"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Mare Nostrum: una “immodesta proposta”

Migranti ad Augusta

di Enrico Galoppini

Questo fine settimana ne sono sbarcati oltre duemila. I cosiddetti “centri di accoglienza” sono stracolmi e non si sa più praticamente dove “smistarli”.

Ci tengono buoni con la storiella che “transitano” dall’Italia per andarsene in Scandinavia.
La denominazione “Mare nostrum”, attribuita all’operazione che vede coinvolta in prima fila la Marina italiana, va assumendo i contorni di una tragica beffa.

La situazione è quella descritta in una nota di Aldo G. Ricci pubblicata su “Storia in Rete” di giugno (Mare Nostrum: una modesta proposta, p. 69): “Paesi dell’altra sponda che non sanno o non vogliono contenere la marea umana, o che ci speculano sopra. Paesi europei che voltano la testa.

L’Italia ridotta a traghettatore umanitario che si appresta a cancellare l’inutile reato di immigrazione clandestina di fronte a una invasione costituita ormai esclusivamente di rifugiati, dove distinguere è un compito che esorbita ogni possibilità concreta. Una Italia costretta a sopperire con l’abnegazione dei volontari agli errori della politica. Dove è lo Stato in tutto questo?”.

L’autore della “proposta” concludeva invitando lo Stato stesso a dare segni di vita e, come minimo, a cambiare nome alla suddetta “operazione che di nostrum ha soltanto oneri, caos e umiliazioni”.

Solo un individuo animato dal partito preso potrebbe dargli torto.

Ma anche a me, a questo punto, va di fare una “proposta”. Una proposta che definirei “immodesta”, tanto sono convinto che, con un minimo di buonafede da parte degli organi preposti al funzionamento della “cosa pubblica”, funzionerebbe egregiamente.
Partiamo dal presupposto indiscutibile che tutta quest’immigrazione dobbiamo prendercela perché così hanno stabilito i nostri padroni, in questo coadiuvati da una classe politica imbelle e traditrice, oltreché da un apparato mediatico che impone la dittatura morale del politicamente corretto.

A sigillare il tutto, l’apparato legislativo-giudiziario che con la Legge Mancino-Reale sanziona spietatamente il “reato di razzismo” per zittire ogni minima obiezione espressa nell’agone politico.

Lo Stato italiano, a causa di una “crisi” determinata essenzialmente dalla sottomissione al meccanismo della moneta-debito e dall’assenza d’ogni concreta sovranità, versa in una crisi economica e finanziaria senza precedenti di cui nessuno – al di là delle “uscite del giorno” – scorge praticamente la fine.
Si dice che “mancano i soldi” per tutto; il che è un’assurdità, ma tant’è. Diamo per buona questa follia buona per gli “esperti” d’economia e i citrulli che gli danno credito, e andiamo avanti.

Ci riferiscono anche che questi “migranti” che sbarcano sulle coste italiane pagano cifre da capogiro per un passaggio su barconi fatiscenti, sui quali vengono taglieggiati dagli scafisti e dai compagni di traversata più scaltri e violenti. Una traversata che può finire molto male, con l’annegamento o l’asfissia nella stiva.

In sintesi, si spende una fortuna per andare incontro ad una serie di stenti inenarrabili e, in diversi casi, ad una morte orrenda.
In tutto questo giro di soldi e vite umane, vari soggetti si fanno un bel po’ di soldi: dagli organizzatori più o meno palesi della “tratta” (malfattori comuni ed insospettabili conniventi in alto loco) alle agenzie – laiche e religiose – specializzate nella “accoglienza”.

Di fronte a tutto questo, che non certo un bello spettacolo, mi chiedo allora: perché lo Stato italiano non stabilisce direttamente delle linee di traghetti chiedendo agli aspiranti “migranti” la corresponsione del costo di un regolare biglietto?

Un biglietto il cui importo andrebbe gonfiato in modo da contemplare una cifra che lo Stato stesso, nell’arco di un periodo limitato, restituirebbe parzialmente al “migrante” nel mentre cerca un’occupazione per far fronte alle sue ovvie spese di mantenimento. Al termine della ricerca di un lavoro, in caso di esito negativo, il “migrante” stesso verrebbe riaccompagnato nel Paese d’origine.

Migranti a porto palo

Sembra una provocazione ma non lo è affatto.
Da una parte lo Stato, anziché spendere cifre folli in operazioni senza né capo né coda, incamererebbe un po’ di denaro per rimpinguare le sue esangui casse. Il “migrante” viaggerebbe comodamente su un ferry-boat, con tutti i comfort degni d’un essere umano, risparmiandosi il noto calvario, ed oltretutto risparmierebbe rispetto alle cifre esose pretese dalle organizzazioni che campano sulla sue disavventure.

Non sta a me, entrare nei dettagli per quanto concerne le cifre da chiedere, le frequenze di queste atipiche linee marittime e le modalità della gestione di tutta la pratica. Ma m’interessava solo esporre – più tra il serio che il faceto – una proposta a questa classe politica che sembra messa lì apposta per crearci problemi dalla mattina alla sera.

Chissà che qualcheduno non ne colga l’utilità e la fattibilità.
Ripeto, stante l’obbligo di fatto di prenderci – come “Europa” – tutti questi immigrati. Un obbligo reso tale dalle guerre della Nato che devasta Paesi prima floridi ed avanzati, che semina zizzania tra le etnie ed arma gli elementi più fanatizzati, i quali non faranno che alimentare l’esodo “rifugiati”.

