"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Lo strano populismo del XXI secolo (Rivolta cosciente delle masse o “Istinto collettivo di sopravvivenza”?)

Populisti in piazza

di  Eugenio Orso

Populismo, ai giorni nostri, è soltanto un’espressione politicamente corretta che corrisponde a un interdetto, un vero e proprio tabù escludente dal dibattito politico, che al pari degli altri tabù politicamente corretti, impedisce il pensiero critico e stronca sul nascere qualsiasi opposizione al potere vigente.

Gli intellettuali di servizio, tutti liberisti-liberali-libertari alfieri del pensiero unico dominante, che accusano spesso di populismo chi si oppone alla sovranità finanziaria e mercatista, evocano con questa espressione un mix inquietante di fascismo-comunismo, assieme ai fantasmi dei conflitti sanguinosi che funestarono il novecento. In verità, se si cala correttamente il populismo in una precisa dimensione storica, questo era soltanto un movimento per l’emancipazione dei molti milioni di contadini poveri che popolavano le campagne russe, nel diciannovesimo secolo.

Intellettuali e accademici di servizio – secondo il filosofo Costanzo Preve – in particolare se inseriti nei “ceti universitari delle facoltà di filosofia e scienze sociali” [ … ] sono “pagati per parlare solo di olocausto, diritti umani, dittatori baffuti e barbuti e legittimazione dei riti elettorali svuotati di ogni residua sovranità.” [ … ] e possono solo “concionare su concetti vuoti come qualunquismo, o meglio populismo”. (Dell’inutilità in tutti gli ambiti della vita culturale, politica e sociale, 2012, Luigi Tedeschi intervista Costanzo Preve). Inoltre, sempre secondo Costanzo, “la globalizzazione liberista a destra e la globalizzazione anarchica a sinistra, marceranno separate e colpiranno unite qualsiasi programma di liberazione nazionale e sociale, infallibilmente connotato come populista”. (Preve sul Sessantotto e la globalizzazione).

Appare chiaro che il fine è di impedire che le masse appoggino chi presenta loro un programma socioeconomico veramente alternativo all’unico programma globalista-finanziario, screditando l’oppositore e colpendolo con una grave “scomunica”, che non lascia scampo … quella di essere populista. Così è per Putin e Orban, mentre per Donald Trump, appena eletto presidente, e per Marine Le Pen, se sarà eletta presidente della Francia nel 2017, dobbiamo attendere (fiduciosi?) la prova dei fatti.

Folla ai comizi populisti
Folla ai comizi populisti

A livello di psicologia di massa, che riguarda alla fin fine anche i comportamenti individuali, sappiamo che la stampa crea l’opinione pubblica, come aveva capito il sociologo Tonnies già nel mille e ottocento, ma sappiamo anche che in ciò possono pesare molti i fattori sub-consci e irrazionali. Ci è chiaro che grazie alla manipolazione dell’opinione e all’azione che investe la psicologia delle masse si influenzano i comportamenti individuali, consentendo a minoranze ristrette dominanti – che controllano la cosiddetta informazione, i media, i quotidiani, eccetera – di far passare i loro interessi (di classe, di casta, di lobby, di clan) per quello generale. Il sociologo americano Ross ci ha avvertito che i media hanno la possibilità, come nessuno ha mai avuto nei secoli precedenti (neppure la presse ottocentesca nei confronti della borghesia), di omologare la cosiddetta opinione pubblica, non lasciando spazio alcuno a opinioni diverse e anti-conformiste.

Oggi, però, si arriva all’assurdo di accusare la stessa popolazione dominata di populismo, il che equivale ad accusare il cane perché abbaia. Si giunge all’estremo, come accade in Italia, di mettere in discussione il suffragio universale – il voto concesso a tutti e non limitato in base al censo o al sesso – perché costituirebbe una seria minaccia per la cosiddetta civiltà occidentale, cioè la supremazia dell’élite dominante finanziaria, nell’occidente e nel nord del mondo. Quella stessa élite che poi è il vero e l’unico decisore strategico-politico, il depositario ultimo di un potere assolutista che la “civiltà occidentale” ha riservato al Mercato, nonostante il suffragio universale …

La vittoria della Brexit nel Regno Unito e quella di Trump alle presidenziali americane, a distanza di pochi mesi, hanno inquietato le élite dominanti e i loro servitori politici, mediatici, accademici in tutto l’occidente, mai come prima d’ora. Se il liberismo e la moderna finanza sono nati nel mondo anglosassone, è proprio là, ed in particolare nel cuore americano dell’occidente a supremazia elitista, che il “populismo” ha riportato le sue maggiori vittorie, elettorali e referendarie (senza nulla togliere a Viktor Orban in Ungheria). Com’è stato possibile? Ce lo chiediamo anche noi, oltre che gli intellettuali, accademici, giornalisti e sondaggisti, di servizio, che finora hanno mentito sapendo di mentire e adesso devono raccogliere i cocci delle loro menzogne.

