"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Migranti condotti a Pavia all’alba per alloggiare in Hotel a 4 stelle. Lega protesta e cerca di bloccarli coi trattori

Hotel per migranti

PAVIA.  Ciocca e Migliavacca, esponenti della Lega, davanti all’Hotel dove sono stati destinati i richiedenti asilo arrivati con gli ultimi sbarchi. In mattinata atteso Salvini
Dovevano arrivare in tarda serata, poi nel mezzo della notte, alla fine sono arrivati all’alba. Ma i migranti arrivati con gli ultimi sbarchi che hanno reso impossibile l’accoglienza nei centri del Sud Italia, al loro arrivo hanno trovato ad attenderli striscioni e cartelli dei leghisti capitanati dal consigliere regionale Angelo Ciocca e dal sindaco di San Genesio Cristiano Migliavacca. I richiedenti asilo, trasportati a San Genesio, Gropello e Pavia nella notte, sono in parte alloggiati in una comunità nel capoluogo. Gli altri, provvisoriamente, sono stati condotti su indicazione della prefettura a Gropello e San genesio. E lì stamattina è previsto l’arrivo di Matteo Salvini, segretario confederale del Carroccio.


I leghisti erano davati all’hotel Riz da mezzanotte, hanno bloccato l’accesso all’hotel di San Genesio: gli ospiti sono stati scaricati sulla strada a fondo chiuso, e hanno dovuto scavalcare il fosso per entrare. Il consigliere regionale Angelo Ciocca spiega: “Parte da San Genesio la protesta per l’assurdità di portare al Nord i clandestini dalle città del Sud. Da cittadino non trovo giusto ospitarli in alberghi di lusso mentre gli italiani non arrivano a fine mese. In più credo sia scorretto anche nei confronti dei clandestini, che arrivano in preda alla disperazione e con questo tipo di accoglienza si fanno illusiuoni, pensando che chissà cosa li aspetterà domani: invece non c’è lavoro per nessuno”.
Gli stranieri in questione, una trentina, sono arrivati stanotte. Non si tratta dei rifugiati del progetto Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati del ministero dell’Interno a cui partecipano diocesi, prefettura e Provincia, ma dell’emergenza sbarchi del 19. La Prefettura di Pavia è stata avvertita ieri pomeriggio dal ministero dell’Interno della necessità di ospitare 40 migranti sul territorio per l’emergenza sbarchi (qualche giorno fa la marina militare aveva salvato quasi 600 immigrati dal naufragio mentre cercavano di raggiungere Lampedusa). La prefettura stava attrezzandosi in questi mesi per accogliere i rifugiati e i richiedenti asilo dello Sprar, lavorando per creare strutture di accoglienza ma in molti casi quesi locali non erano ancora pronti, ieri. Alcuni sono stati dunque alloggiati nelle comunità che avevano già i posti pronti, per gli altri la prefettura ha dovuto trovare una sistemazione provvisoria, fino a lunedì, quando anche questi saranno spostati. Per il momento 21 dei migranti dell’emergenza sbarchi sono alloggiati a Gropello e San Genesio, in due alberghi che saranno pagati dallo Stato. Perché in albergo? A gennaio il ministero dell’Interno aveva lanciato un appello: servivano posti letto per gestire le emergenze, non più solo al Sud ma in tutto il Paese. In provincia di Pavia la prefettura aveva diramato l’appello ai Comuni, ma non era arrivata risposta. Allora si era rivolta al Terzo settore, riuscendo a trovare qualche soluzione. Soluzione abitativa che sarà pronta per lunedì, quando i migranti arrivati nella notte e al momento in albergo saranno ricollocati nelle comunità ospitanti.
Altri gruppi di migranti vengono trasferiti in questi giorni  presso altre strutture alberghiere di altre province della Lombardia e del Veneto sulle quali viene però mantenuto il riserbo dalle autorità del Ministero dell’Interno. Il Ministero dell’Interno, gestito da Angelino Alfano si preoccupa di dare un alloggio per tutti gli stranieri che arrivano sulle coste italiane: “ce lo chiede l’Europa” ha sussurrato Alfano a quanti domandavano spiegazioni circa il nuovo sistema di gestione dei flussi migratori.

