"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

“L’oceano sta morendo”: morie marine e animali sulle coste della California

di Mac Slavo

Erano le parole di morte di Charlton Heston nel sinistro film del 1973, Soylent Green (2022: i sopravvissuti), e potrebbero assomigliare al nostro disperato futuro prossimo venturo. Secondo ogni resoconto l’oceano sta morendo, e se è così lo stesso sta accadendo anche al cibo che fornisce. La cause sono molteplici e sovrapposte. La colpa è in parte da imputarsi a cause ambientali naturali; in parte alle attività industriali umane, agli effetti di Fukushima (che riversa livelli altissimi di radiazioni nell’oceano e sulle coste del Pacifico); e all’effetto cumulativo dei moderni prodotti chimici e dei rifiuti agricoli che inquinano l’acqua e alterano la riproduzione.

Un nuovo sorprendente resoconto afferma con pochi dubbi che l’Oceano Pacifico al largo della costa californiana si sta trasformando in un deserto. Un tempo pieno di vita, esso sta ora diventando desolato, provocando la morte per fame di mammiferi marini, uccelli e pesci. Secondo Ocean Health: ( vedi: theextinctionprotocol )

“Oggi le acque del Pacifico al largo della costa californiana sono color blu limpido scintillante, così trasparente che è possibile vedere il fondo sabbioso… l’acqua limpida è un segno che l’oceano si sta trasformando in deserto, e la reazione a catena che causa tale amara limpidezza è forse più evidente sulle spiagge dello “stato dorato”, dove si sono arenati migliaia di cuccioli emaciati di leone marino. …

Negli ultimi 3 anni, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha notato un numero crescente di spiaggiamenti sulle coste della California e fino al nord-ovest Pacifico. Nel 2013 si arenarono 1.171 leoni marini e nel 2015 se ne sono già arenati 2.700: segno che c’è qualcosa di davvero serio, perché i cuccioli normalmente non finiscono da soli fino a primavera inoltrata e inizio estate. C’era evidentemente carenza di cibo anche prima che l’oceano si scaldasse. Nate Mantua, climatologo della NOAA, ha affermato: ‘E’ incredibile. E’ così insolito, e non c’è una spiegazione davvero valida per questo. C’è anche una buona probabilità che il problema persista.’
Gli esperti danno la colpa della carenza di cibo alla temperatura insolitamente calda delle acque oceaniche. Qualche settimana fa la NOAA ha dichiarato El Nino, il fenomeno ciclico che scalda il Pacifico. Secondo Mantua l’acqua è da 3 gradi e mezzo a 6 gradi più calda della media perché sulle costa occidentale manca il vento nordico. Solitamente il vento nordico genera la corrente, creando risalite che trasportano i nutrienti per le sardine, le acciughe e altro pesce di cui i leoni marini si cibano.”

Fox News aggiunge:
“Le acque calde stanno probabilmente spingendo le principali prede dei leoni marini (calamari, sardine e acciughe) più a nord, costringendo le madri ad abbandonare i loro piccoli anche per 8 giorni alla volta per cercare sostentamento. Gli scienziati credono che i piccoli si stiano svezzando in anticipo per disperazione e si allontanino da soli nonostante siano sottopeso e non pronti a cacciare. …
‘Questi animali arrivano davvero in condizioni disperate, alla fine della vita… e non tutti ce la fanno.’ afferma Keith A. Matassa, direttrice del Centro per i Mammiferi Marini del Pacifico, che sta attualmente riabilitando 115 piccoli di leone marino.”

Lo stesso vale per gli uccelli marini sulla costa dello stato di Washington:
“Tra i detriti della tempesta che sporcano una costa dello stato di Washington, Bonnie Wood ha visto qualcosa di orribile: i corpi maciullati di dozzine di giovani uccelli marini. Camminando per mezzo miglio lungo la spiaggia del Twin Harbors State Park, Wood ha contato mercoledì più di 130 carcasse di giovani passeri di Cassin: le vittime dalle zampe blu e grandi quanto un palmo di ciò che sta diventando una delle peggiori morie di uccelli marini mai registrate. ‘Era così angosciante’ ricorda Wood, un volontario che perlustra le spiagge del nord-ovest Pacifico in cerca di uccelli morti o spiaggiati. ‘Erano dappertutto. Ogni dieci metri trovavamo altri 10 carcasse di queste piccole dolci creature.’

E’ una cosa enorme, enorme, senza precedenti,’ ha affermato Julia Parrish, ecologista della University of Washington specializzata in uccelli marini che sovrintende il COASST (squadra di osservazione costiera e misurazione uccelli marini), programma che ha tenuto traccia delle morti di uccelli sulla costa occidentale per quasi 20 anni. ‘Finora potrebbero essere qualcosa come 50.000 o 100.000’.”
100.000 può non sembrare un gran numero, statisticamente parlando, ma i precedenti nella storia registrata delle morie animali suggeriscono che in effetti si tratta di un numero enorme. Perfino il National Geographic sta notando che queste morie sono “senza precedenti”. L’acqua più calda del solito viene indicata come principale colpevole delle morti per fame.