Se la stampa crea l’opinione pubblica (Tonnies) e i moderni media la omologano (Ross) togliendo l’acqua al pesce delle alternative politiche reali, il Leave britannico e Trump candidato alla presidenza federale Usa non avrebbero dovuto superare gli sbarramenti, tenuto conto che oggidì gli strumenti per la manipolazione di massa, a disposizione dei camerieri delle élite, sono numerosi e sofisticati (dai messaggi subliminali ai sondaggi “d’opinione”, dalla pubblicità martellante e invasiva 24X7 ai talk-show interminabili e idiotizzanti).

Sembra di vivere un paradosso. Nel momento in cui le élite sono fortissime e la democrazia a suffragio universale una mera rappresentazione scenica, in cui le parti in gara, ma soprattutto il vincitore sono prestabiliti (in pratica, una corsa truccata), qualcosa d’importante sfugge di mano ai dominanti e tutto sembra andare storto … I trucchi non reggono più e il banco rischia grosso.

La mia prima interpretazione del fenomeno, legato indissolubilmente allo strano populismo del XXI secolo, è che le élite e i loro camerieri, per quanto dotati di strumenti di dominazione e manipolazione massiva come mai prima nella storia, hanno fatto i conti senza l’oste … dell’irrazionalità umana, dell’istinto collettivo di sopravvivenza che sembra informare la popolazione chiamata al voto, politico o referendario che sia.

Il rito della democrazia liberale a suffragio universale comincia così a rappresentare un serio pericolo, non più un sicuro sostegno, per il potere elitista e mercatista, che qualche oscuro servitore giornalistico, in Italia, chiama pomposamente “civiltà occidentale” (Fabrizio Rondolino, editorialista de L’Unità).

Da alcuni anni ho compreso che la liberaldemocrazia, quale sistema di governo funzionale, sul piano politico, al nuovo capitalismo finanziario vigente, sarebbe rimasta in vita fin tanto che utile alla classe dominante neocapitalista per celarsi dietro il suo schermo. Poi, il potere avrebbe gettato la maschera liberale archiviando la democrazia, fino a quel momento sua bandiera di libertà e di rispetto della “volontà popolare”, per preservarsi a qualsiasi costo continuando a sfruttare la massa e la sua congenita ingenuità (alla Jaques Bonhomme).

Forse stiamo arrivando al capolinea della democrazia, perché il popolo “populista” fuori dal controllo dei media, nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’America ha votato in buon numero, ma esattamente il contrario di ciò che hanno “suggerito” con insistenza manipolatoria i servitori mediatici, intellettuali, accademici delle élite dominanti. Neppure le minacce sono servite questa volta, per orientare il voto in forza di paura, se si pensa che dopo la vittoria referendaria della Brexit il valore della sterlina non si è azzerato e l’economia britannica non è crollata di botto.

Se questo fenomeno di “disobbedienza populista” del popolo alle élite si ripeterà anche il 23 aprile (primo turno) e il 7 maggio (ballottaggio) 2017, in occasione delle presidenziali francesi, e anche Marine Le Pen, come ha già fatto Donald Trump – nonostante il tutti contro – passerà gli sbarramenti democratico-sistemici, ci si dovrà dar da fare per comprendere la natura di questo fenomeno collettivo, che potrebbe contribuire a cambiare il corso della storia.

Dubito che la maggioranza della massa – ingrata e “populista”, che si sta rivelando poco sensibile al politicamente corretto e meno ricattabile/manipolabile del previsto – si dedichi ad approfondite analisi sociopolitiche ed abbia gli strumenti culturali (ancorché minimi) per comprendere a fondo l’epoca in cui viviamo. Dubito che il commesso inglese di negozio, (che ne so …) a Ipswich, o l’operaio americano nella “rust belt”, in Ohio o nell’Indiana, abbiano dedicato giornate intere a consultare la controinformazione in rete, a fare analisi sociologiche, a valutare e criticare, con il piglio di un economista, dati macroeconomici alla mano, la politica economica del governo.