Nel frattempo in Italia:
CHIOGGIA (VENEZIA   Famiglia sfrattata in auto da mesi:
il figlio non va a scuola, si vergogna
Unavecchia auto  Kia è l’unico bene che gli è rimasto: «Cambiamo posto
Ogni notte, abbiamo paura dei balordi. Ci laviamo al Pronto soccorso» , Grandi disagi  per una famiglia rimasta senza casa e senza reddito. S.B. (43 anni), il compagno A.D., guardia giurata rimasta senza lavoro, ed il figlio sedicenne hanno per dimora un’utilitaria Kia.
Vi si sono “trasferiti”, dopo aver trascorso l’estate e parte dell’autunno, pernottando tra le dune della spiaggia. L’utilitaria, acquistata quando ancora nulla lasciava presagire il disastro economico, è il solo bene del quale essi dispongano.
«Siamo stremati e pieni di acciacchi» dichiara la donna, malata d’asma. Dovrei riposare sdraiata a letto – dice – ma i sedili non lo consentono. Con mio figlio ed il mio compagno, ora che è freddo, non possiamo far altro che rannicchiarci e cercare di dormire. Quasi tutte le sere scegliamo di appartarci in un luogo diverso. Migriamo da un quartiere all’altro perché temiamo che qualche balordo possa prenderci di mira».
I tre sfrattati sono assistiti dalla Caritas che offre loro cibo e un minimo d’assistenza. Dal Comune, invece, percepiscono 388 euro e 31 centesimi al mese: cifra sicuramente inferiore rispetto al minimo necessario per il sostentamento. Per l’igiene quotidiana, la famiglia si serve dei bagni del Pronto soccorso.
Di tanto in tanto qualche amico consente loro l’uso della doccia. «Anche il sindaco Giuseppe Casson – prosegue la donna – ammette che la nostra è una condizione di vita inaccettabile. Si è informato; ce l’ha messa tutta. Alla fine, però, gli è stato riferito che non ci sono case. Eppure ci accontenteremmo di un tugurio. Qualsiasi genere di tetto sarebbe meglio della Kia. Nostro figlio ha smesso di frequentare la scuola perché prova vergogna. Siamo disperati – conclude – perché pare proprio che non ci sia speranza. Né casa e tantomeno lavoro per mio marito il quale, dopo aver a lungo prestato servizio come guardia giurata, si è sentito dire che la crisi ha falcidiato il numero delle aziende che si rivolgevano alle agenzie di vigilanza.
Nella città veneta, mentre una famiglia di italiani è costretta a vivere in auto con un sussidio di 300€, i clandestini vengono ospitati in strutture quasi lussuose e percepiscono 45€ al giorno a testa. E ne stanno per arrivare altri.
Come chiamereste voi, una città e una nazione che ‘accoglie’ giornalmente clandestini provenienti da ogni dove, invece di aiutare i propri cittadini senza casa?
http://www.ilgazzettino.it/NORDEST/VENEZIA/chioggia_famiglia_vive_auto_scuola/notizie/486209.shtml
Pontecorvo, senza casa e famiglia
Perso il posto, ora vive in auto, Il dramma dei nuovi homeless.
Salvatore vive nella sua Panda da tre mesi
Salvatore Gelfusa ha 54 anni, è separato e ha perso il lavoro. Ora dorme in macchina. A marzo ha ricevuto l’ultimo sussidio di disoccupazione. “Non so più in cosa sperare – racconta – Al Comune mi hanno assicurato che si sta cercando una soluzione insieme all’Ater”
A 54 anni, senza lavoro e senza famiglia vive da tre mesi nella sua Fiat Panda. Salvatore Gelfusa di Pontecorvo rappresenta quella che solitamente viene definita la nuova frontiera della povertà. Fino a qualche anno fa, quando aveva ancora una famiglia e un lavoro, era una persona come tante altre. Poi è arrivata la separazione dalla moglie ma nonostante ciò, riusciva a sopravvivere e ad assicurare il mantenimento alla famiglia. Poi però, la crisi ha costretto l’azienda di movimentazione terra, per la quale lavorava come conducente di camion, a tagli occupazionali. Ha così perso il lavoro e, di conseguenza, anche la possibilità di pagarsi un affitto….
http://www.paesesera.it/Societa/Pontecorvo-senza-casa-e-famiglia-vive-nella-sua-Panda-da-tre-mesi
Firenze: famiglia di italiani in camper e le case popolari agli immigrati!
FIRENZE – Quello che trovate qua sotto è un comunicato stampa in cui si mette in risalto la situazione di Maurizio, un uomo costretto a vivere da ben 2 anni all’interno del proprio camper, con la moglie e due bambini piccoli.
