"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Lo stanco discorso di un presidente fuori dalla realtà

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C’è qualche cosa di patetico nel vedere ogni anno questo vecchio signore che ha attraversato tutte le stagioni della politica italiana (da sessantanni) affacciarsi dallo schermo TV nelle case degli italiani per fare il suo discorso di fine d’anno, un discorso sempre zeppo di luoghi comuni e di retorica.
In realtà ai cittadini attanagliati dalla crisi, a quelli rimasti senza lavoro, ai giovani senza prospettive costretti ad emigrare per cercarsi un posto di lavoro all’estero che in Italia non si trova, agli artigiani, piccoli imprenditori e commercianti che hanno dovuto chiudere la loro attività perchè atterrati dalla crisi e annientati dalle cartelle di Equitalia, a quelli delle 415.000 P.IVA che hanno chiuso dall’inizio della crisi, cosa avrebbe potuto dire Giorgio Napolitano se non frasi vuote e prive di veri contenuti?
Poteva ad esempio risparmiarci nel suo discorso  le  valutazioni sul pericolo di “disperdere i benefici del difficile cammino compiuto” come se non fosse ormai noto ed accertato che i benefici dalle politiche di austerità del governo li hanno goduti soltanto le grandi banche salvate con denaro pubblico e le istituzioni finanziarie come il MES/ESM che hanno avuto in dotazione 54 miliardi di denaro pubblico dello Stato italiano per adempiere ad impegni presi da governi antipopolari e delegittimati dalla stessa Corte Costituzionale. I benefici li hanno avuti ed alla grande i politici della casta che hanno continuato a percepire i loro lauti stipendi, rimborsi spese e privilegi vari, ne hanno goduto comunque tutte quelle persone che lavorano nella politica ai vari livelli e che costituiscono l’enorme apparato parassitario, la “mano morta” del settore pubblico che drena 23 miliardi all’anno in stipendi, consulenze, rimborsi spese e gettoni di presenza.

Questi benefici venivano erogati con denaro pubblico mentre ai piccoli imprenditori venivano negati anche i pagamenti delle forniture fatte alle amministrazioni pubbliche, lasciandoli andare sull’orlo del fallimento o in mano agli usurai, mentre a tanti cittadini in seria difficoltà economica veniva negata qualsiasi forma di assistenza questo perchè i Comuni non hanno fondi se non per le emergenze che riguardano migranti e rom, ci sono i vincoli europei, c’è il “patto di stabilità”, la geniale trovata per chiudere i rubinetti della spesa pubblica (quella che non riguarda le remunerazioni dell’apparato politico).

Il presidente Napolitano nel suo stanco discorso  ignora volutamente i problemi essenziali dell’Italia che derivano del nostro asservimento verso l’Unione Europea e la Germania, la vera causa del depauperamento dell’economia italiana, evita  di affrontare il tema dell’immigrazione di massa che sta progressivamente assorbendo risorse dello Stato (che non ci sono per l’assistenza ai cittadini italiani poveri) e che sta inesorabilmente portando al degrado delle nostre città, immigrazione incontrollata che darà il colpo di grazia alla nostra identità italiana e cattolica.

Un degrado delle città italiane che i personaggi come Napolitano non possono vedere dai finestrini delle loro auto blu circondati dalle numerose scorte di polizia. Da questo si capisce che Napolitano e quelli del suo seguito vivono in un’altra realtà, in un paese immaginario. Un presidente che ha voltato le spalle al paese reale e vive nella sua corte di adulatori e funzionari di rango lautamente pagati.
Napolitano parla inoltre di “speranza”, di “possibile ripresa” per il nuovo anno quando sa benissimo di mentire poiché lui è stato ed è il garante di quei governi che hanno firmato i trattati capestro come il Fiscal Compact, il MES/ESM che impediranno qualsiasi ripresa dal momento che obbligano l’Italia a impegnare ogni anno decine di miliardi per tagliare il deficit ed altrettanti per versare i soldi nel fondo di stabilità che servirà a garantire le grandi banche. Un futuro che sarà di recessione e miseria crescente per il nostro paese che, nella migliore delle ipotesi, sarà oggetto di commissariamento da parte del FMI e cessione del patrimonio pubblico alle grandi corporations internazionali, esattamente come previsto.

D’altra parte Napolitano rappresenta quella classe politica che ha consegnato l’Italia ai poteri esteri, in particolare alla oligarchia tecno finanziaria di Bruxelles e Francoforte che ha sottratto ogni sovranità al paese e che ha prodotto la crisi economica, sociale e morale in cui si trova in nostro paese. L’uomo che a più riprese ha esortato l’Italia a “cedere sovranità” calpestando l’art. 1 della Costituzione (“…la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti…”.) di cui avrebbe dovuto essere il garante, Napolitano avrebbe diritto di parlare si, certamente, ma davanti al Parlamento in seduta plenaria  o ad  una giuria popolare che dovrebbe processarlo per “alto tradimento”.

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