"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Ucraina, il pericolo di una nuova Jugoslavia grazie all’insipienza degli oligarchi della UE

Catherine Ashton

di Luciano Lago

Una domanda inizia a circolare in Europa negli ambienti diplomatici ed in quelli finanziari: l’Europa vorrebbe “comprarsi l’Ucraina?
L’interrogativo deriva dall’ultima mossa fatta dai componenti della Commissione Europea, cioè precisamente da quel gruppo di burocrati della oligarchia tecno finanziaria europea che si è reso responsabile del disastro economico dei paesi europei nel sistema euro e che adesso vorrebbe intromettersi nella questione ucraina per avallare la richiesta di una parte della popolazione (soltanto una parte) di associarsi all’Unione Europea.
Questi ineffabili oligarchi hanno dato la loro disponibilità nel richiedere, per conto del nuovo governo di Kiev, l’intervento del FMI per un finanziamento straordinario al governo ucraino, vista la situazione catastrofica dell’economia di quel paese. (vedi scenari economici).


La richiesta naturalmente è stata appoggiata dagli Stati Uniti, il principale ispiratore della rivolta ucraina, quello che, fra l’altro, ha riconosciuto di aver già investito 5 miliardi di dollari nella destabilizzazione dell’Ucraina, come risulta dalla conversazione telefonica registrata e diffusa del vice segretario di Stato USA, Victoria Nuland , quella “raffinata signora” che aveva anche detto, a proposito dell’Europa, “che si fotta” (vedi Il Fatto Q.)
I dimostranti della piazza Maidan avevano avuto il “privilegio” di vedere il senatore USA Mc Caine venuto sulla piazza per arringare la folla ed avevano inviato i loro leaders a parlare con la signora Merkel che si era prodigata in promesse di assistenza e collaborazione con l’opposizione ucraina. Adesso il nuovo governo di Kiev chiederà il conto all’Europa e passerà all’incasso.

In realtà i negoziati per finanziare l’Ucraina si erano già protratti per mesi, prima della rivolta di Kiev, ma non avevano portato ad alcun risultato visto l’atteggiamento del governo ucraino che giocava su due tavoli: quello di Bruxelles e quello di Mosca.
Naturalmente sia Washington che Bruxelles, per fare da garanti al governo dell’ l’Ucraina, in relazione ad un finanziamento del FMI, esigono precise condizioni: una riforma costituzionale, un nuovo governo di coalizione, riforme economiche che prevedono taglio ai salari, privatizzazione dei servizi pubblici, tagli alla spesa sociale e tutti quei provvedimenti che, ad esempio in Grecia, si conoscono molto bene per gli effetti di miseria che hanno prodotto.
Si tratta precisamente di quelle condizioni capestro che il precedente governo di Yanukovich non aveva accettato e per cui si era rivolto alla Russia ottenendo da Putin 15 miliardi di finanziamento e sconti sostanziosi sulle forniture di gas a prezzo ridotto.

Tutto ormai da rivedere per la nuova situazione determinatasi con le rivolte di piazza anche a seguito dell’attività di sobillazione effettuata dagli stessi funzionari della UE che adesso meditano di trovare una soluzione alla catastrofica condizione di quel paese.
In realtà la situazione non si è affatto stabilizzata e, se si sono per il momento calmate le rivolte a Kiev con la caduta del governo filo russo di Yanukovich, iniziano i fermenti nella parte orientale e meridionale del paese con una folla di volontari che si radunano, nelle città orientali del paese, ai banchi di arruolamento della nuova milizia di autodifesa appositamente creata, ufficialmente per bloccare eventuali infiltrazione di provocatori esterni, di fatto  saranno i nuclei del nuovo esercito di resistenza qualora si voglia imporre l’europeizzazione forzata (leggi germanizzazione) del paese.
La popolazione russofona in Ucraina non ha gradito lo spettacolo dei monumenti dell’epoca sovietica abbattuti dalla furia dei dimostranti ed in particolare al monumento ai caduti dell’Armata rossa nella guerra contro i tedeschi. Pericoloso solleticare il sentimento nazionalista russo ed il vecchio rancore antitedesco in una nazione che ha avuto ventitre milioni di morti nel secondo conflitto mondiale.