“Via Lami: una normalissima strada di città che corre lungo la ferrovia dello Statuto, delimitata da un muro completamente imbrattato che evoca un forte senso di degrado, di ghetto. Dall’altro lato della strada eleganti palazzine residenziali. Ha da poco smesso di piovere. Auto e motorini sfrecciano indifferenti lungo la via. Basta percorrere pochi metri dall’imbocco della strada per intravedere un camper, vecchio e po’ malconcio, ricoperto di appelli scritti con pennarelli colorati che iniziano a sbiadire.
Arrivati di fronte alla casa mobile, troviamo ad accoglierci un bel bimbo biondo che gioca sul marciapiede, rincorrendo la sorellina di quattro anni. I bambini sorridono e ci dicono che il “nonno” è dentro con il fratellino più piccolo, Siro. L’uomo sulla settantina, accortosi della nostra presenza, spunta fuori dal camper, in braccio a lui un neonato dagli immensi occhi blu, con una voce rauca richiama i fratellini verso la casa mobile e ci saluta, chiedendoci chi cerchiamo. Maurizio Villani, il papà e proprietario del camper tornerà a momenti con Rita, la mamma dei bambini.
Durante la breve attesa, cerchiamo di metabolizzare le immagini che ci scorrono davanti. L’avevamo letto sui giornali e visto nei TG ma l’impatto è comunque surreale. I piccoli sono incredibilmente sereni: il camper è un gioco e poi, in quella buffa casa, ci vive il babbo, che incontrano solo nei fine settimana. Loro vivono fino al giovedì con mamma a “Casa Speranza” una struttura d’accoglienza di Settignano che ospita solo madri e figli. Giocano per tutto il tempo, corrono intorno a noi, ci fanno qualche buffa domanda, senza smettere un secondo di ridere, nessun capriccio, nemmeno un velo di tristezza nei loro occhi. Si rincorrono fino al bordo della strada, tanto da suscitare la nostra preoccupazione ma Jacopo, tre anni, ci rassicura sorridendo “No, no !Non ci andiamo sulla strada, è pericolosa, poi ci arrotano”.
Dopo una decina di minuti arrivano mamma e papà. Sono sorpresi della nostra presenza. I bambini corrono verso i genitori e gli saltano in braccio. Ci presentiamo e iniziamo a chiacchierare.
“Io avevo una ditta con diversi dipendenti, lavoravo nel campo edile – dice Maurizio con voce sicura – purtroppo, da quando le cose hanno iniziato ad andare male, i soldi guadagnati in una vita sono finiti con incredibile rapidità: il lavoro diminuiva, aumentavano i ritardi nei pagamenti, da parte di privati ma anche di committenti pubblici e così, nemmeno io ero in grado di saldare tutti i conti- ammette l’uomo – poi è arrivato lo sfratto, mentre Rita aveva appena scoperto di aspettare il nostro terzo bambino. Siamo in attesa di un alloggio popolare che sembra non arrivare mai. Io vivo nel camper da un anno e mezzo e da poco, ho invitato a stare con noi il “nonno”, non c’è nessun legame di parentela, era un vecchio conoscente finito in disgrazia dopo gravi problemi di salute, anche lui aveva perso la casa, dormiva al pronto soccorso ed abbiamo deciso di ospitarlo, i bambini gli vogliono un gran bene”.
I membri delle istituzioni non hanno fatto niente per loro, solo qualche vana promessa. In oltre un anno di permanenza solo un paio di persone gli hanno fatto visita. Anche il vicinato è completamente indifferente. Qualche vicino di casa, talvolta, porta un po’ di pane o una fetta di torta ma per la maggior parte, girano alla larga da quel camper e spesso negano addirittura il saluto alla famiglia. I negozianti della via in cui vivevano in precedenza, fanno credito a Maurizio, lo conoscono da una vita e si fidano di lui. Hanno anche subito due tentativi di furto: dei Rom hanno tentato di entrare nel camper.
Ci facciamo avanti e chiediamo a Maurizio se le numerose associazioni di volontariato abbiano fatto qualcosa o se abbiano mai valutato l’ipotesi di affidarsi a “uno di quei movimenti che lottano per la casa” ma la risposta è sempre la stessa: “Quelli a noi, non ci pensano proprio, hanno altre priorità, trattano solo con gli immigrati – dice Maurizio – io non voglio scavalcare nessuno, non pretendo che qualcuno dia la precedenza al nostro caso, cercate di capirmi, voglio solo riunire la mia famiglia”. Nell’ultimo bando per l’alloggio popolare, avevano incluso nel nucleo famigliare il nonno, che con una pensione da qualche centinaio di euro, aveva abbassato il loro punteggio in graduatoria.
“Siamo in attesa delle graduatorie di luglio, ora il nostro punteggio è molto alto, siamo a 15 punti adesso, questa è l’unica speranza per tornare a vivere. Il Comune è sempre molto puntuale quando si tratta di vedersi pagare le multe o le tasse, peccato che tutta questa puntualità non vi sia quando tocca a loro dare qualcosa ai cittadini”.
