"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’ISIS e il piano di Wall Street per la guerra settaria

Carri in Iraq

di Caleb Maupin

In Siria, la violenta campagna terroristica dura dal 2011. Si stima che siano già state uccise più di 150.000 persone. Milioni sono stati costretti a diventare rifugiati, all’interno della Siria o nei paesi confinanti.
Fin dall’inizio di questa insurrezione violenta contro la Repubblica Araba Siriana, i terroristi hanno ricevuto supporto da regimi allineati con gli USA, come Turchia, Qatar, Giordania e Arabia Saudita, così come direttamente dagli Stati Uniti.

Gli stati del golfo filo-americani non negano di armare e supportare i gruppi ribelli violenti. L’Arabia Saudita in particolare ha supportato apertamente il rovesciamento della Repubblica Araba Siriana. La maggior parte dei gruppi che lottano contro il governo siriano è costituita da fanatici musulmani sunniti, che parlano di creare in Siria un “califfato” e di punire, se non sterminare, tutti coloro che praticano religioni diverse, come i cristiani, gli alawiti e gli sciiti.


Il violento gruppo terroristico chiamato Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS), ora all’attenzione dei media, non si è materializzato dal nulla. Ha agito per molto tempo in Siria, partecipando alla campagna di violenza e terrorismo a fianco degli altri gruppi di ribelli come il Fronte di Al-Nusra e l’Esercito Siriano Libero. Il governo siriano ha recentemente arrestato numerosi combattenti dell’ISIS che erano arrivati in Siria dalla lontana Malesia.

ISIS e la Casa di Saud

Quando gli ufficiali statunitensi descrivono i violenti ribelli siriani che stanno ora ricevendo fondi e armi direttamente dagli USA, li chiamano “l’opposizione”, “i militanti”, “i rivoluzionari” o con qualche altro pittoresco eufemismo. Non usano parole come “terroristi”. I media occidentali hanno sempre dipinto il governo siriano come il cattivo, e spesso descritto gli insorgenti come rivoluzionari romantici.

Ora che un particolare gruppo terroristico, l’ISIS, è entrato in Iraq e ha conquistato una vasta porzione del suo territorio, gli ufficiali statunitensi hanno improvvisamente cominciato a parlare di loro con ostilità. Obama ha annunciato che invierà consiglieri militari statunitensi al governo iracheno, retto da Nouri al-Maliki, per sostenerlo nella lotta all’ISIS.

Il presidente iracheno al-Maliki ha dichiarato ad alta voce che l’ISIS è supportato dall’Arabia Saudita, e per questo è stato criticato pesantemente.
I tentativi della stampa occidentale di “smentire” questa verissima accusa sono stati ridicoli. Alcuni articoli affermano che il governo saudita non ha inviato direttamente armi all’ISIS semplicemente perché nega di averlo fatto.

Eppure, anche quelli che difendono i sauditi indicano che il grosso dei finanziamenti all’ISIS proviene da “donatori” dell’Arabia Saudita e di altri paesi del golfo. Non si mette in discussione che il denaro saudita sia la base della campagna terroristica dell’ISIS in Siria e Iraq; si discute solo se i fondi arrivino dallo stato saudita o da generosi patroni privati del terrorismo. Tali resoconti sembrano dimenticare che il Regno dell’Arabia Saudita è un’autocrazia assoluta. Se la Casa di Saud disapprovasse le donazioni all’ISIS, potrebbe facilmente fermarle per decreto, pena la condanna a morte.
La ragione per cui i media occidentali sono così motivati nello “smentire” il fatto che il denaro saudita fluisce all’ISIS è che l’Arabia Saudita non è un attore geopolitico indipendente, ma è direttamente responsabile verso gli Stati Uniti.