Per quanto mi riguarda, in prima battuta, rilevo che l’”establishment” finanziario-globalista-occidentale (che qualche cameriere ci vende come se fosse una civiltà) è stato battuto non da un voto di massa razionale e informato, che spinge il popolo a rivoltarsi coscientemente, ma da una sorta di “Istinto collettivo di sopravvivenza”.

E’ proprio questo istinto (che al momento non saprei definire diversamente) che spinge le masse, il popolo sempre più “populista” e impoverito dalle élite, a fare esattamente il contrario di ciò che “suggeriscono” i servitori dell’”establishment”, a non cedere al ricatto per paura, perché una paura più grande lo attanaglia: quella di non riuscire neppure a sopravvivere, in futuro, se le cose dovessero andare avanti così …

Per il momento questo è quanto.

Fonte: Pauper Class

 

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  1. PieroValleregia 3 settimane fa

    salve
    l’articolo è molto buono ma, forse, un pochino elitario a sua volta; per quanto possa esserre vero (in parte) che
    chi ha votato contro il nulla elitario e a favore del buon senso non sia, magari, coltissimo è altrattanto vero
    che, nonostante il continuo martellamento mediatico, molti di costoro, non abbiano mai perso la facoltà di
    pensare automamente a prescindere dalla loro classe sociale e base politica di provenienza.
    Molti hanno mantenuto il “buon senso” dei padri e dei nonni, quello del 1+1 fa 2, quello che il matrimonio
    è SOLO tra un uomo e una donna, quello che un governo deve fare il bene del SUO popolo, quello delle
    identità sociali, economiche, religiose e culturali nazionali.
    Per il resto, son d’accordo
    saluti
    Piero e famiglia

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    1. Eugenio Orso 3 settimane fa

      Caro Piero e famiglia (omaggi alla signora, dunque …), non intendevo essere elitario – io sono soltanto un libero pensatore/”uomo della strada” – ma realista nell’analisi. E’ molto diverso …
      Ho dovuto prendere atto che la novella classe Pauper (in sostituzione del vecchio Proletariato e del cosiddetto ceto medio, oggi in discesa) ha subito un processo trentennale di impoverimento, non solo materiale (redditi, risparmi, beni patrimoniali come la casa), ma soprattutto culturale. Nei suoi strati più bassi, addirittura, ha subito una vera e propria disintegrazione culturale, come sosteneva il filosofo Costanzo Preve.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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      1. PieroValleregia 3 settimane fa

        salve
        si, ha ragione, mi sono sbagliato io.
        Sull’impoverimento culturale ha ragioen da vendere purtroppo ma, senza essere complottista, mi pare un piano mirato
        dalle elite e le faccio un esempio, a mio modo di vedere e pensare, calzante: abbiamo due figli, il maschio (che termine fascista)
        17 anni) e la femmina (che termine sessista) quasi 14…
        Nelle elementari e nelle medie inferiori la loro “lezione” di geografia consisteva nel descrivere il tragitto che fanno da casa
        per recarsi a scuola, e cosa vedono durante tale percorso; io e quelli della mia generazione (sono del 1961) in terza
        elementare sapevamo tutte le regioni italiane, i capoluoghi, le città, i loro prodotti tipici, tutte la capitali europee e gran
        parte di quelle mondiali
        saluti e buon fine settimana a lei e famiglia
        Piero e famiglia

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        1. Eugenio Orso 3 settimane fa

          Carissimo Piero, il descrivere il tragitto che si fa da casa a scuola e ciò che si nota nel percorso non è poi cosa così inutile, perché esiste una “geografia mentale”, che cambia a secondo dei soggetti e che il soggetto “riempie” con riferimenti tutti suoi (il manifesto pubblicitario all’angolo, ad esempio, il vecchio lampione che non da luce, eccetera …) diversi dalla topografia ufficiale e dalle carte geografiche che consultiamo.
          Il dramma vero, per noi, è la crescita degli abbandoni scolastici, in questi ultimi anni, che è una spia del “piano” che hanno in serbo le élite per i dominati e un indizio di quella disintegrazione culturale di cui al mio precedente commento.

