"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Italia, i governi e la democrazia: ieri e oggi

di Paola Angelini e Pasquale Amato, Roma

[Questa intervista a Talal è il risultato di più conversazioni, di scambi di opinioni durante incontri a Roma, dopo mesi di missioni che lo hanno più volte portato nelle zone di guerra siriane. Talal Khrais lavora da molti anni come inviato di al-Manar TV, per la quale analizza la politica internazionale].

Intervista al Dott. corrispondente libanese di al-Manar TV, esperto e responsabile delle relazioni estere del Centro Italo-Arabo Assadakah.

Nel 1986 sono stato accreditato alla Stampa estera e presso il Ministero degli Affari Esteri come inviato di Assafir, autorevole giornale di lingua araba. Quasi ogni giorno il Direttore mi chiedeva un servizio sull’Italia: non ho mai smesso, fino alla caduta della prima Repubblica. Sembrava dovesse nascere uno Stato più autorevole, ma la montagna ha partorito un topolino.

Non intervengo negli affari interni italiani, ma esprimo la mia tristezza di fronte ai governi che da allora si sono succeduti. Non riescono ad affrontare i problemi della gente, questo appare evidente. Basta pensare ai pensionati schiacciati, ai giovani che non credono più nel loro Paese e vogliono fuggire all’estero: caduta libera, nell’abisso.

L’Italia degli uomini credibili non esiste più. Oggi si affidano le politiche interne alle banche, il premier si preoccupa più delle banche che dei ceti diseredati o dei cittadini sacrificati. In politica estera, poi, la situazione è disastrosa. I programmi di politica estera, più che rispecchiare la volontà popolare e gli stessi interessi dell’Italia, si adeguano alle avventure degli Stati Uniti: guerre in Iraq, Libia, Siria, con centinaia di migliaia di caduti e intere economie demolite. Si continua a parlare ipocritamente di democrazia, e si consuma il paradosso dei governi che, definendosi democratici, si permettono di distruggere Paesi interi, senza alcun segnale di riflessione autocritica.

La stampa internazionale preferisce menzionare l’Italia per gli scandali, per il calcio, per l’immigrazione. Difficilmente si occupa della politica italiana. In passato ho intervistato personaggi come Berlinguer, Spadolini, Craxi, Almirante. Della loro autorevolezza (piacesse o meno il loro pensiero) si è persa traccia: dopo l’epoca del governo d’Alema, i mezzi di informazioni per cui lavoro non mi hanno più richiesto interviste con un politico, nemmeno se premier.

Talal Khrais
Talal Khrais

Ha ragione chi dice: il mondo non deve ridere di noi. È vero, il mondo ha riso abbastanza di noi, ma continuerà a ridere se i nuovi governi non restituiscono all’Italia il proprio ruolo e l’autorevolezza in politica estera.

La Stampa internazionale continua a raccontare episodi come quello di San Pietroburgo, di un Renzi distratto, seduto accanto a uno degli uomini più importanti sul pianeta, Vladimir Putin, in un momento storico: su tutte le TV più importanti e sulla stampa mondiale, abbiamo visto il premier italiano distratto al telefono e fulminato dallo sguardo del presidente russo.

Matteo Renzi, a ogni incontro internazionale, viene colto ad armeggiare con i suoi cellulari, sotto lo sguardo severo dei colleghi capi di governo. Ero a Beirut, con i colleghi di France 2, mentre la TV francese mostrava le immagini del premier italiano, di nuovo impegnato con il telefonino mentre parlava con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz; lo stesso faceva alla conferenza stampa con Angela Merkel e François Hollande: un’apparente sicurezza di sé, che è invece un’evidente mancanza di rispetto.

Forse questo atteggiamento, insieme a tanti altri motivi, alimenta il dissenso verso il partito del premier. Un premier che si è allontanato dal PD e dai lavoratori, da chi non riesce a raggiungere la pensione, da chi il lavoro l’ha perso, da chi un lavoro non riesce a trovarlo.

La recente storia della legge sulle pensioni è emblematica. Le misure del passato governo Monti, per mano della ministro Fornero, oltre che stravolgere i progetti di migliaia di lavoratori convinti di essere prossimi all’età pensionabile, determinarono la grave problematica dei cosiddetti “esodati”. Un governo serio, veramente democratico, avrebbe dovuto mostrare maggior rispetto, avrebbe dovuto assumere un impegno forte e immediato: a distanza di cinque anni, numerosi esodati non hanno ancora visto risolto il problema, con tutto ciò che implica nella vita di ogni giorno. E ancora irrisolta è (altra situazione inconcepibile) la questione riguardante quei lavoratori che, per il ricongiungimento contributivo da enti previdenziali diversi, pagano cifre assurde, pressoché pari alla pensione percepita.

