"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Italia esce dall’euro nel 2015: lo dice Confindustria…da due anni

Padoan con ministro greco

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Federico Dezzani

(…) Dei funzionari italiani di non dico di quale grande istituzione mi hanno avvicinato per dirmi che sono solidali con noi, ma che non possono dire la verità, perché anche l’Italia è a rischio bancarotta e temono conseguenze da parte della Germania(…)”: parole del ministro delle Finanze greco, rilasciate ai microfoni di Presa Diretta e mandate in onda domenica scorsa.
Scatta immediatamente la reazione del ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan che replica su Twitter: “@Presa_Diretta Debito italiano solido e sostenibile. Dichiarazioni @yanisvaroufakis fuori luogo.”

Tra i due devono essere intercorse un paio di telefonate al calor bianco dove Padoan ha insultato l’omologo greco ed ha sfogato tutta la tensione accumulata durante il governo Renzi. La crisi infatti volge al peggio e, se dipendesse solo da lui, si sarebbe già risolta chiudendo il dicastero di via XX Settembre e delegando tutto agli organismi sovranazionali di Bruxelles. Finita la furibonda reprimenda, Padoan si è ricomposto, si è aggiustato la cravatta ed ha laconicamente affermato: “Ci siamo chiariti”.

A questo punto il duro Yanis Varoufakis ha dovuto fare retromarcia e, tra l’imbarazzato e l’opportunista, ha cambiato versione sostenendo ai microfoni di “Virus” che:

“ci sia stato un travisamento di una cosa che ho detto riguardo ad un funzionario italiano del governo italiano nel 2011, sotto il regime di Berlusconi , che l’ha messa così: -Voi siete in bancarotta, noi abbiamo un problema e non possiamo ammetterlo-, ma questo non ha nulla a che a fare con l’incontro con il vostro ministro dell’Economia di oggi. Questa è soltanto un’altra distorsione, cattiva interpretazione dei media, ma questo è quello che fanno i media.”

Caso risolto? Rovesciato il regime di Berlusconi i conti sono tornati a posto? Eppure la sirena non ha smesso di suonare neppure dopo l’insediamento dei tre governi del presidente Giorgio Napolitano (Monti-Letta-Renzi) ma, al contrario, è aumentata d’intensità quando si sono aggiunti segnali d’allarme di un certo peso.

Nel giugno del 2013 trapelava un rapporto di Mediobanca Securities, riservato in teoria ai soli clienti dell’istituto, dove si sosteneva che, qualora l’economia italiana non fosse tornata a crescere entro sei mesi, l’Italia avrebbe dovuto gettare la spugna e chiedere il salvataggio alle autorità europee. Tutti sappiamo come si è chiuso il 2013 e come si è chiuso l’anno successivo: PIL italiano a -1,9% nel 2013 e PIL a -0,4% nel 2014.

Di fronte ai primi tragici consuntivi dell’anno appena trascorso, il giovane e sagace premier Matteo Renzi (selezionato non a caso dalla rivista Foreign Policy , di proprietà del pensatoio Carnegie Endowment for International Peace, tra i 100 top global-thinkers) decide di prendere di petto il problema e trovare una soluzione non più procrastinabile.
Inventando un generatore elettrico che sfrutti il moto perpetuo e regali energia pulita e gratuita a tutti ? No, modificando i parametri con è cui stimato il PIL: è adottato infatti il sistema di calcolo Esa 100 che comprende nel reddito nazionale lordo anche la vendita di sostanze stupefacenti, la prostituzione ed il contrabbando. Gli effetti non si fanno attendere e sebbene il PIL 2013 segni sempre un -1,9% rispetto all’anno precedente, cresce automaticamente di 59 mld in termini assoluti; il rapporto debito pubblico/PIL scende quindi dal 132,6% al 127,9% ; la pressione fiscale cala magicamente, grazie al contributo di spacciatori e contrabbandieri macedoni, dal 43,8% al 43,3%8.

Con questo taccone l’ex-lupetto Matteo Renzi avrà pensato di poter starsene un po’ tranquillo con la Maria Elena Boschi e giocare al pallottoliere con cui calcolare premi di maggioranza dell’Italicum; invece, niente!

A settembre 2014 sulle colonne del Financial Times appare un editoriale-pizzino firmato da Wolfgang Münchau dal sintomatico titolo “Italy debt burden is a problem for us all” dove si elencano i mali vecchi e nuovi dell’Italia: traiettoria del debito pubblico inquietante, un decennio di stagnazione economica, pubblica amministrazione obsoleta, giustizia inefficiente ed ora pure una pericolosa ed esiziale deflazione ed un premier italiano, Matteo Renzi, che ha promesso tanto ma ha mantenuto poco. Ne consegue quindi, chiosa Wolfgang Münchau, che o la BCE, la BEI e le autorità europee intervengono con forza, oppure l’Italia rischia di andare a fondo e trascinare con sé l’euro.