Maurizio non è remissivo, non si è fatto schiacciare dalla sua condizione, anzi: “Spesso mi chiedo cosa farò quando riuscirò a sollevarmi da questa situazione, e penso proprio che mi batterò per i diritti di tutti i fiorentini in difficoltà, sono più di quanti se ne possano vedere. Bisogna davvero toccare il fondo per riuscire ad ammetterlo. Siamo un popolo orgoglioso. Conosco molte famiglie che campano una settimana con un kg di riso ma si vergognano di ammetterlo, lo considerano un fallimento”.
Il suo caso ci fa comunque pensare che il comune, solerte nella cura di migliaia di immigrati, stia dimenticando quella parte della popolazione che dopo aver pagato ogni contributo al comune per generazioni, per anni, ora, complice la crisi economica, si trova in completa povertà. Il discorso si sposta infatti sulle condizioni in cui versa il paese, sulle ditte fallite, sulle bancarotte e sugli innumerevoli suicidi.
“Sapete perché non mi suicido? – dice Maurizio – ho imparato a mettere la dignità in tasca, per la mia famiglia. Non sono solo i debiti, ma anche la mortificazione ad uccidere. Trovarsi a 47 anni, in un camper, senza poter offrire nulla ai propri figli è terribile ma ho imparato a convivere con questa sensazione. Sono qui e resterò qui, per mia moglie, i miei bambini, per il “nonno” e per tutto quello che spero di poter fare per la comunità, una volta uscito da questa situazione”.
“Ho fatto più di un appello a Renzi, ma quello pensa solo a Roma. Le istituzioni sono lontanissime. Anche mia moglie, con il bambino piccolo, si è più volte presentata in Palazzo Vecchio e a risponderle solo un citofono e ore di attesa sotto il caldo estivo con un neonato. Nessuno si è nemmeno degnato di aprirle la porta, di chiederle se voleva aspettare dentro all’ufficio: una situazione scandalosa.”
Noi chiediamo cosa possiamo fare per loro, se hanno bisogno di qualcosa e la loro risposta, in tono mesto, è: “Abbiamo bisogno di tutto, non abbiamo niente, davvero niente”. Mentre le varie associazioni di volontariato non fanno altro che pensare a immigrati e clandestini, mentre la tv chiede l’ 8×1000 per i missionari, il supermercato, alla cassa, raccoglie fondi per i pozzi in Africa e le famiglie adottano bambini a distanza, sotto casa, a pochi metri dal portone, i loro connazionali patiscono il freddo e la fame in un camper.
Ci sentiamo in colpa per l’indifferenza di una città che si sta disumanizzando, che sta perdendo il contatto umano, sta dimenticando la solidarietà e l’amicizia che stringevano i rapporti tra concittadini, tra vicini. In una società in cui il primato non spetta mai ai nostri fratelli ma alla beneficenza mediatica, teniamo a ricordare ad ogni fiorentino, che la famiglia Villani, era quella che comprava frutta e verdura da voi, che mangiava la pizza nel vostro ristorante, che si riforniva nel vostro negozio, che pagava i contributi al nostro comune. Adesso, sono loro ad aver bisogno di noi, con la dovuta precedenza su chi, in questa città non è nato e vissuto”.
http://senzapelisullalingua.info/firenze-famiglia-di-italiani-in-camper-e-le-case-popolari-agli-immigrati
Torino -Famiglia vive in auto con un bambino
Mamma, papà e un bebè vivono in auto: “Qualcuno ci aiuti”
A causa di uno sfratto una coppia si è ritrovata a vivere in auto. Con loro ci sono anche una bambina di 4 anni e un neonato di appena otto giorni
Philippe Versienti15 gennaio 2014
Famiglia vive in auto con un bambino
Un papà, una mamma e una bambina di quattro anni finiti a dormire per strada, dentro una macchina. Al freddo e al gelo. Una situazione agghiacciante che sfocia nella disperazione considerando che la coppia ha anche un neonato, appena otto giorni di vita. Questa, in sintesi, è la storia di Fabio e Annalisa, 30 anni lui 34 lei. Da alcuni giorno la famiglia vive dentro una Fiat Punto, prima per colpa di uno sfratto avvenuto a dicembre e poi per l’impossibilità dei parenti di dar loro una mano, un tetto, una speranza.
Entrambi non hanno più un lavoro.
http://www.torinotoday.it/cronaca/sfratto-famiglia-vive-auto-bambino.html
Situazioni come queste se ne possono registrare a centinaia. Lasciamo ogni commento a coloro che leggono di queste situazioni perfettamente ignorate dai grandi quotidiani  e dalle TV del sistema.