Seppure il numero di tali casi fosse minoritario, un governo serio non dovrebbe per questo credere giustificati tempi lunghi di soluzione, o perfino considerare quei casi poco rilevanti. La retorica e discutibile dichiarazione di Monti, che alle critiche sulle pesanti decisioni del suo governo, oggi, ripetutamente risponde che erano necessarie “per salvare il Paese”, dovrebbe far riflettere: non si salva la famiglia se si abbandonano i figli più fragili.

Non è salva, l’Italia, se in sofferenza sono solo i ceti più deboli, se i vari interventi non hanno cambiato alcunché nella vita dei più ricchi, se le misure di contenimento non hanno inciso che nominalmente sul tenore esistenziale dei pochi privilegiati (politici e vertici istituzionali, del presente e del passato). Non è salva l’Italia, non è salvo un Paese se la maggioranza dei suoi cittadini è in grave patimento, se anche uno solo dei suoi cittadini è schiacciato dalle difficoltà economiche o persino ridotto in povertà. Non si salva il Paese (nessun Paese) se non si considera prioritaria la distribuzione equa delle risorse e delle opportunità di benessere.

Ricordo momenti storici dell’Italia, e le decisioni di Craxi, poi morto in esilio. Nel suo ruolo di mediazione con le grande potenze, è riuscito anche a dire cose non sempre gradite. Ricordo il suo significativo intervento durante il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro, che venne sequestrata, mentre si preparava a lasciare le acque egiziane per arrivare in Israele, da quattro terroristi palestinesi armati. Essi chiedevano la liberazione di cinquanta compagni imprigionati in Israele. Non fu un fatto isolato, da affrontare e da leggersi fuori dal contesto del confronto e dello scontro internazionale che si consumava nello scacchiere mediorientale. A Sigonella, base italiana, si mossero le diplomazie di Italia e Stati Uniti, in un confronto complesso, che andava ben oltre l’evento in sé. Si fronteggiavano due linee, due visioni divergenti, distanti ma non opposte, sul ruolo del Mediterraneo e sulla soluzione del conflitto israelo-palestinese.

Le scelte di Bettino Craxi furono dettate in primo luogo dall’esigenza di salvaguardare la credibilità e l’autorevolezza dell’Italia nei processi di sviluppo, integrazione e pacificazione della vasta area del Mediterraneo, ma anche nel ruolo di mediatori riconosciuti nella soluzione di conflitti in Medio Oriente. Non riteneva di dover fare scelte in base alle alleanze, e metteva in primo piano l’interesse dell’Italia.

Le pressioni americane per farsi consegnare, durante la crisi di Sigonella, Abu Abbas e altri esponenti dell’Olp, non erano certo supportate dal diritto, ma dal desiderio di sfidare le pressioni israeliane sull’Italia: Bettino Craxi disse no al presidente degli USA, a Ronald Reagan. Abu Abbas era stato accusato di aver organizzato il dirottamento della nave Achille Lauro, e del relativo sequestro dell’equipaggio e dei passeggeri. Durante l’azione, fu assassinato un cittadino americano, disabile, il cui corpo venne buttato in mare.

Il 6 novembre 1985, in un discorso alla Camera, il Presidente del Consiglio Bettino Craxi legittimò la lotta armata palestinese e auspicò una restituzione delle terre “occupate” da Israele. Lo stesso anno, durante una seduta della Camera dei Deputati, l’aula si surriscalda mentre lui sostiene la sua idea sulla questione palestinese. Oggi sarebbe impossibile sentir pronunciare, da un primo ministro italiano, le parole dell’ex segretario del Partito Socialista Italiano: occupazione da parte di Israele dei territori arabi, auspicio di “restituzione” di quelle terre, legittimità della lotta armata dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).

Renzi cita la Palestina e il diritto inalienabile del popolo palestinese di avere il suo Stato, in conformità alle risoluzioni dell’ONU 194, e a circa 560 altre risoluzioni. Rispettare il diritto internazionale è giusto e apprezzabile, ma c’è anche bisogno di assumere una posizione responsabile e chiara.

Fonte: Assadakah

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  1. Anna 10 mesi fa

    Ahimè è fin troppo chiaro che l’Italia conta come il due di picche da vent’anni a questa parte…

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