L’avvertimento che la City di Londra lancia a Matteo Renzi è pesante, pesantissimo: il debito continua a salire, l’economia è ferma, i prezzi scendono e tu non batti un chiodo; se l’Unione Europea non interviene, caro Matteo, tu sei il prossimo a saltare! Che la trasformazione delle banche popolari in S.p.a. con decreto d’urgenza, fortemente voluta dalla City e Wall Street, serva anche a placare i mentori di Renzi?

Nel frattempo avviene un altro fatto molto curioso: a fine giugno 2014 il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché braccio destro di Renzi, Graziano Delrio è intervistato dal Corriere della Sera e, interrogato sull’allarmante dinamica del debito pubblico, risponde:

«Scenderà ma bisogna percorrere una strada nuova. Che non è improvvisata o avventurosa come qualcuno dice. Se ne parla da tempo ma finora nessuno ha avuto coraggio di fare il primo passo».

Sta pensando alla ristrutturazione del debito pubblico, come in Argentina o in Grecia?

«Quelle sono riflessioni che farà il presidente del Consiglio. Ma l’Italia non cerca scorciatoie e nemmeno salvataggi. Qui se ne viene fuori solo con un orizzonte europeo più ambizioso».

Chi è quindi nella cabina di regia, sa che ormai la salute delle finanze pubbliche è talmente compromessa da non poter escludere neppure una ristrutturazione del debito pubblico, la stessa che invocano oggi per la Grecia il premier ed il ministro Yanis Varoufakis, dopo la prima cancellazione parziale del debito avvenuta nel 201210.

Che la ristrutturazione del debito pubblico non sia più un tabù per il decrepito establishment italiano, che trascinandoci nell’euro non ha solo sancito la morte economia e demografica del Paese ma anche la sua stessa fine, è testimoniato anche dalla conferenza tenutasi nel giugno 2014, ospite di casa la Fondazione Corriere e la società di gestione finanziaria AcomeA, dove gli illustri ospiti hanno discusso sulla (in)sostenibilità delle finanze pubbliche italiane: c’è chi come il l professor Paolo Manasse dell’Università di Bologna ritiene che sia improcrastinabile ristrutturare il debito pubblico perché sottrae in interessi risorse per 82 mld all’anno e chi, come il professor Guido Tabellini dell’Università Bocconi (!!!) sostiene che, dovendo scegliere, è meglio uscire dall’euro piuttosto che ristrutturare il debito.

Ma negli ultimi mesi, come si è evoluta la situazione? Perché Yanis Varoufakis, prima di correggere il tiro, ha parlato di rischio bancarotta per il Bel Paese e la Bundesbank ha insistito affinché il rischio derivante dall’acquisto di titoli di stato da parte della BCE ricadesse sulla singole banche centrali nazionali e non sull’istituto di Francoforte?

È giunto il momento di fare due veri calcoli, ripulendo il rapporto debito pubblico/PIL da quelle squallide superfetazioni (spaccio di droga, prostituzione, contrabbando di sigarette, etc.) che hanno consentito il calo del quoziente dal 135,6% nel primo trimestre 201412 (debito in termini assoluti a 2120 mld) al 131,8% nel terzo trimestre 13 (debito in termini assoluti a 2134 mld).

Ora, l’ultima misurazione veritiera del PIL, prima che ci aggiungessero le attività illeciti che non versano un solo euro al fisco e quindi il buon senso vorrebbe che fossero escluse, era quella del primo trimestre 2014, quando il PIL era stimato attorno ai 1560 mld e lì è rimasto a causa della stagnazione.

Nel frattempo il debito pubblico, certifica Bankitalia14, ha raggiunto nel novembre del 2014 i 2160mld di euro (debito pubblico/PIL vero a 138,4%) ed assumendo che il tasso di incremento del debito pubblico sia uguale a quello che si è avuto nel 2014 (20 mld al trimestre) al momento, mentre voi leggete, siamo attorno ai 2180 mld, da cui si evince un quoziente debito pubblico/PIL (vero) al 140%!

Nella primavera dal 2013, su Il Sole 24 Ore, compariva un articolo15 di Carlo Bastasin dal profetico titolo “Tra due anni, con la recessione, il rapporto tra debito e Pil salirà al 140%. Il rischio di uscire dall’euro”: i due anni sono passati e, possiamo confermarlo, il rapporto tra debito e PIL è effettivamente al 140%, sebbene il camuffamento contabile lo faccia apparire più basso (131,8%16).

All’interno dell’articolo si leggeva:

Se la recessione continuerà al ritmo attuale anche nei prossimi due anni, il debito italiano arriverà al 140%, una soglia che nel caso di Cipro è stata considerata insostenibile per un paese dell’euro. A un tale livello sarebbe necessario intervenire in modo traumatico sul debito. Ma il trauma, come si è visto dai precedenti storici, potrebbe non essere solo economico, ma anche politico.

