"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’OCCIDENTE FA PRESSIONE PER LE DIMISSIONI DI MALIKI

Maliki-Iraq-Kerry-ISIS

Se vivete in Nord America o in Europa, i media vi stanno riempiendo di notizie sulla destabilizzazione dell’Iraq, e lo fanno per preparare il pubblico a qualche grande annuncio che arriverà presto. La funzione dei media in questo caso è di dipingere l’Iraq come uno stato fallito in disperato bisogno di un intervento militare occidentale, da parte degli USA o della NATO. “ISIS ha preso il controllo e minaccia di stabilire un califfato islamico nella regione”, e “La frattura tra sunniti e sciiti non è mai stata così profonda”, o cose del genere.

Ieri il Dipartimento di Stato USA ci ha detto: “Vogliamo lavorare con il governo di Maliki”, domani ci diranno che il primo ministro Maliki deve dimettersi. Ieri ci hanno detto che gli USA invieranno in aiuto 300 “consiglieri speciali”, oggi ci dicono che droni stanno volando sopra Baghdad, domani ci diranno che i caccia statunitensi si uniranno al conflitto. Per fortuna, non ci sono dichiarazioni da parte dei burloni dell’ONU e della NATO riguardo a presunte armi di distruzione di massa, almeno non ancora.


Durante tutta la vicenda, tuttavia, potete star certi che Washington e i suoi alleati stanno gestendo il caos controllato nella regione e che, qualsiasi annuncio verrà fatto, ogni mossa è stata già concordata e architettata mesi fa dal Pentagono e della CIA.
La minaccia terroristica dell’ISIS è stata costruita dall’Occidente in Libia e in Siria nel corso degli ultimi 4 anni (al costo di miliardi pagati dai contribuenti degli USA e dai regnanti di Arabia Saudita e Qatar), proprio come i Mujaheddin (al Qaeda) venne costruito attraverso la guerra afghano-sovietica negli anni ’80.

L’obiettivo primario di Washington, Riyad e Tel Aviv è di rompere l’alleanza sciita al momento esistente tra Iraq, Iran e Siria. Il resto è pura formalità.

Le forze governative irachene, spalleggiate da elicotteri tattici, hanno cominciato sabato un’offensiva per riprendere Tikrit dai militanti sunniti, mentre i capi di partito stanno conducendo trattative per porre fine al governo di Nouri al-Maliki, che viene visto come molto controverso.
Vari politici a Baghdad e nel mondo hanno ammonito che, oltre a riprendere le città catturate dagli insorti dell’ISIS, le autorità irachene devono formare in fretta un governo capace di riunificare le comunità divise del paese.

Dall’inizio di giugno, i jihadisti dell’ISIS hanno invaso principalmente aree sunnite nell’Iraq settentrionale e occidentale. La loro intenzione è di ricreare un califfato di stile medioevale, che si estenda dal Mediterraneo al Golfo Persico. Considerano i musulmani sciiti come degli eretici da uccidere, e ci sono già conferme di esecuzioni in massa di soldati governativi sciiti, così come di civili catturati a Tikrit. […]

L’ayatollah Ali Sistani, un potente clerico sciita, è intervenuto venerdì e ha esortato le parti politiche irachene a concordare un nuovo premier, un nuovo speaker del parlamento e un nuovo presidente prima che la nuova legislatura si riunisca martedì a Baghdad. Nel frattempo, il re Abdullah dell’Arabia Saudita ha promesso al segretario di stato degli USA, John Kerry, di usare la propria influenza per incoraggiare i musulmani sunniti a supportare un nuovo governo iracheno più rappresentativo, in un tentativo di indebolire il supporto per gli insorti islamisti. Le parole del re potrebbero riflettere la sua preoccupazione per le implicazioni regionali dell’ascesa dell’ISIS. […]

“Le prossime 72 ore sono molto importanti per raggiungere un accordo che spinga avanti il processo politico” ha dichiarato un parlamentare sciita, che ha chiesto di rimanere anonimo, membro dell’Alleanza Nazionale.

I sunniti accusano Maliki di escluderli e di reprimere la loro comunità, cosa che ha portato molte tribù sunnite armate ad appoggiare l’ISIS. Anche il presidente della regione autonoma del Kurdistan ha detto che Maliki se ne dovrebbe andare.
Il partito di Maliki aveva vinto la maggioranza dei seggi nelle elezioni di aprile e, prima che cominciasse l’offensiva dell’ISIS, stava spingendo per un terzo mandato.

Fonte: 21stcenurywire

Traduzione: Anacronista

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