Il petrolio saudita è controllato dalle compagnie statunitensi. L’Arabia Saudita riceve milioni di dollari di aiuti americani e, secondo un recente resoconto del SIPRI, è ora al quarto posto nella spesa militare mondiale, con armi acquistate quasi esclusivamente dagli Stati Uniti.
L’uso dell’Arabia Saudita come intermediario finanziario per i terroristi filo-americani non è nuovo. Il paese fu la chiave per trasferire i fondi ai ribelli dell’Afghanistan che combattevano contro il Partito Democratico Popolare e l’Unione Sovietica. L’Arabia Saudita lavorò perfino con l’amministrazione Reagan per finanziare i terroristi in Nicaragua nella loro battaglia contro i sandinisti. Il supporto saudita dell’ISIS, come tutte le attività saudite, non è un’azione geopolitica indipendente, ma è meramente il supporto indiretto degli USA per l’ISIS.

Chi vuole la guerra settaria?

In questo momento, sui campi di battaglia in Iraq, due gruppi armati appoggiati dagli USA si stanno sparando a vicenda con fucili fabbricati in USA carichi di pallottole fabbricate in USA. Da quando l’ISIS ha cominciato la sua campagna di insurrezione, la situazione in Iraq è diventata molto più violenta che nei mesi precedenti. L’instabilità ha fatto sì che anche altri gruppi presenti nella società irachena lottassero contro il governo Maliki, compreso il deposto partito Baath.

Perché gli USA stanno mandando i consiglieri militari in Iraq, e affermano di supportare il governo iracheno, mentre per procura supportano anche l’ISIS? Non è irrazionale stare da entrambe le parti di un conflitto armato? Se il conflitto stesse distruggendo i quartieri residenziali negli Hampton di New York, i pozzi petroliferi del Texas o altre proprietà dei super-ricchi che decidono la politica statunitense, sarebbe proprio irrazionale perpetuare un conflitto armando entrambe le parti. Non è però questo il caso. […] Il conflitto in Iraq non danneggia gli interessi finanziari dei miliardari che controllano gli Stati Uniti. Piuttosto, assicura che non abbiano competitori stabili.

Prima del 2003, la compagnia petrolifera di proprietà dello stato iracheno era un fattore importante nei mercati internazionali. Nel 2003, con missili Cruiser, carriarmati, truppe statunitensi e altri mezzi di distruzione, la compagnia petrolifera statale irachena è stata rimossa dal mercato mondiale. Di conseguenza, l’offerta petrolifera mondiale è diminuita. Ciò ha reso il petrolio in mano alle compagnie USA molto più prezioso.

Maliki e la minaccia di stabilità

Perché gli USA stanno cercando di creare un conflitto enorme in Iraq? La risposta è molto semplice.
Secondo Reuters, l’Iraq a giugno ha prodotto 3,3 milioni di barili al giorno, ovvero il massimo che l’Iraq abbia esportato dalla guerra del 2003. Nonostante più di un milione di iracheni siano morti dall’invasione degli USA, nonostante una grande parte del paese sia ancora in rovine, nonostante che milioni di iracheni siano ancora in povertà assoluta, per l’1% di ricchi statunitensi l’Iraq è diventato troppo stabile. Sta esportando petrolio, e il livello di caos è diminuito.

Il presidente Nouri al-Maliki, sebbene sia il capo di un regime installato e appoggiato dagli USA, ha visto questa crescente stabilità come un’opportunità per affermare l’indipendenza. Maliki ha stretto rapporti amichevoli con la Repubblica Islamica dell’Iran, un altro paese con una compagnia petrolifera statale che compete con gli Stati Uniti sui mercati internazionali.

Da prima dell’invasione statunitense del 2003, un gruppo di terroristi appoggiati dagli USA, chiamato “Mujaheddin del popolo”, stava usando le basi in Iraq per attaccare l’Iran. Le Nazioni Unite hanno fatto evacuare questi terroristi anti-iraniani dall’Iraq, affermando che il governo iracheno non sta adottando misure per proteggerli. Qualcuno ha perfino suggerito che il governo Maliki abbia aiutato l’Iran a difendersi da questi terroristi supportati dagli USA. Maliki ha stretto rapporti amichevoli anche con i due maggiori competitori degli USA a livello globale, la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese.

