia colonizzazione, nella quale il paese che riceve l’immigrazione deve assumere la fisionomia del paese di provenienza dell’immigrato: si pensi all’edificazione delle moschee avvenute negli ultimi 20 anni nella varie città italiane.

    Secondo lor signori infatti, non sono gli immigrati a doversi “italianizzare”, ma noi iitaliani a dover aprire a usi e costumi importati dagli immigrati e possibilmente – come dichiarato di recente dalla Boldrini – assumere come nostri tali usi e costumi. Già in Italia abbiamo il problema che abbiamo fatto estinguere tante nostre usanze e tradizioni per “americanizzarci” (cosa che dura da 70 anni), ci vuole solo che diventiamo simili a chi ci invade. La verità é solo una, che l’integrazione vera e propria, che consiste nell’assimilazione e non mette a risrischio l’identità nazionale, non é nella pratica attuabile con determinate comunità.

    In modo particolare la tanto propagandata integrazione non è attuabile con: gli arabo-islamici, per ragioni culturali e religiose; i negri subsahariani per ragioni culturali e genetiche (il fatto che li si “italianizzi” per naturalizzazione non li “italianizza” nel DNA, sempre africani restano anche se si nasce qui); gli asiatici, i particolare i cinesi, per le stesse ragioni dei subsahariani; gli zingari, per le stesse ragioni degli arabo-islamici. L’integrazione al limite può funzionare con gli immigrati dell’Est che non delinquono e con i latinoamericani di sangue europeo, essendo costoro più affini a noi sotto il profilo storico, culturale, linguistico e religioso.

    Insomma, il termine integrazione viene usato per imporre a noi cittadini di accettare chiunque, anche chi delinque e osa spadroneggiare in casa nostra.

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  2. Anacronista 2 anni fa

    Buonasera, Werner. Comprendo e condivido la sua amarezza. Conosco bene anche gli sguardi ostili e gli epiteti insulsi rivolti a quanti, come noi, amano la loro etnia e cultura.
    Tuttavia, se questo può esserle di sollievo, non crede che forse non valga la pena farsi il sangue amaro per la causa di cotanti sciocchi? Se sono così pronti a bere le assurdità che vengono loro propinate, non meritano il destino gramo di cui si stanno rendendo complici? E i pochi abbastanza lucidi da rifiutare il crogiolo multirazziale, non farebbero forse meglio a cercare i propri simili?

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  3. Werner 2 anni fa

    Buongiorno Anacronista, le domande che Lei mi pone a riguardo sono interessanti e cercherò di risponderle in maniera adeguata: non ne vale assolutamente la pena farsi il sangue amaro per questi imbecilli autolesionisti, ma a causa della loro demenza che li porta a bere queste sciocchezze della propaganda immigrazionista, noi che amiamo la nostra terra e che ne vogliamo conservate l’identità etnica e culturale ne paghiamo le conseguenze e viviamo male. Penso allo stesso tempo però, che quelle poche persone lucide che respingono l’ideologia immigrazionista, potremmo essere molte di più, ma la maggior parte di essi – a differenza mia e Sua – per timore di essere presi per “razzisti” non lo manifesta apertamente, preferisce rimanere in silenzio e tenersi la sofferenza dentro: a costoro li invito a essere più coraggiosi e dire apertamente ciò che pensano, e unirci tutti insieme nella battaglia contro il totalitarismo immigrazionista.

    Io personalmente me ne sbatto altamente del fatto che mi danno del “razzista” perché sono contro l’invasione afro-islamica della mia Patria, non saranno certo i loro stupidi epiteti o sguardi ostili a farmi cambiare idea e a rinunciare ai miei valori, perché signori cari, il patriottismo é un valore, ma che purtroppo é stato demonizzato da circa 70 anni di intensa propaganda anti-nazionale e americanista.

    Lo dico tranquillamente, chi é favorevole all’immigrazione é ignorante o in malafede, perché solo gente così può accettare come lecita, o auspicare, la distruzione etnica, civile e morale della propria nazione di appartenenza, che é una delle principali conseguenze del fenomeno migratorio.

    Bisogna cambiare necessariamente le cose, perché NON SI PUÒ FAR PASSARE L’ANORMALITÀ PER NORMALITÀ, ed é ciò che sta succedendo nel mondo contemporaneo.

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  4. Anacronista 2 anni fa

    Sono assolutamente d’accordo. Resta purtroppo la consapevolezza che è sempre stata la cecità delle masse a permettere a lorsignori di andare al potere e manipolare il mondo a loro piacimento. Dalla rivoluzione francese al ’68, dalla guerra di secessione al “politically correct”, le masse partecipano entusiaste alla propria distruzione e a quella della civiltà, e i pochi che lo capiscono vengono travolti insieme agli altri oppure cercano di ricavarsi qualche nicchia di sopravvivenza. Sono rari i movimenti “reazionari” (che cioè reagiscono alle rivoluzioni distruttrici) di successo. Bisogna certamente contrastare l'”anormalità”, senza però contare sull’intelligenza delle masse. Dopotutto, chi le ha sovvertite, e continua a farlo, punta su ben altri tratti. Non si può far ragionare chi non può o non vuole farlo.

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