          Buon fine settimana anche a lei

          Eugenio Orso

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          1. PieroValleregia 3 settimane fa

            …sarà, ma se poi mi dici che Piacenza è in Puglia e che Bari è nel Lazio…
            🙂
            saluti
            Piero e famiglia

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      2. Citodacal 3 settimane fa

        Se considerassimo come élite la parte migliore, o più preparata, che in virtù del proprio status opera anche a favore della meno capacitata, ecco che il termine tornerebbe ad acquisire un senso corretto e reale; in questa accezione un medico, che cura e istruisce chi non è in grado di farlo da se stesso, appartiene dunque a una élite. Ma altri esempi, in tale significato, non mancano nel corso della storia e per svariati ambiti. Resto un ingenuo convinto che il conoscere comporti una responsabilità nei confronti di chi non conosce. E a proposito dell’essere libero pensatore, ricordo la bella espressione di Renard, che pare essere alquanto attuale e in tema: “Libero pensatore. Basterebbe dire pensatore”.

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  2. Walter 3 settimane fa

    Mi associo al commento di Pietro: é un ottimo articolo, ampiamente condivisibile e scritto da una persona colta ma non é di facile comprensione per chiunque. Un pò come un’ottima lezione preparata per i primi della classe ma che fa sbadigliare quelli seduti negli ultimi banchi. A me non dispiace, ogni tanto.
    Entrando nel merito e riferendomi al titolo: la seconda che hai detto, istinto collettivo di sopravvivenza piuttosto che rivolta cosciente delle masse. Le masse italiane non ce l’hanno una coscienza comune, ognuno é scontento per motivi diversi, spesso impropriamente e con ignoranza del resto che lo circonda. E questo é molto pericoloso perchè se la tendenza del popolo é di fare e votare il contrario di quello che i mass-media gli propongono in modo martellante, basta proporgli il contrario di quello che si vuol fare per ottenere il risultato desiderato, Con la formula del 1+1=2 si va poco lontano perché i problemi che affliggono il paese e la società sono oltremodo complessi e per non cadere in conclusioni speciose é necessario uno sforzo e uno studio che non sono alla portata di tutti. Non ci sono soluzioni semplici e fruibili a tutti per risollevare le sorti del nostro paese; al contrario, per raddrizzare la situazione sarebbero necessari interventi impopolari che le masse non capirebbero e non approverebbero. E l’unico modo per applicare interventi impopolari é un Governo fortemente autoritario; in parole povere, una dittatura con un Sovrano illuminato. D’altra parte, un Governo fortemente autoritario risulta improponibile in un contesto mito-cleptocratico come é quello attuale. Giustamente improponibile, dal momento che un Governo autoritario, oggi, con ogni probabilità userebbe la sua autorità per imporre con più forza le sue menzogne e non avrebbe più freni a quanto si può rubare. Insomma, non ci sono soluzioni semplici e le soluzioni complesse sono difficili da capire e condividere, prima ancora che da applicare.

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    1. Eugenio Orso 3 settimane fa

      Per Walter

      Infatti, mi sono astenuto dal trattare la situazione italiana, nell’articolo. Non sono certo che l'”Istinto collettivo di sopravvivenza”, oppure, se vogliamo, di autoconservazione, prevarrà anche in Italia.
      L'”approccio” mediatico manipolatorio di questi ultimi anni dovrà essere rivisto, perché sempre meno efficace e allora si potrà ricorre a un rovesciamento subdolo dei ruoli, oppure al sostegno fittizio mediatico/elitista a un “populista”, apparentemente sdoganato, per farlo perdere …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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      1. Walter 3 settimane fa

        E’ vero, tu non parli dell’Italia ma quello che scrivi si può traslare in larga parte nel contesto domestico. L’istinto collettivo di sopravvivenza si manifesterà in qualche modo anche qua da noi, penso che sia già nell’incubatrice, ma sarà disordinato forse anche più che negli USA. Gli americani hanno votato contro la Clinton, più che per Trump, e per motivi diversi; il suo elettorato é molto eterogeneo. Gli italiano sono ancora più individualisti degli americani che, se non hanno una coscienza collettiva (e non ce l’hanno), hanno almeno un ricordo di quello che fu il sogno americano. Ma, evidentemente, le fondamenta su cui si basava quel sogno non erano abbastanza solide per poter durare. Alla fine, la realtà con cui dobbiamo tutti fare i conti é che la festa é finita, non ci saranno altri boom economici con tutti che stiamo bene, abbiamo soldi da spendere, facciamo le settimane bianche e ci compriamo il macchinone per far i 200 metri che ci separano dal posto di lavoro. Il futuro é e sarà sempre più competizione per risorse limitate e il “gioco” si farà sempre più duro, negli USA come in Italia.