Facile prevedere che la popolazione di lingua e cultura russa che risiede nella parte orientale del paese ed in Crimea (regioni storicamente russe a tutti gli effetti) mai accetterà un governo che voglia portare il paese a staccarsi dall’orbita Russa per aggregarsi ad una Unione Europea dominata di fatto dalla Germania.

A Bruxelles sottovalutano l’odio atavico dei russi nei confronti dei tedeschi e l’attaccamento alle proprie tradizioni e l’orgoglio nazionalistico.  A Bruxelles si conosce poco la Storia delle rivalità e delle guerre nelle quali l’Ucraina è stata coinvolta in passato e si ignora che alcune vaste regioni dell’Ucraina erano parte integrante della Russia fino al 1922 (Ucraina orientale) e la Crimea fino al 1954 (ceduta da Khrushchev all’amministrazione ucraina).
Tanto meno si può pensare che Putin, o qualsiasi governo russo, voglia rinunciare ad avere il controllo della Crimea o del porto di Sebastopoli sul Mar Nero (dove è ancorata la flotta russa)o che  voglia perdere Odessa che è una città di tradizione e cultura russa a tutti gli effetti. Tutto questo la Russia dovrebbe farlo per essere “accondiscendente” con le richieste degli eurocrati di Bruxelles o per compiacere la signora Merkel o l’”abbronzato” Obama.

Gli eurocrati di Bruxelles nella loro tracotanza non sono probabilmente consapevoli di aver messo “i piedi nel piatto” dell’orso russo e non tarderanno ad accorgersene a breve termine.
Il meno che si possa prevedere è lo scenario di una disgregazione dell’Ucraina di tipo balcanico con le regioni sud orientali che autoproclamano l’indipendenza da Kiev e scontri sanguinosi tra le fazioni estremiste con l’appoggio di potenze esterne (Polonia, Germania e USA). L’ipotesi peggiore che potrebbe verificarsi sarebbe un intervento in forze della Russia per sottomettere Kiev e riportare nell’orbita russa tutto il paese. Sarebbe sufficiente che la Russia riconoscesse ai cittadini russofoni dell’Ucraina e della Crimea la cittadinanza russa, come accaduto con la crisi in Georgia di qualche anno addietro.

In questo modo il signor Putin, che è uno statista abile e scaltro (a differenza degli interlocutori della UE) avrebbe il pretesto di intervenire militarmente per proteggere i propri cittadini.
Non vorrei essere pessimista ma l’impressione è che in ogni caso si vada  di sicuro verso una destabilizzazione del paese, uno scenario di tipo jugoslavo, con tutti gli effetti di guerra civile, scontri tra le fazioni e vittime, situazione della quale gli oligarchi europei, per insipienza e per servilismo verso gli USA, ne sarebbero pienamente corresponsabili.
Mai come oggi gli interessi dell’Europa non solo non convergono ma sono decisamente in contrasto con quelli del ruolo degli Stati Uniti, decisi a contrastare a tutti i costi la potenza russa a discapito delle conseguenze di destabilizzazione in Europa.
D’altra parte, nel caso di secessione delle regioni orientali ucraine, la UE non potrà che appoggiare tale processo per salvaguardare la pace e gli equilibri nel continente ed in questo modo fornirà un formidabile pretesto a quelle regioni in Europa che da tempo aspirano ad una secessione dalla Scozia alla Catalogna, ai Paesi Baschi.
Non escluso che tale questione darebbe nuova voce anche ai “lumbard” di casa nostra o alle aspirazioni di veneti e altoatesini.
Rimane valido il vecchio detto che mai bisognerebbe affidare ai burocrati il governo di una Nazione e meno che mai la gestione di un intero continente, tanto più quando questi personaggi sono asserviti ad interessi esterni e mancano di cultura storica.

Nella foto in alto: Catherine Ashton, responsabile esteri della UE con leaders opposizione ucraina a Kiev

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