*

code

  1. Piero61 3 anni fa

    salve
    ringraziamo i mondialisti, la sinistra antinazionalista e globalizzatrice, i liberisti senza patria, il concilio vaticano II°, i massoni, le multinazionali e tutte le classi politiche italiane, ed europee, che dalla fine della IIGM hanno “lavorato” per ridurci, scientemente, in questo stato…
    saluti
    Piero e famiglia
    ___________________________________
    con la Russia e con Putin

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Redazione 3 anni fa

      Le conseguenze di quelle politiche scellerate in questo paese le pagheremo presto tutti ed in specie le classi sociali più disagiate. Coloro che hanno sostenuto e dato il voto a questi politici e tutti gli altri che, per acquiescenza o per indolenza, non sono scesi in piazza a protestare, non avranno neanche il diritto di lamentarsi.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Piero61 3 anni fa

        …esatto, chi ha votato e CONTINUA a votare questa gente NON ha diritto alcuno di lamentarsi, in quanto complici di questo delitto…
        Esiste un modo, diretto, di aiutare queste persone ? si puo fare tramite il sito ?
        saluti
        Piero e famiglia
        ___________________________________
        con la Russia e con Putin

        Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. WBM 3 anni fa

    Questi politici italiani sono proprio odiosi non c’è nulla da fare. Per questi pseudoprofughi i soldi si trovano sempre, mentre per noi cittadini italiani che paghiamo le tasse, NON SI TROVANO MAI, bisogna badare al bilancio e a non sforare il tetto del 3% del parametro deficit/pil, altrimenti poi la culona mezza giudea gobba Merkel si incazza e fa comminare le sanzioni ai danni dell’Italia: che si sfori pure, tanto peggio di come siamo messi non si può essere.

    Rispondi Mi piace Non mi piace