Come se la crescente stabilità non bastasse, Maliki ha osato comportarsi non da semplice burattino. Ha agito nel proprio interesse egoista, non come ubbidiente procuratore dei miliardari statunitensi. Non c’è da stupirsi che, anche mentre gli USA inviano consiglieri militari a supportare il suo governo, alcune voci nei circoli di potere statunitensi invochino la sua deposizione.

Spargere il sale con la guerra settaria

I leader degli USA non vogliono rimpiazzare Maliki con un capo più affidabile e responsabile, che possa liquidare l’ISIS e costruire un Iraq pacifico e stabile. I miliardari che governano gli USA vogliono rimpiazzare Maliki con ordigni esplosivi improvvisati, cecchini, rapimenti, decapitazioni e signori della guerra in lotta per il potere. Stanno finanziando e armando il governo iracheno, al contempo assicurandosi che il denaro saudita continui a finanziare l’ISIS, così che il massacro possa aumentare.

Di tutti i paesi che sono stati recentemente vittime dell’aggressione militare degli USA, nessuno è diventato “più sicuro”. La Libia una volta aveva una compagnia petrolifera statale che era il primo esportatore dell’Africa. I profitti venivano usati per i sussidi alimentari e abitativi, per l’educazione, per fornire il livello di vita più alto del continente africano. Ora la Libia è in rovina.

Le bombe della NATO non hanno sostituito Gheddafi con un “pacifico governo di transizione”, ma con signori della guerra in lotta per il potere, tra povertà e caos.
L’afghanistan non è “più stabile” da quando gli USA hanno rimosso i talebani. Ora il paese è in preda alla violenza e al caos. I campi di papaveri bruciati dai talebani sono stati ripristinati, e il caos dei cartelli dell’eroina è ora un fattore importante nella vita afghana.

La campagna di violenza scatenata dagli USA in Siria non sta andando verso la creazione di “libertà e democrazia”. Il paese è stato invece portato a una crisi catastrofica, con milioni di rifugiati e con religiosi radicali che massacrano civili innocenti, oltre a massacrarsi a vicenda.

Tutti i paesi attualmente nel mirino degli USA hanno un elemento comune: lo sviluppo economico indipendente.

Il Venezuela è retto da socialisti bolivariani. Cuba, Cina e Corea Popolare sono rette da comunisti. Siria e Federazione Russa sono governi secolari guidati da nazionalisti. L’Iran è una Repubblica Islamica profondamente religiosa. Ma tutti questi governi hanno osato sviluppare economie indipendenti. Si sono sforzati di competere con Wall Street e Londra nei mercati globali e per questo, indipendentemente dai loro desideri, sono stati dichiarati nemici degli Stati Uniti.

Anche l’Iraq di Saddam Hussein l’aveva fatto. Saddam era stato supportato dagli USA quando aveva attaccato l’Iran, usando armi chimiche contro il popolo iraniano. Ma anch’egli presiedeva un paese stabile ed esportava petrolio in competizione con Wall Street. Il suo rovesciamento tramite l’invasione militare diretta degli USA ha reso l’Iraq un posto di gran lunga più infelice di quanto fosse mai stato.

Ora, mentre un briciolo di stabilità stava tornando al paese, si è preparata una guerra settaria che coinvolge l’ISIS. La speranza di Wall Street e Londra è che presto i sunniti e gli sciiti iracheni cominceranno ad uccidersi a vicenda, in un bagno di sangue che si allargherà alla regione.
Come l’impero romano, che sparse il sale dopo aver sconfitto Cartagine, gli USA vogliono assicurarsi che niente di stabile, pacifico ed economicamente prospero possa germogliare di nuovo in Iraq.

Caleb Maupin è un analista politico e attivista di base a New York. Ha studiato scienze politiche al Baldwin-Wallace College, è stato ispiratore e partecipante del movimento Occupy Wall Street.

Fonte: New Eastern Outlook

Traduzione: Anacronista

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