E stante il diktat mondialista della “società multietnica”, che nessuno è mai riuscito a dimostrare essere migliore rispetto a quelle che non lo sono.
Anzi, a togliersi le fette di prosciutto dagli occhi ci si accorge che le autentiche “società multietniche” sono proprio quelle devastate a causa dell’ingerenza dell’Occidente, che prima alimenta “primavere” e “rivolte”, e poi ci sbatte in faccia la “crisi umanitaria” e il “dramma dei profughi”.

Per tacere della Palestina, che costituisce la quintessenza dell’ipocrisia occidentale. Tanto che ogni profugo palestinese lo farei adottare obbligatoriamente, a sue esclusive spese (comprese quelle medico-chirurgiche), a chi organizza sit-in e fiaccolate contro l’insorgenza di un “nuovo antisemitismo”…

Insomma, la domanda è sempre quella vecchia come il cucco: chi paga?

Considerata tutta la macabra ed immorale truffa che alimenta le odierne “migrazioni”, direi che è giunta l’ora che a pagare siano solo quelli che tengono bordone alla Nato e ai suoi crimini. Ma poiché Lorsignori sono gli stessi che hanno tutto sotto controllo, non ci resta forse che prendere in considerazione – senza fare tanto gli scandalizzati – la mia “immodesta proposta”.

Enrico Galoppini.

Enrico Galoppini -Saggista e traduttore dall’arabo, diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato nell’ambito di progetti internazionali (ad es. in Yemen) ed ha insegnato per alcuni anni Storia dei Paesi islamici presso le Università di Torino e di Enna.
12-13 gennaio 2009: relatore al I° Forum Europeo per la promozione dell’insegnamento della Lingua araba in Occidente promosso dall’ISESCO e da Granada Edizioni presso la sede di Parigi dell’UNESCO.
È nel comitato di redazione della rivista di Studi geopolitici “Eurasia”.
Particolarmente interessato agli aspetti religioso e storico-politico del mondo arabo-islamico, alla storia del colonialismo, all’attualità politica internazionale e alla geopolitica, ma anche ai viaggi e a fenomeni di costume, collabora o ha collaborato a riviste e quotidiani tra cui “LiMes”, “Imperi”, “Eurasia”, “Levante”, “La Porta d’Oriente”, “Kervàn”, “Africana”, “Babelmed”, “Meridione. Sud e Nord del mondo”, “Diorama Letterario”, “Italicum”, “Rinascita”.
Ha pubblicato due libri: Il Fascismo e l’Islàm (Edizioni All’Insegna del Veltro, Parma 2001) e Islamofobia. Attori, tattiche, finalità (Idem, 2008). Attualmente traduce dall’arabo per agenzie di stampa e tiene corsi di lingua araba.

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  1. Werner 2 anni fa

    Mare Nostrum costituisce un’inaudito spreco di denaro pubblico, che serve alle cosiddette “associazioni umanitarie”, ossia quelle famose cooperative che si occupano di accoglienza e assistenza ai migranti, legate alla sinistra e al Vaticano. Insomma, questa porcheria serve ad alimentare un business che vede coinvolti tali cooperative rosse e bianche, e come al solito, i politici, cosa abilmente nascosta sotto l’etichetta di “aiuti umanitari”.

    A questo servono soprattutto i CARA sparsi in alcune località (come Mineo a 70 km da Catania, in Sicilia), finanziati con enorme esborso di denaro pubblico che finisce nelle tasche di queste cooperative, dei migranti, della politica e dei proprietari delle aree in cui vengono allestiti (ad esempio, l’immobiliarista Pizzarotti é proprietario del complesso edilizio di Mineo dove Berlusconi fece aprire il CARA nel 2011). Da non dimenticare inoltre, come i migranti raccattati da Mare Nostrum, vengono poi ospitati a spese dei contribuenti anche negli alberghi a cinque stelle – cosa che costituisce un guadagno per i proprietari delle strutture, ma un danno all’economia di un paese come il nostro a vocazione turistica.

    Va detto inoltre, che la quasi totalità dei migranti by Mare Nostrum, non sono profughi, ma semplici clandestini spacciati come tali per prendere per i fondelli i cittadini italiani, essendo costoro provenienti da paesi dell’ Africa subsahariana, dal Maghreb e dal subcontinente indiano, dove non vi é alcuna guerra civile in corso. Tra l’altro, i numerosi clandestini spacciati come profughi sbarcati nel 2011 a seguito della guerra civile libica, nessuno di loro era libico, ma erano tutti subsahariani che lavoravano in Libia o detenuti perché clandestini, i quali invece di tornarsene da dove sono venuti, hanno preferito invaderci, e oggi molti di questi sono mantenuti dallo stato italiano.

    Quello che succede in Italia con Mare Nostrum, ci sta rendendo lo zimbello del pianeta. In Spagna, paese a noi molto vicino (non solo geograficamente), il problema dell’immigrazione clandestina lo stanno affrontando, non fungendo da scafisti legalizzati (quello che la nostra Marina Militare sta facendo), ma inviando l’esercito alla frontiera col Marocco nell’enclave di Melilla, e proteggendo i confini col filo spinato.

    Quand’é che finalmente gli italiani reagiranno a tutto questo? Oppure preferiscono farsi prendere per imbecilli da tutto il mondo?

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