"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Lo strano caso della coalizione contro lo Stato Islamico: invece di annientare l’ISIS lo hanno rafforzato

Irakenos toman Tikrit

di Luciano Lago

Molti osservatori ed analisti internazionali iniziano a chiedersi come si spiega il fatto che la possente coalizione formatasi per combattere l’ISIS, una coalizione che di fatto raggruppa alcuni fra gli Stati più poderosi della regione, capeggiata dagli Stati Uniti, abbia prodotto un evidente fiasco nella lotta contro lo Stato Islamico.

Il motivo di questo fallimento non può essere spiegato soltanto con il fatto che le azioni della coalizione siano state limitate all’offensiva aerea poichè anche questa è apparsa limitata e poco incisiva: i raid aerei della coalizione si sono limitati a colpire le infrastrutture della Siria (gas dotti, ponti e depositi di grano), alcuni obiettivi nella zona curda dell’Iraq ma nel complesso non hanno arrecato molto danno e molte perdite all’Esercito dell’ISIS.

Piuttosto in alcuni casi è stato denunciato,da parte delle autorità irachene, che gli aerei della coalizione hanno rifornito di armi i gruppi dell’ISIS. Uno sbaglio negli aviolanci, hanno spiegato in qualche caso i comandi militari ma non sembra una spiegazione sufficiente, visto che esponenti parlamentari iracheni hanno dichiarato che più di una volta qualche aereo è atterrato sulla zona di Ninive, all’ovest della capitale della provincia nordoccidentale di Ninive, Mosul, che, dal passato mese di Giugno, si era trasformata in un bastione di questa banda di takfiri,  ed ha scaricato casse di munizioni e viveri destinate ai terroristi. Si tratta di episodi mai chiariti e nascosti dai media occidentali ma rivelati da fonti irachene, libanesi e siriane. Vedi:  gli USA forniscono armi all’ISIS – Vedi anche: Général V. Desportes : « les Etats-Unis ont crée Daech »

Il numero complessivo dei raid aerei della coalizione si calcola che sia nettamente inferiore a quelli effettuati a suo tempo, in occasione della guerra ella ex Jugoslavia, sul Kosowo. Una coalizione che procede “svogliatamente” a svolgere i suoi compiti, chissà perchè, potrebbe domandarsi qualche ingenuo osservatore.

D’altra parte è perfettamente risaputo e non è un segreto che alcuni paesi che fanno parte della coalizione, Arabia Saudita., Qatar e Turchia in particolare, sono stati i più attivi nel sostenere i gruppi dei terroristi salafiti e wahabiti che combattono da alcuni anni in Siria e dall’anno scorso in Iraq. La Turchia in particolare (paese membro della NATO) ha fatto un gioco scoperto nel favorire l’infiltrazione dei terroristi attraverso il suo confine verso la Siria, anche nelle ultime settimane. Dall’Arabia Saudita provengono alcune migliaia di mercenari sauditi di fede wahabita, fanatici della Jihad contro tutti i nemici dello Stato Islamico.

Altrettanto ambigua la posizione degli USA che, mentre ultimamente, attraverso le dichiarazioni di John Kerry, si erano detto disponibili ad intrecciare un dialogo con il governo di Bashar al-Assad in Siria, d’altra parte continuano a finanziare, armare ed addestrare migliaia di terroristi per rovesciare il governo siriano. Facile constatare quindi che i gruppi terroristi salafiti siano stati utilizzati come una leva da Washington per spodestare i governi ostili agli interessi di USA ed Israele, come accaduto con la Libia, con la Siria e con lo stesso precedente governo iracheno di  Al Maliki, sciita, anche lui spodestato (su pressioni di Washington) perchè considerato troppo vicino a Teheran, il grande nemico di USA ed Israele.

Alla non decisione della coalizione internazionale vengono contrapposti i successi che, al contrario della coalizione, le forze sciite irachene appoggiate e addestrate da Teheran, sono riusciti ad ottenere sul terreno, nelle battaglie sostenute contro l’ISIS, riconquistando in poche settimane le zone che erano cadute sotto il controllo dello Stato Islamico. Sembra che la rapida avanzata di queste truppe, addestrate e coadiuvate da consiglieri militari iraniani, abbia non poco impensierito Washington e Tel Aviv che avevano calcolato che sarebbero stati necessari diversi mesi per far arretrare l’esercito dello stato islamico che dispone di armi moderne fornite dagli USA e dall’Arabia Saudita.

In qualche caso i bombardamenti degli USA si sono diretti proprio contro queste truppe e sono stati impiegati anche dei droni senza pilota, in una occasione è stato ucciso un consigliere militare iraniano che si trovava assieme alle truppe irachene. Vedi: Dron de EEUU mató a dos asesores iraníes en Irak

Certamente non è uno sbaglio o una coincidenza, i servizi di intelligence USA sono perfettamente al corrente che ci sono ufficiali iraniani come consiglieri con le trupe irachene.

Da notare che, da quando è stata costituita la coalizione, è aumentato il flusso dei volontari stranieri che arrivano in Siria ed in Iraq per combattere la Jihad assieme allo Stato Islamico, anche molti europei. Di fatto in questi ultimi mesi lo Stato Islamico si è rafforzato con afflusso di nuove migliaia di elementi e con apporto di finanziamenti che continuano ad arrivare da fonti insospettabili.

Sembra accertato che in Turchia operano delle centrali di reclutamento che favoriscono l’afflusso in Siria, come scoperto anche da inchieste di settimanali tedeschi, una “scoperta dell’acqua calda” si potrebbe facimente definire.
Nel frattempo, proprio in questi ultimi giorni, l’avanzata delle forze irachene per annientare le posizioni dell’ISIS nella zona della città di Tikrit, si era dovuta fermare a causa di ripetuti bombardamenti USA fatti contro le posizioni irachene, con l’intento sembra, di rallentare l’avanzata delle truppe irachene sciite che stano combattendo sul terreno contro lo Stato Islamico. I capi militari delle milizie sciite hanno dovuto chiedere delle garanzie al primo ministro iracheno Haidar al Abadi per far bloccare le incursioni aeree sulla città di Tikrit e permettere alle forze irachene di espugnare totalmente la città ripulendola dai residui gruppi di militanti dell’ISIS.

La relazione tra le milizie sciite irachene ed il comando USA della coalizione non è buona, riferiscono fonti irachene e libanesi. Di fatto il Pentagono ha ostacolato le operazioni delle milizie sciite irachene a Tikrit fino a quando non si è trovato un accordo e gli aerei USA hanno ripetutamente colpito le posizioni irachene per ritardare la liberazione della città.

Un parlamentare iracheno, Ahmed al Asadi, assieme ad Hadi al Amiri, leader della Organizazione Badr, la milizia sciita, ha partecipato ai negoziati con il comando USA per ottenere la fine dei bombardamenti americani sulla città e sulle posizioni delle milizie sciite. La dichiarazione del comandante sciita Hadi al Amiri, seguita alla fine dell’incontro è stata: “si tratta del nostro paese e dobbiamo essere noi a liberarlo, non le forze straniere”.

Fonti: Al Manar         HispanTV

Vedi anche: Washington si dimostra “inquieta” per la vittoria dell’Esercito iracheno a Tikrit 

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