"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Ucraina e la situazione geo-militare globale, secondo la geopolitica russa

di Alfredo Jalife Rahme

Nel Quinto Congresso Internazionale della “Avanguardia Scientifica” patrocinato dalla UAM e svoltosi a Toluca, (Messico),Konstantin Sivkov, dottore in Scienze Militari e Presidente della Accademia di Questioni Geopolitiche di Russia, ha presentato la trascendentale relazione, “L’Ucraina e la Situazione Geomilitare Globale: l’avviso di Gorbaciov su di un possibile conflitto nucleare globale è realistico?”

l geostratega russo ha collocato in primo piano la fattibilità di una terza guerra mondiale termonucleare, come ha avvisato Gorbaciov.
In una intervista esclusiva con Ciro Perez della Jornada, KS ha commentato che il “potenziale nucleare russo” costituisce un ostacolo per il dominio globale degli Stati Uniti”.

Nella sua relazione nel Congresso statale con sede a Toluca, KS ha considerato che esiste uno scontro tra l’unipolarità anglosassone che esclude quanto rimane di multipolare, mentre l’asse USA/Gran Bretagna, che comanda sulla NATO, dovrebbe spingere  l’Unione Europea a  prendere coscienza della trappola in cui si trova.

Da questa frattura globale hanno origine tutti i conflitti militari sotto copertura religiosa, politica ed economica.

Oggi tre “civilizzazioni non-occidentali” si oppongono alla unipolarità anglosassone: il Gruppo di Shanghai, i BRICS e l’Unione Euroasiatica (UEA) della triade Russia/Bielorussia/Kazakistan.

L’obiettivo anglosassone è quello di annientare la Russia, una superpotenza nucleare che rifornisce militarmente il gruppo dei BRICS che sarebbero così distrutti.

Senza tenere in conto che l’armamento convenzionale (non nucleare) è di per se detestabile, gli USA e la Russia dispongono ciascuno di oltre 2.000 ogive nucleari “sufficienti per trasformare il pianeta in un deserto”. Una cosa è “l’equilibrio militare globale” ed altra è il bilancio regionale quando l’asse anglosassone esegue gli assiomi del geopolitico britannico Sir Halford McKinder contro la Russia per mezzo di quello che chiamava l “ansa dell’ Anaconda” (abbraccio mortale).

L’offensiva anglosassone si estende attualmente all’Ucraina, alla Siria, alla regione jihadista islamica, cosa che accresce l’instabilità globale ed ha creato un asse tra il regime di Kiev ed il jihadismo islamico.
KS afferma che dietro al jihadismo islamico ed a Al-Qaeda si trovano i servizi di intelligence degli USA e della Unione Europea, tuttavia puntualizza che l’Arabia Saudita ed il Qatar collidono per sostenere l’egemonia del fondamentalismo islamico.

Konstantin Sivkov definisce le aree vulnerabili della Russia: l’Artico, l’Ucraina, l’Asia centrale, la Bielorussia, gli Stati neutrali europei e l’Oceano Pacifico.
Oggi l’Ucraina è il luogo della guerra morbida (soft war) dell’asse anglosassone contro la Russia, mentre che le Repubbliche separatiste ucraine di Donetsk e di Lugansk costituiscono la linea di difesa della Russia.
Sivkov giudica che “l’Occidente ha perso in Ucraina”, tuttavia nonostante questo il regime pro-occidentale di Kiev pretende di proseguire un conflitto che sicuramente andrebbe a perdere, per cui l’accordo di “Minsk 2” costituisce solo una tappa di transizione. Quando uscirà sconfitta una delle due parti – USA o Russia- impiegherà il suo arsenale nucleare.
Sivkov giudica che l’esercito della Cina- che dispone di vasti interessi in Ucraina-e non ha il potenziale militare della Russia nè degli USA.

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L’escalation potrebbe prevedere due scenari possibili: 1)- una guerra nucleare limitata dove la UE sarebbe il campo perdente; 2)- Una soluzione negoziata tra gli USA e la Russia.

Sivkov giudica che in qualsiasi scenario gli USA hanno già perso.
Sia detto con umiltà, Sivkov ha lodato la mia relazione fatta a Mosca nell’autunno scorso: ha commentato che il mio modello di previsione coincide molto con quello degli strateghi geopolitici russi.

Sivkov ha alluso al “plan Polonia” per la distribuzione dell’Ucraina con la Russia, in cui Varsavia se ne rimane con la parte nord occidentale e Mosca con la parte sud orientale che gli concede il controllo del Mar Nero con l’asse Mar Azov/Crimea, l’importante porto di Odessa e la regione della Transnistria.
A suo giudizio, l’Ucraina come paese unitario non è una ipotesi percorribile dal punto di vista economico senza la regione sud orientale dove si trova l’importante granaio “chernozem” (tipo di suolo) e la sua infrastruttura di alta tecnologia industriale (aeronautica, armamenti ed ottimi centri educativi).