Si proseguiva quindi con la solita propaganda pro-euro immaginando, in caso di abbandono della moneta unica: rischi di dittatura, carestia, iperinflazione ed esplosione della disoccupazione (dimenticando che quando l’Italia abbandonò lo SME nel 1992 ebbe solo benefici).

Facendo un parallelismo con il default argentino del 2001, l’autore ricordava poi la spettacolare fuga dalla Casa Rosada del presidente Fernando de la Rua: un elicottero bianco che si librava in cielo, sovrastando la folla inferocita che assediava il palazzo presidenziale, mentre i poliziotti a cavallo caricavano i manifestanti avvolti nelle nubi dei lacrimogeni.

Un elicottero si porterà via le più alte quattro cariche della Repubblica Italiana. E tutti gli altri?

Fonte: federicodezzani.altervista

Nella foto : il ministro Padoan con il suo omologo greco Yanis Varoufakis

 

1http://www.corriere.it/economia/15_febbraio_08/padoan-varoufakis-economia-italiana-solida-sostenibile-ad1e1f2e-afbf-11e4-bc0d-ad35c6a1f8f9.shtml

2http://www.ilgiornale.it/news/economia/padoan-getta-maschera-affidiamo-bruxelles-regia-delle-1049751.html

3http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/02/12/greco/339479/

4http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/22/crisi-peggiore-del-92-entro-6-mesi-potrebbe-costringere-alla-richiesta-di-salvataggio/634091/

5http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/pil-in-calo-dell-39-1-9-egrave-sotto-i-livelli-del-2000.-debito-record/551343.shtml

6http://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2014/11/04/ue-pil-italia-giu-a-04-nel-2014-06-nel-2015_717155f2-b927-4def-be7b-1674a4d4cd6f.html

7http://globalthinkers.foreignpolicy.com/#decision-makers

8http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/22/istat-con-economia-illegale-pil-2013-piu-alto-di-59-miliardi-debito-a-1279/1129029/

9http://www.partitodemocratico.it/doc/269498/delrio-cos-possiamo-tagliare-il-debito.htm

10http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-03-09/grecia-adesioni-swap-salirebbero-080652.shtml?uuid=AbO1Dv4E

11http://archiviostorico.corriere.it/2014/giugno/29/insostenibilita_del_debito_azzardo_della_co_0_20140629_737236fe-ff50-11e3-8294-bc2cfe929502.shtml

12http://www.lastampa.it/2014/07/22/economia/debitopil-litalia-va-al-8HsqzYzrXRQqVG2gTDapRI/pagina.html

13http://www.milanofinanza.it/news/eurostat-debito-italia-scende-a-131-8-nel-terzo-trimestre-201501221125394397

14http://www.milanofinanza.it/news/nuovo-balzo-del-debito-pubblico-italiano-a-novembre-201501141106332845

15http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2013-04-05/anni-recessione-rapporto-debito-222911.shtml#comments

16http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/01/22/ue-18-scende-debito-italia-1318_241c97b5-e84e-43c0-bf69-9129b0789aed.html

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  1. nessuno 2 anni fa

    la ghigliottina……

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  2. Ares 2 anni fa

    razza di farabutti pervertiti attorniati da un nugolo di zoccole ha 30 anni che ci pigliano in giro gozzovigliando alle spalle dei coglioni, com’era prevedibile finirà male.

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  3. Idea3online 2 anni fa

    Adesso l’ISIS nelle mani del Potere minaccia l’Italia, ma l’Italia sapendo da chi sono manovrati capisce che non deve dare confidenza alla Russia, rischio invio ISIS, la Spagna percepisce lo stesso segnale, e l’ISIS controlla la situazione, se l’Italia guarda ad Est viene azzannata a Sud, deve ubbidire. Non ha scampo, anche se volesse applicare una politica estera indipendente il Potere la farebbe cadere all’istante nell’incubo ISIS. Quando diciamo che gli USA sono più potenti della Russia e della Cina…..hanno a disposizione uomini, organizzazioni di tutti i tipi, da quelle religiose a quelle militari, e se il Vaticano volesse seguire una politica indipendente ecco che per magia l’ISIS inizierà a perseguitarlo. Tanti sono convinti che il Vaticano è il padrone del mondo…….le religioni nel mondo sono delle carte nelle mani dei Giocatori, oggi Banchieri. L’ISIS è un sistema religioso che se volessero lo farebbero arrivare in Italia o nel Sud Europa in brevissimo tempo, ma finchè gli Stati europei ubbidiranno al Padrone tutto sarà sotto controllo e l’ISIS sarà innocuo.

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