"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’OCCUPY CENTRAL DI HONG KONG E’ EVERSIONE GUIDATA DAGLI USA

Hong Kong protests

Di Tony Cartalucci

L’obiettivo degli USA a Hong Kong è chiaro: trasformare l’isola nell’epicentro della sovversione finanziata dall’estero, con il quale infettare tutta la Cina più direttamente.
I manifestanti del movimento “Occupy Central” urlano slogan famigliari e usano tattiche già viste nel resto del globo come parte dell’immensa campagna statunitense di destabilizzazione politica e cambio di regime. Identificare i leader, seguire i soldi ed esaminare come la stampa occidentale tratta questi avvenimenti rivela con certezza che ancora una volta Washington e Wall Street sono all’opera per rendere l’isola di Hong Kong il più difficile possibile da governare per Pechino.

Facciamo i nomi: chi c’è dietro “Occupy Central”?

Numerosi nomi vengono menzionati spesso dalla stampa riguardo all’ultima rivoluzione colorata, parte del vasto e ambizioso riordino globale americano cominciato nel 2011 con la cosiddetta “primavera araba”. Benny Tai, docente di diritto all’università di Hong Kong, viene citato da varie fonti dei media occidentali come organizzatore principale, tuttavia ci sono molti “co-organizzatori” menzionati insieme a lui. Il South China Morning Post, in un articolo intitolato “Occupy Central è nato: Benny Tai guida ondata di protesta studentesca per lanciare il movimento”, li cita quasi tutti:
“Pesi massimi della politica, tra cui la presidentessa del Partito Civico Audrey Eu Yuet-mee, l’ex capo della diocesi cattolica cardinale Jospeh Zen Zi-kiun e il presidente iniziale del Partito Democratico Martin Lee Chu-ming, hanno arringato la folla. … Jimmy Lai Chi-Ying, il direttore di Next Media investigato dalla Commissione Indipendente contro la Corruzione per donazioni a politici pan-democratici, ha affermato di essere arrivato immediatamente dopo la chiamata di Martin Lee Chu-ming.”

Benny Tai visita regolarmente il Dipartimento di Stato USA e gli incontri finanziati e/o organizzati dal National Endowment for Democracy (NED) e dal suo sussidiario National Democratic Institute (NDI). Proprio questo mese ha parlato a una conferenza di riforma politica finanziata dall’NDI a Hong Kong. […]
Martin Lee, Jimmy Lai e Joseph Zen sono tutti sia leader di “Occupy Central” che collaboratori del Dipartimento di Stato USA. Martin Lee quest’anno ha perfino viaggiato negli USA per cospirare direttamente con il NED e con politici di Washington. Lee è anche entrato in scena nell’evento “Perché la democrazia a Hong Kong è importante”, organizzato dal NED. Con lui c’era Anson Chan, altra figura prominente che sta ora supportando gli attuali disordini nelle strade della città.
China Daily riporta che a fine maggio 2014 il magnate dei media Jimmy Lai ha incontrato il neo-con ed ex presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, sul suo yacht privato.

Il South China Morning Post riporta che Lai ha pagato 75.000 dollari a Wolfowitz per il suo aiuto nei progetti in Birmania.
Tali relazioni amichevoli non dovrebbero sorprenderci, visto che il NED, centrale principale del vasto portafoglio di agitatori politici mondiali, è pieno zeppo di neocon. Lo stesso NED è una mera facciata che persegue interessi aziendali sotto la copertura della “promozione di libertà e democrazia”.
C’è anche un “leader studentesco”, Joshua Wong, arrestato durante le proteste. L’NDI riporta che, attraverso i suoi video su Youtube, i giovani di Hong Kong si sono raccolti attorno a messaggi e immagini comuni, che riecheggiano i temi del movimento pro-democrazia di Piazza Tiananmen.

Il lavoro di Wong serve a contrastare i tentativi di Pechino di ristabilire le istituzioni cinesi sull’isola, per preservare quelle in stile occidentale, compreso il sistema scolastico.
Anche la presidentessa del Partito Civico Audrey Eu Yuet-mee è legata al NED statunitense, presenziando regolarmente le conferenze sponsorizzate da NED e NDI. Nel 2012 ha parlato all’evento del “Giorno internazionale delle donne” del Centro delle Donne. Sia l’evento che il centro sono finanziati dall’NDI.

Un’altra ONG finanziata dagli USA che supporta, legittima e giustifica “Occupy Central” od ospita i suoi leader è l’Hong Kong Transition Project”, che afferma di “seguire la transizione della popolazione di Hong Kong da sudditi a cittadini”. Il Transition Project è stato incaricato di legittimare il “referendum pro-democrazia” di Occupy Central condotto quest’anno e poi servito per giustificare i crescenti tumulti nelle strade di Hong Kong.

In un articolo di giugno, il Guardian riporta che:
“Circa 730.000 residenti hanno votato in un referendum non ufficiale che ha infuriato Pechino e scatenato un turbinio di editoriali al vetriolo, esercitazioni della polizia e attacchi informatici. Occupy Central con Pace e Amore, il movimento pro-democrazia che ha organizzato il sondaggio, spera di convincere Pechino a permettere ai 7,2 milioni di residenti di scegliere il loro leader entro il 2017. Se Pechino rifiuta, OC dice che il mese prossimo mobiliterà almeno 10.000 persone per bloccare le arterie principali nel Central, una foresta di grattacieli che ospita uffici aziendali e governativi sulla costa settentrionale dell’isola.”
Transition Project è connesso ad altre organizzazioni finanziate dagli USA, compreso il “pensatoio” Civic Exchange. Dal momento che questo è finanziato da Exxon, NDI, British Council, Rockefeller  Brothers Fund, Morgan Stanley, Citi Group, lo stesso consolato britannico e molti altri, la sua pretesa di essere “il pensatoio indipendente di politica pubblica di Hong Kong” è scandaloso.