Richiama l’attenzione il fatto che Konstantin Sivkov abbia rivelato il “plan Polonia” della divisione dell’Ucraina, che era stata divulgata dal precedente ministro degli esteri polacco Radek Sikorski che aveva confessato all’israelita residente a Londra, Ben Judah-che sembra un semplice propagandista dell’amazzone Viky Nuland, assistente al Dipartimento di Stato per l’Eurasia-, in un articolo per “Political Magazine”, dove si sosteneva che “il presidente russo Vladimir Putin aveva tentato presumibilmente la Polonia affinchè questa invadesse l’Ucraina con l’obiettivo di dividere il paese nel 2013”.

A mio giudizio, la Polonia sta giocando con il fuoco a suo rischio e pericolo per essersi installata come punta di lancia del progetto irredentista degli USA, più che della UE, a tale punto che il portale texano-israelita Stratfor la propone come la nuova ed allucinante potenza europea che sostituirebbe tanto la Germania come la Russia.

Jeremy Bender di Business Insider adduce che la presunta proposta russa per dividersi l’Ucraina con la Polonia “ricorda la stessa divisione della Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale” quando la Germania nazista e la URSS gestirono una serie di divisioni e spartizioni che fratturarono la Polonia, la Romania, la Finlandia e i paesi baltici tra i due paesi sotto il patto segreto Molotov-Ribbentrop, fatto che sottodimensiona Zbigniew Brzezinski- ex assessore della Sicurezza Nazionale dell’ex presidente Carter ed oggi intimo di Obama-, nella sua conferenza di Novembre trascorso nel CSIS: “Formulando un Nuovo Approccio della Politica Estera con la Russia”.

Tutto questo avveniva  prima del punto di flessione avvenuto nel Debaltsevo dove è stato umiliato l’esercito dell’Ucraina dai separatisti russofili di Donetsk e di Lugansk.
A questo proposito, Zbigniew Brzezinski, ha sparso il suo ubriacante vino bellico nel corso del recente Foro di Bruxelles del German Marshall Fund ́ in cui ha commentato che la “Russia si trova compromessa per costruire l’impero, alcuni pensano che questo è possibile, ancora più che possibile. Tuttavia la sua debolezza interna e i suoi problemi economici non lo permettono” per cui “necessitiamo cercare un bilancio tra le politiche che offriamo in Russia ed allo stesso tempo convincerla che la intersezione di una linea particolare avrebbe un costo eccessivo per Mosca “.

Quale sarebbe questa “linea particolare”?

Il polacco -canadese, oggi statunitense, Zbigniew Brzezinski, connotato per la sua russofobia, riconosce che la Russia è una grande potenza per cui ha delle possibilità da giocare nei notevoli cambiamenti della situazione geopolitica in modo da impostare la sua politica con l’Ucraina, evitando un confronto ma che potrebbe portare al collasso dell’economia ucraina.
ZB ha espresso serie preoccupazioni per lo stato d’allerta delle forze armate russe per affrontare una guerra a tutto campo. Adesso si comprende perchè è scomparso per 10 giorni lo Zar Putin nel mar di Barents.

In una cena privata a Toluca con KS, ho chiesto a cosa equivaleva la vittoria di Debaltsevo e mi ha risposto senza esitare che era “una nuova Stalingrado”.
Secondo i geostrateghi russi, il trio USA/NATO/UE ha già perso la sua guerra in Ucraina.

Fonte: El Horizonte

Traduzione: Luciano Lago

Nella foto in alto: Putin ispeziona un reparto della Marina russa

Nella foto al centro: postazione missili  nucleari ICBM all’interno del territorio russo

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  1. PKOXO 2 anni fa

    INFO KAZAKISTAN
    La relazione privilegiata con la Federazione russa non ha impedito al Kazakistan di crearsi interlocutori euro-atlantici. A partire dai primi anni Novanta, la cooperazione alla sicurezza e alla non-proliferazione hanno costituito il principale ambito di collaborazione con gli Stati Uniti, che hanno sostenuto politicamente ed economicamente la rimozione delle testate nucleari ereditate dall’Urss (rimozione completata nel 1995), nonché l’adesione del paese ai principali trattati in materia di controllo degli armamenti e ai meccanismi di cooperazione con la NATO. La relazione kazako-statunitense si è rafforzata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 e il lancio dell’operazione Enduring Freedom, per la quale il sostegno logistico kazako nel quadro del ‘Network di distribuzione settentrionale’ si è rivelato essenziale. I rilevanti interessi delle compagnie energetiche statunitensi nell’esplorazione e nello sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi kazaki e il sostegno assicurato dalla Casa Bianca ai progetti infrastrutturali, volti a favorire l’esportazione diretta delle risorse del paese verso i mercati occidentali, completano il quadro di una partnership prioritaria per Astana. Di natura principalmente economica – e legati allo sfruttamento delle risorse energetiche del paese – sono i rapporti tra Kazakistan e Unione Europea (EU), con la quale Astana ha siglato nel 1999 un accordo di partenariato e cooperazione, attualmente in attesa di rinnovo. La rilevanza del comparto energetico nelle relazioni con l’EU è confermata, prima ancora che dal Memorandum d’intesa siglato nel 2006, dagli accordi bilaterali di partenariato conclusi da Astana con i principali paesi importatori dello spazio comunitario: Italia, Germania, Francia e Spagna.

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