L’anno scorso gli scienziati hanno suonato l’allarme per la morte di milioni di stelle marine, a causa delle acque più calde e di un virus “misterioso” […]
La variazione delle temperature nell’Oceano Pacifico, a causa del movimento circolare naturale che dura decenni, sposta e decima le popolazioni animali lungo la catena alimentare, dimostrando quanto fragile sia in realtà l’equilibrio vitale nell’oceano.

Di recente il crollo della popolazione di sardine ha messo in crisi sia i pescatori che le specie animali della costa occidentale: (naturalnews.com/Fukushima_marine_populations_West_Coast.)
“La pesca delle sardine al largo del Canada occidentale aveva un valore commerciale stimato in 32 milioni di dollari, ma improvvisamente è stato tutto perduto. In ottobre i pescatori hanno affermato di essere rientrati senza un solo pesce dopo 12 ore di ricerca e 1000 dollari spesi in carburante. Sandy Mazza ha riportato per il Daily Breeze un fenomeno simile in California centrale: ‘Per molti anni le sardine erano state così abbondanti, a volte il pesce più abbondante nelle acque costiere, che è stato uno shock non riuscire a trovare in tutta l’estate un singolo esemplare del pesce costiero blu argentato brillante, anche se questa non è la prima volta che scompare.’

‘E’ El Nino? L’oscillazione decennale del Pacifico? La Nina? Un cambiamento climatico di lungo periodo? Ci sono più mammiferi marini che mangiano sardine? Sono andate tutte in Messico o più distante? Non lo sappiamo. Siamo abbastanza sicuri che la popolazione totale sia calata. Ci regoliamo di conseguenza e quindi riduciamo la pesca.’ ha affermato l’ufficiale della NOAA Kerry Griffin.”

Secondo il Daily Mail, gli eventi peggiori hanno eliminato il 90% delle popolazioni animali, non arrivando all’estinzione ma creando una frattura nelle catene alimentari e negli ecosistemi.
L’inquinamento chimico scaricato dalle industrie è legato chiaramente almeno al 20% delle morie di massa che sono state investigate, e molte morie sono provocate da vari fattori sovrapposti. Riporta il Daily Mail: (Vedi: dailymail.co.uk/sciencetech/article )

“Secondo un nuovo studio, da 70 anni le morie di massa di certi animali sono diventate ogni anno più frequenti. I ricercatori hanno rilevato che tali eventi, che possono uccidere fino al 90% di una popolazione, sono in crescita tra gli uccelli, i pesci e gli invertebrati marini. Le ragioni delle morie sono varie, legate per circa un quinto agli effetti delle attività umane come l’inquinamento ambientale.”

I liquami agricoli dell’agrobusiness introducono alti livelli di fertilizzanti e pesticidi che creano zone morte prive di ossigeno, le quali uccidono il pesce e la vita acquatica. Negli scarti agricoli sono presenti anche sostanze chimiche che influiscono sul sesso, come quelle trovate nell’Atrazina, usata nella coltivazione degli alimenti base, antibiotici e ormoni usati negli allevamenti, che creano rifiuti pericolosi per le popolazioni di pesce:
“Gli animali allevati espellono ormoni naturali (estrogeni e testosterone) e sintetici, usati per aumentarne la crescita. A seconda delle concentrazioni e della sensibilità del pesce, questi ormoni e surrogati possono disturbare la riproduzione o alterare la distribuzione dei sessi.” (http://www.environmentalhealthnews.org/ehs/news/2012/fish-sex-ratio)

Anche gli inquinanti farmaceutici possono provocare il cambiamento del sesso dei pesci e alterarne le popolazioni, mentre uno studio ha scoperto che le sostanze chimiche contenute nel Prozac modificano il comportamento della vita marina e rendono molte volte più probabile che i gamberi commettano “suicidio” e nuotino verso la luce, dove diventano facili prede.

Anche gli allevamenti di pesce introducono un grande volume di antibiotici e inquinanti chimici negli oceani e nelle via d’acqua:
“Gli spazi ristretti dove il pesce d’allevamento viene cresciuto, combinati con la dieta innaturale ad esso fornita, rendono le malattie frequenti e le fanno diffondere rapidamente. Gli antibiotici vengono dispersi nell’acqua e a volte iniettati direttamente nel pesce. Purtroppo il pesce d’allevamento viene spesso cresciuto in recinti all’interno dell’oceano, il che significa non solo che i patogeni possono diffondersi facilmente e contaminare tutto il pesce selvatico che nuoti nelle vicinanze, ma anche che gli antibiotici si possono diffondere tramite l’acquacultura e lo scarico di rifiuti, ed è esattamente quello che la ricerca ha rivelato. (http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2014/11/05/fish-antibiotics.aspx)Le
Le morie di pesce lungo la costa brasiliana sono state collegate all’inquinamento derivante dagli scarichi fognari non trattati e dall’immondizia.

Nei giorni scorsi è stato riportato che i ricercatori hanno messo in relazione l’enorme moria di delfini a naso di bottiglia, avvenuta nel Golfo del Messico, con il disastro del pozzo petrolifero Deep Water Horizon della British Petrolium. Sono state riscontrate in un terzo dei casi lesioni alla ghiandola surrenale, una patologia normalmente rara dovuta all’esposizione al petrolio. Oltre un quinto dei delfini soffriva anche di polmonite batterica, infezione similmente rara tra le popolazioni di delfini.

Fonte: Global Research.ca

Traduzione: Anacronista

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