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  3. Citodacal 3 settimane fa

    Mi domando cosa vi sia di più populista, nel senso deleterio del termine, di un liberismo globalista che intende amalgamare razze, culture e stili di vita in un unico polpettone ad uso e consumo di chi ne abbia computato il minimo comune denominatore. E molto probabilmente ai più sfugge questo particolare: che si tratti proprio di un minimo comune denominatore, laddove qualsivoglia pensiero razionale oppure metafisico (diremmo sovra-razionale) abbia in cura invece l’identificare il massimo comune denominatore della colorita varietà umana – che per un filosofo come Cartesio è il pensare e per un mistico è invece Dio, ma siamo in ambo i casi ben al di là della pochezza culturale ed ontologica che questo liberismo crea, considerando oltremodo il fatto che entrambe le testé citate visioni non intendano minimamente, nella loro formulazione più pura e originaria, sottomettere l’individuo ad un sistema coercitivo esterno (ed esteriorizzante), bensì condurlo in un viaggio ove sia lo stesso candidato a giungere alla capacitazione della veridicità dell’asserzione in atto (Seneca afferma esplicitamente che nessun filosofo obbligherà mai alcuno, bensì lo accompagnerà verso la direzione indicata).
    Anch’io propendo per l’istinto collettivo di sopravvivenza, il quale permane in balìa del fascino della propaganda; se in prima istanza, e in situazioni d’emergenza, può esser necessario saper parlare alla pancia della gente, sarebbe il caso di provare a farlo nei confronti della testa in un secondo tempo: l’interessante articolo di Eugenio Orso procede in questa direzione, considerarlo più impegnativo significa riconoscere il tributo da versare per provare ad osservar più in là del solito, ed evitare di ripetere gli stessi errori (che spesso mutano soltanto l’abito con cui compaiono). Del resto, come già indicato nel testo, è ormai ben noto il potere di persuasione che il martellamento mediatico possiede sulla coscienza collettiva (e meno male che doveva esserne sola depositaria l’azione assuefante della religione… potremmo dire adesso: della religione condotta in malo modo, in complice analogia con un travalicare da parte della psicologia i propri innati limiti, che ha contribuito alla cosiddetta “morte dell’anima”, facendola coincidere coi meccanismi condizionati, prevedibili e manipolabili della sola psiche); una sfida difficile dunque è quella d’apprendere a farsi pieno carico della propria individualità, senza scadere nell’individualismo. Ed è una sfida il più delle volte ingrata.

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  4. Vittoriano 3 settimane fa

    Domando :

    I populismi non potrebbero servire ad un’azione di “solve  et coagula”
    internamente al Piano massonico per il destino del Nazioni ?

    segnalo, al riguardo :

    MAESTRO DI DIETROLOGIA

    maestrodidietrologia.blogspot.com

    TRUMP E RETROSCENA OCCULTI: 7 DOMANDE A PIETRO ESPOSITO…
    Ho realizzato … Sarebbe più consono chiamarlo fratello Trump, v
    isto che appartiene ad una massoneria di frangia. …

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  5. Umberto 3 settimane fa

    Se fosse rimasta immune dalla penetrazione massonica ( concediamocelo pure: il fumo di satana ), la Chiesa, oggi, avrebbe potuto rappresentare l’ ultimo baluardo in difesa della civiltà e della società umane. Anche quella, purtroppo, è ormai in mano al diavolo e si è incaricata del più importante dei fattori smaterializzanti sviluppati negli utimi sessant’ anni dalle caste usuraio-sioniste asservite al Maligno. Dunque, non esiste più alcun punto di riferimento al quale, appunto, voltare lo sguardo e il cammino. Il gregge si sta disperdendo perché i pastori sono stati colpiti e sostituiti coi falsi profeti. Solo un miracolo potrà salvare i popoli: lo attendiamo dal cielo. Osservando senza distrazioni, con l’ attenzione sufficiente, anche per pochi istanti, i frutti che raccogliamo ogni giorno, potremmo dire che la venuta del Signore è imminente, come lo è il Giudizio. D’ altra parte, eravamo stati avvisati per tempo: “vigilate e rimanete svegli”, era l’ imperativo. Nessuno può dire con certezza quanto manchi, solo Dio ne è a conoscenza, come nel suo disegno ha voluto che si realizzassero tutte le cose che gli uomini avevano in cuore di realizzare.

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