L’agenda: cosa vuole davvero “Occupy Central”?

Sulla pagina che dedica alla sua interferenza nella politica di Hong Kong, l’NDI statunitense dichiara:
“Nel 2005 l’NDI iniziò un programma semestrale per giovani leader politici mirato a formarli nella comunicazione politica. Nel 2006 lanciò una scuola per candidati e manager della campagna elettorale del 2007. L’NDI ha anche lavorato per far incontrare partiti politici, leader di governo e società civile per discutere sullo sviluppo dei partiti politici, il loro ruolo a Hong Kong e la riforma politica. Nel 2012, per esempio, una conferenza del pensatoio SynergyNet, supportata dall’NDI, ha invitato partecipanti di tutti i partiti ed elaborato su come un sistema di governi di coalizione potrebbe portare ad un processo legislativo più reattivo.”

Di fatto, le stesse organizzazioni, fora, e partiti politici con cui Occupy Central è associato sono creazione di interessi stranieri, ovvero del Dipartimento di Stato USA attraverso l’NDI. Poiché la “democrazia” è autogoverno, e ogni passo di Occupy Central ha visto il coinvolgimento di interessi stranieri, la “democrazia” non è di certo nella vera agenda della protesta. E’ invece ri-colonizzazione “morbida” da parte di Washington, Wall Street e Londra. Se Occupy Central avrà successo e Pechino stupidamente permetterà ai leader di questa farsa orchestrata all’estero di candidarsi, a governare Hong Kong non sarà il popolo, ma gli interessi stranieri, attraverso una serie di enti opachi che si sostengono senza vergogna con il contante e l’appoggio politico statunitensi e il supporto dei media occidentali.

La lunga guerra dell’Occidente contro la Cina

Occupy Central è solo uno dei tanti stratagemmi statunitensi in corso contro Pechino. Una visita al sito del NED rivela non una, ma 4 pagine dedicate all’interferenza nella politica interna cinese. Le attività del NED sono divise tra Cina in generale, Tibet, Xinjiang (definito “Est Turkistan” come lo chiamano i separatisti violenti che gli USA appoggiano) e Hong Kong. Tutti i finanziamenti del NED vanno a gruppi politici sovversivi allineati e dipendenti dall’Occidente e ostili a Pechino. Spaziano da organizzazioni di “monitoraggio” e “mediatiche” a partiti politici e anche fronti per estremisti violenti. E, per quanto questa rete di sovversione politica sia notevole, essa stessa è solo una parte della vasta agenda geopolitica per circondare, contenere e alla fine far crollare l’ordine politico di Pechino e sostituirlo con uno favorevole a Wall Street e Washington.

Già dalla guerra del Vietnam, con le cosiddette “Carte del Pentagono” rese pubbliche nel 1969, venne rivelato che il conflitto era semplicemente parte di una più ampia strategia mirata a contenere e controllare la Cina. Se gli USA alla fine hanno perso la guerra del Vietnam e qualsiasi possibilità di usare i vietnamiti come forza per procura contro Pechino, la lunga guerra contro di questa continua altrove.
Questa strategia di contenimento è stata aggiornata e dettagliata nel resoconto del 2006 dell’Istituto di Studi Strategici, intitolato “Stringa di perle: raccogliere la sfida del crescente potere cinese nel litorale asiatico”, il quale delinea gli sforzi della Cina per assicurarsi i rifornimenti petroliferi dal Medio Oriente alle sue coste sul Mar Cinese Meridionale, oltre agli strumenti con cui gli USA possono mantenere l’egemonia negli oceani Indiano e Pacifico. La premessa è che, se l’Occidente non dovesse riuscire ad attirare la Cina verso un “sistema internazionale”, per contenere la nazione si dovrà assumere un’atteggiamento sempre più aggressivo. Questo include finanziare, armare e supportare i terroristi e i regimi favorevoli, dall’Africa al Medio Oriente, dall’Asia centrale e sudorientale allo stesso territorio cinese. E’ documentato non solo il supporto dei separatisti dello Xinjiang, ma anche dei militanti e separatisti del Baluchistan, in Pakistan (dove l’Occidente cerca di fermare un nuovo porto e oleodotto cinese), e dei seguaci muniti di machete di Aung San Suu Kyi in Birmania, altro sito dove i cinesi sperano di stabilire un nodo logistico.

Anche interferire in Tailandia e attizzare il conflitto tra la Cina e un fronte avverso che comprende Vietnam, Filippine e Giappone fa parte di questa vasta politica di contenimento.
Qualsiasi lagnanza abbiano le folle di Occupy Central, hanno rinunciato sia alla loro legittimità che credibilità, per non parlare di qualsiasi probabilità di riuscire ad ottenere un progresso. Come la “primavera araba” orchestrata dagli USA ha illustrato, niente di buono verrà dal servire insidiosi interessi stranieri sotto la facciata di “promuovere la democrazia”. L’obiettivo di Occupy Central è di rendere a tutti i costi Hong Kong ingovernabile, specialmente a costo della gente che vive lì; non perché questo sia il fine degli incoscienti, sebbene ben intenzionati, partecipanti, ingannati dagli agenti sediziosi di Washington, ma perché questo è il fine di quelli che finanziano e in ultima analisi dirigono il movimento dall’estero.

Fonte: Journal-neo.org
Traduzione: Anacronista

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